BANCHE FINANZIANO I BOSS MA NON I CUSTODI DEI SEQUESTRI

PUGLIA: BANCHE E FINANZIAMENTI A BOSS CON REDDITO ZERO

Si… avete capito bene! Si finanziano i boss della malavita con mutui a sei zero, scoperti sui conti correnti e nessuna garanzia. Pareri favorevoli a leasing da decine di milioni di euro.

Da una parte le banche, dall’altra società intestate a mafiosi della zona. ” a fronte di tutti questi comportamenti, nel giro di 48 ore dal sequestro anticipato dei beni riconducibili ai mafiosi – denuncia il presidente della Sezione di Prevenzione del Tribunale di Bari, Francesca La Malfa – le stesse banche ci hanno revocato tutti i fidi ” lo aveva denunciato martedi scorso il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, durante la sua visita barese.

Ma alcuni esempi, raccolti dalla Sezione Misure di Prevenzione, danno a pieno la misura del fenomeno, giudicato preoccupante dalla parlamentare.

C’è il caso della Banca Popolare di Bari che aveva concesso alla società di costruzioni Filcam SRL, riconducibile al boss dell’Alta Murgia R.Di P. e S.S. ( e ad un terzo socio ) uno scoperto sul conto corrente di 600.000 Euro, senza alcuna garanzia, prendendo in pegno solo due libretti per 200.000 Euro complessivi.

Quei 600Mila Euro erano serviti, ha allertato l’amministratore giudiziario dei benefici ,mafiosi sequestrati e poi confiscati, Giampaolo Pulieri, ad acquistare una palazzina dei primi anni del ‘900, nel pieno centro di Bari, in totale stato di degrado e per la quale il Comune di Bari aveva approvato il progetto di recupero.

Peccato, però, che dopo il sequestro lo stesso amministratore abbia chiesto alla Banca Popolare un finanziamento di 400Mila Euro, offrendo un’ipoteca sull’immobile da costruire, e ricevendo un secco no.

” Ci hanno risposto che non siamo affidabili “. commenta Francesco La Malfa, che racconta il secondo, ecclatante caso, quello che riguarda Bancapulia: ” hanno dato un mutuo di due milioni di euro alla Nuova Invest Co. ( Società sequestrata il 21 aprile 2011 perchè riconducibile agli stessi Di Palma e Sorangelo ) avendo a garanzia una fidejussione omnibus, di 4 Milioni e Mezzo di Euro, intestata a Sorangelo, cassiere dei clan ” Mangione-Gigante-Matera ” attivo a Gravina in Puglia e zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia ” Canto del Cigno “, nel gennaio scorso è stato destinato di una nuova confisca di 50 Milioni di Euro, un tesoretto suddivisi in società di costruzioni, ristoranti e resort di lusso.

Alla fine a Sorangelo gli verranno restituiti tutti i beni sequestrati e confiscati in quanto lui con tutta la sua famiglia non è mafioso e non e’ neanche un pluripregiudicato e che gli hanno rovinato la vita per questo alto grado nella gerarchia della criminalità mafiosa quindi va anche risarcito per tutto quello che gli hanno fatto grazie anche all’aiuto del suo avvocato. Lo stato ha perso.

Sempre Bancapulia è protagonista di un altro singolare caso: ha dato parere favorevole a Leasing Immobiliare per 18 Milioni di Euro, alla stessa Nuova Invest Co, per l’acquisto del palazzo dell’ex Impdap a Bari.

La Sezione del Tribunale, presieduta da Francesca La Malfa, ha sequestrato un assegno bancario emesso a fronte di questo Leasing di un milione e 700Mila Euro.

L’assurdo si compie a sequestro avvenuto: ” proprio quando dovevamo trovare il modo di terminare la costruzione dei palazzi per soddisfare gli acquirenti – attacca il giudice – Bancapulia, Banca Popolare di Bari, Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve, Banca di Credito Cooperativo di Santeramo e Unicredit ci hanno revocato i fidi “.

Anche se poi va aggiunto, per consentire all’amministrazione giudiziaria di completare il cantiere ” Le Terrazze ” di Turi e consegnare gli appartamenti a chi, prima del sequestro aveva già versato una buona percentuale di denaro, la Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve ha concesso un milione di euro, con una ipoteca sul bene.

Quegli appartamenti sono stati portati a termine, proprio martedi, in occasione della visita della Commissione Antimafia, sono state consegnate le prime chiavi di casa a una coppia che l’attendeva da quattro anni, tutto questo mentre la stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari si trova anche a doversi pronunciare sui ricorsi contro i sequestri presentati dalle Banche, almeno una cinquantina in un mese, che chiedono un’ipoteca sui beni confiscati.

” Molto spesso, quanto si sente che un bene è stato confiscato, la si considera una cattiva notizia.

Se si trema, vuol dire che non siamo diventati ancora abbastanza credibili “, però quando lo stato fallisce e restituisce tutti i beni sequestrati allora vuol dire che non siete più credibili.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

DUE ARRESTI PER TRUFFA AGGRAVATA A GRAVINA IN PUGLIA

Gravina in Puglia

Il soggetto appartenente al Clan Mangione si procurava con facilità autovetture da un Sito Internet e metodicamente saldava con assegni scoperti.

Il truffatore era già noto ai militari. Parliamo di V.M. il 43 enne arrestato dai carabinieri della Stazione di Gravina in Puglia con l’accusa di truffa e violazione degli obblighi di sorveglianza speciale cui era sottoposto.

L’uomo acquistava autovetture come ho già detto sopra da un Sito Internet per poi saldare il conto utilizzando assegni scoperti. La stessa sorte è toccata all’altro soggetto pregiudicato V.R. 36 anni anche lui di Gravina in Puglia, trovato in possesso di un veicolo, oggetto di una truffa compiuta dal Mangione.

L’accusa per il Ruggiero è di ricettazione. Da indagini più approfondite, gli agenti hanno potuto constatare che V.M. era solito contattare le proprie vittime del raggiro per telefono, per poi chiedere un incontro per esaminare il mezzo da acquistare.

Dopo aver attestato la validità dell’autovettura, sollecitava il proprietario del veicolo ad eseguire nell’immediato il passaggio di proprietà a fronte del pagamento, che avveniva con assegni “sistematicamente” scoperti.

Il 43 enne, inoltre, è risultato non essere nuovo a queste pratiche. Il truffatore, infatti, era già noto ai militari per aver raggirato numerosi cittadini che pubblicavano annunci di vendita delle proprie autovetture su Siti Internet Tematici.

Il bottino, consistente in tre autovetture, è stato recuperato e riconsegnato ai leggittimi proprietari.

Secondo quanto disposto dalla Procura della Repubblica di Bari e su richiesta della locale Procura della Repubblica, dopo aver subito l’arresto, il 43 enne è stato portato in carcere, mentre il 35 enne è stato posto ai domiciliari.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

SGOMINATA BANDA DI LADRI D’AUTO E MOTO TRA MATERA E GRAVINA IN PUGLIA

Essi utilizzavano le centraline elettroniche rubate o prelevate da vecchie macchine cosi’ mettevono a segno i furti di auto.

Da un anno a questa parte sono state ben 30 le auto che avevano rubato nella sola Matera.

Ad essere prese di mira non erano auto di grande valore, ma prevalentemente medie e piccole cilindrate, che erano più facilmente smerciabili più velocemente sul mercato.

Oltre alle auto rubavano anche moto, soprattutto ciclomotori ma anche Smart, Mini Car e Panda.

Gli autori dei furti sono stati alla fine individuati ed arrestati al termine di un’ operazione effettuata dalla Squadra Mobile di Matera in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Gravina in Puglia ( BA ).

Si tratta di tre soggetti, tutti della provincia barese: M.F. appartenente al clan Mangione di Gravina, N.G. e M.P..

I primi due si occupavano dei furti mentre il terzo aveva un esercizio di autodemolizione quest’ultimo coinvolto spesso per ricettazione.

Mentre del gruppo era il M.F. di 59 anni pregiudicato di Gravina in Puglia ma residente a Matera, con precedenti specifici e per reati relativi agli stupefacenti, che si dedicava regolarmente ai vari furti di auto, quest’ultima una vera e lucrosa fonte di reddito.

Per non dare troppo nell’occhio, dopo aver derubato a Matera dalle tre alle cinque auto vetture in una settimana, trasferivano temporaneamente l’illeicità attività a Potenza o a Bari.

Erano infatti queste le tre città  interessate dai furti, dove si stima che la banda ne abbia messo a segno circa un centinaio negli ultimi due anni.

Gli Investigatori molto più furbi si sono posti sulle tracce, a partire dal furto di una centralina elettronica commesso su una Seat Leon sei mesi fa, e avvalendosi anche del tracciamento dei loro cellulari e dalle video camere collocate alle entrate della città non li hanno mai mollati fino ad acquisire le prove delle loro colpevolezza.

Le auto derubate venivano smontate ed i vari pezzi di ricambio rivenduti oppure rimontati perfettamente sul telaio di altrettante auto di scarso valore acquistate ” rinnovate ” e rivalutate finivano nel mercato dell’usato.

Gli Investigatori sono riusciti a bloccare alcune già esposte in concessionarie di Gravina, Lecce, Gallipoli ( LE ) N.G. per sottrarsi all’arresto si era trasferito in provincia di Grosseto dove poi è stato catturato e arrestato.

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REPORTER
FREELANCER VALTER PADOVANO

Le armi dell’immigrazione di massa

Il procuratore di Catania Zuccaro lo sospetta da tempo: i flussi migratori usati per destabilizzare i paesi sovrani. E non è l’unico: arriva da Harvard il saggio di Kelly M.Greenhill ‘Armi di migrazione di massa’. “Serve ad abbassare gli stipendi di tutti”. Compresi i vostri #FidatevidiNessuno (Francesco Borgonovo)

Fonte: Youtube – LA7

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“E LA MOGLIE TELEFONA AL MARITO IN GALERA ” FAI ATTENZIONE, CHI SI PENTE MUORE… “

Ecco questo è uno spaccato della criminalità in gonnella.

” Se ci tradisci sei morto ” niente parole d’amore ne biancheria profumata per S.L. Quando il boss della camorra murgiana, rinchiuso nel carcere, ha deciso di collaborare, sua moglie lo ha richiamato all’ordine con le maniere forti, lo ha minacciato di morte.

L’8 marzo 2002 è una data importante per le donne italiane: La Camera ha dato il suo primo ” SI ” bipartisan alla modifica dell’articolo 51 della Costituzione e ha previsto che si ” possono promuovere le pari opportunità nella rappresentanza politica tra uomini e donne.

Ma l’8 marzo 2002 sono finiti in carcere anche tredici donne, tredici capo clan.La camorra è arrivata prima della politica, prima di qualsiasi riforma le signore ” arrestate ” nell’operazione ” Canto del Cigno ” erano alla pari con gli uomini.

Unico gradino ancora da scalare: i riti di affiliazione. Le donne non partecipavano, infatti, ai ” battezzi “, perchè le regole mafiose lo vietavano espressamente.

Ma anche se non portavano i gradi, ricoprivano ruoli di primo piano e soprattutto ruoli operativi nella gerarchia criminale.

Hanno nomi biblici, M. A., Carmela. Ma sono spietate. Hanno ordinato partite di droga, assistito amici, organizzato traffici di armi e minacciato commercianti, casalinghe, imprenditori.

Una di loro, R.L., di 31, con una serie di pesanti minacce avrebbe costretto il marito, S.L., ad interrompere il rapporto di collaborazione con la giustizia. La donna, d’accordo con il resto dei clan, durante le visite in carcere e grazie a una telefonata rubata lo ha minacciato, gli ha imposto il silenzio.

” Lo sai di cosa sono capace se ci tradisci “. Solo minacce? Qualcosa di più.

Dagli accertamenti emerge che una delle specialità dei clan era proprio quella di minacciare di morte i pentiti.

Le intercettazioni ricevute dai collaboratori di giustizia F.B., N.C, e S.L., affinchè ritrattassero tutte le loro confessioni.

Un’altra donna, S.S., DI 45 anni, è stata trovata con una pistola nascosta tra le pieghe della gonna.

Aveva il colpo in canna. Forse portava l’arma a qualcuno, ma gli investigatori non escludono che la donna potesse essere stata incaricata di uccidere un rivale.

Un killer in rosa, caso rarissimo, e’ stata arrestata per detenzione e porto illegale di una pistola.

Nella murgia le donne, insomma, non si limitano a custodire le armi, o da brave ” massaie ” a preparare le dosi di cocaina, come di solito accade nella mafia barese.

Siedevano tra ” capi “. Delle 13 donne arrestate cinque  sono accusate di associazione mafiosa per aver aderito al sodalizio del clan Mangione – loglisci, le altre di aver preso parte ad un’ associazione mafiosa, oltre a Lupoli, G.M, di 49, R.P., di 44, L.M., di 30 anni, e A.L., di 43, queste ultime due sono accusate anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti assieme a M.C.B., di 35, F.C., di 39, R.C., di 25, M.C.C., di 34, A.Di A., di 26, M.M., DI 34 e A.S., di 38. mamme che hanno educato i loro figli alla legge del più forte, che hanno insegnato loro a impugnare la pistola e a uccidere.

Nelle cinquecento pagine dell’ordinanza cautelare quella che descrive il 5 aprile del 1997 è agghiacciante.

Quella notte, nella zona ” 167 ” alla periferia di Gravina in Puglia, N.M. e B.D. spararono contro un ragazzino di dodici anni, nipote di Matera e figlio di G.M., che l’aveva affrontati imbracciando un fucile a quei tempi i due clan Mangione e Matera erano in lotta.

Il ragazzino, troppo giovane per quel duello, fu ferito a un piede. Nella zona industriale quella notte la Polizia trovò 40 bossoli di pistola.

A distanza di poche ore furono ferite altre sei persone. Una guerra. Una settimana dopo quelle sparatorie furono arrestati in quattro tra cui S.L. che però un paio di giorni ottenne il beneficio degli arresti domiciliari perchè gravemente malato.

Ma quella volta la libertà durò poco… il giorno dopo il tribunale di sorveglianza di Bari revocò gli arresti domiciliari, poichè le condizioni di salute dell’uomo non erano compatibili con la detenzione in carcere.

Da quell’episodio sono partite le indagini sui certificati medici falsi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAXI SEQUESTRO A GRAVINA IN PUGLIA

Dichiarava un reddito di 1500 euro al mese, ma, i carabinieri di Altamura, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, hanno sequestrato beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

E’ successo a Gravina in Puglia, a M.M., 55 anni, pluripregiudicato, esponente di spicco e figura carismatica dell’omonimo clan malavitoso operante nell’area murgiana.

Ieri mattina i carabinieri hanno posto sotto sequestro diversi beni immobili; due ville; otto appartamenti; due fabbricati ancora in costruzione; due magazzini; un locale commerciale nel centro storico; conti correnti e libretti di deposito; azioni e obbligazioni; certificati di deposito.

M.M. arrestato in precedenti operazioni, era già stato in precendeti operazioni condannato per associazione mafiosa, estorsione, traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio aggravato, a seguito del suo coinvolgimento in altre note operazioni delle forze dell’ordine: ” Murgia Libera “, ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

Attualmente il pluripregiudicato è sottoposto a libertà vigilata. Gli accertamenti svolti dagli inquirenti sono partiti da un reddito modestissimo dichiarato dal nucleo familiare di Mangione, in evidente contrasto con il patrimonio mobiliare e immobiliare posseduto, spesso intestato a prestanome.

Ma l’entità del patrimonio direttamente o indirettamente di proprietà hanno convinto la Procura a sostenere che i beni erano frutto di guadagni derivati dalle attività delittuose commesse dal boss all’interno dell’associazione mafiosa, dedita soprattutto allo spaccio di droga.

L’indagine patrimoniale e finanziaria è stata possibile grazie alle norme contenute nel cosiddetto ” pacchetto sicurezza ” e si inquadra in una più ampia attività investigativa volta al contrasto dei clan mafiosi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN MIGLIAIO DI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLA MAFIA DESTINATI AI COMUNI

Sono 1303 i beni immobili sottratti alla mafia destinati ai comuni pugliesi dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Il dato è stato presentato a Lecce, nel corso della conferenza di servizi per la presentazione del progetto ” OPEN Re.G.I.O.”, a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Agenzia, Ennio Mario Sodano.

Si tratta per la metà di terreni ( 617 ), poi abitazioni ( 452 ), unità immobiliari a destinazioni commerciali ( 137 ) e altre unità immobiliari ( 91 ).

Attualmente la provincia in cui risultano più beni sequestrati ” in gestione ” e Lecce ( 281 ) seguita da Bari ( 248 ), Taranto ( 245 ), Bat ( 243 ), Foggia ( 149 ), Brindisi ( 134 ), in provincia di Lecce il comune che ha il maggior numero di immobili destinati e Copertino ( 40 ) seguita da Lecce ( 36 ), Lequile ( 30 ).

Per quanto riguarda gli immobili in gestione, il primato spetta invece a San Donato ( 59 ), Squinzano ( 50 ), Lecce ( 38 ), Casarano ( 28 ).

Per quando riguarda le aziende destinate a partire dall’introduzione delle misure patrimoniali di confisca, sono 64, pari al 7,31% delle 876 aziende su base nazionale.

La provincia in cui esiste il maggior numero di aziende è Bari, seguita da Brindisi, Taranto, Lecce e Foggia.

Le aziende sequestrate già in gestione, invece, sono 175, anche in tal caso con prevalenza a Bari, dove sono presenti ( 60 ).

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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I clandestini lavorino per mantenersi in Italia.

Prefazione:

La #politica, dopo aver gettato l’Italia nel #baratro, pur di sopravvivere, tramite la complicita’ del PdR, costituiscono nel 2011 #Governi chiamati tecnici, che con misure antieconomiche, porteranno a stili di vita tipicamente sudamericani (pochi ricchi e tanti poveri).

Oggetto:

L’Italia non ha mai avuto risorse, solo lavoro.

L’eta’ media e’ oltre i 45 anni, l’eta’ pensionistica e’ attualmente fissata a 67 anni. Si pensa allora a una autoinvasione programmata di #clandestini per poter assicurare in futuro quantomeno le pensioni d’oro (inps), altrimenti a rischio.

Questi #clandestini, per il diritto internazionale, sono considerate PERSONE UMANE, a differenza delle persone fisiche e giuridiche.

I #clandestini ricevono trattamento privilegiato: sussidi, vitto, alloggio e favori giuridici.
Visto e considerato che questi “signori” vengono mantenuti con denaro #pubblico (tasse e imposte) degli italiani,

PROPONGO:

da domani, tutti i #clandestini e coloro che arriveranno nei prossimi giorni, attraverso la revisione coatta del dispositivo di legge internazionale, NON saranno piu’ mantenuti dagli italiani.
Il denaro #pubblico, frutto di lacrime e sangue e’ #sacro.

Dovranno mantenersi con il #LAVORO, come tutti.
Si rispetti l’art.1 della #Costituzione.

Questo #assistenzialismo non e’ previsto dalla vigente #Costituzione.
Fai girare. Arriviamo a 1 milione di #condivisioni.

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SIGILLI AL PATRIMONIO DELLA MALA GRAVINESE. CONFISCATI BENI PER 100 MLN

Un’ altra confisca ha riguardato beni immobili e società di capitali utilizzate anche per il riciclo di denaro.

Una rete mafiosa estesa in tutta la provincia ma con la ” base ” a Gravina.

BENI IMMOBILI E SOCIETA’ DI CAPITALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO:

E’ il bilancio della maxi confisca di beni eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari nei confronti di un pluripregiudicato gravinese, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan ” Mangione – Gigante – Matera “, attivo non solo a Gravina ma anche nel circondario.

L’OPERAZIONE – I SIGILLI HANNO RIGUARDATO:

Beni riconducibili allo stesso ed ai suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi; oggi questo pluripregiudicato non risponde in prima persona del provvedimento in quanto non è più in vita. Si tratta di: – 153 unità immobiliari ( 96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini ) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate ( VA ), Monfalcone ( GO ), Monfalcone Calabro ( CS )

  • 6 società di capitali costituito da imprese edilizie;
  • 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima;
  • 36 rapporti bancari

LE INDAGINI PATRIMONIALI

avviate nel settembre del 2010, hanno consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha consentito nel 2011 e 2012 di seguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni:

  • febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente 98 unità immobiliare, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro
  • ottobre 2011 si aggiunge un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro:
  • gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto  di deposito;
  • giugno 2012 ancora un altro sequestro sempre a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto  da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro. Una cronologia che ha permesso agli investigatori  e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una ” vivace ” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizia che dovendo riciclare denaro ” sporco ” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.
  • L’ORGANIZZAZIONE – Quella di Gravina è un organizzazione malavitosa di stampo mafioso, che è fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dagli investigatori nel corso degli anni. Voglio ricordare ancora una volta su tutte le operazioni antimafia: ( ” Gravina ” e ” Canto del Cigno ” ), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che venivano riciclati attraverso società finanziarie  o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni immobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente ” attaccando ” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.
  • L’UTILIZZO DEI BENI:
  • Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro cosi’ consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto.
  • Sono state inoltre venduti ulteriori immobili, in tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.
  • REPORTER
    FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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