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JAPIGIA ALTRO MISTERO DEI FUMI E CATTIVI ODORI. E’ ALLARME

VI E’ UN ALLARME PER I FUMI EMESSI DA UNA CIMINIERA CHE CREA FASTIDI E CATTIVI ODORI E’ UN ALLARME GENERALE TRA I RESIDENTI DI JAPIGIA

Da Reporter Freelancer vi notizio su quest’altro caso dei fumi nella zona di Japigia vedesi l’olificio su Via Amendola dove di fronte vi è Mungivacca alle spalle dell’olificio Japigia quindi riesce a dare cattivo odore di sansa e quando vi è vento, lo fa viaggiare.

Qualcuno ha voluto chiamarlo in questo modo: è la terra dei fumi senza fuochi, ma non troppo, i componenti del comitato di Japigia, sul fenomeno dei fumi che avvolgono il quartiere nel quadrilatero che è compreso tra il Polivalente, Via Suglia, Via Caldarola e Sant’Anna, da almeno due anni.

Inizialmente episodi sporadici, si sono andati intensificando nel tempo, fino a raggiungere, la scorsa estate, livelli a dir poco preoccupanti.

” Ormai quasi ogni sera, intorno alle 20.30, cominciamo a sentire nell’aria questo sgradevole odore di gomma e plastica bruciata.

Un odore acre e soprattutto fastidioso». Beppe Dentico, informatico, abita nel quartiere, ma soprattutto è uno dei fondatori del comitato “.

” Insieme ai cattivi odori, ci è capitato spesso di scorgere in lontananza coltri di fumo. Ma quando ci siamo accorti che la puzza circonda il quartiere anche in assenza di eventuali roghi, abbiamo cominciato seriamente ad avere paura “.

E c’è di più: da qualche tempo alcuni residenti delle zone in questione hanno manifestato i sintomi di vere e proprie reazioni allergiche, Dentico compreso. ” Avvertivo un restringimento della gola, con conseguenti difficoltà respiratorie, e gli occhi erano molto arrossati». Nessuno dei malcapitati si è mai rivolto al pronto soccorso, ma «so di persone che fanno ormai quotidiano uso di colliri “.

A fine ottobre un altro residente di Japigia, Matteo Magnisi, consigliere comunale dal 1999 al 2004, ha depositato un esposto in Procura: si era accorto di un altro, inquietante fenomeno.

Una polverina di colore giallo-verde da qualche giorno copriva tutte le strade del quadrilatero in questione, arrivando persino sui balconi delle abitazioni.

Anche l’acqua delle pozzanghere per strada, assumeva lo stesso colore giallastro. Due giorni fa l’esito delle analisi sui campioni da Magnisi raccolti ( e pagati ): si tratterebbe di polline di pino.

Sospiro di sollievo, quindi, ma la tensione per i fumi resta. E se fossero tossici? «In quell’occasione – spiega Magnisi – formalizzai ai carabinieri del Noe la mia denuncia, per conoscenza all’Arpa Puglia e al Comando della polizia municipale, anche per il persistente fenomeno delle continue puzze di bruciato che rendevano l’aria irrespirabile, con odore acre, avvertito sino in gola da sera a notte inoltrata.

Gli odori, non sempre derivanti da fumi e fuochi evidenti, si percepivano in un’area del quartiere da decenni interessata dal vicino depuratore e sansificio, da diverse fonti elettromagnetiche, dalla storica montagnola dei rifiuti che per diverso tempo ha emanato esalazioni di biogas (non si sa se ancora oggi), e poi trasformata in un parco ». Nessuno dà loro risposte.

Non vogliono creare allarmismi, tantomeno gettare nel panico i cittadini che vivono nel quartiere. Chiedono solo un controllo dei livelli di tossicità dell’aria da loro respirata.

Chiedono un sistematico monitoraggio di questi cattivi odori. E la recente cronaca, in particolare la storia della palazzina di via Archimede in cui si è registrato tra i condomini un numero di patologie tumorali decisamente superiore alla norma, non aiuta di certo a rasserenare gli animi.

” Sono in contatto, sempre, con una delle donne malate di tumore che abita in quella palazzina. Mi chiede spesso se ci sono sviluppi sulla storia dei fumi.

 Dal comitato, però, non sono rimasti con le mani in mano. Coinvolgendo parte della cittadinanza, sono già state raccolte 1400 firme depositate al Comune di Bari.

Chiedono una seduta monotematica del Consiglio, chiedono anche ai rappresentanti  dei cittadini vengano coinvolti e assicurino una strategia di controllo di seguire dall’inizio, la storia, l’assessore comunale all’ambiente Pietro Petruzzelli che, insieme alla Polizia Municipale ha già effettuato diversi sopralluoghi seguire dall’inizio,  i  campionamenti delle sostanze presenti nell’aria.

Sarà infatti sistemata una centralina all’interno del recinto del Palaflorio: in questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute. In questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute dell’uomo.  E c’è di più: a breve incontrerò i Tecnici dell’ARPA

Stiamo infatti decidendo in che modo procedere. Grazie alla collaborazione e alle segnalazioni dei cittadini, stabiliremo l’esatta provenienza dei fumi.

  Una volta capito il punto su cui intervenire, andremo avanti con i mezzi moderni di verifica e controllo del territorio.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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PALAZZINA DEI TUMORI, UNO DEGLI INVIATI DELLE ” IENE ” INTERVISTA IL GOVERNATORE EMILIANO

PALAZZINA DEI TUMORI. INVIATO DELLE ” IENE ” INTERVISTA IL GOVERNATORE. GLI VIENE CHIESTO: ” TROVARE IN FRETTA IL PROBLEMA “

Incursione veramente a sorpresa  dell’inviato delle Iene chiamato appositamente al termine della presentazione della 51°ma Fiera del Levante. Uno degli inviati del popolare programma d’inchiesta di Italia 1 (Emittente Televisiva), Gaetano Pelolaro, ha fermato il Governatore pugliese, Dr. Michele Emiliano, per porgli alcune domande riguardanti la vicenda della ” palazzina dei tumori ” di Viale Archimede, nel Quartiere Japigia di Bari, dove sono stati registrati 27 casi di cancro in 26 anni, circostanze per le quali la Magistratura, nei mesi scorsi, ha avviato un’inchiesta: ” stiamo cercando di capirlo anche noi ” ha affermato il Governatore rivolgendosi all’inviato aggiungendo che ” siamo di fronte a una vicenda rispetto alla quale mi auguro si possa trovare una spiegazione scientifica alla statistica concentrata in modo tragico su quella palazzina”.

Se poi, dice il Governatore, dovessero esserci elementi, anche solo di sospetto, da me segnalati alla Magistratura, ad esempio ” se in quella palazzina ci fosse qualcosa che non “funziona”, sara’ possibile sgomberarla, con tutti i disagi che ne conseguiranno.

Lo dovra’ fare il Sindaco con una ordinanza, in quel caso.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN ALTRO PARCO NELLA ZONA DI JAPIGIA. LE INCOMPIUTE TRA STERPAGLIE, VARI PROGETTI E LAVORI A META’

UN ALTRO PEZZO DI TERRA A JAPIGIA ANCORA DEGRADO TRA PROGETTI E INCOMPIUTE E IL PARCO CHE NON C’E’

Per informazione dovuta ecco un’ altra incompiuta a Japigia. Un pezzo di terra immersa tra le case, dove doveva esserci un piccolo, ma bel parco, una pinetina immersa tra i palazzoni di cemento nella Zona B/2, periferia nord della Città di di Bari.

Qui siamo a Japigia e non è altro che un fazzoletto di terreno arso, brullo e abbandonato, senza neppure una panchina. Il progetto di sistemazione della pineta di San Luca in Via Giustino Rocca, per dirla tutta, è uno dei tanti bei progetti di recupero delle periferie strombazzati al vento da sindaci e amministratori di destra e sinistra durante le campagne elettorali e poi abbandonati sistematicamente, come ha rammentato e denunciato inutilmente per anni Giovanni Marinelli del comitato di quartiere “ Giorgio La Pira ”.

Assurda la facilità con cui al Comune sono stati praticamente bruciati migliaia di euro per feste e “ notte bianca ” per ballare, ridere e divorare cornetti in piazza, mentre poi diventa praticamente impossibile rendere davvero fruibile un’opera tanto attesa dai cittadini come, appunto, quella pineta con ingresso da Via Rocca, Via Guglielmo Appulo e Viale Archimeede alla mercè di vandali e topi.

Insomma, dopo aver speso nel 1994 centinaia di milioni per il rifacimento della recinzione del giardino ed altri 60 milioni nel 1998 per il nuovo impianto di illuminazione con Di Cagno Abbrescia, quel giardino versa in uno stato di vergognoso e totale abbandono, lasciando dormire negli armadi tecnici ristrutturazione e riqualificazione del giardino di San Luca. “ Caro sindaco, è ora che la sua Giunta seriamente si adoperi per risolvere almeno una piccola parte degli innumerevoli problemi che da oltre vent’anni affliggono Japigia.

Se si continua con questo stato di abbandono e degrado, se il quartiere non verrà dotato di servizi di prima necessità, l’intero territorio sarà e resterà sempre un’area a rischio, anche per le future generazioni”, scriveva Marinelli in una lettera aperta rivolta addirittura all’ex sindaco di Cagno Abbrescia, rimasta lettera morta.

Ora, il pericolo peggiore per il quartiere è diventato nuovamente la cementificazione selvaggia, quella che fa solo gli interessi di costruttori e imprenditori senza scrupoli. Infatti, con la scusa di sistemare gli ex sfrattati di Via Gentile, potrebbero arrivare altre palazzine ed alloggi popolari in una delle zone più cementificate della Città.

Ma la gente di questo lembo abbandonato di Japigia non ha scordato le petizioni finite nel cestino a palazzo di Città per denunciare e chiedere di eliminare degrado e sporcizia fra i loro caseggiati.

Anche per segnalare abusi e ritardi su aree di proprietà comunale, occupate da alcuni contadini abusivi sempre nello stesso settore, nei pressi del canalone, sul lato Agip” chiedendo di bonificare subito i suoli vicinali o adiacenti all’ingresso del canalone, a tutela dell’igiene e della salute pubblica, riprendendo la progettazione per la sistemazione di quell’area abbandonata.

Tutto secondo il Piano Edilizio per aprire la strada alle spalle della stazione di servizio Agip con dei marciapiedi, provvedendo a impiantare alberi e quant’altro necessario per restituire un’immagine più decorosa alla zona d’ingresso verso il canalone di Japigia”.

Un’area, vale la pena ricordarlo, praticamente abbandonata dal Comune, senza scuole e servizi, con l’unico campo di calcio lasciato a metà dopo aver speso una montagna di denaro per costruire spalti e spogliatoi.

E non parliamo dello spazio fra l’ex montagnola ( che ora si chiama parco “Ecopoli” ) e il Palaflorio circondato da altre aree ricoperte da sterpaglie, rifiuti e carcasse di animali.

Un vero e proprio cimitero di gatti e cani morti che periodicamente aspetta di essere bonificata, facendo rimpiangere il lavoro che faceva l’ex presidente del Comitato ‘La Pira’ Giovanni Marinelli quando girava per redazioni di giornali e tv private col suo bel fascicolo pieno di lettere, determinazioni, foto e atti di giunta sulla pineta fantasma, antigienica o sulle pensiline pericolose per i passanti, nel quartiere.

Adesso, lasciatemi aggiungere una battuta di un detto in napoletano anche, se io non lo so parlare, ma ci provo: ” Chissà quando addà finì a nottata… “.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BARI, ESISTE UNA DISCARICA “MANGIA SOLDI” CHE SI VORREBBE TRASFORMARE IN PARCO

Ci risiamo… vi ricordate del parco ” Ecopoli “, adesso dovete sapere che a Bari solo per informazione, abbiamo un’ altra discarica dove sta facendo spendere solo soldi. Sono passati altri sette anni ma il parco ” Madonna della Grotta ” è stato ultimato. Ma dall’anno 2003 ad oggi non si riesce ancora a mettere la parola fine.

Questa ennesima discarica non riesce a vedere ancora la luce, nonostante i soldi spesi per la realizzazione e per la manutenzione, oltre che per la guardiania.

Un vero peccato. Adesso il Comune sta tentando l’ultima carta, che sarebbe quella della concessione per ulteriori 19 anni, ma la proposta non ha incontrato molto interesse.

Vi è una gara ( in corso da più di sei mesi ) c’è una sola proposta che condiziona l’offerta alla realizzazione di un parco fotovoltaico ed eolico.

L’Assessore Sannicandro insieme alla commissione di gara ha quasi ultimato i lavori. D’inchiostro ne è stato consumato parecchio come anche di parole che ne sono state spese tante, intanto su quel parco, grande tre volte Parco 2 Giugno, si continua a spendere solo soldi.

« Madonna della Grotta », il progetto di bonifica della più grande discarica di rifiuti ( dopo la montagnola di Japigia ) continua ad essere un monumento allo spreco e all’abbandono.

E al tempo stesso, una vorticosa macchina mangiasoldi. In teoria vi voglio dire che si potrebbe entrare, ma nessuno lo utilizza per la semplice ragione che quel suolo non ha le carte in regola per chiamarsi « parco ». Erba incolta ( con rischi di incendi come già accaduto un anno fa ), muretti danneggiati, assenza di vegetazione.

Insomma, lasciatemelo dire, per farla breve, un disastro totale!

In questi anni, di buoni propositi, se ne sono registrati tanti. Nel 2007, dopo un fiume di soldi spesi per la Guardiania, insieme ad altri per la « manutenzione ordinaria », si decise di optare per una concessione di 19 anni.

Perché questa idea arrivasse a un atto concreto, ci sono voluti altri due anni. Siamo arrivati nel 2009, con la gara per l’affidamento. Ma non ha avuto molto successo: sono state presentate solo due offerte.

Colpa dei costi di manutenzione elevati a fronte dei 60mila euro annui garantiti dall’Amministrazione comunale e siamo ora arrivati al 2017 ” Anno Domini “….!!

La commissione comunale, che era incaricata di verificare l’unica offerta rimasta in gara ( una seconda impresa si è ritirata per mancanza di requisiti ) non ha ancora concluso il suo lavoro.

Da quanto si è appreso, tra le motivazioni che avrebbero portato a qualche dilazione dei termini, vi sarebbe stata anche la necessità di acquisire informazioni sullo stato del biogas ( il gas generato dai rifiuti ).

Peccato che tali informazioni dovrebbero essere fornite dalla stessa amministrazione e non da terzi.

Io aggiungo, ma perchè non si è pensato prima a mettere su questa idea di trasformare i rifiuti,  tentando una produzione di gas o anche, si sarebbe potuto trasformare i rifiuti in bio gas e si sarebbe eliminata la discarica.

In verità vi dico, che questo fa parte della storia, una delle tante che si raccontano in questa città dimenticata, a cui ormai nessuno pensa più.

La vicenda del parco inizia alla fine degli anni Novanta quando un finanziamento Cipe consentì la riqualificazione dell’area attraverso un appalto finito al centro di numerose polemiche oltre a un’inchiesta giudiziaria sfociata in un processo ancora fermo al primo grado e proiettato verso una prescrizione.

Completata verso la fine del 2002, l’area – 95mila metri quadrati – non è mai entrata in funzione secondo quello « spirito » che portò al finanziamento pubblico e ai conseguenti e ripetuti lavori.

L’idea dell’amministrazione comunale è ora quella di creare un vero e proprio parco del divertimento prevedendo piste di cross e fuoristrada, minigolf, percorsi automodellismo, go kart, jogging.

Purtroppo, tutte le idee sono buone ma come tutte le cose devono fare i conti con le spese di manutenzione di cui ha bisogno un’area del genere: e se non c’è molto interesse dei privati, evidentemente « la spesa non vale proprio l’impresa ».

Delle due l’una: continuare a farlo gestire al Comune con il risultato che è sotto gli occhi di tutti, oppure renderlo più competitivo e interessante per un privato.

In caso contrario, si rischia di fare la fine delle palestre che sono a « caccia » di un gestore.

Vi voglio far sapere (da Reporter) visto che vi sto dando solo una informazione, che intanto nel frattempo il fondo cassa di 60mila euro messo a disposizione dalla giunta per Madonna della Grotta, è ormai esaurito.

Ma il conto dei danni cresce giorno dopo giorno. E’ la fine……

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ECOPOLI ORMAI E’ UN PARCO PER POCHI INTIMI TRA L’INDIFFERENZA E IL DEGRADO

” ECOPOLI ” UN PARCO ABBANDONATO CON STRUTTURE FATISCENTI ” LA MONTAGNOLA ” DI JAPIGIA EX DISCARICA

Questa è un’altra storia del degrado di un parco costruito su una ex discarica. Io come sempre da Reporter Freelancer do’ solo una informazione.

Inizio cosi’ una storia di un ordinaria imbecillità: continuando a sporcare creando un’ altra discarica in superficie alla discarica già esistente.

Sentieri invasi dalle erbacce, bottiglie e rifiuti tra le piante, la pista per il pattinaggio circondata da mobili e pezzi di legno.

Certamente non dovrebbe essere una cartolina della citta’ per il degrado.

” Ecopoli ” nome scelto per questa ex discarica chiusa da anni, dove poi si e’ creato un parco, nel cuore di Japigia, che si estende tra l’Istituto Polivalente e il Teatro Team.

Possiamo dire quindi che Bari ha una montagna in città fatta di verde costruita su quella che fu una vera discarica a cielo aperto.

Ormai son passati quasi 20 anni e mai è riuscita ad entrata (pienamente) nel cuore dei cittadini della zona, anche per via di una manutenzione poco efficace in realtà quasi mai esistita. Un vero spreco direi per un’ area dalle grandi potenzialità utilizzata solo di rado per eventi e attività ricreative.

Questo è un parco che, in fondo esiste solo per pochi intimi e che continuerà ad esserlo se si dovesse proseguire nella stessa e desolante direzione.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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IL GRANDE PARCO DI ECOPOLI ABBANDONATO DAI BARESI E DALLE ISTITUZIONI

ECOPOLI UN GRANDE PARCO COSTRUITO SU UNA EX DISCARICA ABBANDONATO DAI BARESI E DALLE ISTITUZIONI

Vi voglio parlare dandovi solo l’informazione da Reporter Freelancer. A Bari vi è un parco nella zona di Japigia chiamato Ecopoli che a suo tempo costò 2 miliardi e 650 milioni di vecchie lire. Il parco però è abbandonato chiaramente all’incuria e al degrado.

Stiamo a Bari, stiamo proprio parlando di ” Ecopoli “, un parco pubblico situato come già detto tra la Tangenziale di Bari, stretto tra la Tangenziale e il complesso scolastico del Polivalente, il Palaflorio e l’inizio della cosiddetta ” zona 45 ” del rione Japigia.

Questo parco cui fu scelto il nome di ” Ecopoli ” fu inaugurato nel 1999 e fu edificato sulla cosiddetta ” montagnola dei rifiuti ” una ex discarica a cielo aperto presente in quella zona di Japigia, che negli anni si era cosi’ tanto estesa in altezza da diventare una vera collina di immondizia in città.

Arrivò un bel giorno che questa discarica fu chiusa perchè satura ma i rifiuti rimasero li’ e furono ricoperti dal verde e dagli alberi.

Da quel giorno nacque ” ECOPOLI “, uno dei pochi grandi parchi cittadini presenti ancora oggi a Bari, finanziato con soldi della Comunità Europea.

Di questo parco dobbiamo dire, non ha mai avuto successo e oggi a distanza di 19 anni e l’anno prossimo 20 anni da quando è stato inaugurato appare abbandonato a se stesso, vittima anche di ladri che lo frequentano, lo depredano di piante e alberi ovviamente piccoli, e a tutt’oggi non viene frequentato da nessuno dei baresi.

Il parco a cui è stato dato il nome di ” Ecopoli ” nato sfortunato nella ” zona 45 ” non si è fatto mai nulla per preservarlo.

Esso viene frequentato dai delinquenti e qualsiasi cosa viene messo per abbellirlo viene subito depredato oltre che è stato realizzato tutto in salita e per niente comodo neanche per i disabili.

Nessuno vuole che questo parco viva con tutto che vi sono tre ingressi, solo uno di questi risulta aperto ( in Via Giustino Rocca ) per altro proprio quello più lontano dalle scuole e dai campi di calcetto e infine i bagni ci sono, ma sono chiusi. Poi entrando nel parco, la prima cosa che balza agli occhi è un cartello  colorato con la mappa del parco e le indicazioni su dove trovare il punto di ristoro, il centro medicazione, il laghetto e le fontanelle.

Tutti i servizi che ho elencato inutile dirlo, che non vi sono mai stati. Poi uno spazio o meglio un’arena per spettacoli e concerti inesistenti per anni.

Il parco, si presenta ricco di alberi, il prato mai curato, l’erba alta che ricopre anche i viali, inoltre devo elencare che vi sono rifiuti di ogni genere come cartacce ovunque, lattine, bottiglie, insomma una seconda discarica.

Salendo più in alto abbiamo uno spiazzale dove un tempo vi erano le giostrine per i bambini ma sono state rubate al ridosso tra il 1999 e 2000 ed è rimasto vuoto, da quei tempi, mai più rimpiazzate.

In cima poi abbiamo una croce di legno, scendendo poi si notano alcuni alberi bruciati, una rete protettiva divelta e i resti di un lampione per terra.

Sempre nel parco non vi è illuminazione. ” Ecopoli “, di fatto è abbandonata anche dalle Istituzioni, nella fattispecie, il Comune di Bari, visti anche i pochi ingressi, ha deciso che non conviene investire soldi per rimetterlo a nuovo e renderlo più vivibile.

L’unica zona del parco che mantiene un pò di dignità è quella della pista di pattinaggio gestita da un associazione che la cura per i campionati.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BARI, EX CAVA DI MASO DISCARICA A CIELO APERTO. SILENZIO ASSOLUTO DAL IV MUNICIPIO COME ANCHE DA PARTE DEL PRESIDENTE

Che a Bari vi sono delle discariche in luoghi bellissimi come la Cava di Maso nella zona Santa Rita non è una novità. Questa cava dovrebbe essere ritenuta protetta.

Naturalmente Bari chiede da 5 mesi una risposta. La domanda è stata fatta al Consigliere del Movimento M5S Vito Saliano dopo che il Consigliere ha presentato un’interrogazione circa la situazione al fine di ottenere una informazione circa la situazione in cui versa l’ex Cava di Maso.

” Questa mattina – ha sottolineato il Consigliere insieme agli attivisti del Meetup Bari 5 Stelle dove hanno fatto anche un sopralluogo presso questa ex Cava di Maso.

Saliano, presentò oltre 1 anno e 5 mesi fa un’altra interrogazione al Presidente del Municipio 4 ebbene, dovete sapere che Bari ha in ogni quartiere il proprio Municipio.

Come stavo dicendo l’interrogazione serviva per ottenere informazioni più dettagliate in merito ai rapporti di stabilità della parete rocciosa, effettuata già dai Tecnici, in merito all’attività di Vigilanza sull’area, dove vi è la recinzione perimetrale e il cancello principale divelto.

“A distanza di oltre 1 anno e 5 mesi – continua Saliano – non è giunta alcuna risposta dal Presidente e, come è dimostrato dalle foto, non sono stati posti in essere interventi per impedire l’accesso all’ex Cava di Maso che è liberamente utilizzabile come discarica, anche di auto bruciate.

Non rispondendo all’interrogazione il Presidente Acquaviva non fa un torto al MoVimento 5 Stelle ma a tutti quei cittadini preoccupati dalla stabilità della parete e ancor di più dal silenzio assordante di chi è chiamato a fornire risposte e trovare soluzioni.

Saliano dice: chiediamo trasparenza e condivisione di informazioni, l’abc della buona politica ma, evidentemente, è chiedere troppo! Noi non ci arrendiamo, nei prossimi giorni presenteremo una nuova formale interrogazione e continueremo a farlo finché non otterremo risposte”.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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RIFIUTI ILLEGALI DALLA CAMPANIA QUESTA VOLTA TROVATI A LUCERA (FG). SIGILLI ALL’IMPIANTO

RIFIUTI ILLEGALI PROVENIENTI DALLA CAMPANIA, SIGILLI DEFINITIVI ALL’IMPIANTO DI LUCERA ( FG )

LUCERA ( FG ) – Una ennesima discarica è stata rinvenuta a Lucera in Provincia di Foggia già sequestrata nel 2011.

La discarica con i rifiuti della campania, abusivi. E’ quanto poi hanno scoperto i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari che hanno sottoposto a sequestro un impianto di compostaggio nel territorio di Lucera, in quanto venivano trattati illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti, anche provenienti dalla Campania utilizzando una discarica abusiva.

L’operazione è stata possibile metterla in atto grazie all’intervento della Direzione della DDA di Bari, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Lucera.

A dicembre dello scorso anno 2016 la discarica o meglio tutto l’impianto era già stata sottoposta a sequestro preventivo, denunciando l’amministratore pro-tempore della società.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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IL CORPO FORESTALE DI STATO SCOPRE UN TORRENTE INQUINATO DA SVERSAMENTI DI RIFIUTI

RIFIUTI PERICOLOSI IN TORRENTE NEL BARESE. IN TRE DENUNCIATI

Ci troviamo in località Sannicandro di Bari dove sono state aperte delle indagini delegando la DDA di Bari, i Militari del Corpo Forestale del Comando Provinciale Barese che hanno scoperto e portato alla luce una quantità di rifiuti, pericolosi e non, interrati in uno dei versanti del Torrente Picone in Località Parco delle Grotte, un area protetta sottoposta a vincolo paesaggistico.

I tre proprietari del terreno sono stati denunciati per discarica abusiva oltre che per violazione della normativa a tutela del paesaggio.

Dall’analisi dello stato dei luoghi e delle ortofoto è emerso che, nel corso degli anni, è stata svolta una costante attività di riempimento di parte dell’alveo del torrente, con il risultato di nascondere i rifiuti e, nello stesso tempo, ottenere una maggiore superficie coltivabile.

Alla luce, in collaborazione con personale del Cnr, sono stati portati cumuli di materiali contenenti amianto, rifiuti derivanti da attività di costruzione/demolizione, miscele bituminose, pneumatici fuori uso oltre a vetro, plastica e rifiuti urbani non differenziati.

Sono in corso accertamenti per verificare eventuali “ripercussioni critiche” sulle colture olivicole.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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E’ STATA SMASCHERATA UNA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE CHE SVERSAVA NEI CAMPI

LA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI BARI SMASCHERA UN ORGANIZZAZIONE CRIMINALE DEDITA A SVERSARE RIFIUTI PERICOLOSI NEI TERRENI

Ecco per dovere di informazioni come “Reporter per caso” vi sto per citare una storia, ancora una volta, che parla di sversamento di rifiuti pericolosi nelle campagne. 70 ettari di terreno situati nelle zone di Manfredonia, San Severo e San Paolo Civitale, oggetto di sversamento illecito di rifiuti speciali.

19 persone sono state arrestate per questo illecito gravissimo, 46 indagati, i sigilli sono stati messi ai 70 ettari di terreno.

Traffico organizzato di rifiuti in concorso in corruzione aggravata, falso ideologico in atto pubblico, realizzazione e gestione di discarica abusiva: sono queste le accuse le accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di 19 persone che sono state arrestate all’alba in una brillante operazIone di Polizia Giudiziaria nell’ambito del bliz che è stato dato il nome ” IN DAUNIA VENENUM “..

ADESSO I NOMI DEI 19 ARRESTATI

Complessivamente, l’inchiesta conta 46 indagati ( 42 persone fisiche e 4 società ). Nel dettaglio dell’esito di questa indagine molto complessa nell’attività investigativa condotte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari e dal personale del Commissariato di Manfredonia con la Squadra Mobile di Foggia, il GIP presso il Tribunale di Bari ha disposto l’applicazione di 19 misure cautelari personali ( 5 in carcere, 9 ai domiciliari. l’obbligo di dimora, 2 divieti di dimora e 1 divieto di esercizio dell’attività d’impresa ) nonchè il sequestro preventivo di beni per il valore complessivo di oltre 9,3 milioni di Euro.

Oltre 130 sono gli uomini della Guardia di Finanza della Polizia di Stato impegnati nell’esecuzione delle ordinanze nelle città di Bari, Mola di Bari, Barletta, Modugno, Gravina in Puglia, Cerignola, Zapponeta, San Severo, Napoli, Casalnuovo di Napoli, Pozzuoli, Pollena, Trocchia, Mariglianella.

In particolare i sequestri hanno per oggetto numerosi conti di due delle società coinvolte e di alcune persone fisiche indagate, le quote societarie e l’intero compenso aziendale di una delle società stesse ed, infine, 70 ettari di terreno nelle zone di Manfredonia, San Severo, Zapponeta e San Paolo Civitale, dove sono state oggetto di sversamento illeciti di rifiuti speciali.

Contemporaneamente, è stata data esecuzione a 9 decreti di perquisizione locale nei confronti di alcuni degli indagati.

Il traffico dei rifiuti, monitorato attraverso una capillare attività investigativa supportata dall’utilizzo di sofisticate strumentazione tecnica, si è sviluppato lungo la direttrice Napoli – Foggia e ha portato a scoprire l’esistenza di un organizzazione criminale che ha riversato, illecitamente, una ingente quantità di rifiuti nell’agro di Manfredonia e di altre zone della provincia Dauna, con la complicità di una società di servizi ambientali di San Severo – ” LA LUFA SEVICE SRL ” – nonchè attraverso l’impiego di automezzi dell’impresa ” PULITEM SRL ” di Casalnuovo di Napoli.

QUESTO ERA LO SCHEMA CON CUI SI SVOLGEVA L’ATTIVITA’ DELITTUOSA

I rifiuti, provenienti dalle province di Napoli e Caserta, venivano dapprima convogliati presso la ” LUFA SERVICE SRL ” con quantitativi assolutamente superiori rispetto a quanto consentito dall’autorizzazione provinciale per essere successivamente smaltiti ( dopo una mera parvenza di trattamento di compostaggio ) su terreni – che venivano, di fatto, utilizzati come discariche – nella disponibilità delle stessa ” LUFA SERVICE SRL ” ovvero di terzi rivelatisi, talvolta, soggetti compiacenti.

Il totale del materiale illecitamente sversato dal 2010 al 2014, è stato poi quantificato di circa 100.000 tonnellate.

In connessione con questi illeciti, sono state accertate ulteriori condotte delittuose, tra cui alcuni reati di falso ideologico nonchè alcuni episodi di corruzione che vedono coinvolto un Pubblico Ufficiale Dirigente di una Unità Operativa Complessa dell’Arpa Puglia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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