UNA STORIA TUTTA ITALIANA NELLA CONFISCA DEI BENI

Si direi proprio di si… è una storia tutta italiana quella dei beni confiscati alle mafie, dai demani regionali, poi dal 2010 passati in gestione alla nuova nata Agenzia per i beni sequestrati e confiscati ( ANBSC ).

Secondo l’Agenzia stessa, che ha un Sito Web dedicato, il totale sarebbe di 13.971 tra immobili e aziende, mentre secondo la relazione Garofoli ( presentata in parlamento nel gennaio 2014 ) sarebbe di 12.946.

Mistero assoluto, direi a questo punto, stando ai documenti parlamentari, su quale fine abbiano fatto gli oltre 7,2 milioni di euro stanziati nell’ambito dei PON Sicurezza – Programma Nazionale per promuovere la sicurezza nell’ambito delle linee guida europee, dei quali 6 milioni già liquidati, e che sarebbero dovuti invece servire per costruire un grande database per rendere fruibili i dati entro l’inizio del 2013.

La Relazione Antimafia recita che ad aprile 2014: ” Nei documenti che furono consegnati a questa commissione non è stato reso noto il motivo del ritardo, se non con un generico riferimento alla complessità del lavoro necessario “.

Vedesi Torino, Pavia, Genova il conteggio dei beni contribuisce anche il fatto che il loro status è suscettibile di numerosi cambiamenti, sia per la questione legata ai procedimenti giudiziari, sia per altre di natura gestionale.

Secondo invece di una recente relazione sulla consistenza dei beni, presentata in Senato a dicembre 2013 emergono alcuni aspetti interessanti sull’andamento delle confische, in totale i procedimenti di confisca sono in crescita tra il 2004 e il 2013 e hanno ormai complessivamente superato quota 2.400, con un picco nel 2011.

Andando piu’ nel dettaglio, tra il 2009 e il 2013 sono stati gli immobili ( appartamenti, aziende e immobili confiscati di questi si trovano in 94 province italiane su 110.

Invece la distribuzione sul territorio emerge in modo chiarissimo direi mettendo in fila ad esempio i dati sulle imprese: le prime cinque città interessate sono Palermo ( 394 ), Napoli ( 180 ), Milano ( 147 ), Roma ( 118 ), Reggio Calabria ( 108 ) di qui si evince come si sia costruita una ramificazione di veri e propri insediamenti di attività criminali, in maniera straordinariamente molto capillare.

La Direzione Investigativa Antimafia attribuisce al solo patrimonio confiscato tra il 1992 e il 2011 alle organizzazioni criminali ( ai sensi della legge 575/65 ) alla camorra, 216 alla ‘ndrangheta, 74 alla Sacra Corona Unita e cosche pugliesi, 103 milioni di quei beni sequestrati con sempre meno decreti di destinazione.

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Freelancer Valter Padovano

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LA CONFISCA DEI BENI A FINI SOCIALI

” La confisca dei beni appartenuti ai mafiosi e la loro destinazione ai fini sociali.

Riappropriarsi dei luoghi dove le mafie hanno compiuto orrendi delitti, come occasione di riaffermazione della legalità, di riscatto dei territori dai condizionamenti criminali, di rinascita e di concreta lotta culturale, oltre che patrimoniale, alle mafie “.

Parlare di lotta alla mafia significa dover affrontare un argomento abbastanza ampio e difficile, sia per quando riguarda cosa fare, sia per quanto riguarda il caso si dovrebbe fare molto di piu’.

Su di essa, ci sarebbero da dire moltissime cose, ma il tema che tratterò, riguarda i beni confiscati dallo stato e il loro utilizzo.

Per beni, intendo quelli mobili: denaro, conti correnti, conti in banca, automezzi, ville, imbarcazioni, motori, case, terreni, fondi di qualsiasi tipo aziende, alberghi e altro ancora.

Questi beni, in teoria, vengono dapprima sequestrati dalle Forze dell’Ordine, poi successivamente confiscati, quindi diventano proprietà dello stato.

Purtroppo questo come già ho spiegato nell’ argomento precedente non avviene sempre cosi’ o almeno non in tempi brevi, infatti il processo che va dal sequestro alla confisca e’ molto lungo e puo’ capitare anche che dei beni sequestrati parecchi anni prima, non siano ancora stati confiscati, a causa dei lenti processi burocratici.

Per l’organizzazione di questo tipo di beni, nel 2005, è nato il progetto ” beni confiscati ” grazie al Ministero dell’Interno nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno, per rafforzare ed ottimizzare lo strumento della confisca e delle misure di prevenzione patrimoniale.

Alla fine facendo una stima, ad oggi in Italia, si possono contare circa 25.500 beni sequestrati alla criminalità organizzata, solo 7.000 confiscati e tra tutti solo 3.000 hanno avuto una destinazione e quindi un riutilizzo per la società.

Secondo le Procure della Sicilia, a Trapani, su 80 beni confiscati, nessuno e’ stato assegnato o come a Siracusa dove non risulta nessun bene sequestrato e poi confiscato, come se la mafia non esistesse..

Ogni Comune a cui è stata assegnata una proprietà, decide la destinazione finale di quel bene che nella maggior parte dei casi si assegna in concessione, a titolo gratuito, a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossico-dipendenti.

Molti esempi ci sono in Campania, dove la maggior parte dei beni confiscati ( 713 su 1143 ), piu’ del 50% sono stati destinati in un certo senso non e’ piacevole perché comunque questo dato indica un’elevata presenza di crimine organizzato, infatti in Campania è seconda in Sicilia in beni confiscati.

Per cercare di riscattare quei territori dove la mafia ha colpito, tutte queste attività sociali, vengono concentrate in un punto ristretto, in modo che quei luoghi possano tornare a rivivere.

Infatti il vero problema non è la confisca dei beni, ma la restituzione di quei terreni tolti alle brave persone martoriate dai tanti sorprusi dell’illegalità.

Purtroppo tali problemi sociali, strano ma vero, derivano in parte dalle stesse persone sfruttate dalla mafia, perché l’unico modo per eliminare del tutto queste associazioni malavitose e denunciarle.

La maggior parte delle persone, testimoni di delitti o vittime stesse della mafia hanno paura di sporgere denuncia impedendo alle Forze dell’Ordine di porre fine alle ingiustizie.

Questo ” silenzio ” e’ chiamato comunemente OMERTA’, base fondamentale sulla quale il crimine organizzato fa leva, non solo tra i componenti di uno stesso gruppo malavitoso, ma anche tra la povera gente.

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Freelancer Valter Padovano

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BENI CONFISCATI, ADESSO VI FARO’ CAPIRE DI PIU’

” Innanzitutto occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale “.

A dirlo fu Pio La Torre, lo stesso che propose la confisca dei beni mafiosi.

Divento’ poi legge il 13 settembre del 1982, quattro mesi dopo il suo omicidio.

Adesso vi dico cos’è un bene confiscato e io vi dico quando ci costa custodirlo dopo e quando rendono i beni sequestrati alle mafie.

Un soggetto condannato per mafia, dopo una misura di prevenzione patrimoniale, dal sequestro sino alla confisca, viene privato dei beni mobili ed immobili accumulati illecitamente. Lo stato dopo avere emesso un provvedimento di sequestro a carico di un mafioso, di norma, nomina un amministratore giudiziario che cura i beni per tutto il processo sino alla sentenza, che puo’ essere, di revoca del sequestro e quindi di restituzione dei beni al mafioso, o di confisca definitiva.

E’ stata la legge Ragnoni-La Torre, nel 1982, a introdurre la norma che prevede la confisca dei beni frutto dell’illecita accumulazione di ricchezze provenienti dalle attività criminali mafiose.

Pero’ per giungere a tutto questo ci sono voluti quattordici anni ed una legge di iniziativa popolare per destinare, o meglio restituire, questi beni alla società.

Questo è avvenuto con la Legge 109/96 dopo che l’associazione Libera raccolse un milione di firme.

Il terzo passo legislativo che si fece, che era molto importante, è stato nel 2010 con l’istituzione dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, con sede principale a Reggio Calabria e con a capo un Prefetto.

Il suo compito fu proprio quello di centralizzare la gestione dei beni confiscati alla mafia e di verificare dopo che i soggetti che sono risultati assegnatari dei beni, provvedano alla destinazione, pena la revoca della stessa.

Peccato che quest’Agenzia non sia stata dotata sufficientemente di personale e di fondi e per questo ha già rischiato la chiusura.

Adesso cercherò di farvi capire qual’ è lo stato di salute dei 13.000 beni confiscati in Italia e intanto proviamo a sfatare un mito, che i beni confiscati possono essere venduti, anche se a particolari condizioni.

Di questi circa  l’80% degli immobili presenta gravami tra cui i crediti garantiti da ipoteca che, di fatto, bloccano la destinazione per uso sociale del bene confiscato.

Dal sequestro all’assegnazione possono passare anche 12 anni. Dal sequestro, alla confisca definitiva, invece, passano dai 5 ai 9 anni, a causa dei lunghi tempi dei processi.

Durante la fase processuale, chi paga i mutui accesi dai mafiosi? Di norma nessuno e cosi’, con il tempo, crescono gli interessi di mora per il mancato pagamento delle rate e quando, a sentenza passata in giudicato, il bene entra tra le proprietà dello Stato, questo ne diventa debitore nei confronti della banca e quindi deve risolvere il mutuo, pagando.

Un’ altra questione che deve essere detta e’ che buona parte degli immobili sequestrati e poi confiscati non vengono assegnati per problemi di natura giuridico-amministrativa; altri poi vengono abbandonati al loro stato di degrado, altri invece vengono comunque utilizzati dagli stessi mafiosi o dalle loro famiglie.

Adesso invece vediamo per quanto riguardano le aziende ( quasi 2000 ), invece, queste hanno spesso vita breve, soprattutto quelle commerciali che quasi sempre sono destinate a fallire, dovuto anche al fatto che il mafioso puo’ dirottare la clientela.

Senza la tutela dei boss molte ditte non potranno piu’ essere competitive, quindi finiscono fuori dal mercato.

Arriva poi lo stato e le imprese che affogano nei debiti.

Questo naturalmente e’ il vero fallimento italiano della vera lotta alle mafie. Oltre poi ad un danno economico, la gestione fallimentare dei beni confiscati, comporta dopo un danno sociale e d’immagine per quello stesso Stato che giustamente si è impossessato di quei beni. Il tesoro vale quasi 2 miliardi di euro, ma non si riuscirà a farle sfruttare.

Per colpire invece veramente al cuore i patrimoni mafiosi però bisognerebbe colpire il riciclaggio; però la nostra normativa è indietro anni luce.

Invece una corretta gestione dei beni confiscati alle mafie darebbe fiducia e in piu’ una nuova linfa all’anima di questo paese. Cosi’ facendo si darebbe un messaggio incredibile soprattutto alle nuove generazioni. ” Le mafie ” possono essere sconfitte e con i loro ingiusti tesori, lo Stato potrebbe sicuramente produrre ricchezza, dando lavoro.

Purtroppo dal 2013 non si vede uno spiraglio per poter cambiare questo, quindi vi dico che sicuramente rimarrà ancora un’ utopia.

Cosa bisognerebbe fare a questo punto per la lotta alla mafia e ai sequestri di beni. Innanzitutto bisognerebbe istituire strumenti validi alla finanza di incentivazione fiscale, introducendo facilitazioni contributive per il mantenimento dei dipendenti, prevedendo un welfare per ricollocare i lavoratori in caso di chiusura dell’attività.

Abrogare le discipline dell’autofinanziamento, per creare un fondo per la gestione dei beni, utilizzando il contante sequestrato rinvestendolo negli immobili e nelle aziende.

Stipulando poi dei ” patti ” con le banche, smettendo di pagare gli interessi sui i mutui relativi ad immobili confiscati ai mafiosi.

Formando poi dei veri manager, amministratori giudiziari competenti che dovrebbero essere in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e a lungo termine per le aziende confiscate.

Creando una vera e propria anagrafe dei beni confiscati, monitorando costantemente i beni segnalando le emergenze ed intervenire tempestivamente.

Approvando quindi una legge d’iniziativa popolare ” io riattivo il lavoro ” che dovrebbe lanciare la Cgil – che dovrebbe tutelare i suoi dipendenti delle aziende sotto confisca, in modo che garantirebbe loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi.

Vi voglio far capire adesso che tutte queste belle iniziative  non basteranno, ma sarebbe già un buon inizio.

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Freelancer Valter Padovano

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VI INVITO A VISIONARE ATTENTAMENTE QUESTO VIDEO, RIMARRETE SCONCERTATI

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( Freelancer Valter Padovano )

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C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ PUBBLICA

SANITA’ PUGLIA, PRESCRITTI 23 DEI 25 REATI CONTESTATI ALL’EX SENATORE A.T. IL PROCESSO PROSEGUE

Lo ha annunciato il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventuale colpevolezza di 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione. L’ex Governatore faceva parte di una ” cupola ” che fra il 2005 e il 2009 avrebbe ” illecitamente pilotato ” forniture e gare d’appalto nel settore sanitario.

Quasi tutti prescritti. Dei 25 capi d’imputazione nell’ambito del processo sulla malasanità pugliese, ben 23 risultano ormai estinti.

Lo ha annunciato in udienza il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventualità colpevolezza 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione quest’ultima legata ad un episodio risalente al gennaio 2009, contestati a 10 imputati.

Il Tribunale di Bari non ha tuttavia formalmente dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione, riservandosi di farlo alla prossima udienza del gennaio 2017.

In quell’occasione, peraltro, l’accusa – rappresentata dall’aggiunto L.G.B. e dal PM L.S. – citerà anche l’imprenditore barese G.P., imputato in altri processi sulla sanità pugliese.

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( Freelancer Valter Padovano )

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Festival di San Remo e costi folli

La Rai per il prossimo Festival di Sanremo pagherà per sole cinque serate al conduttore Carlo Conti ben 650.000 euro oltre ad altri emolumenti per la conduzione di altri programmi sulla Rai. Sempre per Sanremo la Rai pagherà per soli 15 di apparizione ben 50.000 euro ciascuno a Mika, a Ricky Martin e Tiziano Ferro. A Maurizio Crozza per le cinque serate ben 100.000 euro. Tutto questo a fronte di un buco di 400 milioni di euro nel bilancio aziendale della Rai. Ma c’ è di più …nelle cinque serate del Festival di Sanremo, Conti ci chiederà di offrire 2 euro col telefono fisso o cellulare per le zone terremotate. Vi dico solo questo …che ben 26 milioni di euro che gli italiani avevano già offerto con il telefono sono ancora bloccati a Roma😳. La richiesta per pulire la strada dell’ hotel Rigopiano in Abruzzo come ben sapete era partita già dalle sette del mattino e gli fu risposto che non potevano liberare la strada dalla neve perché l’ unica turbina in tutta la provincia di Pescara in pieno inverno era rotta. La provincia di Pescara non aveva 25000 euro per ripararla a causa dei tagli dei fondi dal governo. Sapete tutti come è purtroppo andata Rigopiano. Ora care amiche ed amici la spegniamo la tv o per lo meno non guardiamo Sanremo per tutte le 5 serate? Facciamo crollare l’audience. Diamo un segnale… boicottiamo il Festival di Sanremo. Fate girare il messaggio. Penso sia il minimo che si possa fare, anche per le vittime di Rigopiano. Forse se c’erano quei 25000 euro si sarebbero salvati. Ciao a tutti!
(Anonimo da web)

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La bufala che la navetta ISS orbiti intorno alla terra

Altezza orbitale: 400 km
Velocità in orbita: 7,66 km/s
Velocità massima: 27.600 km/h
Data di lancio: 20 novembre 1998
Costo: 150 miliardi USD
https://www.google.com.br/search…

Oggi guardando lo streaming di ISS, ho subito notato che non esiste ombra di gelo sulle parti visibili della navicella, pur orbitando a 400 km dalla terra. (neanche una goccia di umidita’)
Se andate in aereo, gia’ superando 1 km di altezza, si forma del gelo sui bordi degli oblo’….
Esiste una scala soggettiva per stimare l’intensità del gelo:

gelo leggerissimo: da 0 °C a −2 °C
gelo leggero: da −2 °C a −5 °C
gelo moderato: da −5 °C a −10 °C
gelo forte: da −10 °C a −15 °C
gelo fortissimo: sotto −15 °C

Immaginate le temperature in orbita!
La cosa che altresi’ impressiona, sono i costi…
150 miliardi USD letteralmente “rubati” agli americani per illuderli, ieri come oggi.

(Admin)

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CHI HA UCCISO I GIUDICI ANTIMAFIA

Il pentito Gaspare Spatuzza ha inizialmente rivelato che non è stato il mafioso  Vincenzo Scarlantino a rubare la fiat che ha fatto saltare (in aria) Borsellino, ma lui.

Ha soprattutto rivelato è detto che, nel garage di Palermo dove avevano imbottito di esplosivo l’auto non vi erano soltanto mafiosi, vi era anche un agente segreto, sui 50 anni.

Spatuzza lo identifica a distanza di due mesi, in un archivio di foto che i Servizi Segreti hanno dovuto inviare ai magistrati di Caltanissetta, su loro richiesta.

E’ stato quindi riconosciuto subito dopo, da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo, come uno degli uomini dello stato che trattava con suo padre Vito.

Evidentemente e’ uno dei legami tra lo stato e Cosa Nostra.

L’ agente segreto fu messo sotto inchiesta e la sua identità non è stata mai svelata…. .

Sembrerebbe successivamente che furono poi identificati altri agenti  che trattavano  con Vito Ciancimino.

Per esempio il  ” signor Franco “, l’uomo che, per tre anni avrebbe avuto dei contatti stretti con lui, gli avrebbe quindi consegnato  dei passaporti falsi e il papello ( la lista di richieste di Toto’ Riina  allo stato per fermare i massacri ).

Quest’ uomo  non voleva che Vito parlasse, ne che lo facesse suo figlio Massimo , che recentemente aveva intimidito ….quello che poi emerse da tutto questo, e’ che una parte dello stato trattava con Cosa Nostra mentre da un’altra parte partecipo’ materialmente ai massacri.

Una commissione del Ministero Dell’Interno tuttavia rifiuto’ di ammettere Spatuzza nel programma definitivo di protezione dei pentiti in quando “non affidabile”.

Il pentito viene reso invece affidabile da tre procure ( Caltanissetta, Firenze, Palermo ) e dal Procuratore Nazionale Antimafia , si vede respinto da questa commissione governativa.

Motivo ufficiale: Spatuzza ha fatto le sue rivelazioni oltre i sei mesi durante i quali un pentito deve parlare.

Spatuzza aveva citato che il suo Boss che affermava ,nel 1994, che la mafia aveva ” il paese in mano ” grazie a Silvio Berlusconi, e al suo braccio destro, il Senatore Dell’Utri….  il quale e’ stato condannato in appello, il 29 giugno, a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Questa fu una pena molto importante per un uomo che aveva avuto da sempre rapporti di affari con Berlusconi, nostro Presidente Del Consiglio…. .

Anche se i giudici lo avevano assolto nel periodo del 1992 ad oggi.

In ogni caso, la decisione di non proteggere Spatuzza, che giunge mentre vengono riaperte le inchieste sui magistrati, e’ un segnale politico a coloro che fanno emergere una verità diversa da quella ufficiale.

Dopo diciassette anni di silenzio, Riina decide di parlare per la prima volta dove lui stesso si era reso conto che era stato usato.

Sulla morte di Borsellino disse con sue testuali parole ” Non guardate sempre e solo me , guardatevi dentro anche voi ” aggiungendo ” l’hanno ammazzato loro “.

Riina ha 80 anni, è malato. Si spera che parli prima di morire… e’ grave se solo fosse accertato … ma chi, all’interno dello Stato? La Democrazia Cristiana ( DC ) che allora era al potere.

La DC aveva avuto dei rapporti con la mafia, ma coloro che hanno destabilizzato l’Italia a colpi di bombe sono quindi da cercare  non nei partiti ma all’interno dell’apparato dello Stato.

Infatti, queste bombe esplodono in un momento di vuoto e di ricomposizione politica: la DC crolla, spazzata via dall’operazione anticorruzione “Mani Pulite” e nasce un nuovo partito, quello di Berlusconi: Forza Italia.

Il processo Borsellino sara’ riaperto per far piena luce.

Ci sono troppi interrogativi. Scarantino, che si era accusato all’inizio di aver rubato lui la “Fiat” che doveva uccidere il giudice, sarebbe dunque un falso pentito, come credono i magistrati colui che aveva partorito e’ l’ex super poliziotto  Arnaldo La Barbera. Ora si e’ appena saputo che questo super poliziotto incaricato, dalla fine del 1992, dell’inchiesta su questo trauma nazionale che sono stati gli assassini di Falcone e Borsellino, è stato un agente dei servizi segreti….

Tutto questo è incredibile. Compariva a libro paga come ” fonte ” sotto il nome di ” Catullo ” nel 1986 – 1987, poi e’ diventato capo della Squadra Mobile di Palermo nel 1989. Ma chi entra nel mondo dei servizi segreti non ne esce… .

La sorpresa fu totale. Perchè un poliziotto sarebbe stato anche uno 007. A chi doveva riferire. E’ morto nel 2002.

Nel 1989 all’Addatura in Sicilia, vi fu un attentato fallito e già da allora, all’ interno dello Stato alcuni volevano la morte di Falcone.

I due killer erano arrivati dal mare in un canotto per piazzare davanti alla villa di Falcone 58 candelotti di dinamite.

I sospetti si erano diretti su due poliziotti, Antonino Agostino ed Emanuele Piazza. Oggi, dopo ventun’anni, vi sono state delle nuove indagini rovesciando tutto: i killer – mafiosi e uomini dei servizi segreti – sarebbero infatti arrivati via terra. Mentre Agostino e Piazza sarebbero giunti li per impedire l’esplosione….

I due poliziotti morirono poco dopo. Piazza fui strangolato nove mesi dopo  l’Addura. Alcuni mesi prima Agostino e’ stato ucciso.

Gli assassini non sono mai stati scoperti. Anche Riina ha ordinato un’ inchiesta interna a “Cosa Nostra” per sapere chi lo aveva ucciso. Invano. Quindi non era stata “Cosa Nostra”…. due mesi dopo il padre di Antonino Agostino, che in preda alla disperazione non tagliava la barba subito dopo la morte del figlio, pochi giorni prima  dell’omicidio, due poliziotti erano andati a cercarlo: ” dov’è tuo figlio “. Uno dei due, disse aveva una faccia da mostro, con la parte destra gonfia, butterata, che lo faceva assomigliare ad un cavallo, quella stessa faccia che alcuni testimoni avrebbero visto su altri luoghi di massacri Siciliani.

Il primo ad averne parlato fu un pentito di mafia, ucciso nel 1996, Luigi Ilardo, che racconto’ ad un Colonnello dei Carabinieri, Michele Riccio, di aver visto un uomo dei servizi segreti, con ” la faccia da mostro “, andare a piazzare alcune bombe.

Quell’attentato dell’Addatura fu seguito dopo da strane indagini. Cosa avvenne, la notte seguente all’omicidio di Agostino, la squadra mobile di Palermo, fece una perquisizione a casa sua. Il padre sapeva che suo figlio aveva dei documenti segreti in un armadio.

I poliziotti li trovano subito… e spariscono. Tutto questo e’ davvero incredibile quest’anno, dopo ventun’anni, i giudici di Palermo fanno mettere una  microcamera a casa  di uno di questi poliziotti, Guido Paolilli, a Pescara. Per mesi, niente. Fino a che un mattino, vedendo il padre di Agostino alla televisione, Paolilli dice a suo figlio: ” Quella notte, abbiamo fatto sparire un mucchio di carte ” . Questo poliziotto  era agli ordini di La Barbera…  il padre di Agostino ha anche parlato a La Barbera del ” mostro “.  Ma il verbale misteriosamente spari’.

Il giudice Falcone già dal 1989 inizio’ a capire e a comprendere chi stava tramando contro di lui. Due ore prima dell’attentato fallito, disse che coloro che lo avevano organizzato erano ” spiriti molto raffinati “.

Non parlava dei mafiosi… Hai indicato cosi’ una pista mai seguita….  Sapeva che una parte dello Stato voleva ucciderlo, perchè destabilizzava il potere italiano. Si era appena concluso il maxi-processo che gli aveva istruito, fu la prima vera  disfatta della mafia….

Oggi, da un lato, l’Italia commemorava i suoi eroi Falcone e Borsellino. Dall”altro, sa dove si trovavano, fino ai due mesi, tutti gli atti delle inchieste sulle loro morti. Accatastati in un deposito  della polizia di Bagheria, vicino Palermo, rosi dagli escrementi dei topi e dall’umidità.

Il procuratore di Reggio Calabria, che ha dichiarato guerra alla ” Borghesia mafiosa “, la mafia con il colletto bianco, e il procuratore di Caltanissetta, che indaga sui massacri in Sicilia, hanno ricevuto un proiettile per posta, con la stessa impronta digitale. Queste minacce  fanno seguito a ben altre dall’inizio dell’anno, nei confronti di magistrati… Un clima simile a quello del 1992, che rende palpabile la paura di un attentato in Sicilia o in Calabria.

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( Freelancer Valter Padovano )

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Come scaricare un sito intero da internet!

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LE DUE STRAGI AVVENUTE IN SICILIA

borsellino

Io credo che il compito che deve avere un reporter  Freelancer e’ quella di dare la giusta informazione ed è quella di controllare il potere in tutte le sue forme e non vezzeggiarle.

Credo anche che senza la vera informazione non ci sia piu’ la vera democrazia con il coraggio di dire e non di raccontare tutta la verità.

l’Italia ha bisogno di sapere la verità e io lo farò fino in fondo.

Vorrei ricordare con un pò di storia che nel 1992, i magistrati Falcone e Borsellino verranno assassinati a Palermo.

Diciotto anni dopo vi furono delle rivelazioni che suggeriranno  complicità ai piani alti dei poteri.

Dietro le bombe che insanguinarono l’Italia negli anni 1992 – 1993, massacrarono il Giudice Giovanni Falcone, pioniere della lotta contro la mafia e due mesi dopo, il suo amico Paolo Borsellino.

Dietro a queste stragi si nascondeva un mandante di Stato, una regia occulta che guido’ la mano assassina di Cosa Nostra, la mafia Siciliana?

Su questi massacri vi era sempre stato dei vizi d’ombra, l’ipotesi piu’ agghiacciante, fa capolino, in Italia, attraverso le dichiarazioni dei pentiti, fino al Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, che dice ” la mafia non era la sola ad avere interesse ad eliminare Giovanni Falcone ” o che gli attentati del 1993 hanno aperto una strada ad una ” nuova entità politica “.

Toto’ Riina detto ” U CURTU ” il capo di Cosa Nostra, fu condannato, nel 2002 come mandante, eppure…, se Riina e’ certamente il mandante siciliano di questi omicidi, e non è mai stato trovato il mandante italiano, politico, quello che, con Cosa Nostra, ha pianificato questi attentati di Palermo nel 1992 poi quelli del continente nel 1993, ci dissero che gli autori mafiosi erano i corleonesi, e solo loro sono stati catturati e condannati.

Poco dopo, affiora un’ altra verità: la mafia siciliana di Riina sarebbe stata il braccio armato di un altro potere, strumentalizzata per fare il lavoro sporco.

Dopo la morte di Falcone e Borsellino, questa ” mafia militare ” e’ stata annientata da una repressione senza precedenti dallo Stato Italiano.

Oggi sempre piu’ elementi iniziano a far pensare ad un complotto di Stato… soprattutto il ripetersi sui luoghi dei massacri, di ” presenze estranee ” a Cosa Nostra – Agenti dei Servizi Segreti Italiani.

Reporter

( Freelancer Valter Padovano )

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