SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI

SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI DALL’ANPANA

Grazie agli investigatori della Polizia Giudiziaria dell’Anpana, un oleificio con il trucco dell’Italgreen Energy srl del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, aveva fatto modificare l’impianto di emissione dei fumi per aumentare il prodotto, ma inquinava scaricando nell’aria le sostanze tossiche.

Un Eco Impianto per la produzione di Energia Elettrica è stato sequestrato nel barese, a Monopoli, in un’operazione compiuta dai carabinieri del Noe in collaborazione con l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente ( ANPANA ) con qualifiche di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate, grazie alla Prefettura di Bari che ha  rilascio i Tesserini alle Guardie.

Secondo gli Investigatori dell’Anpana, all’Impianto dell’Italgreen Energy SRL del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, erano state apportate delle modifiche (sull’impianto di emissioni) dei fumi che scaricavano cosi’ nell’aria sostanze tossiche.

L’impianto si estende su un’area di 15.000 mila metri quadrati nella più complessiva area industriale degli oleifici italiani ( 50.000 mila metri quadrati, in località Barone, sulla costa Monopolitana e di proprietà della Italgreen Energy con Sede Legale a Ostuni ( Brindisi ).

La stessa produce energia elettrica bruciando biomasse, in particolare la sansa che è il rifiuto di lavorazione dell’oleficio.

Le operazioni di sequestro con arresti sono state condotte dai due Comandanti Mrs.P.V.dell’Anpana con le sue Guardie con titoli di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate e dal Comandante del Noe di Bari Ten. Badolati con i suoi Militari a condurre questa brillante operazione, avviata sulla base di un allarme lanciato dall’Anpana, che svolge  un servizio di polizia ecozoofila ambientale e che aveva segnalato un alto tasso di inquinamento prodotto dall’immissione nell’aria di ceneri, polveri e fumi la cui provenienza era incerta.

L’Ital Green Energy utilizzava per la produzione di energia biomasse solide prevalentemente costituite da scarti della lavorazione del legno non trattato, legname ricavato dalla manutenzione del verde urbano, sansa vergine prodotta dalla lavorazione delle olive nei frantoi e sansa esausta prodotta da altri oleifici.

In particolare, sfruttava gli scarti di lavorazione della produzione dei megaimpianti di Oleifici Italiani spa, che appartengono sempre a ‘Casa olearia spa e che in due raffinerie distinte lavorano circa 800 tonnellate al giorno di olio grezzo di oliva e di semi.

L’impianto di produzione di energia elettrica di Ital Green Energy a Monopoli è stato realizzato dalla divisione Power di Siemens Italia.

Ha un valore di circa cinque milioni di euro, una potenza complessiva di 11,7 megawatt, produce 90.000 kWh/anno di energia elettrica, che immette sulla rete.

Secondo le schede di costruzione, i combustibili alimentavano la caldaia a griglia mobile, in cui il vapore prodotto azionava le pale di una turbina: l’impianto così avrebbe dovuto immettere nell’aria solo vapore acqueo e non arrecare danno all’ambiente circostante.

Secondo gli investigatori dell’Anpana, invece, dagli accertamenti è stato stabilito che l’impianto per l’immissione dei fumi nell’aria era stato modificato rispetto al progetto generale approvato dagli organismi di controllo dell’ambiente.

Sarebbero state realizzate – ritengono i militari del Noe in collaborazione con l’Anpana che le condutture dovevano consentire di bypassare i filtri e che dovevano scaricare direttamente in atmosfera i fumi, producendo un quantitativo maggiore di energia, ma anche di inquinamento.

Al responsabile legale della gestione dell’impianto – a quanto si è saputo – è stata contestata la violazione al nuovo codice ambientale ( decreto legislativo 152 del 2006 ), in particolare – per le modifiche, senza autorizzazione, all’impianto di emissione dei fumi – all’art.27.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

ADELFIA, RITROVATI IN CAMPAGNA MIGLIAIA DI VETRINI APPARTENENTI ALL’OSPEDALE MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI

ADELFIA, SI CONTINUA A SPORCARE LE CAMPAGNE CON IL RITROVAMENTO DI VETRINI USATI DALL’ANATOMIA PATOLOGICA DEL MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI. INTERVIENE LA POLIZIA AMBIENTALE SUL POSTO

Si continuano a sporcare le campagne inquinandole con immondizie di qualsiasi genere. Questa notizia è di qualche giorno fa.

Sul posto arriviamo anche noi, la segnalazione è più che fondata. All’aria aperta, senza un minimo di riparo, offerto magari da un sacco o da una scatola di cartone, giace una piccola montagna di vetrini evidentemente usati, analizzati. Su ognuno di essi potrebbe esserci qualsiasi agente potenzialmente contaminato e che potrebbe contaminare il terreno.

Ogni singolo pezzo riporta la dicitura “ Ospedale Miulli Acquaviva ”. Con una telefonata, per il tramite dell’ufficio stampa, avvisiamo l’ospedale.

Sul posto arrivano il vicedirettore Giovanni Giorgio, e la dottoressa Rosa Maria Bona, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia e Istologia Patologica del Miulli, da dove sembrano provenire i vetrini, vista l’etichetta che riportano.

Il responso emesso dai dirigenti del Miulli per fortuna è rassicurante: “ Si tratta di vetrini risalenti ad almeno 20-30 anni fa ”. Dunque, nessun pericolo di contaminazione.

L’ospedale non si è perso in chiacchiere e ha subito inviato una ditta specializzata a ripulire l’area. “ Il regolamento comunale di Adelfia – ha detto il vicesindaco – prevede una sanzione di 500 euro e la notizia di reato ”. Resta da capire come, dalla custodia di un’azienda privata, i vetrini siano finiti in campagna.

Ovviamente si è provveduto a chiamare il giornalista di un noto quotidiano per dare più risalto alla notizia affinchè certe cose non debbano più capitare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

” DISCARICA MARTUCCI IN CONVERSANO. BISOGNA EVITARE UNA EMERGENZA RIFIUTI “

” DISCARICA DI CONVERSANO IN AGRO DI CONVERSANO. BISOGNA EVITARE UNA EMERGENZA RIFIUTI “

Si riapre il caso della discarica Martucci in agro di Conversano con degli inizi di polemica ” che bisogna evitare l’ennesima Emergenza rifiuti, dopo il sequestro probatorio della discarica rifiuti di soccorso al servizio degli impianti complessi di Conversano “.

In attesa che la magistratura e gli Investigatori accertino i fatti, la Regione Puglia ha il dovere di intervenire tentando di risolvere il problema con precisione, individuando delle soluzioni e anche presto atte a scongiurare che dalle prossime ore, ed io come Reporter aggiungo anche dai prossimi giorni.

Mezza provincia di Bari si trovi all’improvviso senza un sito nel quale smaltire i materiali e con il rischio di lasciarli per strada, in città spesso già alle prese con una situazione igienico-sanitaria al limite della tollerabilità e in cui la raccolta differenziata è ferma a percentuali bassissime.

Tutto nel silenzio della Regione Puglia, cui beninteso, spetta l’esercizio del controllo e della supervisione sul ciclo dei rifiuti.

Ben vengano le indagini degli organi preposti, ancor più in materia di tutela ambientale, ma l’amministratore pubblico deve anche  intervenire per evitare che le comunità interessate vivano in un perenne stato emergenziale ”. A riferirlo in una nota il  Vice Capogruppo PdL, Sen. Massimo Cassano “.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE UNA DISCARICA

CONVERSANO: EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE RIFIUTI PERICOLOSI

Un ex dipendente di una ditta che gestiva le fasi di post-gestione dell’impianto della discarica in contrada martucci , dopo aver rubato una ruspa dal sito della discarica ha raggiunto un fondo distante un chilometro e a cominciato a scavare portando alla luce rifiuti sepolti nel terreno.

Poco dopo i carabinieri l’hanno bloccato e arrestato. Non si sa bene se l’uomo con questo gesto eclatante abbia voluto fare scoprire una nuova discarica per vendicarsi e ha pensato bene di rubare la ruspa.

I carabinieri come già detto l’hanno bloccato e arrestato con l’accusa di furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’uomo, secondo quanto dichiarato agli inquirenti, ha denunciato inoltre di conoscere altri luoghi in cui si sono verificati altri episodi di smaltimento illegale di rifiuti.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del NOE, i rifiuti sversati illegalmente nel territorio di Conversano emettevano un odore nauseabondo.

Una vicenda al vaglio delle autorità competenti, di Comune, Provincia e Arpa. La situazione di notevole gravità.

Questo incredibile fatto, coincide con la presentazione di Legambiente e ARPA Puglia de “I numeri dell’Ecomafia”, che si terrà venerdì 30 marzo 2011 alle ore 10.30 presso la Direzione Generale di Arpa Puglia durante la quale interverranno Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Massimo Blonda, Direttore Scientifico Arpa Puglia e Alberto Bigi, Direttore Divisione Generazione Sorgenia S.p.a.

Il nuovo percorso di educazione ambientale su “I numeri dell’Ecomafia” che si terrà nell’ambito di EnergyLab, il laboratorio didattico regionale progettato e realizzato da Legambiente Puglia ed Arpa Puglia, grazie al contributo di Sorgenia, con il patrocinio degli Assessorati alla Qualità dell’Ambiente e al Diritto allo Studio della Regione Puglia e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Attraverso una mostra e un opuscolo, saranno illustrati ad alunni ed insegnanti i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, con particolare riferimento al ciclo illegale dei rifiuti in Italia e in Puglia, al ciclo illegale del cemento ma anche al racket di animali e all’archeomafia. Durante la conferenza stampa, saranno presentati anche i tre episodi di Eco Warriors, il videogioco educativo sull’ecomafia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VITE IN POLVERE DI ANGELO LANGE’

LO SBIRRO ANTIDROGA SCRIVE UN LIBRO INTITOLATO ” VITE IN POLVERE “

Lo sbirro antidroga in forza alla questura di Milano, Angelo Langè, divenuto un personaggio “famoso” grazie al documentario ” cocaina ” in cui lui ha inspirato se stesso in quel che è il suo lavoro: dare la caccia, nelle giornate e nottate Milanesi, ai pusher e spacciatori che popolano a dismisura la capitale lombarda.

Angelo oggi gira le scuole quando viene invitato per mettere in guardia dai pericoli che corrono i giovani quando si avvicinano al consumo delle sostanze stupefacenti; un pericolo fisico,psicologico ma anche penale che non è certo secondario.

Angelo Langè, in qualsiasi scuola viene invitato per parlare del suo libro, trova sempre una platea gremitissima, alla quale lui si rivolge (ai giovani) con un linguaggio schietto che lo ha portato a raccontare i contenuti del suo libro ” VITE IN POLVERE…” edito da Rizzoli.

In questo libro Angelo Langè racconta la sua vita, da quando era ragazzo, fino alle sue imprese da ” sbirro “.

Angelo Langè spiega: ” Io parlo ai ragazzi tramite le esperienze maturate con il mio lavoro e in questo mio libro racconto alcune mie avventure durante le operazioni antidroga a Milano dove purtroppo sono coinvolti molti ragazzi giovanissimi”, ha raccontato l’autore che ha aggiunto: “Il mio percorso di vita, come racconto nel libro, fin dall’adolescenza è sempre stato caratterizzato dalla droga nel senso che io nella città dove abitavo, Bergamo, si spacciava di brutto e c’erano tanti tossicodipendenti. Tra i miei amici, tra l’altro, io mi sentivo sempre ripetere “ dai prova che tanto non succede nulla ”, ma io non volevo affatto provare e mi trovavo continuamente a dir loro di NO; questo mi risultava sempre più difficile perché erano amici.

Un conto, infatti, è dire di no a un estraneo e un altro è dirlo a un conoscente. Poi arrivai a Milano da inesperto ventenne e dopo aver fatto domanda per fare questa attività, mi ritrovai a combattere questo fenomeno, che nel frattempo era diventato ancora più diffuso”.

UNA RACCOMANDAZIONE CHE SI SENTIRA’ DI FARE OGGI AI RAGAZZI DELLE SCUOLE E’ QUESTA:

“Beh, semplice, è quella di andare a cliccare su internet e vedere in realtà che cosa causano al corpo umano le sostanze stupefacenti. Credere a quello che dicono gli esperti e non a chi non ha fondamenta di studio, quindi documentarsi sugli effetti che l’uso di droga fa a livello fisico, psicologico e dal punto di vista legale”.

Un incontro applauditissimo per cose che a volte paiono “scontate” ma che non lo sono affatto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SQUADRA ANTISPACCIO

CRONACA DI UNO SBIRRO ANTIDROGA

Inizio questo nuovo lavoro chiamando questa storia di attualità come ” manuale per le giovani marmotte spacciatrici “. Nella foto Angelo Langè.

Le storie che sto per inserire nel blog sono vere e vissute  realmente da una squadra antidroga della Polizia di Stato in forza alla Questura di Milano.

Adesso entro nel vivo della storia e la voglio iniziare in questo modo. ” Cronache di uno sbirro antidroga “, con il soprannome di ” muscolo “.

La fama Angelo Langè a Milano la conquista prima delle sue manette, su di lui se ne sono dette tante che è diventato udite… una figura mitologica, un minotauro mangia ciambelle che ti auguri che non ti entri in casa in una uggiosa serata di maggio.

Il lavoro di questa squadra inizia ogni giorno per strada, quindi una vita vissuta tutti i giorni, una vita vera e dura nello stesso tempo di un Poliziotto dell’antidroga che tutti i giorni come già detto scende in strada a Milano per catturare piccolissimi spacciatori e cercare in ogni modo possibile di ripulire le strade della città.

Sono tutte storie vere ma questo l’ho già detto ma ha dell’incredibile, a volte si vivono storie drammatiche.

Nella storia della droga a Milano nel linguaggio che usano i puscher chiamandole le palline, la bamba e comunque droga e il protagonista è proprio un Poliziotto reale che insieme alla sua squadra dell’antidroga a Milano va alla ricerca di questi spacciatori.

Il Langè è una persona onesta che crede in quello che fa e di quell’approccio che dimostra nei confronti dei criminali, tentando ogni tanto ma non sempre di comprendere mai giustificare, le motivazioni che spingono a delinquere.

Nel tempo libero il Langè nonchè Poliziotto Antidroga pratica un Hobby dello Street Art ” la droga ti fotte “.

Si il Langè ha scritto un libro sulla vita dove svela i retroscena di un mondo fortunatamente lontano dai più, quello che è la droga e simili in una Milano vissuta dalla Squadra Antidroga capeggiata dall’autore.

E’ molto bello, il linguaggio che usa Angelo Langè che ci porta nelle sue missioni svelando una volta di più la gravità di qualsiasi tipo di tossicodipendenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA GEOGRAFIA DELL’ESPORTAZIONE DELLA DROGA

LA GEOGRAFIA DEL NARCOTRAFFICO

Vi chiederete cos’è il fenomeno della geografia del narcotraffico… proverò a spiegarvelo. Quando un fenomeno “degenerativo” si trasforma in economia globale diffusa, con ( l’assente ) governo mondiale che non riesce a dare risposte certe allo sviluppo compatibile dei Paesi Poveri, e gli Stati Nazionali che adottano una fallimentare pratica proibizionista verso i consumatori. Il narcotraffico si è ormai globalizzato.

Le organizzazioni criminali si muovono in giro per il mondo: producono, ma anche seguono la vendita, “lavano” il denaro sporco in attività “legali”, magari in perdita, antieconomiche, ma ricavandone denaro pulito… insomma “economia e finanza” sono al servizio del nuovo volto (forse ancor più temibile) di organizzazioni che producono e trafficano merce di morte, che si sta diffondendo sempre più nei corpi e nei cervelli di sempre più persone, consumatori più o meno abituali (i prezzi diventano sempre più accessibili…).

E non parliamo di droghe leggere, hascisc, marijuana, ideologicamente represse e che vedono prigioni in giro per il mondo piene di poveracci, spacciatori da poco, che proprio lì (in galera) spesso si formano alla vera criminalità. Parliamo di droghe pesanti: l’eroina ( ora di ritorno dopo gli anni ’70 del secolo scorso, che aveva imperversato ), che dà dipendenza paranoica, con danni materiali al corpo e porta in un abisso cui è assai difficile tornare indietro; e parliamo delle cosiddette droghe chimiche, create in laboratorio ( con sviluppi senza confini nella loro possibilità di produzioni sempre diverse e di espansione per il loro basso prezzo ).

Ma parliamo in particolare dell’uso sempre più allargato (di massa) della “polvere bianca”, la cocaina, più o meno “buona” ( cioè che non produce danni corporei collaterali), e che porta a una diffusa degenerata dipendenza psicologica. E’ la cocaina adesso il vero grande business del narcotraffico internazionale, capace di inquinare economie finora pulite, con una capacità concorrenziale che non conosce regole (tanti denari da investire; mentre le “attività oneste” i soldi li devono chiedere in prestito alle banche). L’illegalità che schiaccia la legalità ( una competizione viziata…)

La mancanza di un impegno comune degli stati (del governo mondiale che manca…) si esprime anche in questo campo: pur riconoscendo i grandi sforzi di alcuni (ad esempio gli Stati Uniti, da Clinton in poi) per frenare e sradicare la produzione delle droghe (ad esempio le misure “anticocaina” messe in atto in Colombia, di cui parliamo negli articoli che seguono). Un sistema criminale che si avvale di nuove regole, di una nuova mobilità mondiale delle persone e delle merci, ora che non esiste più il “muro” (cioè la divisione e il controllo del mondo tra Est ed Ovest). E che trova nell’ “informazione libera” e in “tempo reale”, com’è internet, altre possibilità di organizzare il commercio globale degli stupefacenti.

Nella situazione di distribuzione geografica del fenomeno droga, appare ora cambiato il contesto: se i paesi produttori più o meno sono gli stessi di vent’anni fa (Colombia, Perù, Marocco, Afghanistan, Pakistan, Birmania, Laos, Thailandia…) ben diversa è la situazione del “canali di transito”: l’est europeo, ma soprattutto l’AFRICA (sulla costa occidentale, ponte verso l’Europa), continente che finora aveva avuto un ruolo secondario nel commercio delle droghe.

Il problema dello sradicamento delle coltivazioni di cocaina e della produzione di droghe sintetiche, appare risolvibile solo con un’inversione di tendenza (una drastica diminuzione) nei livelli di consumo globale (specie del mondo occidentale). Ma sta accadendo il contrario. Viene da chiedersi in modo spontaneo se la politica del ferreo proibizionismo adottata finora dalla maggior parte dei paesi europei, sia la strada giusta. E’ in ogni caso sicuro che questo proibizionismo dà fiato e vigore alla criminalità del narcotraffico (che, sennò, non avrebbe ragione di esserci). Insomma il consumo di droghe è da domandarsi se può meglio essere debellato se esiste a cielo aperto (nell’antiproibizionismo) o con misure ferree di proibizione

LE DROGHE DOPO LA CADUTA DEL MURO. COM’E’ CAMBIATO IL NARCOTRAFFICO

Il 10 luglio 2009 viene arrestato in Romania un tutto fare del cartello colombiano e venezuelano di cocaina.

. Si chiama Jesus Eduardo Valencia-Arbelaez, ma nell’ambiente è conosciuto come Il Padre. Da mesi i servizi dell’antidroga di tre continenti lo tengono d’occhio. A confermare i sospetti è l’acquisto di un aeromobile per trasportare cocaina dal Sudamerica all’Africa occidentale. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che la società acquirente è un’impresa di Cipro ma l’aereo è immatricolato nella Sierra Leone.

Che ci faceva Il Padre a Bucarest? Stava forse prendendo contatti con la criminalità locale? Da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea i narcotrafficanti colombiani vorrebbero usarla come base operativa nel Vecchio Continente. Oppure si trattava di riciclaggio? L’Organizzazione, il nome del gruppo di cui Valencia-Arbelaez faceva parte, si occupava anche di questo ed era in procinto di lavare tra i 30 ed i 60 milioni di Euro in Spagna.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

L’ARTICOLAZIONE DELLA DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

Questa dell’articolazione della droga è un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali per degli innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distruzione, consumo e riciclaggio dei proventi.

Questa purtroppo e’ una materia sociale complessa di una articolata catena che richiede attori diversi.

La lotta al narcotraffico coincide proprio con quella della criminalità organizzata, poi abbiamo l’esistenza di centrali criminose nazionali e la presenza operativa di malavitosi stranieri collegati ad associazioni delinquenziali dell’europa orientale, del Sud America e dell’Africa.

Per combattere questo tipo di fenomeno sociale in oggetto, intrano in campo: Italia, a livello di Unione Europea, Schenghen, Onu e di altri fori internazionali.

La DCSA è un riferimento per gli Organi tecnici dei governi dei Paesi Esteri operanti in Italia, questi mantengono rapporti con gli organismi internazionali interessati alla cooperazione in tutte quelle attività della Polizia Antidroga.

Intelligence strategiche dell’antidroga: si tratta di una struttura che partecipa attivamente ai più importanti consensi internazionali di settore, gestisce e sviluppa rapporti con i corrispondenti servizi delle Polizie Estere e cura la ricerca operativa, l’analisi e la formazione degli operatori di Polizia.

Esprime pareri su disegni e progetti di legge in materia di sostanze stupefacenti e più in generale su tutti gli atti normativi che interessano il tema del narcotraffico.

Coordina inoltre le attività finalizzate al contrasto del traffico di stupefacenti, sia attraverso una specifica attività di intelligence strategica ed operativa, sia fornendo supporto tecnico logistico impiegando risorse e strumentazioni.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga autorizza le cosiddette operazioni speciali ( operazioni sotto copertura e consegne controllate ) e dal 2014 monitora la Rete Internet per prevenire e a contrastare il commercio illegale di droghe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SERVIZI ANTIDROGA – POLIZIA DI STATO

ANTIDROGA POLIZIA DI STATO

Adesso, proverò a spiegare cos’è l’antidroga della Polizia di Stato. Di solito, quando, sentiamo parlare di antidroga, non è altro che un’ espressione che molto spesso viene utilizzata per definire un gruppo, una squadra di poliziotti che lotta contro il narcotraffico.

Nel sistema Antidroga l’attività, viene svolta principalmente dalle Squadre Mobili, che hanno Sezioni Interne dedicate.

Vi sono anche altri uffici di Polizia, come ad esempio i Commissariati, con le loro Squadre di Polizia Giudiziaria, quest’ultimi, possono avviare e concludere indagini su tale materia.

Per operazioni si intendono, specie se internazionali, le Squadre Mobili e gli Uffici Investigativi Territoriale possono a loro volta contare sulla collaborazione del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ( Dcsa ).

Quest’ultimo è un Ufficio Interforze, composto da personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza.

Nella banca dati della Dcsa confluiscono i dati delle indagini in materia di droga provenienti da tutte le Forze di Polizia, pertanto tale organizzazione espleta un importante ruolo di coordinamento e di supporto anche nel circuito internazionale.

Il traffico di droga é un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali, e connesso con innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distribuzione, consumo e riciclaggio dei proventi, e anche un’articolata catena che richiede attori diversi.

E’ internazionale perché le fasi si svolgono in più Stati con caratteristiche tali da poter affermare che oggi nessun Paese sia indenne dal grave problema.

E’ connesso con altri fattori non tutti riconducibili solo alle regole della domanda e dell’offerta.

La lotta al narcotraffico coincide con quella alla criminalità organizzata internazionale, che opera con indici di elevata capacità, mobilità e adattabilità.

Il problema riguarda anche l’Italia per la sua particolare posizione geografica. Esistono poi centrali criminose nazionali e una presenza operativa di malavitosi stranieri collegati a associazioni delinquenziali dell’Europa orientale, del sud America e dell’Africa.

La ricerca e l’adozione di efficaci strumenti di lotta contro il traffico degli stupefacenti costituiscono i primari impegni assunti dall’Italia a livello di Unione Europea, Schengen, Onu e di altri fori internazionali.

Nella direzione centrale per i Servizi antidroga opera personale interforze, con paritetica rappresentanza della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La responsabilità della struttura è affidata, con rotazione triennale, a un dirigente generale della Polizia di Stato, a un generale di divisione dell’Arma dei Carabinieri o a un generale di divisione della Guardia di Finanza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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POLITICA DELLA SICUREZZA E LOTTA ALLA CRIMINALITA’

CHE COS’E’ L’ASSOCIAZIONE CRIMINOSA

Adesso vi spiego un’attimo cos’è l’associazione criminosa organizzata. Si intende tale in quanto esso è un sistema dotato di regole gerarchiche e che comprende codici di comportamento propri, e con questa si ottiene l’obbedienza assoluta e una omertà imposta ai suoi membri, attraverso l’intimidazione, il terrore e la certezza della punizione in caso di uno sgarro commesso da uno dei loro affiliati. Inoltre, questa organizzazione gestisce il mercato illecito, i traffici di armi, prostituzione e droga e, proprio negli investimenti fatti con la droga, consente oggi alle organizzazioni mafiose di assumere un carattere di multinazionale criminale e talmente ben strutturata, che la selezione dei capi avviene attraverso una lotta senza scrupoli. Inoltre, i criteri assunti sono molto simili a quelli dei manager delle grandi aziende. Di solito l’affiliato alla cosca, prima di farne parte, riceve un rito quasi religioso, come ad esempio avviene nella associazione pugliese denominata: la Sacra Corona Unita.

Se poi studiassimo etimologicamente il nome dell’associazione pugliese andiamo a notare che:

  • Sacra: significa che è dovuta al fatto che quando si affilia un nuovo membro all’organizzazione questo viene ” battezzato ” o ” consacrato “, come un sacramento religioso.
  • Corona: dovuta alle processioni dove si usa il rosario ( o corona ) nelle quali si sta uno accanto all’altro.
  • Unità: perchè l’unità fa la forza e bisognava stare tutti uniti come ” gli angeli di una catena “.
  • Le associazioni criminose hanno di solito un forte controllo e sovranità economica che vengono ottenuti attraverso imposizioni di racket e tangenti su porzioni di territorio, avendo inoltre infiltrazioni e condizionamento dei Mass. Media, della burocrazia dell’amministrazione fino all’inquinamento delle stesse agenzie di controllo sociale ed il riferimento normativo italiano in materia trova il suo cardine nella legge n°646 del 1982, nota anche come legge Rognoni – La Torre.
  • Il primo articolo della Legge 646/82, introdotto nel codice penale dell’Art.416 Bis, che oviamente definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione di tipo mafioso ).

MICROCRIMINALITA’

Adesso vi spiego cos’è la Microcriminalità. E in senso lato e’ un fenomeno sociale in ogni angolo di questo pianeta, che spinge qualsiasi individuo a commettere un determinato delitto e per svariate ragioni, per scarsa cultura, per povertà, per motivi personali, oppure semplicemente si vuole infrangere la legge per trasgredire. La criminalità quindi la possiamo raggruppare in tre categorie, vi sono criminali che agiscono per conto proprio, diciamo che essi sono dei cani sciolti, quelli che invece si associano con altre persone per commettere più reati ( Art.416 C.P. )  e quelli invece che si associano con altre persone per commettere più reati di stampo mafioso ( Art.416 Bis C.P. e leggi speciali ).

LEGGE 646/82

Adesso, vi spiego cos’è l’Art. 646/82 cercherò di spiegarlo in modo facile. Il primo Articolo della Legge 646/82, è stato introdotto nel Codice Penale dell’Art. 416 Bis, esso definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione del tipo mafioso ).

L’associazione di tipo mafioso avviene quando coloro che ne fanno parte già si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di tutte quelle attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a se’ o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Omertà: è quella solidarietà che, dettata da interessi piratici o di consorterie ( oppure imposta da timore di rappresaglie ), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione.

REPORTER

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