EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE UNA DISCARICA

CONVERSANO: EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE RIFIUTI PERICOLOSI

Un ex dipendente di una ditta che gestiva le fasi di post-gestione dell’impianto della discarica in contrada martucci , dopo aver rubato una ruspa dal sito della discarica ha raggiunto un fondo distante un chilometro e a cominciato a scavare portando alla luce rifiuti sepolti nel terreno.

Poco dopo i carabinieri l’hanno bloccato e arrestato. Non si sa bene se l’uomo con questo gesto eclatante abbia voluto fare scoprire una nuova discarica per vendicarsi e ha pensato bene di rubare la ruspa.

I carabinieri come già detto l’hanno bloccato e arrestato con l’accusa di furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’uomo, secondo quanto dichiarato agli inquirenti, ha denunciato inoltre di conoscere altri luoghi in cui si sono verificati altri episodi di smaltimento illegale di rifiuti.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del NOE, i rifiuti sversati illegalmente nel territorio di Conversano emettevano un odore nauseabondo.

Una vicenda al vaglio delle autorità competenti, di Comune, Provincia e Arpa. La situazione di notevole gravità.

Questo incredibile fatto, coincide con la presentazione di Legambiente e ARPA Puglia de “I numeri dell’Ecomafia”, che si terrà venerdì 30 marzo 2011 alle ore 10.30 presso la Direzione Generale di Arpa Puglia durante la quale interverranno Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Massimo Blonda, Direttore Scientifico Arpa Puglia e Alberto Bigi, Direttore Divisione Generazione Sorgenia S.p.a.

Il nuovo percorso di educazione ambientale su “I numeri dell’Ecomafia” che si terrà nell’ambito di EnergyLab, il laboratorio didattico regionale progettato e realizzato da Legambiente Puglia ed Arpa Puglia, grazie al contributo di Sorgenia, con il patrocinio degli Assessorati alla Qualità dell’Ambiente e al Diritto allo Studio della Regione Puglia e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Attraverso una mostra e un opuscolo, saranno illustrati ad alunni ed insegnanti i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, con particolare riferimento al ciclo illegale dei rifiuti in Italia e in Puglia, al ciclo illegale del cemento ma anche al racket di animali e all’archeomafia. Durante la conferenza stampa, saranno presentati anche i tre episodi di Eco Warriors, il videogioco educativo sull’ecomafia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VITE IN POLVERE DI ANGELO LANGE’

LO SBIRRO ANTIDROGA SCRIVE UN LIBRO INTITOLATO ” VITE IN POLVERE ”

Lo sbirro antidroga in forza alla questura di Milano, Angelo Langè, divenuto un personaggio “famoso” grazie al documentario ” cocaina ” in cui lui ha inspirato se stesso in quel che è il suo lavoro: dare la caccia, nelle giornate e nottate Milanesi, ai pusher e spacciatori che popolano a dismisura la capitale lombarda.

Angelo oggi gira le scuole quando viene invitato per mettere in guardia dai pericoli che corrono i giovani quando si avvicinano al consumo delle sostanze stupefacenti; un pericolo fisico,psicologico ma anche penale che non è certo secondario.

Angelo Langè, in qualsiasi scuola viene invitato per parlare del suo libro, trova sempre una platea gremitissima, alla quale lui si rivolge (ai giovani) con un linguaggio schietto che lo ha portato a raccontare i contenuti del suo libro ” VITE IN POLVERE…” edito da Rizzoli.

In questo libro Angelo Langè racconta la sua vita, da quando era ragazzo, fino alle sue imprese da ” sbirro “.

Angelo Langè spiega: ” Io parlo ai ragazzi tramite le esperienze maturate con il mio lavoro e in questo mio libro racconto alcune mie avventure durante le operazioni antidroga a Milano dove purtroppo sono coinvolti molti ragazzi giovanissimi”, ha raccontato l’autore che ha aggiunto: “Il mio percorso di vita, come racconto nel libro, fin dall’adolescenza è sempre stato caratterizzato dalla droga nel senso che io nella città dove abitavo, Bergamo, si spacciava di brutto e c’erano tanti tossicodipendenti. Tra i miei amici, tra l’altro, io mi sentivo sempre ripetere “ dai prova che tanto non succede nulla ”, ma io non volevo affatto provare e mi trovavo continuamente a dir loro di NO; questo mi risultava sempre più difficile perché erano amici.

Un conto, infatti, è dire di no a un estraneo e un altro è dirlo a un conoscente. Poi arrivai a Milano da inesperto ventenne e dopo aver fatto domanda per fare questa attività, mi ritrovai a combattere questo fenomeno, che nel frattempo era diventato ancora più diffuso”.

UNA RACCOMANDAZIONE CHE SI SENTIRA’ DI FARE OGGI AI RAGAZZI DELLE SCUOLE E’ QUESTA:

“Beh, semplice, è quella di andare a cliccare su internet e vedere in realtà che cosa causano al corpo umano le sostanze stupefacenti. Credere a quello che dicono gli esperti e non a chi non ha fondamenta di studio, quindi documentarsi sugli effetti che l’uso di droga fa a livello fisico, psicologico e dal punto di vista legale”.

Un incontro applauditissimo per cose che a volte paiono “scontate” ma che non lo sono affatto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SQUADRA ANTISPACCIO

CRONACA DI UNO SBIRRO ANTIDROGA

Inizio questo nuovo lavoro chiamando questa storia di attualità come ” manuale per le giovani marmotte spacciatrici “. Nella foto Angelo Langè.

Le storie che sto per inserire nel blog sono vere e vissute  realmente da una squadra antidroga della Polizia di Stato in forza alla Questura di Milano.

Adesso entro nel vivo della storia e la voglio iniziare in questo modo. ” Cronache di uno sbirro antidroga “, con il soprannome di ” muscolo “.

La fama Angelo Langè a Milano la conquista prima delle sue manette, su di lui se ne sono dette tante che è diventato udite… una figura mitologica, un minotauro mangia ciambelle che ti auguri che non ti entri in casa in una uggiosa serata di maggio.

Il lavoro di questa squadra inizia ogni giorno per strada, quindi una vita vissuta tutti i giorni, una vita vera e dura nello stesso tempo di un Poliziotto dell’antidroga che tutti i giorni come già detto scende in strada a Milano per catturare piccolissimi spacciatori e cercare in ogni modo possibile di ripulire le strade della città.

Sono tutte storie vere ma questo l’ho già detto ma ha dell’incredibile, a volte si vivono storie drammatiche.

Nella storia della droga a Milano nel linguaggio che usano i puscher chiamandole le palline, la bamba e comunque droga e il protagonista è proprio un Poliziotto reale che insieme alla sua squadra dell’antidroga a Milano va alla ricerca di questi spacciatori.

Il Langè è una persona onesta che crede in quello che fa e di quell’approccio che dimostra nei confronti dei criminali, tentando ogni tanto ma non sempre di comprendere mai giustificare, le motivazioni che spingono a delinquere.

Nel tempo libero il Langè nonchè Poliziotto Antidroga pratica un Hobby dello Street Art ” la droga ti fotte “.

Si il Langè ha scritto un libro sulla vita dove svela i retroscena di un mondo fortunatamente lontano dai più, quello che è la droga e simili in una Milano vissuta dalla Squadra Antidroga capeggiata dall’autore.

E’ molto bello, il linguaggio che usa Angelo Langè che ci porta nelle sue missioni svelando una volta di più la gravità di qualsiasi tipo di tossicodipendenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA GEOGRAFIA DELL’ESPORTAZIONE DELLA DROGA

LA GEOGRAFIA DEL NARCOTRAFFICO

Vi chiederete cos’è il fenomeno della geografia del narcotraffico… proverò a spiegarvelo. Quando un fenomeno “degenerativo” si trasforma in economia globale diffusa, con ( l’assente ) governo mondiale che non riesce a dare risposte certe allo sviluppo compatibile dei Paesi Poveri, e gli Stati Nazionali che adottano una fallimentare pratica proibizionista verso i consumatori. Il narcotraffico si è ormai globalizzato.

Le organizzazioni criminali si muovono in giro per il mondo: producono, ma anche seguono la vendita, “lavano” il denaro sporco in attività “legali”, magari in perdita, antieconomiche, ma ricavandone denaro pulito… insomma “economia e finanza” sono al servizio del nuovo volto (forse ancor più temibile) di organizzazioni che producono e trafficano merce di morte, che si sta diffondendo sempre più nei corpi e nei cervelli di sempre più persone, consumatori più o meno abituali (i prezzi diventano sempre più accessibili…).

E non parliamo di droghe leggere, hascisc, marijuana, ideologicamente represse e che vedono prigioni in giro per il mondo piene di poveracci, spacciatori da poco, che proprio lì (in galera) spesso si formano alla vera criminalità. Parliamo di droghe pesanti: l’eroina ( ora di ritorno dopo gli anni ’70 del secolo scorso, che aveva imperversato ), che dà dipendenza paranoica, con danni materiali al corpo e porta in un abisso cui è assai difficile tornare indietro; e parliamo delle cosiddette droghe chimiche, create in laboratorio ( con sviluppi senza confini nella loro possibilità di produzioni sempre diverse e di espansione per il loro basso prezzo ).

Ma parliamo in particolare dell’uso sempre più allargato (di massa) della “polvere bianca”, la cocaina, più o meno “buona” ( cioè che non produce danni corporei collaterali), e che porta a una diffusa degenerata dipendenza psicologica. E’ la cocaina adesso il vero grande business del narcotraffico internazionale, capace di inquinare economie finora pulite, con una capacità concorrenziale che non conosce regole (tanti denari da investire; mentre le “attività oneste” i soldi li devono chiedere in prestito alle banche). L’illegalità che schiaccia la legalità ( una competizione viziata…)

La mancanza di un impegno comune degli stati (del governo mondiale che manca…) si esprime anche in questo campo: pur riconoscendo i grandi sforzi di alcuni (ad esempio gli Stati Uniti, da Clinton in poi) per frenare e sradicare la produzione delle droghe (ad esempio le misure “anticocaina” messe in atto in Colombia, di cui parliamo negli articoli che seguono). Un sistema criminale che si avvale di nuove regole, di una nuova mobilità mondiale delle persone e delle merci, ora che non esiste più il “muro” (cioè la divisione e il controllo del mondo tra Est ed Ovest). E che trova nell’ “informazione libera” e in “tempo reale”, com’è internet, altre possibilità di organizzare il commercio globale degli stupefacenti.

Nella situazione di distribuzione geografica del fenomeno droga, appare ora cambiato il contesto: se i paesi produttori più o meno sono gli stessi di vent’anni fa (Colombia, Perù, Marocco, Afghanistan, Pakistan, Birmania, Laos, Thailandia…) ben diversa è la situazione del “canali di transito”: l’est europeo, ma soprattutto l’AFRICA (sulla costa occidentale, ponte verso l’Europa), continente che finora aveva avuto un ruolo secondario nel commercio delle droghe.

Il problema dello sradicamento delle coltivazioni di cocaina e della produzione di droghe sintetiche, appare risolvibile solo con un’inversione di tendenza (una drastica diminuzione) nei livelli di consumo globale (specie del mondo occidentale). Ma sta accadendo il contrario. Viene da chiedersi in modo spontaneo se la politica del ferreo proibizionismo adottata finora dalla maggior parte dei paesi europei, sia la strada giusta. E’ in ogni caso sicuro che questo proibizionismo dà fiato e vigore alla criminalità del narcotraffico (che, sennò, non avrebbe ragione di esserci). Insomma il consumo di droghe è da domandarsi se può meglio essere debellato se esiste a cielo aperto (nell’antiproibizionismo) o con misure ferree di proibizione

LE DROGHE DOPO LA CADUTA DEL MURO. COM’E’ CAMBIATO IL NARCOTRAFFICO

Il 10 luglio 2009 viene arrestato in Romania un tutto fare del cartello colombiano e venezuelano di cocaina.

. Si chiama Jesus Eduardo Valencia-Arbelaez, ma nell’ambiente è conosciuto come Il Padre. Da mesi i servizi dell’antidroga di tre continenti lo tengono d’occhio. A confermare i sospetti è l’acquisto di un aeromobile per trasportare cocaina dal Sudamerica all’Africa occidentale. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che la società acquirente è un’impresa di Cipro ma l’aereo è immatricolato nella Sierra Leone.

Che ci faceva Il Padre a Bucarest? Stava forse prendendo contatti con la criminalità locale? Da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea i narcotrafficanti colombiani vorrebbero usarla come base operativa nel Vecchio Continente. Oppure si trattava di riciclaggio? L’Organizzazione, il nome del gruppo di cui Valencia-Arbelaez faceva parte, si occupava anche di questo ed era in procinto di lavare tra i 30 ed i 60 milioni di Euro in Spagna.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

L’ARTICOLAZIONE DELLA DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

Questa dell’articolazione della droga è un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali per degli innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distruzione, consumo e riciclaggio dei proventi.

Questa purtroppo e’ una materia sociale complessa di una articolata catena che richiede attori diversi.

La lotta al narcotraffico coincide proprio con quella della criminalità organizzata, poi abbiamo l’esistenza di centrali criminose nazionali e la presenza operativa di malavitosi stranieri collegati ad associazioni delinquenziali dell’europa orientale, del Sud America e dell’Africa.

Per combattere questo tipo di fenomeno sociale in oggetto, intrano in campo: Italia, a livello di Unione Europea, Schenghen, Onu e di altri fori internazionali.

La DCSA è un riferimento per gli Organi tecnici dei governi dei Paesi Esteri operanti in Italia, questi mantengono rapporti con gli organismi internazionali interessati alla cooperazione in tutte quelle attività della Polizia Antidroga.

Intelligence strategiche dell’antidroga: si tratta di una struttura che partecipa attivamente ai più importanti consensi internazionali di settore, gestisce e sviluppa rapporti con i corrispondenti servizi delle Polizie Estere e cura la ricerca operativa, l’analisi e la formazione degli operatori di Polizia.

Esprime pareri su disegni e progetti di legge in materia di sostanze stupefacenti e più in generale su tutti gli atti normativi che interessano il tema del narcotraffico.

Coordina inoltre le attività finalizzate al contrasto del traffico di stupefacenti, sia attraverso una specifica attività di intelligence strategica ed operativa, sia fornendo supporto tecnico logistico impiegando risorse e strumentazioni.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga autorizza le cosiddette operazioni speciali ( operazioni sotto copertura e consegne controllate ) e dal 2014 monitora la Rete Internet per prevenire e a contrastare il commercio illegale di droghe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SERVIZI ANTIDROGA – POLIZIA DI STATO

ANTIDROGA POLIZIA DI STATO

Adesso, proverò a spiegare cos’è l’antidroga della Polizia di Stato. Di solito, quando, sentiamo parlare di antidroga, non è altro che un’ espressione che molto spesso viene utilizzata per definire un gruppo, una squadra di poliziotti che lotta contro il narcotraffico.

Nel sistema Antidroga l’attività, viene svolta principalmente dalle Squadre Mobili, che hanno Sezioni Interne dedicate.

Vi sono anche altri uffici di Polizia, come ad esempio i Commissariati, con le loro Squadre di Polizia Giudiziaria, quest’ultimi, possono avviare e concludere indagini su tale materia.

Per operazioni si intendono, specie se internazionali, le Squadre Mobili e gli Uffici Investigativi Territoriale possono a loro volta contare sulla collaborazione del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ( Dcsa ).

Quest’ultimo è un Ufficio Interforze, composto da personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza.

Nella banca dati della Dcsa confluiscono i dati delle indagini in materia di droga provenienti da tutte le Forze di Polizia, pertanto tale organizzazione espleta un importante ruolo di coordinamento e di supporto anche nel circuito internazionale.

Il traffico di droga é un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali, e connesso con innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distribuzione, consumo e riciclaggio dei proventi, e anche un’articolata catena che richiede attori diversi.

E’ internazionale perché le fasi si svolgono in più Stati con caratteristiche tali da poter affermare che oggi nessun Paese sia indenne dal grave problema.

E’ connesso con altri fattori non tutti riconducibili solo alle regole della domanda e dell’offerta.

La lotta al narcotraffico coincide con quella alla criminalità organizzata internazionale, che opera con indici di elevata capacità, mobilità e adattabilità.

Il problema riguarda anche l’Italia per la sua particolare posizione geografica. Esistono poi centrali criminose nazionali e una presenza operativa di malavitosi stranieri collegati a associazioni delinquenziali dell’Europa orientale, del sud America e dell’Africa.

La ricerca e l’adozione di efficaci strumenti di lotta contro il traffico degli stupefacenti costituiscono i primari impegni assunti dall’Italia a livello di Unione Europea, Schengen, Onu e di altri fori internazionali.

Nella direzione centrale per i Servizi antidroga opera personale interforze, con paritetica rappresentanza della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La responsabilità della struttura è affidata, con rotazione triennale, a un dirigente generale della Polizia di Stato, a un generale di divisione dell’Arma dei Carabinieri o a un generale di divisione della Guardia di Finanza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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POLITICA DELLA SICUREZZA E LOTTA ALLA CRIMINALITA’

CHE COS’E’ L’ASSOCIAZIONE CRIMINOSA

Adesso vi spiego un’attimo cos’è l’associazione criminosa organizzata. Si intende tale in quanto esso è un sistema dotato di regole gerarchiche e che comprende codici di comportamento propri, e con questa si ottiene l’obbedienza assoluta e una omertà imposta ai suoi membri, attraverso l’intimidazione, il terrore e la certezza della punizione in caso di uno sgarro commesso da uno dei loro affiliati. Inoltre, questa organizzazione gestisce il mercato illecito, i traffici di armi, prostituzione e droga e, proprio negli investimenti fatti con la droga, consente oggi alle organizzazioni mafiose di assumere un carattere di multinazionale criminale e talmente ben strutturata, che la selezione dei capi avviene attraverso una lotta senza scrupoli. Inoltre, i criteri assunti sono molto simili a quelli dei manager delle grandi aziende. Di solito l’affiliato alla cosca, prima di farne parte, riceve un rito quasi religioso, come ad esempio avviene nella associazione pugliese denominata: la Sacra Corona Unita.

Se poi studiassimo etimologicamente il nome dell’associazione pugliese andiamo a notare che:

  • Sacra: significa che è dovuta al fatto che quando si affilia un nuovo membro all’organizzazione questo viene ” battezzato ” o ” consacrato “, come un sacramento religioso.
  • Corona: dovuta alle processioni dove si usa il rosario ( o corona ) nelle quali si sta uno accanto all’altro.
  • Unità: perchè l’unità fa la forza e bisognava stare tutti uniti come ” gli angeli di una catena “.
  • Le associazioni criminose hanno di solito un forte controllo e sovranità economica che vengono ottenuti attraverso imposizioni di racket e tangenti su porzioni di territorio, avendo inoltre infiltrazioni e condizionamento dei Mass. Media, della burocrazia dell’amministrazione fino all’inquinamento delle stesse agenzie di controllo sociale ed il riferimento normativo italiano in materia trova il suo cardine nella legge n°646 del 1982, nota anche come legge Rognoni – La Torre.
  • Il primo articolo della Legge 646/82, introdotto nel codice penale dell’Art.416 Bis, che oviamente definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione di tipo mafioso ).

MICROCRIMINALITA’

Adesso vi spiego cos’è la Microcriminalità. E in senso lato e’ un fenomeno sociale in ogni angolo di questo pianeta, che spinge qualsiasi individuo a commettere un determinato delitto e per svariate ragioni, per scarsa cultura, per povertà, per motivi personali, oppure semplicemente si vuole infrangere la legge per trasgredire. La criminalità quindi la possiamo raggruppare in tre categorie, vi sono criminali che agiscono per conto proprio, diciamo che essi sono dei cani sciolti, quelli che invece si associano con altre persone per commettere più reati ( Art.416 C.P. )  e quelli invece che si associano con altre persone per commettere più reati di stampo mafioso ( Art.416 Bis C.P. e leggi speciali ).

LEGGE 646/82

Adesso, vi spiego cos’è l’Art. 646/82 cercherò di spiegarlo in modo facile. Il primo Articolo della Legge 646/82, è stato introdotto nel Codice Penale dell’Art. 416 Bis, esso definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione del tipo mafioso ).

L’associazione di tipo mafioso avviene quando coloro che ne fanno parte già si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di tutte quelle attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a se’ o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Omertà: è quella solidarietà che, dettata da interessi piratici o di consorterie ( oppure imposta da timore di rappresaglie ), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BANCHE FINANZIANO I BOSS MA NON I CUSTODI DEI SEQUESTRI

PUGLIA: BANCHE E FINANZIAMENTI A BOSS CON REDDITO ZERO

Si… avete capito bene! Si finanziano i boss della malavita con mutui a sei zero, scoperti sui conti correnti e nessuna garanzia. Pareri favorevoli a leasing da decine di milioni di euro.

Da una parte le banche, dall’altra società intestate a mafiosi della zona. ” a fronte di tutti questi comportamenti, nel giro di 48 ore dal sequestro anticipato dei beni riconducibili ai mafiosi – denuncia il presidente della Sezione di Prevenzione del Tribunale di Bari, Francesca La Malfa – le stesse banche ci hanno revocato tutti i fidi ” lo aveva denunciato martedi scorso il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, durante la sua visita barese.

Ma alcuni esempi, raccolti dalla Sezione Misure di Prevenzione, danno a pieno la misura del fenomeno, giudicato preoccupante dalla parlamentare.

C’è il caso della Banca Popolare di Bari che aveva concesso alla società di costruzioni Filcam SRL, riconducibile al boss dell’Alta Murgia R.Di P. e S.S. ( e ad un terzo socio ) uno scoperto sul conto corrente di 600.000 Euro, senza alcuna garanzia, prendendo in pegno solo due libretti per 200.000 Euro complessivi.

Quei 600Mila Euro erano serviti, ha allertato l’amministratore giudiziario dei benefici ,mafiosi sequestrati e poi confiscati, Giampaolo Pulieri, ad acquistare una palazzina dei primi anni del ‘900, nel pieno centro di Bari, in totale stato di degrado e per la quale il Comune di Bari aveva approvato il progetto di recupero.

Peccato, però, che dopo il sequestro lo stesso amministratore abbia chiesto alla Banca Popolare un finanziamento di 400Mila Euro, offrendo un’ipoteca sull’immobile da costruire, e ricevendo un secco no.

” Ci hanno risposto che non siamo affidabili “. commenta Francesco La Malfa, che racconta il secondo, ecclatante caso, quello che riguarda Bancapulia: ” hanno dato un mutuo di due milioni di euro alla Nuova Invest Co. ( Società sequestrata il 21 aprile 2011 perchè riconducibile agli stessi Di Palma e Sorangelo ) avendo a garanzia una fidejussione omnibus, di 4 Milioni e Mezzo di Euro, intestata a Sorangelo, cassiere dei clan ” Mangione-Gigante-Matera ” attivo a Gravina in Puglia e zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia ” Canto del Cigno “, nel gennaio scorso è stato destinato di una nuova confisca di 50 Milioni di Euro, un tesoretto suddivisi in società di costruzioni, ristoranti e resort di lusso.

Alla fine a Sorangelo gli verranno restituiti tutti i beni sequestrati e confiscati in quanto lui con tutta la sua famiglia non è mafioso e non e’ neanche un pluripregiudicato e che gli hanno rovinato la vita per questo alto grado nella gerarchia della criminalità mafiosa quindi va anche risarcito per tutto quello che gli hanno fatto grazie anche all’aiuto del suo avvocato. Lo stato ha perso.

Sempre Bancapulia è protagonista di un altro singolare caso: ha dato parere favorevole a Leasing Immobiliare per 18 Milioni di Euro, alla stessa Nuova Invest Co, per l’acquisto del palazzo dell’ex Impdap a Bari.

La Sezione del Tribunale, presieduta da Francesca La Malfa, ha sequestrato un assegno bancario emesso a fronte di questo Leasing di un milione e 700Mila Euro.

L’assurdo si compie a sequestro avvenuto: ” proprio quando dovevamo trovare il modo di terminare la costruzione dei palazzi per soddisfare gli acquirenti – attacca il giudice – Bancapulia, Banca Popolare di Bari, Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve, Banca di Credito Cooperativo di Santeramo e Unicredit ci hanno revocato i fidi “.

Anche se poi va aggiunto, per consentire all’amministrazione giudiziaria di completare il cantiere ” Le Terrazze ” di Turi e consegnare gli appartamenti a chi, prima del sequestro aveva già versato una buona percentuale di denaro, la Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve ha concesso un milione di euro, con una ipoteca sul bene.

Quegli appartamenti sono stati portati a termine, proprio martedi, in occasione della visita della Commissione Antimafia, sono state consegnate le prime chiavi di casa a una coppia che l’attendeva da quattro anni, tutto questo mentre la stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari si trova anche a doversi pronunciare sui ricorsi contro i sequestri presentati dalle Banche, almeno una cinquantina in un mese, che chiedono un’ipoteca sui beni confiscati.

” Molto spesso, quanto si sente che un bene è stato confiscato, la si considera una cattiva notizia.

Se si trema, vuol dire che non siamo diventati ancora abbastanza credibili “, però quando lo stato fallisce e restituisce tutti i beni sequestrati allora vuol dire che non siete più credibili.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

DUE ARRESTI PER TRUFFA AGGRAVATA A GRAVINA IN PUGLIA

Gravina in Puglia

Il soggetto appartenente al Clan Mangione si procurava con facilità autovetture da un Sito Internet e metodicamente saldava con assegni scoperti.

Il truffatore era già noto ai militari. Parliamo di V.M. il 43 enne arrestato dai carabinieri della Stazione di Gravina in Puglia con l’accusa di truffa e violazione degli obblighi di sorveglianza speciale cui era sottoposto.

L’uomo acquistava autovetture come ho già detto sopra da un Sito Internet per poi saldare il conto utilizzando assegni scoperti. La stessa sorte è toccata all’altro soggetto pregiudicato V.R. 36 anni anche lui di Gravina in Puglia, trovato in possesso di un veicolo, oggetto di una truffa compiuta dal Mangione.

L’accusa per il Ruggiero è di ricettazione. Da indagini più approfondite, gli agenti hanno potuto constatare che V.M. era solito contattare le proprie vittime del raggiro per telefono, per poi chiedere un incontro per esaminare il mezzo da acquistare.

Dopo aver attestato la validità dell’autovettura, sollecitava il proprietario del veicolo ad eseguire nell’immediato il passaggio di proprietà a fronte del pagamento, che avveniva con assegni “sistematicamente” scoperti.

Il 43 enne, inoltre, è risultato non essere nuovo a queste pratiche. Il truffatore, infatti, era già noto ai militari per aver raggirato numerosi cittadini che pubblicavano annunci di vendita delle proprie autovetture su Siti Internet Tematici.

Il bottino, consistente in tre autovetture, è stato recuperato e riconsegnato ai leggittimi proprietari.

Secondo quanto disposto dalla Procura della Repubblica di Bari e su richiesta della locale Procura della Repubblica, dopo aver subito l’arresto, il 43 enne è stato portato in carcere, mentre il 35 enne è stato posto ai domiciliari.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

SGOMINATA BANDA DI LADRI D’AUTO E MOTO TRA MATERA E GRAVINA IN PUGLIA

Essi utilizzavano le centraline elettroniche rubate o prelevate da vecchie macchine cosi’ mettevono a segno i furti di auto.

Da un anno a questa parte sono state ben 30 le auto che avevano rubato nella sola Matera.

Ad essere prese di mira non erano auto di grande valore, ma prevalentemente medie e piccole cilindrate, che erano più facilmente smerciabili più velocemente sul mercato.

Oltre alle auto rubavano anche moto, soprattutto ciclomotori ma anche Smart, Mini Car e Panda.

Gli autori dei furti sono stati alla fine individuati ed arrestati al termine di un’ operazione effettuata dalla Squadra Mobile di Matera in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Gravina in Puglia ( BA ).

Si tratta di tre soggetti, tutti della provincia barese: M.F. appartenente al clan Mangione di Gravina, N.G. e M.P..

I primi due si occupavano dei furti mentre il terzo aveva un esercizio di autodemolizione quest’ultimo coinvolto spesso per ricettazione.

Mentre del gruppo era il M.F. di 59 anni pregiudicato di Gravina in Puglia ma residente a Matera, con precedenti specifici e per reati relativi agli stupefacenti, che si dedicava regolarmente ai vari furti di auto, quest’ultima una vera e lucrosa fonte di reddito.

Per non dare troppo nell’occhio, dopo aver derubato a Matera dalle tre alle cinque auto vetture in una settimana, trasferivano temporaneamente l’illeicità attività a Potenza o a Bari.

Erano infatti queste le tre città  interessate dai furti, dove si stima che la banda ne abbia messo a segno circa un centinaio negli ultimi due anni.

Gli Investigatori molto più furbi si sono posti sulle tracce, a partire dal furto di una centralina elettronica commesso su una Seat Leon sei mesi fa, e avvalendosi anche del tracciamento dei loro cellulari e dalle video camere collocate alle entrate della città non li hanno mai mollati fino ad acquisire le prove delle loro colpevolezza.

Le auto derubate venivano smontate ed i vari pezzi di ricambio rivenduti oppure rimontati perfettamente sul telaio di altrettante auto di scarso valore acquistate ” rinnovate ” e rivalutate finivano nel mercato dell’usato.

Gli Investigatori sono riusciti a bloccare alcune già esposte in concessionarie di Gravina, Lecce, Gallipoli ( LE ) N.G. per sottrarsi all’arresto si era trasferito in provincia di Grosseto dove poi è stato catturato e arrestato.

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FREELANCER VALTER PADOVANO