SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI

SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI DALL’ANPANA

Grazie agli investigatori della Polizia Giudiziaria dell’Anpana, un oleificio con il trucco dell’Italgreen Energy srl del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, aveva fatto modificare l’impianto di emissione dei fumi per aumentare il prodotto, ma inquinava scaricando nell’aria le sostanze tossiche.

Un Eco Impianto per la produzione di Energia Elettrica è stato sequestrato nel barese, a Monopoli, in un’operazione compiuta dai carabinieri del Noe in collaborazione con l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente ( ANPANA ) con qualifiche di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate, grazie alla Prefettura di Bari che ha  rilascio i Tesserini alle Guardie.

Secondo gli Investigatori dell’Anpana, all’Impianto dell’Italgreen Energy SRL del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, erano state apportate delle modifiche (sull’impianto di emissioni) dei fumi che scaricavano cosi’ nell’aria sostanze tossiche.

L’impianto si estende su un’area di 15.000 mila metri quadrati nella più complessiva area industriale degli oleifici italiani ( 50.000 mila metri quadrati, in località Barone, sulla costa Monopolitana e di proprietà della Italgreen Energy con Sede Legale a Ostuni ( Brindisi ).

La stessa produce energia elettrica bruciando biomasse, in particolare la sansa che è il rifiuto di lavorazione dell’oleficio.

Le operazioni di sequestro con arresti sono state condotte dai due Comandanti Mrs.P.V.dell’Anpana con le sue Guardie con titoli di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate e dal Comandante del Noe di Bari Ten. Badolati con i suoi Militari a condurre questa brillante operazione, avviata sulla base di un allarme lanciato dall’Anpana, che svolge  un servizio di polizia ecozoofila ambientale e che aveva segnalato un alto tasso di inquinamento prodotto dall’immissione nell’aria di ceneri, polveri e fumi la cui provenienza era incerta.

L’Ital Green Energy utilizzava per la produzione di energia biomasse solide prevalentemente costituite da scarti della lavorazione del legno non trattato, legname ricavato dalla manutenzione del verde urbano, sansa vergine prodotta dalla lavorazione delle olive nei frantoi e sansa esausta prodotta da altri oleifici.

In particolare, sfruttava gli scarti di lavorazione della produzione dei megaimpianti di Oleifici Italiani spa, che appartengono sempre a ‘Casa olearia spa e che in due raffinerie distinte lavorano circa 800 tonnellate al giorno di olio grezzo di oliva e di semi.

L’impianto di produzione di energia elettrica di Ital Green Energy a Monopoli è stato realizzato dalla divisione Power di Siemens Italia.

Ha un valore di circa cinque milioni di euro, una potenza complessiva di 11,7 megawatt, produce 90.000 kWh/anno di energia elettrica, che immette sulla rete.

Secondo le schede di costruzione, i combustibili alimentavano la caldaia a griglia mobile, in cui il vapore prodotto azionava le pale di una turbina: l’impianto così avrebbe dovuto immettere nell’aria solo vapore acqueo e non arrecare danno all’ambiente circostante.

Secondo gli investigatori dell’Anpana, invece, dagli accertamenti è stato stabilito che l’impianto per l’immissione dei fumi nell’aria era stato modificato rispetto al progetto generale approvato dagli organismi di controllo dell’ambiente.

Sarebbero state realizzate – ritengono i militari del Noe in collaborazione con l’Anpana che le condutture dovevano consentire di bypassare i filtri e che dovevano scaricare direttamente in atmosfera i fumi, producendo un quantitativo maggiore di energia, ma anche di inquinamento.

Al responsabile legale della gestione dell’impianto – a quanto si è saputo – è stata contestata la violazione al nuovo codice ambientale ( decreto legislativo 152 del 2006 ), in particolare – per le modifiche, senza autorizzazione, all’impianto di emissione dei fumi – all’art.27.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

JAPIGIA ALTRO MISTERO DEI FUMI E CATTIVI ODORI. E’ ALLARME

VI E’ UN ALLARME PER I FUMI EMESSI DA UNA CIMINIERA CHE CREA FASTIDI E CATTIVI ODORI E’ UN ALLARME GENERALE TRA I RESIDENTI DI JAPIGIA

Da Reporter Freelancer vi notizio su quest’altro caso dei fumi nella zona di Japigia vedesi l’olificio su Via Amendola dove di fronte vi è Mungivacca alle spalle dell’olificio Japigia quindi riesce a dare cattivo odore di sansa e quando vi è vento, lo fa viaggiare.

Qualcuno ha voluto chiamarlo in questo modo: è la terra dei fumi senza fuochi, ma non troppo, i componenti del comitato di Japigia, sul fenomeno dei fumi che avvolgono il quartiere nel quadrilatero che è compreso tra il Polivalente, Via Suglia, Via Caldarola e Sant’Anna, da almeno due anni.

Inizialmente episodi sporadici, si sono andati intensificando nel tempo, fino a raggiungere, la scorsa estate, livelli a dir poco preoccupanti.

” Ormai quasi ogni sera, intorno alle 20.30, cominciamo a sentire nell’aria questo sgradevole odore di gomma e plastica bruciata.

Un odore acre e soprattutto fastidioso». Beppe Dentico, informatico, abita nel quartiere, ma soprattutto è uno dei fondatori del comitato “.

” Insieme ai cattivi odori, ci è capitato spesso di scorgere in lontananza coltri di fumo. Ma quando ci siamo accorti che la puzza circonda il quartiere anche in assenza di eventuali roghi, abbiamo cominciato seriamente ad avere paura “.

E c’è di più: da qualche tempo alcuni residenti delle zone in questione hanno manifestato i sintomi di vere e proprie reazioni allergiche, Dentico compreso. ” Avvertivo un restringimento della gola, con conseguenti difficoltà respiratorie, e gli occhi erano molto arrossati». Nessuno dei malcapitati si è mai rivolto al pronto soccorso, ma «so di persone che fanno ormai quotidiano uso di colliri “.

A fine ottobre un altro residente di Japigia, Matteo Magnisi, consigliere comunale dal 1999 al 2004, ha depositato un esposto in Procura: si era accorto di un altro, inquietante fenomeno.

Una polverina di colore giallo-verde da qualche giorno copriva tutte le strade del quadrilatero in questione, arrivando persino sui balconi delle abitazioni.

Anche l’acqua delle pozzanghere per strada, assumeva lo stesso colore giallastro. Due giorni fa l’esito delle analisi sui campioni da Magnisi raccolti ( e pagati ): si tratterebbe di polline di pino.

Sospiro di sollievo, quindi, ma la tensione per i fumi resta. E se fossero tossici? «In quell’occasione – spiega Magnisi – formalizzai ai carabinieri del Noe la mia denuncia, per conoscenza all’Arpa Puglia e al Comando della polizia municipale, anche per il persistente fenomeno delle continue puzze di bruciato che rendevano l’aria irrespirabile, con odore acre, avvertito sino in gola da sera a notte inoltrata.

Gli odori, non sempre derivanti da fumi e fuochi evidenti, si percepivano in un’area del quartiere da decenni interessata dal vicino depuratore e sansificio, da diverse fonti elettromagnetiche, dalla storica montagnola dei rifiuti che per diverso tempo ha emanato esalazioni di biogas (non si sa se ancora oggi), e poi trasformata in un parco ». Nessuno dà loro risposte.

Non vogliono creare allarmismi, tantomeno gettare nel panico i cittadini che vivono nel quartiere. Chiedono solo un controllo dei livelli di tossicità dell’aria da loro respirata.

Chiedono un sistematico monitoraggio di questi cattivi odori. E la recente cronaca, in particolare la storia della palazzina di via Archimede in cui si è registrato tra i condomini un numero di patologie tumorali decisamente superiore alla norma, non aiuta di certo a rasserenare gli animi.

” Sono in contatto, sempre, con una delle donne malate di tumore che abita in quella palazzina. Mi chiede spesso se ci sono sviluppi sulla storia dei fumi.

 Dal comitato, però, non sono rimasti con le mani in mano. Coinvolgendo parte della cittadinanza, sono già state raccolte 1400 firme depositate al Comune di Bari.

Chiedono una seduta monotematica del Consiglio, chiedono anche ai rappresentanti  dei cittadini vengano coinvolti e assicurino una strategia di controllo di seguire dall’inizio, la storia, l’assessore comunale all’ambiente Pietro Petruzzelli che, insieme alla Polizia Municipale ha già effettuato diversi sopralluoghi seguire dall’inizio,  i  campionamenti delle sostanze presenti nell’aria.

Sarà infatti sistemata una centralina all’interno del recinto del Palaflorio: in questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute. In questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute dell’uomo.  E c’è di più: a breve incontrerò i Tecnici dell’ARPA

Stiamo infatti decidendo in che modo procedere. Grazie alla collaborazione e alle segnalazioni dei cittadini, stabiliremo l’esatta provenienza dei fumi.

  Una volta capito il punto su cui intervenire, andremo avanti con i mezzi moderni di verifica e controllo del territorio.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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IL PENTITO CARMINE SCHIAVONE PARLA E DICE: VI SONO ANCHE DISCARICHE A BARI E FOGGIA

I VERBALI DEL PENTITO SCHIAVONE ” IN PUGLIA LE DISCARICHE DELLA CAMORRA “

Il pentito della camorra napoletano rivela dall’uomo dei casalesi all’Antimafia ” per tutti gli anni ottanta la camorra ha usato alcune pattumiere. Una si chiamava Puglia “.

Lo ha raccontato nel 1997 il pentito Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare Antimafia in un verbale che è stato dissecretato.

Ma lo hanno confermato anche le indagini più recenti in tema di mafia e di rifiuti come ha spiegato in audizione di alcuni mesi fa l’ex Procuratore di Bari, Dr. Antonio Laudati.

” Parlavano spesso di Puglia – spiega il pentito – c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevano negli anni fino al 1990 – 1991.

Schiavone parla di ” Salento “, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia “.

Pochi i riferimenti precisi anche perché, dice, “il nostro era un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”.

Il traffico riguardava “sostanze tossiche, fanghi industriali, rifiuti di lavorazione, rifiuti radioattivi “.

Tutto materiale che veniva nascosto metri e metri sotto terra, dove ancora oggi è probabilmente conservato.

È bene ricordare che in alcune zone del Salento si registrano percentuali di malattie oncologiche assai superiori alla media.

Quei dati sono stati oggetto nei giorni scorsi di una riunione all’Istituto superiore di Sanità nella quale l’Arpa Puglia e il ministero hanno previsto un percorso comune: l’anomalia nei numeri c’è, ed è importante.

Bisogna trovare ora le cause. I rifiuti interrati potrebbero essere uno dei problemi.

Tornando alle dichiarazioni di Schiavone, il pentito ha parlato anche del “supporto” logistico dei clan locali: “In effetti – ha messo a verbale.

In Puglia, la Sacra corona unita non è mai stata nessuno. Era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi fu staccata.

C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel Brindisino operava un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capozona.

Con me operavano un certo Tonino ‘o Zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce”. Le parole di Sandokan sono però state integrare e in parte superate dal quadro tracciato nei mesi scorsi dal procuratore Laudati sempre in commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

È stato il magistrato a parlare del legame tra i casalesi e il foggiano. Se io devo smaltire un frigorifero e lo butto a Savignano Irpino – ha detto – rischio l’arresto nella fragranza.

Se mi sposto di un chilometro e mezzo, se mi va male prendo una contravvenzione.

Dove butta il frigorifero la criminalità organizzata?  Le indagini stanno verificando anche in questo caso ” sinergie ” criminalità locale e Casalesi. Ma c’è altro. Alcune aziende, “anche a partecipazione pubblica – ha detto Laudati – hanno avuto forme di condizionamento dalla criminalità organizzata sul modello di quello che è successo in Campania”.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SEQUESTRATA DISCARICA DI CONVERSANO. LEGAMBIENTE ALL’ ATTACCO

SEQUESTRO DISCARICA CONVERSANO

Per il sequestro della discarica di Conversano Legambiente ci fa sapere che esprime preoccupazione per un possibile inquinamento.

Quindi chiede alla Regione Puglia una convocazione urgente per l’osservatorio rifiuti per monitorare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in Puglia.

Oltre alle conseguenze di tali comportamenti che possono portare ad illeciti determineranno, non solo delle ripercussioni sulla salute dei cittadini e questo è dimostrabile ma anche a causa di un eventuale disastro ambientale dovuto certamente al possibile inquinamento della falda – ma anche quello legato allo smaltimento dei rifiuti della discarica di Conversano che, ora, saranno condotti altrove con un innalzamento notevole dei costi di gestione.

 In Puglia purtroppo vi devo far sapere che sono ancora basse le percentuali di raccolta differenziata, sono ancora tanti i rifiuti indeferenziati che vengono smaltiti in discarica.

È perentorio Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia all’ indomani dell’operazione condotta dai Carabinieri del Noe e della Guardia Costiera che ha portato il gip del Tribunale di Bari, Dr.ssa Annachiara Mastrorilli al sequestro preventivo senza facoltà d’uso della discarica di Conversano in contrada Martucci.

In questi anni Legambiente, attraverso i circoli di Mola di Bari e Conversano, è sempre stata in prima linea sul fronte della discarica in Contrada Martucci, evidenziando, tra le altre cose, il mancato decollo della raccolta differenziata porta a porta secco/umido nei ventuno Comuni che smaltiscono nella discarica di Conversano.

«Chiediamo alla Regione Puglia, alla luce di ciò che sta accadendo a Conversano, di convocare quanto prima l’Osservatorio Regionale Rifiuti, istituito con legge regionale 36/2009, al fine di monitorare la corretta gestione del ciclo di rifiuti in Puglia».

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN ACCORDO SIGLATO TRA IL COMITATO E IL COMUNE DI POLIGNANO A MARE PER LA CHIUSURA DELLA DISCARICA MARTUCCI

SI E’ ARRIVATI A UN ACCORDO TRA IL COMITATO E IL COMUNE DI POLIGNANO PER LA CHIUSURA DELLA DISCARICA MARTUCCI

MOLA – Si sta continuando a tentativi  nell’opera incessante di allargamento del fronte dei partecipanti alla ricerca della verità sui possibili inquinamenti derivanti dalla discarica Martucci e della tutela della salute pubblica, il Comitato ha incontrato, lo scorso venerdì 10 maggio, l’Amministrazione Comunale di Polignano.

Un incontro intenso e fruttuoso, che ha visto ampie convergenze sull’analisi della situazione attuale, soprattutto dopo i risultati scaturiti, e resi pubblici, dalle indagini della Procura della Repubblica di Bari su quanto avvenuto in contrada Martucci nel corso degli oltre trent’anni di esercizio di discariche, più o meno controllate e autorizzate; ma soprattutto si è convenuto sulle iniziative da intraprendere per ottenere dati concreti ed avere maggiori certezze sui fenomeni in atto e possibilmente scongiurare danni o aggravamento di danni già presenti.

A tal fine l’Amministrazione Comunale di Polignano, nelle persone del Sindaco Domenico Vitto, dell’Assessore all’ambiente, Daniele Simone, e della Presidente della Commissione Consiliare per la sanità, Tina Lofano, si è impegnata a far eseguire, con proprie risorse, analisi delle acque di falda nel proprio territorio, in contraddittorio con i dati ufficiali ( già definiti falsi nelle intercettazioni telefoniche ) dell’ARPA, a richiedere alla ASL i dati epidemiologici riguardanti i propri cittadini, a costituirsi parte lesa nei confronti degli autori dell’eventuale disastro ambientale, ma ha anche offerto la propria disponibilità a partecipare alle manifestazioni in programma del Comitato cittadino molese ed eventualmente ad emanare apposite ordinanze sindacali, laddove risultassero positive le analisi effettuate in proprio e certificate dai laboratori a cui si rivolgeranno.

Il Comitato non può che plaudire alla prontezza e chiarezza di assunzione di impegni seri e concreti da parte del Comune di Polignano che, se trovasse sponda anche nelle altre Amministrazioni interessate, a cominciare dalla nostra Mola e includendo anche Conversano e Rutigliano, non potrà che gettare una vivida luce nel buio dei misteri di contrada Martucci e appagare la sete di conoscenza della reale situazione ambientale/sanitaria, con gli eventuali e relativi provvedimenti da adottare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA DISCARICA DI CONVERSANO IN CONTRADA MARTUCCI: DISASTRO AMBIENTALE

CONVERSANO: E’ UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO

28 Febbraio 2017 Il PM Dr. Pisani chiede finalmente delle condanne per 9 imputati se pur lievi per danni e disastro ambientale causati dalla discarica Martucci nel barese.

Le Associazioni Ambientalistiche come Legambiente e WWF hanno deciso di costituirsi  parte civile al processo insieme Ministero dell’Ambiente e gli Enti locali del territorio.

Il PM barese Dr. Baldo Pisani  ha chiesto nove condanne a pene comprese fra i 22 e i 24 mesi di reclusione per altrettanti imputati nel processo sul presunto disastro ambientale causato dalla discarica di Conversano, in contrada Martucci, sotto sequestro da quasi tre anni.

Nel processo, che si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al GUP Dr. Antonio Diella, sono imputati i titolari e tecnici della Lombardi Ecologia srl, proprietaria della discarica, i componenti della commissione di collaudo regionale che avrebbero omesso i controlli e l’amministratore della società Progetto gestione bacino Bari 5 che gestisce l’impianto.

Le indagini dei carabinieri del Noe che sono intervenuti hanno rilevato che la vasca utilizzata per anni per la raccolta dei rifiuti ( anche pericolosi e non autorizzati ) non sarebbe stata realizzata secondo il progetto e le norme di legge: in particolare sarebbe stata usata una quantità inferiore di argilla e questo avrebbe provocato l’infiltrazione del percolato nel sottosuolo.

Così la falda sarebbe stata inquinata e, di conseguenza, anche i terreni agricoli dell’area.

Nel procedimento si sono costituiti parti civili il ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, nove Comuni, Legambiente e WWF, che hanno chiesto la condanna degli imputati a risarcimenti.

Per la realizzazione della discarica di contrata Martucci gli stessi imputati sono già a processo per i reati, a vario titolo contestati, di falso ideologico, omissione di atti di ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture e gestione di rifiuti non autorizzata.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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Il “disgraziato paese”

Il Regno d’Italia, diventa “disgraziato paese” dopo il #referendum truffa del 2 e 3 giugno 1946.
La #politica, che doveva “tutelare” gli italiani, diventa progressivamente una accumulatrice di “privilegi” e inizia a trattare i cittadini come “zerbini” e “bancomat”, gia’ da decenni.
Abbiamo un #debito pubblico di circa 2.300 miliardi di Euro, praticamente #insanabile.
Siamo tecnicamente falliti da decenni, per colpa della politica.
Il “disgraziato paese” pensa di ottenere risultati diversi, facendo le stesse cose. Praticamente da matti e irresponsabili.
Ormai manca il #lavoro e le #imprese falliscono ogni giorno, per colpa della #tassazione e della mancanza di liquidita’.
Hanno “distrutto” la #classe media, da sempre volano dell’economia.
Il “disgraziato paese” e’ incapace di reggersi su #economia reale e continua a indebitarsi con #BCE e #Ue.
I pseudo #governanti fantocci, di scena in questi anni, stanno affossando il passato, il presente, il futuro.
Ma forse all’italiano medio, interessa piu’ l’#inter e il concerto di
#musica.
Siamo in caduta libera, ma ci dicono che siamo una grande #nazione.
#bugiardi, venditori di pentole!!!!

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L’invasione continua

Ricordate come è cominciata. Renzi che simulava preoccupazione sull’immigrazione, lamentava l’eccesso di zelo delle ONG e minacciava di chiudergli i porti.
Settimane dopo hanno scritto un codice di condotta, destando gran clamore… e poi lo hanno trasformato in “raccomandazione”.

Germania, Belgio, Austria, Ungheria hanno pubblicamente esortato a chiudere a tutta l’immigrazione, fermarla in Libia.
Invece il Governo rifiuta con sdegno, si inventa immaginifici impedimenti, coglie pretesti per indignarsi, protesta la mancata “solidarietà” UE, vorrebbe se li prendessero loro, “minaccia” di tagliare fondi.

Avete capito? Assumono l’iniziativa mediatica. Spostano sull’Europa cattiva. Chiedono l’assurdo. Si tronfiano di superiorità morale. Fanno gli spavaldi. Sviano sulle responsabilità.
Mentre in realtà, non è mai stata loro intenzione rallentare sull’immigrazionismo.

Giocolieri di balle. Cazzari professionisti.
Si esibiscono ogni giorno. Li puoi vedere alla TV.
Una pagliacciata dietro l’altra. Farsa dopo farsa.
Miliardi su miliardi. Sempre più a fondo.

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BENI CONFISCATI ALLE MAFIE, ECCO LA MAPPA OPEN DATA REGIONE PER REGIONE

Vorrei iniziare giusto per dare informazione nasce il portale www.confiscatibene.it

per monitorare aziende, immobili e altre proprietà sottratte alla criminalità.

Nel cuore della Toscana che faceva capo a V.P., considerato uno dei principali faccendieri di T.R. e dei fratelli Ganci. Da allora, da quel lontanissimo 1983, il numero di beni confiscati alla criminalità organizzata è aumentato notevolmente, ma stando ad atti e documenti ufficiali l’unica cosa certa è che non si sa con esattezza nè quanti siano, nè quando valgano, nè ancora con precisione come vengano riutilizzati.

Le inchieste e io aggiungo perchè muoiono le aziende sottratte alla mafia. Sei milioni all’Agenzia per costruire un database mai fatto.

OTTO ANNI FA IL ” MANDATO ” DI CONFISCA EUROPEO MA L’ITALIA NON HA ADERITO

Come dicevo otto anni fa l’Unione Europea ha predisposto un provvedimento ( decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio del 6 ottobre 2006 ) per l’esecuzione delle confische tra Paesi europei, il meccanismo è semplice: un Paese emette un decreto di confisca di un bene che si trova in un altro Paese, il quale a sua volta lo esegue con una procedura automatica.

Si tratta di uno strumento che potrebbe comportare giovamenti altissimi per contrastare la criminalità sul piano economico. Un’occasione che l’Italia però non ha ancora colto. Si legge nella ” Relazione sulla criminalità organizzata su base europea ” del 18 giugno 2014: ” non vi è chi non veda la grande importanza di questo strumento di cooperazione giudiziara internazionale che rende estremamente dinamiche procedure pur sempre attuabili ma che altrimenti richiederebbero tempi estremamente più lunghi. La decisione quadro di cui trattasi, risalente a quasi otto anni orsono, è già stata implementata da ben 21 Paesi su 28 dell’Unione Europea.

L’Italia non vi ha ancora provveduto unitamente a Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia e Regno Unito “.

IL RIUSO DEI BENI FRENATO DALLA BUROCRAZIA

Si è proprio cosi’ sempre più beni confiscati , sempre meno decreti di destinazione. La contraddizione emerge dalla Relazione sui beni confiscati presentata in Parlamento nel 2013. A fronte di una crescita costante di confische e, soprattutto, confische definitive, quest’ultime passate da 921 del 2009 a 2259 del 2012, non si è verificato un aumento di consegne di beni a enti, associazioni o forze dell’ordine.

Le confische con destinazione ( solo immobili e aziende ), che richiedono un apposito decreto da parte dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, sono addirittura in diminuzione.

Dall’apice dei 629 del 2009 si è scesi fino a 85 del 2012. ” Il che è quantomeno contraddittorio … “, si legge nella stessa relazione, aggiornata al 31 marzo 2013. Il rallentamento nel percorso di riconversione della villa di un boss o della fattoria di un narcotrafficante si traduce in una diminuzione di valore dei beni confiscati con destinazione.

Nel 2008 i Comuni avevano a disposizione immobili e aziende per un valore di 120,9 milioni di euro, passati ad appena 3 milioni nel 2012.

Anche lo stato ha perso tanto, scendendo dai 40 milioni e mezzo del 2008 ai 202mila euro del 2012. Complessivamente il valore dei beni confiscati con destinazione è crollato di ben 158 milioni in cinque anni.

Se facessimo un rapido calcolo, il valore medio di ogni bene è di appena 38mila euro nel 2012 ( era di 204mila euro nel 2008 ).

A NORD COME AL SUD, TRA METROPOLI E PERIFERIE, IL FENOMENO INTERESSA 94 PROVINCE ITALIANE SU 110

Quello che però emerge con certezza dai numeri è che la concentrazione dei beni confiscati è si al Sud ( Sicilia, Calabria, Campania, Puglia ) ma anche sempre di più nel Centro Nord ( Lazio, Lombardia, Piemonte )

QUANDO VALGONO I BENI? LE STIME TRA I 10 E GLI 80 MILIARDI

Sul valore economico dei beni, il valzer di stime è ricco di contraddizioni. L’ex direttore dell’Agenzia per i beni confiscati G.C. prima dichiarò all’ANSA un anno fa che il valore ammontava a 10 miliardi di euro, poi in Commissione Antimafia parlò di circa 30 miliardi, di cui 3 miliardi in contanti.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ANTIMAFIA, PM CHE CATTURO’ ZAGARIA ATTACCA LIBERA: ” INQUINATA DA INTENTI ECONOMICI ” DON CIOTTI: FANGO, LO DENUNCIAMO “.

Catello Maresca, magistrato della Dda di Napoli punta il dito sulle cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità: ” C’è chi lo fa per i propri interessi “, dice in un intervista a Don Ciotti fondatore, sentito oggi in Commissione parlamentare: ” Le promuoviamo, ma non sono nostre. Cosi’ si fa il gioco delle mafie “, E denuncia: ” La nostra rete sotto attacco ” Bindi lo difende: ” Commissione vuole rilanciare l’antimafia, non delegittimarla “.

” Se un’Associazione, come libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica, e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che approfittando del suo nome per fare i propri interessi “.

L’attacco arriva da uno stimato pm antimafia, Catello Maresca, il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli che tra l’altro ha coordinato le indagini sui Casalesi e la cattura del boss Michele Zagaria.

In un’intervista il magistrato napoletano afferma ancora: ” Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili.

Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale .

L’affondo arriva nel giorno in cui Don Luigi Ciotti, il fondatore di libera è stato carriere personali coltivati approfittando della popolare etichetta dei movimenti antimafia, sull’onda di casi di cronaca per esempio Confindustria Sicilia e il magistrato palermitano Silvana Saguto, impegnata appunto sul fronte dei beni confiscati.

Libera ha comunque incassato l’immediata solidarietà del presidente della Commissione Rosy Bindi ( Pd ), secondo la quale le affermazioni di Maresca ” sono offensive ” assolutamente gratuite e infondate “.

Perchè il lavoro dei commissari è stato ” intrapreso nell’ottica di rilanciare l’antimafia, non per delegittimarla “.

DON CIOTTI: ” CHI GETTA FANGO FA GIOCO DELLE MAFIE “.

Durissima la reazione di Libera, a cominciare dallo stesso Don Ciotti, che ha definito le parole di Maresca ” sconcertanti “: ” Noi lo denunceremo questo signore, se quelle dichiarazioni saranno riportate domani in virgolettato. Quando viene distrutta la dignità di tanti giovani, io credo sia un dovere difenderli “. E ancora: ” Non ho rilasciato nessuna intervista neppure quando altri giornali ci hanno gettato fango addosso.

Le fonti vanno verificate, le parole non devono essere interpretate. I giornalisti che gettano fango fanno il gioco delle mafie “.

Il magistrato, però, non retrocede: ” Vedremo se sarà della stessa idea quando avrà l’intera intervista, che affronta il tema in modo più ampio “, dice Maresca ” poi vedremo in che sede dovremo confrontarci “.

IL NODO DEI BENI CONFISCATI: ” MA LIBERA NON LI GESTISCE “.

Il nodo è sempre quello delle cooperative sociali ai cui vengono affidati in gestione i beni immobili confiscati alle mafie, tema affrontato anche da Don Ciotti in Commissione: ” Le cooperative non sono di Libera le promuove “. E i beni sono assegnati, per realizzazione di attività sociali, dai Comuni ” con un bando, il fondatore di Libera ha spiegato: ” C’è un equivoco che qualcuno vuole attribuire a Don Ciotti: la capacità di concentrare beni e poteri economici.

Non è assolutamente cosi’. Libera gestisce solo sei strutture tra cui un piccolissimo appartamento a Roma “. Inoltre ” i fondi europei vanno agli enti locali, non a Libera. Che sia chiaro a tutti: per la gestione dei beni confiscati, Libera non riceve contributi pubblici “.

Libera non gestisce, ha sottolineato anche Fava, che ha bollato le dichiarazioni di Maresca come ” calunniose e ingenerose “.

LIBERA SOTTO ATTACCO

Libera è sotto attacco, ha sostenuto Don Ciotti. ” Oggi è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Insomma, ” le trappole dell’antimafia le abbiamo ben chiare mai come oggi “. Oggi, ” è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Don Ciotti replica ancora ” che il tentativo di infiltrazione c’è ed è trasversale in Italia. Le nostre rogne sono cominciate con 17 processi in cui Libera si è costituita parte civile “.

Altri problemi, poi, ” sono nati con le cooperative. Ogni sei mesi noi chiediamo alla Prefettura di verificare […] facendo abbiamo scoperto che delle situazioni erano mutate e siamo dovuti intervenire noi – ha precisato – Sono 1600 le associazioni coordinate da Libera, alcune grandi e a livello nazionale “.

” Bisognerebbe incidere sulla normativa che prevede la destinazione dei beni confiscati, tenendo conto che possono e che devono avere un valore simbolico nella lotta alla mafia e quelli che invece non hanno e che vanno quindi venduti.

Scremando questo ” mare magnum ” di beni, se da 15mila diventano mille, questi possono essere distribuiti in maniera più ampia tra le diverse associazioni e a quel punto avere anche la possibilità di controllare la gestione e il vero utilizzo sociale.

Questo conporterebbe un vantaggio per tutte le ” serie ” organizzazioni antimafia, come Libera “.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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