L’invasione continua

Ricordate come è cominciata. Renzi che simulava preoccupazione sull’immigrazione, lamentava l’eccesso di zelo delle ONG e minacciava di chiudergli i porti.
Settimane dopo hanno scritto un codice di condotta, destando gran clamore… e poi lo hanno trasformato in “raccomandazione”.

Germania, Belgio, Austria, Ungheria hanno pubblicamente esortato a chiudere a tutta l’immigrazione, fermarla in Libia.
Invece il Governo rifiuta con sdegno, si inventa immaginifici impedimenti, coglie pretesti per indignarsi, protesta la mancata “solidarietà” UE, vorrebbe se li prendessero loro, “minaccia” di tagliare fondi.

Avete capito? Assumono l’iniziativa mediatica. Spostano sull’Europa cattiva. Chiedono l’assurdo. Si tronfiano di superiorità morale. Fanno gli spavaldi. Sviano sulle responsabilità.
Mentre in realtà, non è mai stata loro intenzione rallentare sull’immigrazionismo.

Giocolieri di balle. Cazzari professionisti.
Si esibiscono ogni giorno. Li puoi vedere alla TV.
Una pagliacciata dietro l’altra. Farsa dopo farsa.
Miliardi su miliardi. Sempre più a fondo.

UN MIGLIAIO DI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLA MAFIA DESTINATI AI COMUNI

Sono 1303 i beni immobili sottratti alla mafia destinati ai comuni pugliesi dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Il dato è stato presentato a Lecce, nel corso della conferenza di servizi per la presentazione del progetto ” OPEN Re.G.I.O.”, a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Agenzia, Ennio Mario Sodano.

Si tratta per la metà di terreni ( 617 ), poi abitazioni ( 452 ), unità immobiliari a destinazioni commerciali ( 137 ) e altre unità immobiliari ( 91 ).

Attualmente la provincia in cui risultano più beni sequestrati ” in gestione ” e Lecce ( 281 ) seguita da Bari ( 248 ), Taranto ( 245 ), Bat ( 243 ), Foggia ( 149 ), Brindisi ( 134 ), in provincia di Lecce il comune che ha il maggior numero di immobili destinati e Copertino ( 40 ) seguita da Lecce ( 36 ), Lequile ( 30 ).

Per quanto riguarda gli immobili in gestione, il primato spetta invece a San Donato ( 59 ), Squinzano ( 50 ), Lecce ( 38 ), Casarano ( 28 ).

Per quando riguarda le aziende destinate a partire dall’introduzione delle misure patrimoniali di confisca, sono 64, pari al 7,31% delle 876 aziende su base nazionale.

La provincia in cui esiste il maggior numero di aziende è Bari, seguita da Brindisi, Taranto, Lecce e Foggia.

Le aziende sequestrate già in gestione, invece, sono 175, anche in tal caso con prevalenza a Bari, dove sono presenti ( 60 ).

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAFIA. TOLTA AL BOSS ANCHE LA FERRARI SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO

Da oggi parliamo di sequestri di beni avvenuti in Puglia negli ultimi anni, grazie a capillari e attente indagini Investigative. Sono stati sequestrati alla mala di Gravina in Puglia un milione e mezzo di euro a tanto ammonta l’ulteriore sequestro antimafia nei confronti del Clan Mangione, disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo ed eseguito questa mattina dai Carabinieri di Altamura.

Tra i beni sequestrati anche una ferrari e un audi divenuta auto blu del tribunale di Bari mentre la ferrari viene messa all’asta.

Solo poco piu’ di un mese fa, il 25 febbraio, la stessa organizzazione criminale era stata colpita da un provvedimento analogo, solo che in quell’occasione furono sequestrati 98 beni immobili, quattro società tre auto e depositi bancari in otto diversi Istituti di Credito per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Lo stesso clan aveva subito quattro mesi fa un altro maxi sequestro per circa dieci milioni. Ancora una volta principale destinatario della misura patrimoniale è Raffaele di Palma, 59 anni pluripregiudicato con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato all’estorsione, al traffico illecito di sostanze stupefacenti, omicidio e usura è stato coinvolto, in questi anni nelle operazioni antimafia ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

L’indagine finanziaria a suo carico ( che nello scorso febbraio ha portato all’ingente sequestro – operazione ” secondopiano ” ) ha dimostrato che il tenore di vita e l’immenso patrimonio a disposizione del presunto boss, a fronte di esigui redditi dichiarati, non potevano che essere riconducibili a una attività criminale.

Oggi ” 01 aprile 2011 ” sono stati a Di Palma sequestrati numerosi oggetti in oro come orologi, gioielli, diamanti e altri preziosi  ( custoditi in un caveau ) per un valore di circa 50 mila euro, altri depositi bancari e assicurativi per poco più di un milione di euro, e due lussuose auto ( una nuovissima Audi A8  4.2 TDI  e una Ferrari 599 GTB ” Fiorano “.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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L’OFFENSIVA DEI CLAN: IN PUGLIA UN ARCIPELAGO DI SETTANTUNO COSCHE

Adesso voglio parlarvi di un argomento che deve far riflettere tantissimo riguarda le varie cosche che si trovano qui in Puglia.

La rete è proprio fitta delle tante organizzazioni di criminalità tra la provincia di Bari, Foggia e Lecce, che sono state individuate nella regione dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nella sua relazione semestrale disegna un ritratto molto fosco d’un territorio preda della criminalità diffusa.

Il Primato lo ha Foggia con ben 18 clan, segue poi Bari con ben 12 clan uno scenario abbastanza frastagliato, e quindi per certi versi ancora più preoccupante; la Puglia, ha una costellazione di Clan capaci di riciclarsi: investendo le ingenti somme di denaro lucrato con le tradizionali fonti di finanziamento e tessendo una vera e fitta ragnatela di complicità e connivenze per garantirsi una facciata di legalità e si fa per dire.

Questo e quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata Pugliese.

Il dossier è stato trasmesso al Parlamento, si riferisce al secondo semestre del 2014 che racconta assetti e strategie delle cosche in Puglia che rimane una regione ad alto rischio.

La DIA precisa che si tratta di una ” realtà ” caratterizzata dall’esistenza di una pluralità di gruppi che interagiscono tra loro in equilibrio instabile “, ma gli Investigatori, ugualmente sono riusciti comunque a tracciare una mappa ben precisa e dettagliata per ogni spicchio di territorio: a Foggia e provincia sono presenti 18 organizzazioni criminali, a Bari 12 ( ma altre 14 nei paesi della provincia ), 7 nella BAT, 5 sono a Brindisi, 4 a Taranto, 11 a Lecce.

Uno scenario molto preoccupante, considerato che tra affiliati e cosiddetti ” favoreggiatori ” sono inevitabilmente migliaia i soldati reclutati dalla mafia.

Nella relazione vengono analizzate i nuovi affari della criminalità organizzata pugliese, che ha in parte accantonato dico solo in parte il contrabbando, non rinuncia al traffico di droga ma punta sul traffico di rifiuti, sull’infiltrazione nel sistema degli appalti e sulla pirateria alimentare.

Proprio la contraffazione dei prodotti tipici costituisce secondo la DIA uno degli affari principali delle cosche, una leva importante in un ingranaggio che muove un fiume di denaro e alimenta la nuova frontiera economica della criminalità organizzata.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BENI CONFISCATI ALLE MAFIE: SINTESI DELLE NORMATIVE STATALE REGIONALE

Adesso vi spiego un pò l’ambito della legislazione contro le mafie e le varie misure riguardanti i sequestri dei beni delle organizzazioni mafiose che rivestono una notevolissima importanza perchè volte a colpire il patrimonio accumulato illecitamente dalle organizzazioni criminali che io oserei dire che sono varie le organizzazioni mafiose e criminali.

Da questo punto di vista non si vuole tanto colpire il soggetto socialmente pericoloso quanto sottrarre i beni di origine illecita dal circuito economico dell’organizzazione criminale.

Queste misure di prevenzione, furono introdotte per la prima volta nel 1982 con la legge Rognoni – La Torre ( legge n° 646 del 1982 ) che furono oggetto nel corso degli anni di numerose modifiche al fine di superare tutte quelle difficoltà che venivano applicate per rendere molto più snelle ed efficaci le procedure.

Cercherò di sintetizzare i vari aspetti principali del codice antimafia ( decreto legislativo n° 159 del 2011 ) che, come detto, è il risultato dei diversi provvedimenti che si sono poi succeduti nel tempo e questo ha facilitato la comprensione dei testi in vigore ( quindi, anche per questo motivo la Commissione bicamerale di inchiesta sulla mafia sollecitò una revisione del codice antimafia proprio nelle sedute che si sono avute il 21 ottobre 2014 e quella subito dopo del 22 ottobre 2014 ). Da queste due sedute si arrivò al provvedimento in materia adottati dalle regioni.

I PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E CONFISCA

ai soggetti destinatari dei vari provvedimenti di sequestro e confisca sono, tra gli altri, gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, coloro che sono dediti abitualmente a traffici delittuosi ovvero che vivono abitualmente con proventi di attività delittuose ( art.16 ).

In caso invece di morte possono essere invece applicate anche nei confronti dei loro eredi o aventi causa ( art.18 ). Competenti a proporre tali misure sono il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il questore e il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, che a tal fine effettuano tutti gli accertamenti necessari ( art.17 e 19 ).

Il sequestro quindi viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ritiene che essi siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego ( art.20 ).

Adesso arriviamo al termine del procedimento, cui partecipano anche gli eventuali terzi interessati – proprietari o comproprietari – il sequestro dovrà essere confermato entro un termine prestabilito da un provvedimento di confisca ( artt.23 e 24 ).

A questo punto quello che bisogna sapere che la legge prevede anche il c.d, ” sequestro per equivalente “, che andrà anche ad interessare altri beni di valore analogo, quando il destinatario delle misure di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni sottoposti a sequestro ( art.25 ).

Abbiamo un’ipotesi particolare, disciplinata dall’art.12 sexies del decreto legge n° 306 del 1992 con le modifiche urgenti che vengono apportate al nuovo codice di procedura penale beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona, risulta essere titolare o avere la disponibilità, in valore sproporzionato al proprio reddito.

Vengono poi dettate delle disposizioni per l’annullamento delle intestazioni fittizie a terzi ( art. 26 ). I provvedimenti di prevenzione patrimoniale che prescindono dall’avvio dell’azione penale ( art. 29 ).

Passiamo adesso al provvedimento di sequestro dove viene nominato un amministratore giudiziario che ha il compito di custodire, conservare ed amministrare i beni, anche al fine di incrementarne la redditività, e di predisporre apposite relazioni; in tale attività è assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, alla quale è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado ( artt.35 – 39 ). Sulla base delle proposte avanzate, il giudice assume le direttive generali in ordine alla gestione dei beni ( art.40 ).

LA DESTINAZIONE DEI BENI CONFISCATI

Arriviamo adesso quando si arriva alla confisca definitiva dei beni che vengono acquisiti e aggiunti al patrimonio dello Stato ( art. 45 ). Sarà poi l’Agenzia a deliberare in ordine di destinazione del bene, versando al Fondo unicoper la giustizia le somme di denaro, ivi inclusi quelli derivanti dei beni

I beni immobili invece sono mantenuti al patrimonio dello Stato ( per finalità di giustizia, ordine pubblico o Protezione Civile o per essere direttamente ovvero possono essere assegnati in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa.

Le aziende invece sono mantenute nel patrimonio dello Stato: L’Agenzia a questo punto può destinare all’affitto ( a titolo oneroso o gratuito, ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata ), alla vendita oppure alla liquidazione, quando altre due possibilità risultino impraticabili.

I relativi proventi confluiscono anch’essi nel Fondo unico di giustizia ( artt.47 e 48 ). Le norme specifiche vengono dettate per la tutela dei terzi, per la verifica dei crediti ed il loro pagamento
( artt. 52 – 62 ).

I PROVVEDIMENTI ASSUNTI DALLE REGIONI

Esse sono ad integrazione della normativa statale e di queste vengono ricordate i numerosi provvedimenti assunte proprio dalle regioni che, nell’ambito delle leggi volte a contrastare la criminalità organizzata  e a favorire percorsi di legalità, che hanno approvato misure volte a favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati, soprattutto attraverso diverse forme di finanziamento ( contributi, fondi, di rotazione, fondi di ammortamento prestiti ) per mettere su tutti quei progetti che servono al riutilizzo dei beni confiscati.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UNA STORIA TUTTA ITALIANA NELLA CONFISCA DEI BENI

Si direi proprio di si… è una storia tutta italiana quella dei beni confiscati alle mafie, dai demani regionali, poi dal 2010 passati in gestione alla nuova nata Agenzia per i beni sequestrati e confiscati ( ANBSC ).

Secondo l’Agenzia stessa, che ha un Sito Web dedicato, il totale sarebbe di 13.971 tra immobili e aziende, mentre secondo la relazione Garofoli ( presentata in parlamento nel gennaio 2014 ) sarebbe di 12.946.

Mistero assoluto, direi a questo punto, stando ai documenti parlamentari, su quale fine abbiano fatto gli oltre 7,2 milioni di euro stanziati nell’ambito dei PON Sicurezza – Programma Nazionale per promuovere la sicurezza nell’ambito delle linee guida europee, dei quali 6 milioni già liquidati, e che sarebbero dovuti invece servire per costruire un grande database per rendere fruibili i dati entro l’inizio del 2013.

La Relazione Antimafia recita che ad aprile 2014: ” Nei documenti che furono consegnati a questa commissione non è stato reso noto il motivo del ritardo, se non con un generico riferimento alla complessità del lavoro necessario “.

Vedesi Torino, Pavia, Genova il conteggio dei beni contribuisce anche il fatto che il loro status è suscettibile di numerosi cambiamenti, sia per la questione legata ai procedimenti giudiziari, sia per altre di natura gestionale.

Secondo invece di una recente relazione sulla consistenza dei beni, presentata in Senato a dicembre 2013 emergono alcuni aspetti interessanti sull’andamento delle confische, in totale i procedimenti di confisca sono in crescita tra il 2004 e il 2013 e hanno ormai complessivamente superato quota 2.400, con un picco nel 2011.

Andando piu’ nel dettaglio, tra il 2009 e il 2013 sono stati gli immobili ( appartamenti, aziende e immobili confiscati di questi si trovano in 94 province italiane su 110.

Invece la distribuzione sul territorio emerge in modo chiarissimo direi mettendo in fila ad esempio i dati sulle imprese: le prime cinque città interessate sono Palermo ( 394 ), Napoli ( 180 ), Milano ( 147 ), Roma ( 118 ), Reggio Calabria ( 108 ) di qui si evince come si sia costruita una ramificazione di veri e propri insediamenti di attività criminali, in maniera straordinariamente molto capillare.

La Direzione Investigativa Antimafia attribuisce al solo patrimonio confiscato tra il 1992 e il 2011 alle organizzazioni criminali ( ai sensi della legge 575/65 ) alla camorra, 216 alla ‘ndrangheta, 74 alla Sacra Corona Unita e cosche pugliesi, 103 milioni di quei beni sequestrati con sempre meno decreti di destinazione.

Reporter

Freelancer Valter Padovano

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LA CONFISCA DEI BENI A FINI SOCIALI

” La confisca dei beni appartenuti ai mafiosi e la loro destinazione ai fini sociali.

Riappropriarsi dei luoghi dove le mafie hanno compiuto orrendi delitti, come occasione di riaffermazione della legalità, di riscatto dei territori dai condizionamenti criminali, di rinascita e di concreta lotta culturale, oltre che patrimoniale, alle mafie “.

Parlare di lotta alla mafia significa dover affrontare un argomento abbastanza ampio e difficile, sia per quando riguarda cosa fare, sia per quanto riguarda il caso si dovrebbe fare molto di piu’.

Su di essa, ci sarebbero da dire moltissime cose, ma il tema che tratterò, riguarda i beni confiscati dallo stato e il loro utilizzo.

Per beni, intendo quelli mobili: denaro, conti correnti, conti in banca, automezzi, ville, imbarcazioni, motori, case, terreni, fondi di qualsiasi tipo aziende, alberghi e altro ancora.

Questi beni, in teoria, vengono dapprima sequestrati dalle Forze dell’Ordine, poi successivamente confiscati, quindi diventano proprietà dello stato.

Purtroppo questo come già ho spiegato nell’ argomento precedente non avviene sempre cosi’ o almeno non in tempi brevi, infatti il processo che va dal sequestro alla confisca e’ molto lungo e puo’ capitare anche che dei beni sequestrati parecchi anni prima, non siano ancora stati confiscati, a causa dei lenti processi burocratici.

Per l’organizzazione di questo tipo di beni, nel 2005, è nato il progetto ” beni confiscati ” grazie al Ministero dell’Interno nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno, per rafforzare ed ottimizzare lo strumento della confisca e delle misure di prevenzione patrimoniale.

Alla fine facendo una stima, ad oggi in Italia, si possono contare circa 25.500 beni sequestrati alla criminalità organizzata, solo 7.000 confiscati e tra tutti solo 3.000 hanno avuto una destinazione e quindi un riutilizzo per la società.

Secondo le Procure della Sicilia, a Trapani, su 80 beni confiscati, nessuno e’ stato assegnato o come a Siracusa dove non risulta nessun bene sequestrato e poi confiscato, come se la mafia non esistesse..

Ogni Comune a cui è stata assegnata una proprietà, decide la destinazione finale di quel bene che nella maggior parte dei casi si assegna in concessione, a titolo gratuito, a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossico-dipendenti.

Molti esempi ci sono in Campania, dove la maggior parte dei beni confiscati ( 713 su 1143 ), piu’ del 50% sono stati destinati in un certo senso non e’ piacevole perché comunque questo dato indica un’elevata presenza di crimine organizzato, infatti in Campania è seconda in Sicilia in beni confiscati.

Per cercare di riscattare quei territori dove la mafia ha colpito, tutte queste attività sociali, vengono concentrate in un punto ristretto, in modo che quei luoghi possano tornare a rivivere.

Infatti il vero problema non è la confisca dei beni, ma la restituzione di quei terreni tolti alle brave persone martoriate dai tanti sorprusi dell’illegalità.

Purtroppo tali problemi sociali, strano ma vero, derivano in parte dalle stesse persone sfruttate dalla mafia, perché l’unico modo per eliminare del tutto queste associazioni malavitose e denunciarle.

La maggior parte delle persone, testimoni di delitti o vittime stesse della mafia hanno paura di sporgere denuncia impedendo alle Forze dell’Ordine di porre fine alle ingiustizie.

Questo ” silenzio ” e’ chiamato comunemente OMERTA’, base fondamentale sulla quale il crimine organizzato fa leva, non solo tra i componenti di uno stesso gruppo malavitoso, ma anche tra la povera gente.

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Freelancer Valter Padovano

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C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ PUBBLICA

SANITA’ PUGLIA, PRESCRITTI 23 DEI 25 REATI CONTESTATI ALL’EX SENATORE A.T. IL PROCESSO PROSEGUE

Lo ha annunciato il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventuale colpevolezza di 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione. L’ex Governatore faceva parte di una ” cupola ” che fra il 2005 e il 2009 avrebbe ” illecitamente pilotato ” forniture e gare d’appalto nel settore sanitario.

Quasi tutti prescritti. Dei 25 capi d’imputazione nell’ambito del processo sulla malasanità pugliese, ben 23 risultano ormai estinti.

Lo ha annunciato in udienza il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventualità colpevolezza 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione quest’ultima legata ad un episodio risalente al gennaio 2009, contestati a 10 imputati.

Il Tribunale di Bari non ha tuttavia formalmente dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione, riservandosi di farlo alla prossima udienza del gennaio 2017.

In quell’occasione, peraltro, l’accusa – rappresentata dall’aggiunto L.G.B. e dal PM L.S. – citerà anche l’imprenditore barese G.P., imputato in altri processi sulla sanità pugliese.

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( Freelancer Valter Padovano )

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