MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

MAFIA. TOLTA AL BOSS ANCHE LA FERRARI SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO

Da oggi parliamo di sequestri di beni avvenuti in Puglia negli ultimi anni, grazie a capillari e attente indagini Investigative. Sono stati sequestrati alla mala di Gravina in Puglia un milione e mezzo di euro a tanto ammonta l’ulteriore sequestro antimafia nei confronti del Clan Mangione, disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo ed eseguito questa mattina dai Carabinieri di Altamura.

Tra i beni sequestrati anche una ferrari e un audi divenuta auto blu del tribunale di Bari mentre la ferrari viene messa all’asta.

Solo poco piu’ di un mese fa, il 25 febbraio, la stessa organizzazione criminale era stata colpita da un provvedimento analogo, solo che in quell’occasione furono sequestrati 98 beni immobili, quattro società tre auto e depositi bancari in otto diversi Istituti di Credito per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Lo stesso clan aveva subito quattro mesi fa un altro maxi sequestro per circa dieci milioni. Ancora una volta principale destinatario della misura patrimoniale è Raffaele di Palma, 59 anni pluripregiudicato con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato all’estorsione, al traffico illecito di sostanze stupefacenti, omicidio e usura è stato coinvolto, in questi anni nelle operazioni antimafia ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

L’indagine finanziaria a suo carico ( che nello scorso febbraio ha portato all’ingente sequestro – operazione ” secondopiano ” ) ha dimostrato che il tenore di vita e l’immenso patrimonio a disposizione del presunto boss, a fronte di esigui redditi dichiarati, non potevano che essere riconducibili a una attività criminale.

Oggi ” 01 aprile 2011 ” sono stati a Di Palma sequestrati numerosi oggetti in oro come orologi, gioielli, diamanti e altri preziosi  ( custoditi in un caveau ) per un valore di circa 50 mila euro, altri depositi bancari e assicurativi per poco più di un milione di euro, e due lussuose auto ( una nuovissima Audi A8  4.2 TDI  e una Ferrari 599 GTB ” Fiorano “.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

L’OFFENSIVA DEI CLAN: IN PUGLIA UN ARCIPELAGO DI SETTANTUNO COSCHE

Adesso voglio parlarvi di un argomento che deve far riflettere tantissimo riguarda le varie cosche che si trovano qui in Puglia.

La rete è proprio fitta delle tante organizzazioni di criminalità tra la provincia di Bari, Foggia e Lecce, che sono state individuate nella regione dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nella sua relazione semestrale disegna un ritratto molto fosco d’un territorio preda della criminalità diffusa.

Il Primato lo ha Foggia con ben 18 clan, segue poi Bari con ben 12 clan uno scenario abbastanza frastagliato, e quindi per certi versi ancora più preoccupante; la Puglia, ha una costellazione di Clan capaci di riciclarsi: investendo le ingenti somme di denaro lucrato con le tradizionali fonti di finanziamento e tessendo una vera e fitta ragnatela di complicità e connivenze per garantirsi una facciata di legalità e si fa per dire.

Questo e quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata Pugliese.

Il dossier è stato trasmesso al Parlamento, si riferisce al secondo semestre del 2014 che racconta assetti e strategie delle cosche in Puglia che rimane una regione ad alto rischio.

La DIA precisa che si tratta di una ” realtà ” caratterizzata dall’esistenza di una pluralità di gruppi che interagiscono tra loro in equilibrio instabile “, ma gli Investigatori, ugualmente sono riusciti comunque a tracciare una mappa ben precisa e dettagliata per ogni spicchio di territorio: a Foggia e provincia sono presenti 18 organizzazioni criminali, a Bari 12 ( ma altre 14 nei paesi della provincia ), 7 nella BAT, 5 sono a Brindisi, 4 a Taranto, 11 a Lecce.

Uno scenario molto preoccupante, considerato che tra affiliati e cosiddetti ” favoreggiatori ” sono inevitabilmente migliaia i soldati reclutati dalla mafia.

Nella relazione vengono analizzate i nuovi affari della criminalità organizzata pugliese, che ha in parte accantonato dico solo in parte il contrabbando, non rinuncia al traffico di droga ma punta sul traffico di rifiuti, sull’infiltrazione nel sistema degli appalti e sulla pirateria alimentare.

Proprio la contraffazione dei prodotti tipici costituisce secondo la DIA uno degli affari principali delle cosche, una leva importante in un ingranaggio che muove un fiume di denaro e alimenta la nuova frontiera economica della criminalità organizzata.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

BENI CONFISCATI ALLE MAFIE: SINTESI DELLE NORMATIVE STATALE REGIONALE

Adesso vi spiego un pò l’ambito della legislazione contro le mafie e le varie misure riguardanti i sequestri dei beni delle organizzazioni mafiose che rivestono una notevolissima importanza perchè volte a colpire il patrimonio accumulato illecitamente dalle organizzazioni criminali che io oserei dire che sono varie le organizzazioni mafiose e criminali.

Da questo punto di vista non si vuole tanto colpire il soggetto socialmente pericoloso quanto sottrarre i beni di origine illecita dal circuito economico dell’organizzazione criminale.

Queste misure di prevenzione, furono introdotte per la prima volta nel 1982 con la legge Rognoni – La Torre ( legge n° 646 del 1982 ) che furono oggetto nel corso degli anni di numerose modifiche al fine di superare tutte quelle difficoltà che venivano applicate per rendere molto più snelle ed efficaci le procedure.

Cercherò di sintetizzare i vari aspetti principali del codice antimafia ( decreto legislativo n° 159 del 2011 ) che, come detto, è il risultato dei diversi provvedimenti che si sono poi succeduti nel tempo e questo ha facilitato la comprensione dei testi in vigore ( quindi, anche per questo motivo la Commissione bicamerale di inchiesta sulla mafia sollecitò una revisione del codice antimafia proprio nelle sedute che si sono avute il 21 ottobre 2014 e quella subito dopo del 22 ottobre 2014 ). Da queste due sedute si arrivò al provvedimento in materia adottati dalle regioni.

I PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E CONFISCA

ai soggetti destinatari dei vari provvedimenti di sequestro e confisca sono, tra gli altri, gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, coloro che sono dediti abitualmente a traffici delittuosi ovvero che vivono abitualmente con proventi di attività delittuose ( art.16 ).

In caso invece di morte possono essere invece applicate anche nei confronti dei loro eredi o aventi causa ( art.18 ). Competenti a proporre tali misure sono il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il questore e il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, che a tal fine effettuano tutti gli accertamenti necessari ( art.17 e 19 ).

Il sequestro quindi viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ritiene che essi siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego ( art.20 ).

Adesso arriviamo al termine del procedimento, cui partecipano anche gli eventuali terzi interessati – proprietari o comproprietari – il sequestro dovrà essere confermato entro un termine prestabilito da un provvedimento di confisca ( artt.23 e 24 ).

A questo punto quello che bisogna sapere che la legge prevede anche il c.d, ” sequestro per equivalente “, che andrà anche ad interessare altri beni di valore analogo, quando il destinatario delle misure di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni sottoposti a sequestro ( art.25 ).

Abbiamo un’ipotesi particolare, disciplinata dall’art.12 sexies del decreto legge n° 306 del 1992 con le modifiche urgenti che vengono apportate al nuovo codice di procedura penale beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona, risulta essere titolare o avere la disponibilità, in valore sproporzionato al proprio reddito.

Vengono poi dettate delle disposizioni per l’annullamento delle intestazioni fittizie a terzi ( art. 26 ). I provvedimenti di prevenzione patrimoniale che prescindono dall’avvio dell’azione penale ( art. 29 ).

Passiamo adesso al provvedimento di sequestro dove viene nominato un amministratore giudiziario che ha il compito di custodire, conservare ed amministrare i beni, anche al fine di incrementarne la redditività, e di predisporre apposite relazioni; in tale attività è assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, alla quale è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado ( artt.35 – 39 ). Sulla base delle proposte avanzate, il giudice assume le direttive generali in ordine alla gestione dei beni ( art.40 ).

LA DESTINAZIONE DEI BENI CONFISCATI

Arriviamo adesso quando si arriva alla confisca definitiva dei beni che vengono acquisiti e aggiunti al patrimonio dello Stato ( art. 45 ). Sarà poi l’Agenzia a deliberare in ordine di destinazione del bene, versando al Fondo unicoper la giustizia le somme di denaro, ivi inclusi quelli derivanti dei beni

I beni immobili invece sono mantenuti al patrimonio dello Stato ( per finalità di giustizia, ordine pubblico o Protezione Civile o per essere direttamente ovvero possono essere assegnati in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa.

Le aziende invece sono mantenute nel patrimonio dello Stato: L’Agenzia a questo punto può destinare all’affitto ( a titolo oneroso o gratuito, ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata ), alla vendita oppure alla liquidazione, quando altre due possibilità risultino impraticabili.

I relativi proventi confluiscono anch’essi nel Fondo unico di giustizia ( artt.47 e 48 ). Le norme specifiche vengono dettate per la tutela dei terzi, per la verifica dei crediti ed il loro pagamento
( artt. 52 – 62 ).

I PROVVEDIMENTI ASSUNTI DALLE REGIONI

Esse sono ad integrazione della normativa statale e di queste vengono ricordate i numerosi provvedimenti assunte proprio dalle regioni che, nell’ambito delle leggi volte a contrastare la criminalità organizzata  e a favorire percorsi di legalità, che hanno approvato misure volte a favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati, soprattutto attraverso diverse forme di finanziamento ( contributi, fondi, di rotazione, fondi di ammortamento prestiti ) per mettere su tutti quei progetti che servono al riutilizzo dei beni confiscati.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

BENI CONFISCATI ALLE MAFIE, ECCO LA MAPPA OPEN DATA REGIONE PER REGIONE

Vorrei iniziare giusto per dare informazione nasce il portale www.confiscatibene.it

per monitorare aziende, immobili e altre proprietà sottratte alla criminalità.

Nel cuore della Toscana che faceva capo a V.P., considerato uno dei principali faccendieri di T.R. e dei fratelli Ganci. Da allora, da quel lontanissimo 1983, il numero di beni confiscati alla criminalità organizzata è aumentato notevolmente, ma stando ad atti e documenti ufficiali l’unica cosa certa è che non si sa con esattezza nè quanti siano, nè quando valgano, nè ancora con precisione come vengano riutilizzati.

Le inchieste e io aggiungo perchè muoiono le aziende sottratte alla mafia. Sei milioni all’Agenzia per costruire un database mai fatto.

OTTO ANNI FA IL ” MANDATO ” DI CONFISCA EUROPEO MA L’ITALIA NON HA ADERITO

Come dicevo otto anni fa l’Unione Europea ha predisposto un provvedimento ( decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio del 6 ottobre 2006 ) per l’esecuzione delle confische tra Paesi europei, il meccanismo è semplice: un Paese emette un decreto di confisca di un bene che si trova in un altro Paese, il quale a sua volta lo esegue con una procedura automatica.

Si tratta di uno strumento che potrebbe comportare giovamenti altissimi per contrastare la criminalità sul piano economico. Un’occasione che l’Italia però non ha ancora colto. Si legge nella ” Relazione sulla criminalità organizzata su base europea ” del 18 giugno 2014: ” non vi è chi non veda la grande importanza di questo strumento di cooperazione giudiziara internazionale che rende estremamente dinamiche procedure pur sempre attuabili ma che altrimenti richiederebbero tempi estremamente più lunghi. La decisione quadro di cui trattasi, risalente a quasi otto anni orsono, è già stata implementata da ben 21 Paesi su 28 dell’Unione Europea.

L’Italia non vi ha ancora provveduto unitamente a Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia e Regno Unito “.

IL RIUSO DEI BENI FRENATO DALLA BUROCRAZIA

Si è proprio cosi’ sempre più beni confiscati , sempre meno decreti di destinazione. La contraddizione emerge dalla Relazione sui beni confiscati presentata in Parlamento nel 2013. A fronte di una crescita costante di confische e, soprattutto, confische definitive, quest’ultime passate da 921 del 2009 a 2259 del 2012, non si è verificato un aumento di consegne di beni a enti, associazioni o forze dell’ordine.

Le confische con destinazione ( solo immobili e aziende ), che richiedono un apposito decreto da parte dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, sono addirittura in diminuzione.

Dall’apice dei 629 del 2009 si è scesi fino a 85 del 2012. ” Il che è quantomeno contraddittorio … “, si legge nella stessa relazione, aggiornata al 31 marzo 2013. Il rallentamento nel percorso di riconversione della villa di un boss o della fattoria di un narcotrafficante si traduce in una diminuzione di valore dei beni confiscati con destinazione.

Nel 2008 i Comuni avevano a disposizione immobili e aziende per un valore di 120,9 milioni di euro, passati ad appena 3 milioni nel 2012.

Anche lo stato ha perso tanto, scendendo dai 40 milioni e mezzo del 2008 ai 202mila euro del 2012. Complessivamente il valore dei beni confiscati con destinazione è crollato di ben 158 milioni in cinque anni.

Se facessimo un rapido calcolo, il valore medio di ogni bene è di appena 38mila euro nel 2012 ( era di 204mila euro nel 2008 ).

A NORD COME AL SUD, TRA METROPOLI E PERIFERIE, IL FENOMENO INTERESSA 94 PROVINCE ITALIANE SU 110

Quello che però emerge con certezza dai numeri è che la concentrazione dei beni confiscati è si al Sud ( Sicilia, Calabria, Campania, Puglia ) ma anche sempre di più nel Centro Nord ( Lazio, Lombardia, Piemonte )

QUANDO VALGONO I BENI? LE STIME TRA I 10 E GLI 80 MILIARDI

Sul valore economico dei beni, il valzer di stime è ricco di contraddizioni. L’ex direttore dell’Agenzia per i beni confiscati G.C. prima dichiarò all’ANSA un anno fa che il valore ammontava a 10 miliardi di euro, poi in Commissione Antimafia parlò di circa 30 miliardi, di cui 3 miliardi in contanti.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

ANTIMAFIA, PM CHE CATTURO’ ZAGARIA ATTACCA LIBERA: ” INQUINATA DA INTENTI ECONOMICI ” DON CIOTTI: FANGO, LO DENUNCIAMO “.

Catello Maresca, magistrato della Dda di Napoli punta il dito sulle cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità: ” C’è chi lo fa per i propri interessi “, dice in un intervista a Don Ciotti fondatore, sentito oggi in Commissione parlamentare: ” Le promuoviamo, ma non sono nostre. Cosi’ si fa il gioco delle mafie “, E denuncia: ” La nostra rete sotto attacco ” Bindi lo difende: ” Commissione vuole rilanciare l’antimafia, non delegittimarla “.

” Se un’Associazione, come libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica, e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che approfittando del suo nome per fare i propri interessi “.

L’attacco arriva da uno stimato pm antimafia, Catello Maresca, il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli che tra l’altro ha coordinato le indagini sui Casalesi e la cattura del boss Michele Zagaria.

In un’intervista il magistrato napoletano afferma ancora: ” Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili.

Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale .

L’affondo arriva nel giorno in cui Don Luigi Ciotti, il fondatore di libera è stato carriere personali coltivati approfittando della popolare etichetta dei movimenti antimafia, sull’onda di casi di cronaca per esempio Confindustria Sicilia e il magistrato palermitano Silvana Saguto, impegnata appunto sul fronte dei beni confiscati.

Libera ha comunque incassato l’immediata solidarietà del presidente della Commissione Rosy Bindi ( Pd ), secondo la quale le affermazioni di Maresca ” sono offensive ” assolutamente gratuite e infondate “.

Perchè il lavoro dei commissari è stato ” intrapreso nell’ottica di rilanciare l’antimafia, non per delegittimarla “.

DON CIOTTI: ” CHI GETTA FANGO FA GIOCO DELLE MAFIE “.

Durissima la reazione di Libera, a cominciare dallo stesso Don Ciotti, che ha definito le parole di Maresca ” sconcertanti “: ” Noi lo denunceremo questo signore, se quelle dichiarazioni saranno riportate domani in virgolettato. Quando viene distrutta la dignità di tanti giovani, io credo sia un dovere difenderli “. E ancora: ” Non ho rilasciato nessuna intervista neppure quando altri giornali ci hanno gettato fango addosso.

Le fonti vanno verificate, le parole non devono essere interpretate. I giornalisti che gettano fango fanno il gioco delle mafie “.

Il magistrato, però, non retrocede: ” Vedremo se sarà della stessa idea quando avrà l’intera intervista, che affronta il tema in modo più ampio “, dice Maresca ” poi vedremo in che sede dovremo confrontarci “.

IL NODO DEI BENI CONFISCATI: ” MA LIBERA NON LI GESTISCE “.

Il nodo è sempre quello delle cooperative sociali ai cui vengono affidati in gestione i beni immobili confiscati alle mafie, tema affrontato anche da Don Ciotti in Commissione: ” Le cooperative non sono di Libera le promuove “. E i beni sono assegnati, per realizzazione di attività sociali, dai Comuni ” con un bando, il fondatore di Libera ha spiegato: ” C’è un equivoco che qualcuno vuole attribuire a Don Ciotti: la capacità di concentrare beni e poteri economici.

Non è assolutamente cosi’. Libera gestisce solo sei strutture tra cui un piccolissimo appartamento a Roma “. Inoltre ” i fondi europei vanno agli enti locali, non a Libera. Che sia chiaro a tutti: per la gestione dei beni confiscati, Libera non riceve contributi pubblici “.

Libera non gestisce, ha sottolineato anche Fava, che ha bollato le dichiarazioni di Maresca come ” calunniose e ingenerose “.

LIBERA SOTTO ATTACCO

Libera è sotto attacco, ha sostenuto Don Ciotti. ” Oggi è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Insomma, ” le trappole dell’antimafia le abbiamo ben chiare mai come oggi “. Oggi, ” è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Don Ciotti replica ancora ” che il tentativo di infiltrazione c’è ed è trasversale in Italia. Le nostre rogne sono cominciate con 17 processi in cui Libera si è costituita parte civile “.

Altri problemi, poi, ” sono nati con le cooperative. Ogni sei mesi noi chiediamo alla Prefettura di verificare […] facendo abbiamo scoperto che delle situazioni erano mutate e siamo dovuti intervenire noi – ha precisato – Sono 1600 le associazioni coordinate da Libera, alcune grandi e a livello nazionale “.

” Bisognerebbe incidere sulla normativa che prevede la destinazione dei beni confiscati, tenendo conto che possono e che devono avere un valore simbolico nella lotta alla mafia e quelli che invece non hanno e che vanno quindi venduti.

Scremando questo ” mare magnum ” di beni, se da 15mila diventano mille, questi possono essere distribuiti in maniera più ampia tra le diverse associazioni e a quel punto avere anche la possibilità di controllare la gestione e il vero utilizzo sociale.

Questo conporterebbe un vantaggio per tutte le ” serie ” organizzazioni antimafia, come Libera “.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

POLITICHE PER IL RIUSO DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA

” USO SOCIALE DEI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE “, ITALIA

STRATEGIA:

Utilizzazione per scopi collettivi, tra i quali un particolari rilievo è dato al riutilizzo a scopi sociali, dei beni confiscati alle mafie su tutto il territorio nazionale

DESTINATARI:

Comuni, Province, Regioni, Università Statali, Agenzie Fiscali, Amministrazioni dello Stato, Istituzioni culturali con rilevante interesse nazionale.

ALTRI SOGGETTI:

Agenzia del Demanio ( gestore dei beni confiscati ).

IN COSA CONSISTE IL MECCANISMO di Risarcimento – l’intento del programma è quello di operare una sorta di risarcimento sociale, attraverso il riutilizzo dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, restituendoli alla collettività: una forma di ” restituzione del maltolto “. Responsabile della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata dal momento della confisca definitiva del bene fino alla sua destinazione è l’Agenzia del Demanio.

STORIA:

Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie è attività dal 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia.

Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1300 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità.

L’impegno di Libera si inserisce nel contesto dell’azione del Governo italiano per contrastare la criminalità organizzata e le mafie.

Nella legislazione antimafia italiana, l’azione di contrasto patrimoniale attività dallo Stato, si snoda essenzialmente in due grandi fasi.

Una prima fase, ( legge Rognoni La Torre, 13 settembre 1982 n° 646 ) riguarda le indagini per l’individuazione, il sequestro e la confisca delle ricchezze delle mafie.

Una volta che la confisca è divenuta definitiva i beni immobili possono essere destinati a diversi soggetti per varie finalità. Una seconda fase ( legge 7 marzo 1996, n° 109 ) riguarda, appunto, l’utilizzo dei patrimoni e dei beni confiscati ai mafiosi.

La legge 109/96 sul riutilizzo ai fini istituzionali e sociali dei beni confiscati nasce dal risultato di un percorso di riflessione che ha coinvolto e reso protagonista l’intera società civile sugli strumenti per una più efficace lotta alla criminalità organizzata.

Nel 1995 viene realizzata, grazie all’azione di Libera, una campagna nazionale di sensibilizzazione che porta alla raccolta di più un milione di firme a sostegno dell’iter parlamentare di approvazione.

Nei 13 anni di applicazione la legge ha consentito di creare in molti territori, non solo del sud d’Italia, le codizioni per l’inserimento occupazionale di giovani che trovano una occasione di riscatto sociale e economico.

Emblematica è l’esperienza di Libera Terra: un progetto promosso dall’Associazione Libera che dal 2001 prevede la promozione e il sostegno a forme di cooperazione su beni confiscati alla criminalità organizzata.

Nel primo progetto pilota, volto alla creazione della cooperazione su beni confiscati alla criminalità organizzata.

Nel primo progetto pilota, volto alla creazione della Cooperativa ” Placido Rizzotto”, il lavoro è stato svolto congiuntamente con Italia Lavoro Spa e con il Consorzio Sviluppo e Legalità della provincia di Palermo.

Sulla scorta di questo primo esempio, negli anni successivi sono nate altre esperienze cooperativa in Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio.

Oggi queste forme di imprenditoria basate sulla gestione di terreni agricoli e beni immobili confiscati alle cosche mafiose, permettono il riserimento lavorativo di persone svantaggiate.

In taluni casi l’attività agricola d’eccellenza si accompagna anche alla promozione turistica del territorio, come nel caso della stessa Cooperativa ” Placido Rizzotto ”  o della Cooperativa ” Pio la Torre ” che nel territorio di San Giuseppe Jato, Piana degli Albanesi e Corleone gestiscono, tra l’altro, anche due agriturismi e un centro ippico.

A livello nazionale, gli ettari di terreni agricoli gestiti dalle cooperative afferenti al progetto Libera Terra sono più di 700 convertiti ad agricoltura biologica con un fatturato totale che supera un milione di euro e che fa riferimento alla vendita di prodotti finiti ( pasta. olio. vino, legumi ecc.. ) presenti, con numeri sempre crescenti, sia sul mercato nazionale che estero.

Il successo di queste esperienze si è registrato laddove i tavoli di concertazione hanno messo in rete l’Agenzia del Demanio, le Prefetture, i Comuni, i Consorzi di Comuni e le varie associazioni, e dove l’attività di scambio sinergico si è potuta associare al reperimento di finanziamenti pubblici.

Nel corso del 2007 l’Agenzia del Demanio ha avviato un nuovo modello di gestione e destinazione dei beni confiscati basato sui Progetti Territoriali che prevedono la consegna di ” pacchetti omogenei di beni ” agli Enti locali e il loro riutilizzo sociale, attraverso la firma di Protocolli d’Intesa.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Come fare per non essere piu’ “schiavo dello Stato italiano”

Dai un’occhiata….come uscire dalla #schiavitu’
Fonte:
Maria Laura non è più schiava dello Stato italiano: “Ecco come ho fatto”

Consulta anche a quest’altro sito:

Fonte:
Movimento Sovranita’ Individuale

#DirittoInternazionale; #Politica; #Societa’; #Economia

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Quanto paghiamo per la Chiesa

Esiste un inganno di base, un palese plagio nelle traduzioni.
Qualcuno vuol farci credere che #Cristo (tempo della Grazia)
non sia venuto ad abolire, ma a dar seguito alle Scritture.

Il tempo della Legge di Mose’ e’ radicalmente divergente dal Vangelo di Cristo.
Vogliono tenere in vita l’Antico testamento per “giustificare” la richiesta della “decima” (Legge di Mose’).

Sciacallaggio e distrazione di denaro (bastano le offerte e donazioni) per arricchirsi (soprattutto Chiese Protestanti) sfruttando il nome di #Cristo.

La Chiesa Romana intanto guadagna dall’ultimo “concordato” con lo Stato Italiano. La prima voce di spesa per lo Stato, e una delle più contestate, è l’otto per mille, ovvero la percentuale Irpef che il cittadino può destinare ad un credo religioso o lasciare allo Stato Italiano. Solo per la Chiesa Cattolica l’otto per mille ha fruttato nel 2011 la cifra record di un miliardo e 118 milioni di euro , circa l’85% dell’intera torta.

Oltre il 75% finisce depositato nella Banca I.O.R. Vaticana.
Buon pranzo a tutti. (cit.Papa Francesco)
Anche a chi non puo’ mangiare?!

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

fonte:Quanto paghiamo per la Chiesa

LIBERA, ASSOCIAZIONI. NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE

E’ una associazione che si occupa di sensibilizzazione e contrasto al fenomeno delle mafie.

Giuridicamente è una associazione di promozione sociale, riconosciuta dal Ministero dell’Interno, dedita a sollecitare e coordinare la società civile contro tutte le mafie e favorire la creazione e lo sviluppo di una comunità alternativa alle mafie stesse.

Si occupa anche del coordinamento delle diverse associazioni aderenti . Al 2011 raccoglieva circa 1.500 associazioni, enti e gruppi locali che collaborano ai suoi scopi.

LA STORIA

L’associazione si è costituita il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nel contrasto alle mafie e nella promozione della legalità democratica e della giustizia.

La prima iniziativa è stata la raccolta di un milione di firme per una proposta di legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che poi venne tradotta in norma con la legge 7 marzo 1996 n°109.3.

Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero del lavoro, della Salute e della Solidarietà Sociale. Inoltre è riconosciuta come associazione con Special Consultative Status da Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite ( Ecosoc ).

PRESIDENTE

Il presidente dell’organizzazione è Don Luigi Ciotti, già fondatore del Gruppo Abele di Torino e della rivista Narcomafie.

Il presidente onorario è Nando della Chiesa, figlio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia.

LE ATTIVITA’ DI LIBERA

Dal 2011 aderiscono a Libera oltre 1600 fra associazioni nazionali e locali, cooperative sociali, gruppi e realtà di base e circa 4500 scuole attive nei percorsi di educazione alla legalità democratica in Italia e nel mondo.

Tra gli impieghi concreti di Libera si segnalano: la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, il sostegno alle vittime delle mafie, i campi di studio e volontariato antimafia, le attività antiracket e antiusura.

LIBERA TERRA

Libera Terra, pur non essendo parte dell’associazione in sé, che non gestisce direttamente i beni confiscati, è nata dall’esperienza di Libera.

Il marchio contraddistingue alcune tra le cooperative i cui prodotti vengono coltivati su terreni confiscate alla criminalità organizzata, e riutilizzati a fini sociali come previsto dalla legge 109/96.

Dalle attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti delle cooperative è nato quindi il Consorzio Libera Terra Mediterraneo che include, oltre alle nove cooperative che ne fanno parte, anche altri soggetti economici, come il settore turismo responsabile Libera il gusto di viaggiare.

I prodotti di Libera Terra sono distribuiti in diverse catene e punti vendita italiani e anche internazionali, oltre che nelle botteghe de I sapori e i saperi della legalità.

Nel corso degli anni Libera ha dato via a numerosi progetti ed iniziative sui beni confiscati alle mafie, tra i vari esempi ricordiamo ” La mozzarella della legalità “, a Castel Volturno dove la cooperativa ” Le Terre di Don Peppino Diana ” produce all’interno di spazi confiscati alla camorra.

Il progetto è stato confinanziato dalla Fondazione con il Sud. Il maggior corrispondente è Don Luigi Ciotti.

ESTATE LIBERI

Tanti giovani scelgono di fare volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti cooperative sociali di Libera Terra.

Segno questo, di una volontà diffusa di essere ” protagonisti ” e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione.

LIBERA MEMORIA

Consiste in uno strumento dedito al ricordo e alla sensibilizzazione. Si adopera al fine di realizzare una banca dati per restituire il diritto della memorie alle vittime e a coloro i quali è stato tolto il diritto alla vita; si impegna affinché si superano le diparità di trattamento tra familiari riconosciuti e residenti in diversi regioni e le differenze ancora in essere tra le vittime della criminalità organizzata, del dovere e del terrorismo.

All’interno di questo ambito si colloca la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, celebrata ogni anno il 21 marzo per ricordare le vittime di tutte le mafie, in diverse città d’Italia.

Altri appuntamenti realizzati nel corso degli anni e dedcati a questo scopo sono: Carovana Antimafie ( manifestazione itinerante con l’obbiettivo di coinvolgere e sensibilizzare gli abitanti e le istituzioni locali, la cui memoria ad ogni tappa viene fissata attraverso il diario di bordo tenuto dai carovanieri, i racconti, i video, le foto e le testimonianze ), Festa nazionale di Libera, Campus Albachiara. A questi si aggiungono le molteplici iniziative a livello locale.

RIPARTE IL FUTURO

Libera e Gruppo Abele, nel gennaio del 2013 lanciano la petizione online di Riparte il futuro.

La campagna propone al Parlamento e al Senato di modificare l’articolo 416 ter del codice penale italiano in tema di voto di scambio politico – mafioso.

Obbiettivo raggiunto raggiunto il nuovo testo dell’articolo, che include l’altra utilità, richiesta della campagna fin dall’inizio.

LIBERA UFFICIO LEGALE

Fornisce servizi alle vittime di mafia, racket, usura e ai testimoni di giustizia; accompagna gli stessi allo svolgimento delle pratiche burocratiche e alla comprensione della legislazione in materia.

Si costituisce parte civile al fine di stare maggiormente vicino alle persone vittime dei suddetti reati. Promuove proposte e modifiche legislative nei settori al riguardo.

FONDAZIONE LIBERA INFORMAZIONE

E’ una Fondazione avente l’obbiettivo di mettere in rete le diverse realtà territoriali che si battono contro le mafie insieme al grande mondo dell’informazione.

Raccoglie e diffonde notizie, informazioni, spunti e progetti per esercitare pressione nei confronti dei mas media e dare visibilità a quello che di buono viene in questo senso. Collabora con riviste, siti web, televisioni, radio, e istituzioni.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”