#GoldmanSachs comanda il mondo!

 https://www.youtube.com/watch?v=fBdMvck7_m8
Si sono insediati!
L’Elite (Finanza) che domina e ci regala la “Globalizzazione”.
Un solo comandate e tutti “scatole vuote”, trattati come tali, presi a calci.
Pensavate di aver raggiunto la civilta’? era una “chimera”.
Torniamo indietro:
livellati, maltrattati, sfruttati da un Gruppo di Potere, di cui nessuno parla.
Presto andremo alle #Elezioni. Non cambiera’ nulla, chiunque vada al governo.

Vi toglieranno tutto!

Mi riferisco ai partiti tradizionali:

ma questi ci sono o ci fanno?
Non e’ percepibile il minimo sforzo da parte della #casta politica di cambiare le cose!
Ancora #privilegi, #sprechi, #ruberie, #poltrone, il solito minestrone di #abusi a danno dei cittadini.
Bisogna salvare la nazione, non i partiti.
Bisogna salvare i cittadini, non la politica.
Bisogna ridisegnare le regole sociali e civili!!!!
Andatevene, mascalzoni che continuate a massacrare i cittadini con tasse e imposte esagerate!
In Ita(G)lia crescono solo: disoccupazione, debito pubblico, insicurezza, crimini,
fallimenti, clandestini, frustrazioni, suicidi, affini e correlati.
Vogliono applicare l’Art. 43 della Costituzione e presto lo faranno, perche’ non sanno fare altro che espropriare le ricchezze altrui, non essendo capaci di produrre nulla. Sono inetti, inutili, dannosi e pericolosi!

 

 

 

 

Fate sentire la vostra voce! Ciao da Beppe Grillo.

Fate sentire la vostra voce! L’Italia sta crollando. Non è una previsione, è una certezza. Chiunque sia stato colpito dal morbo della disoccupazione, dello sfratto, della chiusura della sua azienda lo sa. La vostra voce è esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle. Poi è diventata più flebile. L’Italia potrà cambiare solo grazie a voi, alla vostra partecipazione, al vostro sdegno. Non perdete la capacità di incazzarvi, non dovete.
Fate sentire più forte la vostra voce a chi ha distrutto il Paese, ai ladri, ai corruttori, ai politici prescritti, ai mafiosi. Io ho una voce sola, ora roca, dopo centinaia di comizi. I media, portavoce del Sistema, hanno attaccato con una violenza inaudita il MoVimento. Le grandi firme, i grandi registi, cantanti pataccari, conduttori e artisti di partito, si sono scatenati contro chi li avrebbe spazzati via dalle poltrone del Regime.
Fate sentire vostra voce alta e forte o l’Italia sarà perduta. Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo contro la partitocrazia, la massoneria, il sistema bancario, la BCE, la criminalità organizzata, contro tutti i media. Senza di voi, vinceranno loro. Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese espropriato di ogni cosa, dalla sovranità territoriale, a quella monetaria, a quella economica, alla rappresentanza in Parlamento. Un Paese che perde le sue imprese a ritmo impressionante, con le autostrade che si svuotano, i giovani che emigrano, che si sta giocando il futuro. Tenuto sotto sedazione da giornali e televisioni che fanno impallidire la censura sotto il fascismo.
Fate sentire la vostra voce! La vostra voce è fondamentale, tiratela fuori nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali. Ovunque ci sia qualcuno da informare, una verità da gridare. Stampate volantini, diffondeteli, fate banchetti, tenete comizi anche di fronte a poche persone. Non abbassate mai la testa. Nessuno di questi predatori impuniti e dei loro lacché nei media vi può dare lezioni. Loro sono la causa dello sfascio. La realtà è intorno a voi: raccontatela! Nessuno verrà a salvarvi se non cercherete di salvarvi da soli. Siete nove milioni di voci a cui è stata negata la democrazia, esclusi da qualunque decisione parlamentare, come dei paria.
Fate sentire la vostra voce! Il Sistema sa che se vincerete sarà distrutto per sempre con conseguenze inimmaginabili come fanno presagire MPS e il processo di Palermo per i rapporti Stato-mafia. Lotta per la sua sopravvivenza come una bestia ferita. Con il vostro voto avete cambiato la Storia del Paese. Ma è solo un inizio. Ovunque voi siate, fate sentire la vostra voce. Ognuno di voi è importante. Io ho una voce sola. Ciao.
(Beppe Grillo)

“La Rivoluzione” si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello. (Paolo Borsellino)
(NdR)

Le Banche e loro moneta elettronica

Il sistema bancario é la causa principale di ogni male sociale.
La moneta #elettronica e gli improbabili #capitali delle banche, innescano delle bombe ad orologeria, che da un lato incentivano una modesta economia, al netto della alta #tassazione, ma dall’altro lato offre l’occasione, sempre più frequente, al fenomeno della #bancarotta fraudolenta ovvero crack bancario #fraudolento, con sparizione di milioni di euro e impunita’ sistematica per gli artefici protetti da leggi garantiste. Tutto questo é inaccettabile. La politica pensi a fare leggi severe e non a tutelare questi #criminali responsabili di eclatanti #frodi a danno dell’economia #reale e colpevoli dell’aumento delle #disuguaglianze e della #criminalita’.

GRANDE GIORNO! VIENE ASSOLTO IL PINAROLESE RICCARDO RAVERA

ASSOLTO IL PINAROLESE RICCARDO RAVERA ” ARCIERE ” AVEVA ARRESTATO TOTO’ RIINA. GIUDICI CONTRO I TEOREMI

05/12/2017 – Oggi è un gran giorno per l’Italia, per ” Arciere ” Riccardo Ravera con il quale nel 1993 con il Capitano Ultimo aveva messo le manette al capo dei capi, Toto’ Riina.

Oggi è un gran giorno anche per l’ex Crimor per chi ha voluto fermare la Crimor, per chi ha voluto cancellare la Crimor, per chi ha voluto distruggere la Crimor e i suoi uomini.

La Crimor resterà per tutti il simbolo della lotta alla mafia. Sicuramente ne uscirà sconfitta anche la mafia e per chi ha tentato di affondare ” Ultimo ” con tutti i suoi ragazzi valorosi bèh, oggi devono sapere che non sono riusciti ne a sconfiggerli e ne ad affondarli.

Ne escono sconfitti sicuramente chi voleva essere primo, per chi voleva comandare, per chi voleva la noterietà per far carriera. Costoro hanno perso.

Oggi è anche un bel giorno per la vera giustizia e per quei Giudici che si erano basati solo sui teoremi ma non sui fatti cioè le carte con le prove, questo sicuramente fa onore all’Italia.

Si la notizia è vera è stato davvero assolto! giustamente in questi casi il condizionale è d’obbligo e ci viene spontaneo dire a questo punto ” e adesso chi ripaga il Maresciallo Aiutante, Sostituto di Pubblica Sicurezza dei Carabinieri, Riccardo Ravera ” Arciere ” colui il quale nel 1993 con il Capitano Ultimo aveva messo le manette al capo dei capi della mafia, Toto’ Riina?

Chi ripagherà Ravera dell’arresto, avvenuto nella sua casa di Piscina il 17 Marzo 2008? Un arresto che ieri 05/12/2017 si era dimostrato errato, farlocco, figlio basato per i giudici solo su teoremi o, forse della conseguenza di altre motivazioni che vanno al di là di un semplice teorema giudiziario.

Un ” alto livello ” che aveva già coinvolto, negativamente il Capitano Ultimo, ovvero colpiti, ma non affondati, alcuni carabinieri che avevano agito seguendo la giustizia.

Il coraggio di non proteggere Riina, il coraggio di agire a dispetto dei Servizi Segreti, dei politici, degli ” alti comandi ” con l’unico vero scopo di consegnare alla giustizia un sanguinario mafioso.

Questo è Riccardo Ravera un Maresciallo dei Carabinieri che ha subito un arresto, una condanna in primo grado nel 2011 e una gogna mediatica indecente.

Un militare che ha sempre fatto il suo dovere, con professionalità, competenza e coraggio.

Quello stesso coraggio che gli ha permesso di affrontare un arresto, il carcere ai domiciliari, subire 30 udienze in Tribunale a guardare sempre dritto negli occhi tutti: dai PM che lo accusavano, ai cittadini che incontrava per strada.

Ieri, i Giudici Prunas Tola, Ceravone, Rivello della Corte d’appello di Torino, 4 Sezione, hanno assolto Riccardo Ravera ribaltando la sentenza del 2014.

Assolto dall’accusa di falso, di aver preparato una falsa relazione su un furto di mobili avvenuto nella palazzina di Caccia di Stupinigi nel 2004.

Furto organizzato da un gruppo di Sinti di Carmagnola. Ravera, da bravo investigatore, era riuscito a individuare in Adraino Decolombi una “ fonte ” ( fu redatta una relazione interna su questa vicenda ) per risalire agli autori del furto e al ritrovamento dei mobili antichi.

( Operazione che avvenne grazie a un incessante lavoro investigativo fatto con competenza.

Forse Ravera era troppo bravo in un mondo di mediocri ).   Lo stesso Decolombi ( coinvolto nella vicenda ) confermò quanto dichiarato da Ravera.

Ieri dei Giudici hanno firmato una sentenza che fa onore all’Italia, Giudici che non si son basati su teoremi ma sui dati di fatto, sulle carte. Dopo tanto fango finalmente una luce di verità.

Già, ma chi ripagherà Ravera di tutto il fango che gli è stato gettato addosso? Chi lo ripagherà di aver lasciato l’Arma dei Carabinieri? Chi lo ripagherà delle umiliazioni subite, della sofferenza della sua famiglia?

Ravera è rimasto l’uomo di sempre, non cerca vendette, ma a una nostra domanda così risponde: “ Voglio ringraziare i giudici che hanno deciso sui fatti e non sui teoremi ”.

Questo è Riccardo Ravera.

Finita la storia? Forse no perché a qualcuno piacerà opporsi a questa sentenza e ricorrere in Cassazione.

Nella foto potete vedere  Riccardo Ravera ( a destra ) in servizio a Pinerolo. Con lui l’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Pinerolo Massimiliano Puca

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

La decima

Quello che chiede la Chiesa è una corresponsabilità concretizzata in un apporto libero e volontario, frutto della fede.

Quanto denaro devo dare alla Chiesa in base al concetto della decima? Nella mia parrocchia lo stanno chiedendo, e non so quanto offrire…

In ambito civile, fin dall’epoca romana, la decima era un’imposta (del 10%) che si pagava in ragione di una controprestazione, per un’autorizzazione a svolgere un lavoro, per il diritto di usare un terreno, ecc.

L’origine della decima è molto antica, perché in ambito religioso se ne parla già nell’Antico Testamento.

La decima era il 10% o i primi dieci frutti o la decima parte dei prodotti offerti a Dio, e forse è stata istituita evocando simbolicamente i dieci comandamenti. Secondo la legge mosaica, la decima era obbligatoria.

In base all’etimologia, la parola “decima” veniva intesa come la decima parte dei frutti che provenivano dalle campagne e dagli animali, ma attenzione perché si parla solo di prodotti (olio, grano, vino…) e non di denaro.

Biblicamente parlando, la decima non è quindi mai stata un’offerta a Dio in denaro, ma in beni (Levitico 27, 30-32; Malachia 3, 8-10), e ai tempi di Esra si parla solo delle decime di cereali e frutti.

Si sa che la prima decima che appare nella Bibbia è quella data da Abramo al sacerdote Mechisedech in segno di gratitudine (Genesi 14, 20).

In seguito è stata istituita la decima a favore dei sacerdoti leviti. Dio ha portato il suo popolo nella terra promessa, e lì ha suddiviso la terra tra le undici tribù. Visto che la tribù dei leviti avrebbe dovuto dedicarsi al servizio del culto a Yahvè, le altre tribù avrebbero dovuto dare la decima per sostenere il sacerdozio ebraico, che doveva sostentarsi fino all’arrivo del Messia.

La decima era quindi il modo di sostenere la tribù israelita di Levi che non poteva possedere terre. Visto che il suo compito era dedicarsi al servizio del tabernacolo, era rimasta senza terra quando era stata ripartita quella di Canaan (2 Cronache 31, 5-19). “Ai figli di Levi io dò in possesso tutte le decime in Israele per il servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno” (Numeri 18, 21).

Quello che riceveva la tribù di Levi da parte del popolo ebraico era il 10% di quello che davano tutte le altre tribù di Israele. La decima doveva essere amministrata non solo per il servizio di culto, ma anche per le opere di carità (Deuteronomio 26, 12-13).

Per il libro del Levitico, quindi, la decima è un’imposta a beneficio del tempio, secondo il libro dei Numeri un’imposta a favore dei leviti, per il Deuteronomio un banchetto festoso davanti a Yahvè in cui la decima (in beni) viene consumata, e ogni tre anni un’opera a favore dei bisognosi.

In ogni caso, la decima era una cosa propria ed esclusiva dell’Antico Testamento, del popolo ebraico e legata al culto “ufficiale”. Per questo nel Nuovo Testamento i cristiani non parlano della decima, né tantomeno è stata imposta.

Al giorno d’oggi c’è chi mescola le due alleanze come se fossero la stessa cosa. Ci sono persone che si ritengono cristiane ma in alcuni casi anche ebree per il fatto di chiedere la decima.

Se si desidera seguire la legge ebraica, bisogna fare tutto o niente: circoncidersi, non mangiare sangue, osservare il sabato, dare la decima e offrire olocausti…

A una persona non era permesso di scegliere quello che le piaceva dell’ebraismo e quello che non le piaceva, come se fosse una specie di menù religioso; non poteva scegliere cosa seguire e cosa rifiutare.

Una volta arrivato il Messia, nella persona divina di Gesù, Egli istituisce una nuova alleanza. Nel Nuovo Testamento c’è un Popolo Nuovo: la Chiesa cattolica, istituita da Gesù Cristo con i suoi apostoli e i loro successori (At 20, 28).

In questo nuovo patto non c’è più decima, perché non bisogna più sostenere il “sacerdozio” ebraico.

È per questo che, passando ora al Vangelo, la decima è un tema assente sia nella predicazione di Gesù che in quella apostolica. Né Gesù né gli apostoli hanno raccomandato, chiesto o fatto chiedere la decima.

Nella Chiesa non si vede più quest’ordine o obbligo di pagare la decima, chiedendo quello che esce dal cuore.

Di fatto, non esiste alcun riferimento biblico che dica a un cristiano che deve offrire la decima.

Nel libro degli Atti degli Apostoli (la storia dei primi anni della Chiesa) non si menziona la parola “decima” neanche una volta. Ci sono numerosi esempi di persone che hanno dato denaro di “cuore”, ma non si nomina mai la decima.

Paolo è molto chiaro, bisogna dare ciò che si può offrire e in modo spontaneo, perché Gesù stesso, istituendo la sua Chiesa, ha detto che quelli che vivevano per l’annuncio del Vangelo dovevano vivere del Vangelo (1 Co 9, 13-14; 1 Tim 5,18) e non del denaro dei fedeli.

Nel Nuovo Testamento si menziona la parola “decima” solo in tre occasioni, e in una triste relazione con i maestri della legge, molto criticati da Gesù (Lc 18, 12-14; Mt 23, 23; Lc 11, 42).

Sia chiaro: la comunità primitiva non si è finanziata con alcun tipo di decima.

Nella Chiesa cattolica non esiste la decima, né nel senso veterotestamentario né in quello di qualcosa di “imposto”; quello che la Chiesa chiedeva e chiede è una corresponsabilità.

Una corresponsabilità intesa come apporto libero e volontario, frutto della fede dei fedeli per far fronte alle necessità economiche di tutta la comunità ecclesiale.

Il quinto precetto della Chiesa indica il dovere di aiutarla nelle sue molteplici necessità materiali, ma ciascuno in base alle proprie possibilità. E “la Chiesa ha il diritto nativo di richiedere ai fedeli quanto le è necessario per le finalità sue proprie” (canone 1260).

In nessun documento ufficiale della Chiesa si menziona la possibilità della decima, e men che meno come una richiesta del 10% dello stipendio di nessuno. Non si chiede un contributo quotidiano né mensile, né si chiede di offrire un apporto con qualche regolarità o frequenza.

La Chiesa non esime dal dovere morale di contribuire a suo favore, perché è un dovere di giustizia (da non confondere con un dovere di carità, che è un’altra cosa); al contrario, ci insegna che il cristiano deve dare per amore di Cristo in base alle proprie capacità.

Quello che la Chiesa dice invece è che “i fedeli sono tenuti all’obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa, affinché essa possa disporre di quanto è necessario per il culto divino, per le opere di apostolato e di carità e per l’onesto sostentamento dei ministri” (canone 222).

La Chiesa, richiamando gli insegnamenti di San Paolo, ricorda il dovere dei fedeli di contribuire generosamente alle necessità della Chiesa in base alle proprie possibilità, ma il modo in cui si deve realizzare questo contributo non è definito da una legge uguale per tutta la Chiesa universale.

Le varie Conferenze Episcopali danno direttrici o la possibilità che i fedeli aiutino la Chiesa; ad esempio, in alcuni Paesi basta il consenso del cittadino perché lo Stato dia alla Chiesa una percentuale delle imposte del cittadino stesso.

Quello che la Chiesa non chiederà mai è il 10% obbligatorio dello stipendio di qualche fedele, e men che meno perché la decima esisteva nell’Antico Testamento.

Va ricordato che gli apporti dei fedeli, anche se rispettano sicuramente il quinto precetto della Chiesa, saranno sempre cifre simboliche, perché le necessità della Chiesa universale sono ingenti, urgenti e costanti.

L’importante, quindi, è che ciascuno dia con generosità: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia” (2 Cor 9, 7).

Fin dai tempi della Chiesa primitiva, noi cristiani cooperiamo al sostentamento dei fratelli. Come? Attraverso le collette.

San Paolo chiedeva ai cristiani di aiutare i fratelli di Gerusalemme che attraversavano una crisi: “Quanto poi alla colletta in favore dei fratelli, fate anche voi come ho ordinato alle Chiese della Galazia. Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare” (1 Cor 16, 1-2).

La misura è l’amore e la capacità di ciascuno. È un modo per restituire al Signore una piccola parte del tanto che ci dà sempre.

È importante sottolineare un aspetto: una cosa è il diritto della Chiesa di cercare forme appropriate di autofinanziamento per portare avanti il progetto salvifico di Dio, e un’altra molto diversa che bisogna respingere è l’affanno per il lucro a costo della buona fede della gente e la manipolazione biblica di alcuni per raggiungere i propri fini.

Ciò vuol dire che una cosa è vedere quali erano l’uso e il senso della decima nell’Antico Testamento, e un’altra è usare passi biblici perché la gente creda nella vigenza della decima e consegni il 10% del suo stipendio.

I leader delle confessioni protestanti sbagliano esigendo la decima, perché quel famoso 10% in denaro dello stipendio non viene mai menzionato nella Bibbia. La decima come viene indicata oggi dalla maggior parte delle sette, ovvero dare il 10% delle proprie entrate in denaro, non esiste nelle pagine della Bibbia. Questi leader sbagliano per tre motivi:

1.- In primo luogo ricorrono a citazioni dell’Antica Alleanza, e di Malachia, per far credere alla gente che chiedere il 10% dello stipendio sia qualcosa di biblico.

2.- In secondo luogo, perché la decima dev’essere solo ed esclusivamente intesa come un’offerta in beni, in alimenti, frutta o animali.

3.- In terzo luogo, perché la decima è solo un’istituzione del popolo di Israele, una legge per gli israeliti dell’Antico Testamento. Noi siamo il popolo della Nuova Alleanza e non siamo ebrei, né apparteniamo ad alcuna tribù di Israele.

È per questo che quello che fanno i leader di qualsiasi gruppo cristiano esigendo la decima esercitando pressioni sui fratelli non viene da Dio. “Considerano la pietà come fonte di guadagno” (1 Tim 6, 5).

fonte: https://it.aleteia.org/2016/01/08/quanto-denaro-devo-dare-alla-chiesa-in-base-al-concetto-della-decima/

IL COL. SERGIO DE CAPRIO SENZA SCORTA. I COLLEGHI LO AIUTANO. Cap 10

I COLLEGHI: ” LO PROTEGGEREMO NOI “

” Andremo a prenderlo all’aeroporto, lo accompagneremo in albergo, lo seguiremo ovunque “.

Ad ottobre, nei giorni in cui è tornato alla ribalta la presunta trattativa  del ” papello ” tra lo stato e Cosa Nostra per far cessare la stagione delle stragi di mafia.

Quell’anno al Colonnello Sergio De Caprio gli viene revocata la scorta, quindi era ormai privo di protezione e cosi’ ora, quella protezione assicurata fino a tre anni fa all’ex Ufficiale del ROS  viene di nuovo assicurata ” in forma privata ” dai colleghi del Nucleo Scorte del Comando Provinciale di Palermo.

Liberi dal servizio e con le proprie autovetture ( pagando anche la benzina, s’intende ). I 120 militari del Reparto hanno deciso di alternarsi per coprire i turni per quando il Colonnello De Caprio ( che oggi lavora a Roma al NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri ) dovesse recarsi in Sicilia per servizio: andremo a prenderlo all’aeroporto lo accompagneremo in albergo, lo seguiremo ovunque, confermano i militari che hanno deciso di prendere un’iniziativa senza precedenti.

Il Tam – Tam,  tuttavia, sia raggiunto anche in altre regioni e non è escluso che anche altri Reparti dell Arma 
(Milano – Roma), si accostino alla decisione dei colleghi siciliani.

L’ARRESTO DI RIINA ( 15 GENNAIO 1993 ) E LA RITARDATA PERQUISIZIONE DEL COVO

La notizia della scorta privata assicurata dai colleghi al ” Capitano Ultimo ” diffusa dal delegato del Cobar Sicilia ( il sindacato dei carabinieri, ndr ) Alessandro Rumore  ha certamente delle ricadute e negli ambienti vicini all’Arma viene letta come un forte segnale di solidarietà verso De Caprio che ha spesso fatto parlare di sé per i contrasti avuti con i superiori nell’Arma e con la magistratura inquirente.

Lui, infatti, non è solo l’eroe del passato che con la sua squadretta mimetizzata è riuscito a mettere le manette ai polsi del boss dei corleonesi. ” Ultimo ” è tornato di recente al centro dell’attenzione quando, lo scorso 6 novembre, ha appreso che Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, aveva deciso di querelarlo: il motivo del contendere è sempre l’arresto di Riina che avvenne, secondo la versione di Ciancimino jr, solo ” perché venduto da Provenzano “.

A questa ricostruzione, De Caprio, che all’epoca era sotto il comando del colonnello Mario Mori (Ros), ha risposto a modo suo: ” Ciancimino? Un servo di Riina “.

Ma per il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo questo va oltre il diritto di critica: ” Ciascuno ha il diritto di esporre il proprio pensiero ma le offese sono un’altra cosa “.

Contrasti con la procura di Palermo

Intervistato dalla trasmissione «Chi l’ha visto?» di Federica Sciarelli, il 6 novembre scorso, De Caprio ha dato la sua ricostruzione, dalla quale emerge quanto meno un forte contrasto con la magistratura su metodi investigativi da seguire: ” Nessun mafioso, nessuna persona ci ha mai indicato il covo, l’abitazione dove abitava Totò Riina… Per avere commesso questa “grave azione” sono stato anche processato e assolto: basta leggere la sentenza di assoluzione per rendersi conto che quell’arresto e le azioni collegate si sono svolte in maniera legittima e trasparente senza inganno alcuno verso la procura e senza alcuna trattativa.

Dunque chi parla di trattativa e di accordi è solo un vile, uno dei tanti vili servi di Riina…

La verità che ho ripetuto in ogni sede è che l’arresto di Riina è stato ostacolato dalla Procura di Palermo e oggi capisco che ha dato fastidio a tutte quelle persone che evidentemente avevano interesse a tenere in libertà Riina… gli stessi che hanno isolato e ucciso professionalmente Giovanni Falcone, gli stessi che hanno isolato Paolo Borsellino, poi fisicamente ammazzati dai sicari di Cosa Nostra.

Ecco, c’è anche tutto questo, compresa la storia mai chiarita fino in fondo della ritardata perquisizione del covo di Riina che dopo l’arresto fu setacciato dagli investigatori quando ormai era ” freddo ” da giorni, dietro la decisione dei colleghi carabinieri siciliani di schierarsi in modo plateale dalla parte del ” Capitano Ultimo “.

Il Cocer Sicilia

Dunque, senza scorta ( ormai da tre anni ) e molto esposto da un punto di vista mediatico, il colonnello De Caprio incassa ora la solidarietà dei 120 colleghi di stanza in Sicilia che sono disposti anche a rinunciare a un pomeriggio da trascorrere con  moglie figli pur di tutelare un ufficiale che in molti ritengono un eroe.

” La lodevole iniziativa “, spiega Alessandro Rumore (Cocer), ” è un chiaro segno alla mafia al fine di renderla edotta che il Capitano Ultimo non sarà mai lasciato solo allorquando dovrà intervenire nei processi contro Cosa Nostra “.

Gesti questi, incalza il delegato Cocer, ” che uniscono in un momento particolare per l’Arma dei carabinieri…”.

Interrogazione parlamentare

La vicenda della scorta tolta al capitano Ultimo è anche oggetto di una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno presentata dal deputato Nino Germanà ( Pdl ): ” “Sergio De Caprio è oggi un uomo solo, abbandonato dallo Stato che ha servito.

Per le mansioni attualmente svolte è senza scorta che possa tutelarlo e la mafia non dimentica.

L’assenza di una scorta a tutela del colonnello De Caprio appare tanto più incredibile in un momento in cui le oscure vicende legate alla strategia stragista di Cosa Nostra negli anni 1992- 1993 stanno riconquistando gli onori della cronaca…”.

Chissà, dunque, se il ministro Roberto Maroni ( Interno ), nel rispondere a questa interrogazione, dovrà anche affrontare il tema delicato della ” tutela privata ” assicurata a De Caprio dal reparto scorte di Palermo fuori dall’orario di servizio e con mezzi propri.

Un’iniziativa, questa, che potrebbe imbarazzare il Viminale. Al punto da far scattare richiami e sanzioni disciplinari all’interno dell’Arma.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

UN CLAMOROSO CASO DI ERRORE GIUDIZIARIO Cap.9

IL RUOLO NELL’ERRORE GIUDIZIARIO DEL CASO BARILLA’ Cap.9

Il Capitano Ultimo partecipò al pedinamento e all’arresto nel 1992 di Daniele Barillà, l’imprenditore di Nova Milanese, che ottenne, in seguito alla revisione del processo, un risarcimento di quattro milioni di euro per l’ingiusta detenzione durata oltre 7 anni.

Vittima di uno dei più clamorosi casi di errore giudiziario emersi in Italia, Barillà fu erroneamente considerato dai carabinieri, un trafficante di droga, ma l’equivoco era stato generato da uno sbaglio durante un pedinamento sulla tangenziale e strade limitrofe di Milano.

La Fiat Tipo amaranto (alla guida si trovava Barillà) infatti era uguale per modello colore anche per numero di targa a quella di un vero narcotrafficante.

La vicenda è stata poi ricostruita, quindi era l’uomo sbagliato…. Nell’intera vicenda del caso Barillà, non emersero responsabilità disciplinari per l’incarico che era stato dato al Colonnello Ultimo.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

ASSOLUZIONE AL PROCESSO DI “COSA NOSTRA” Cap.8

Sergio De Caprio, fu rinviato a giudizio su richiesta del Sostituto Procuratore di Palermo Dr.Antonio Ingroia. Fu poi prosciolto dall’accusa di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra.

Quell’indagine fu avviata dalla Procura per accertare e per trovare le prove e gli eventi che portarono alla ritardata perquisizione del covo di Salvatore Riina, infatti, dopo l’arresto del boss, i carabinieri della Territoriale di Palermo erano pronti a perquisire l’edificio, ma sia Ultimo che il ROS, ritenendo di poter proseguire l’indagine che era già in corso per individuare le attività criminali dei fiancheggiatori del boss arrestato per disarticolare completamente l’organizzazione, chiesero subito la sospensione della procedura  per ” esigenze investigative che fu concessa dalla procura – stando a quanto afferma l’allora Procuratore Caselli – ” intanto in quanto fosse garantito il controllo e l’osservazione dell’obiettivo ” peraltro, come riportato nelle motivazioni della sentenza del processo, era ben chiaro dall’inizio sia ai carabinieri sia al Procuratore che, decidendo di non procedere alla perquisizione si assumeva un rischio, investigativo motivato dal raggruppamento di un obiettivo superiore.

Lo stesso Tribunale di Palermo sentenzia: ” questa opzione investigativa ( la ritardata perquisizione ndr ) comportava evidentemente un rischio che l’autorità scelse di correre, condividendo le valutazioni espresse dagli organi di Polizia Giudiziaria, direttamente operativi sul campo, sulla rilevante possibilità di ottenere maggiori risultati omettendo di eseguire la perquisizione, nella decisione di rinviare appare, difatti, logicamente, insita l’accettazione del pericolo di una eventuale dispersione di materiale investigativo eventualmente presente nell’abitazione, che non era stata ancora individuata dagli in Investigatori, dal momento che nulla avrebbe potuto impedire a ” Ninetta ” Bagarella ( moglie di Riina, ndr. ), che dimorava, o ai Sansone, che dimoravano in altre ville ma nello stesso comprensorio, di distruggere  od occultare la documentazione eventualmente conservata da Riina – cosa che in eventuale ipotesi avrebbero potuto fare anche nello stesso pomeriggio del 15 Gennaio, dopo la diffusione della notizia dell’arresto in conferenza stampa, quando cioè il servizio di osservazione era ancora attivo od anche a terzi che, se sconosciuto agli Investigatori avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti.

L’istruzione dibattimentale ha, al contrario, consentito di accertare che il latitante non fu consegnato dai suoi solidali, ma localizzato in base ad una serie di elementi tra loro coerenti e concatenati che vennero sviluppati, in primo luogo, grazie all’intuito investigativo del Capitano Ultimo, Sergio De Caprio “.

I carabinieri definirono la sospensione dell’osservazione  a una ” iniziativa autonoma della quale la Procura era stata informata ” secondo poi delle varie testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, un gruppo di affiliati alla mafia entrò indisturbato portando in salvo i parenti del boss, svuotando la cassaforte e verniciando le pareti per cancellare le impronte.

Tuttavia tali dichiarazioni, giudicate ” frutto di una ricostruzione certamente autorevole, ma nello stesso tempo insufficiente per trarre definitive conclusioni ” dallo stesso Ingroia il PM  che aveva sostenuto l’accusa nel relativo procedimento nel corso di un vero e proprio dibattimento.

Inoltre nessuno di detti collaboratori ha mai dimostrato di aver personalmente verificato il contenuto della cassaforte, o quantomeno, di conoscere esattamente quanto conservato all’interno della stessa.

Il processo si concluse con l’assoluzione ” perchè il fatto non costituisce reato “. Questo pur ritenendo possibile la sussistenza di una erronea valutazione dei propri spazi di intervento da parte degli imputati, e di presunte gravi responsabilità disciplinari per non aver comunicato alla Procura la propria intenzione di sospendere la sorveglianza a seguito dell’esame della sentenza non fu rilevata alcuna responsabilità disciplinare a carico di Sergio De Caprio cosi’ la sentenza non più appellabile dalla Procura della Repubblica di Palermo che per altro aveva anch’essa richiesto l’assoluzione definitiva l’11 Luglio 2006.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO