POLITICA DELLA SICUREZZA E LOTTA ALLA CRIMINALITA’

CHE COS’E’ L’ASSOCIAZIONE CRIMINOSA

Adesso vi spiego un’attimo cos’è l’associazione criminosa organizzata. Si intende tale in quanto esso è un sistema dotato di regole gerarchiche e che comprende codici di comportamento propri, e con questa si ottiene l’obbedienza assoluta e una omertà imposta ai suoi membri, attraverso l’intimidazione, il terrore e la certezza della punizione in caso di uno sgarro commesso da uno dei loro affiliati. Inoltre, questa organizzazione gestisce il mercato illecito, i traffici di armi, prostituzione e droga e, proprio negli investimenti fatti con la droga, consente oggi alle organizzazioni mafiose di assumere un carattere di multinazionale criminale e talmente ben strutturata, che la selezione dei capi avviene attraverso una lotta senza scrupoli. Inoltre, i criteri assunti sono molto simili a quelli dei manager delle grandi aziende. Di solito l’affiliato alla cosca, prima di farne parte, riceve un rito quasi religioso, come ad esempio avviene nella associazione pugliese denominata: la Sacra Corona Unita.

Se poi studiassimo etimologicamente il nome dell’associazione pugliese andiamo a notare che:

  • Sacra: significa che è dovuta al fatto che quando si affilia un nuovo membro all’organizzazione questo viene ” battezzato ” o ” consacrato “, come un sacramento religioso.
  • Corona: dovuta alle processioni dove si usa il rosario ( o corona ) nelle quali si sta uno accanto all’altro.
  • Unità: perchè l’unità fa la forza e bisognava stare tutti uniti come ” gli angeli di una catena “.
  • Le associazioni criminose hanno di solito un forte controllo e sovranità economica che vengono ottenuti attraverso imposizioni di racket e tangenti su porzioni di territorio, avendo inoltre infiltrazioni e condizionamento dei Mass. Media, della burocrazia dell’amministrazione fino all’inquinamento delle stesse agenzie di controllo sociale ed il riferimento normativo italiano in materia trova il suo cardine nella legge n°646 del 1982, nota anche come legge Rognoni – La Torre.
  • Il primo articolo della Legge 646/82, introdotto nel codice penale dell’Art.416 Bis, che oviamente definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione di tipo mafioso ).

MICROCRIMINALITA’

Adesso vi spiego cos’è la Microcriminalità. E in senso lato e’ un fenomeno sociale in ogni angolo di questo pianeta, che spinge qualsiasi individuo a commettere un determinato delitto e per svariate ragioni, per scarsa cultura, per povertà, per motivi personali, oppure semplicemente si vuole infrangere la legge per trasgredire. La criminalità quindi la possiamo raggruppare in tre categorie, vi sono criminali che agiscono per conto proprio, diciamo che essi sono dei cani sciolti, quelli che invece si associano con altre persone per commettere più reati ( Art.416 C.P. )  e quelli invece che si associano con altre persone per commettere più reati di stampo mafioso ( Art.416 Bis C.P. e leggi speciali ).

LEGGE 646/82

Adesso, vi spiego cos’è l’Art. 646/82 cercherò di spiegarlo in modo facile. Il primo Articolo della Legge 646/82, è stato introdotto nel Codice Penale dell’Art. 416 Bis, esso definisce alcune caratteristiche strutturali dell’associazione di tipo mafioso Art.416 Bis ( associazione del tipo mafioso ).

L’associazione di tipo mafioso avviene quando coloro che ne fanno parte già si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di tutte quelle attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a se’ o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Omertà: è quella solidarietà che, dettata da interessi piratici o di consorterie ( oppure imposta da timore di rappresaglie ), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

VISSANI LO CHEF CONOSCIUTO IN TELEVISIONE SI E’ ARRESO COME ANCHE LO STATO CHE HA PERSO

LA RESA DI VISSANI E DELLO STATO NELLA MASSERIA STRAPPATA AI CLAN

Sta naufragando nel cuore della Murgia Pugliese il sogno di fare bella lussuosa masseria con suite, sala ricevimenti e parco l’emblema della lotta alla mafia.

I 36 dipendenti verso il licenziamento, lo chef in un angolo che rilancia ” disposto a lavorare gratis per salvare i posti di lavoro “.

E’ un punto delicato a quella sfida lanciata dallo stato contro la criminalità. In Puglia fanno clamore gli sviluppi del caso dell’Antica Masseria dell’Alta Murgia, tra Altamura e Gravina in Puglia.

Questo Resort di lusso era stato sequestrato prima e confiscato dopo a un noto pregiudicato legato ai clan chiaramente accertato in modo eclatante e gestito dall’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati  ( Anbsc ) che l’anno scorso ha affidato la direzione allo chef Giancarlo Vissani, l’Antica Masseria ora rischia di non poter proseguire la propria attività.

L’Agenzia non intende più tenere il bene e vuole cederlo alla Regione Puglia che perderà la battaglia con il fallimento dello stato e l’Antica Masseria sarà restituita al noto soggetto con la restituzione di tutti i beni sequestrati.

A preoccupare sono i 36 dipendenti che reclamano giustamente il mantenimento dei posti di lavoro come anche i stipendi arretrati.

” Sono amareggiato  per la situazione che si è creata “, dice Gianfranco Vissani che non è più consulente da metà gennaio perchè il contratto è sospeso.

” Se vogliamo chiudere, io non ci posso fare niente – aggiunge ancora una volta Vissani che di li a poco sbatterà la porta in faccia e andrà via.

Una gestione statale richiede di lavorare con molta pazienza e tranquillità. Dallo scorso giugno, quando abbiamo rilanciato la struttura sono entrati in cassa 821.000 mila euro e lavorando in questo modo potevamo arrivare a 2Milioni di euro “.

Mi dispiace se si chiude perchè ci sono 150 comunioni e 70 matrimoni prenotati io – ribadisce Vissani – ci ho messo la faccia perchè ho creduto nel progetto Morcone che pure Mantovano ha sposato in pieno.

Se i ragazzi che lavorano vogliono fare una Cooperativa, io sono pronto a scendere in campo e a dare una mano gratis.

L’importante è salvare il lavoro grazie a Vissani che l’Antica Masseria simbolo della legalità, emblema dello stato che colpisce i clan nei portafogli e assume la gestione dei beni, con l’intenzione di dimostrare di essere capace a tenerli.

Non e’ andata cosi’, perchè lo stato ha fallito anche questa volta perchè a breve restituirà il resort alla mafia.

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

SGOMINATA BANDA DI LADRI D’AUTO E MOTO TRA MATERA E GRAVINA IN PUGLIA

Essi utilizzavano le centraline elettroniche rubate o prelevate da vecchie macchine cosi’ mettevono a segno i furti di auto.

Da un anno a questa parte sono state ben 30 le auto che avevano rubato nella sola Matera.

Ad essere prese di mira non erano auto di grande valore, ma prevalentemente medie e piccole cilindrate, che erano più facilmente smerciabili più velocemente sul mercato.

Oltre alle auto rubavano anche moto, soprattutto ciclomotori ma anche Smart, Mini Car e Panda.

Gli autori dei furti sono stati alla fine individuati ed arrestati al termine di un’ operazione effettuata dalla Squadra Mobile di Matera in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Gravina in Puglia ( BA ).

Si tratta di tre soggetti, tutti della provincia barese: M.F. appartenente al clan Mangione di Gravina, N.G. e M.P..

I primi due si occupavano dei furti mentre il terzo aveva un esercizio di autodemolizione quest’ultimo coinvolto spesso per ricettazione.

Mentre del gruppo era il M.F. di 59 anni pregiudicato di Gravina in Puglia ma residente a Matera, con precedenti specifici e per reati relativi agli stupefacenti, che si dedicava regolarmente ai vari furti di auto, quest’ultima una vera e lucrosa fonte di reddito.

Per non dare troppo nell’occhio, dopo aver derubato a Matera dalle tre alle cinque auto vetture in una settimana, trasferivano temporaneamente l’illeicità attività a Potenza o a Bari.

Erano infatti queste le tre città  interessate dai furti, dove si stima che la banda ne abbia messo a segno circa un centinaio negli ultimi due anni.

Gli Investigatori molto più furbi si sono posti sulle tracce, a partire dal furto di una centralina elettronica commesso su una Seat Leon sei mesi fa, e avvalendosi anche del tracciamento dei loro cellulari e dalle video camere collocate alle entrate della città non li hanno mai mollati fino ad acquisire le prove delle loro colpevolezza.

Le auto derubate venivano smontate ed i vari pezzi di ricambio rivenduti oppure rimontati perfettamente sul telaio di altrettante auto di scarso valore acquistate ” rinnovate ” e rivalutate finivano nel mercato dell’usato.

Gli Investigatori sono riusciti a bloccare alcune già esposte in concessionarie di Gravina, Lecce, Gallipoli ( LE ) N.G. per sottrarsi all’arresto si era trasferito in provincia di Grosseto dove poi è stato catturato e arrestato.

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

REPORTER
FREELANCER VALTER PADOVANO

Le armi dell’immigrazione di massa

Il procuratore di Catania Zuccaro lo sospetta da tempo: i flussi migratori usati per destabilizzare i paesi sovrani. E non è l’unico: arriva da Harvard il saggio di Kelly M.Greenhill ‘Armi di migrazione di massa’. “Serve ad abbassare gli stipendi di tutti”. Compresi i vostri #FidatevidiNessuno (Francesco Borgonovo)

Fonte: Youtube – LA7

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

“E LA MOGLIE TELEFONA AL MARITO IN GALERA ” FAI ATTENZIONE, CHI SI PENTE MUORE… “

Ecco questo è uno spaccato della criminalità in gonnella.

” Se ci tradisci sei morto ” niente parole d’amore ne biancheria profumata per S.L. Quando il boss della camorra murgiana, rinchiuso nel carcere, ha deciso di collaborare, sua moglie lo ha richiamato all’ordine con le maniere forti, lo ha minacciato di morte.

L’8 marzo 2002 è una data importante per le donne italiane: La Camera ha dato il suo primo ” SI ” bipartisan alla modifica dell’articolo 51 della Costituzione e ha previsto che si ” possono promuovere le pari opportunità nella rappresentanza politica tra uomini e donne.

Ma l’8 marzo 2002 sono finiti in carcere anche tredici donne, tredici capo clan.La camorra è arrivata prima della politica, prima di qualsiasi riforma le signore ” arrestate ” nell’operazione ” Canto del Cigno ” erano alla pari con gli uomini.

Unico gradino ancora da scalare: i riti di affiliazione. Le donne non partecipavano, infatti, ai ” battezzi “, perchè le regole mafiose lo vietavano espressamente.

Ma anche se non portavano i gradi, ricoprivano ruoli di primo piano e soprattutto ruoli operativi nella gerarchia criminale.

Hanno nomi biblici, M. A., Carmela. Ma sono spietate. Hanno ordinato partite di droga, assistito amici, organizzato traffici di armi e minacciato commercianti, casalinghe, imprenditori.

Una di loro, R.L., di 31, con una serie di pesanti minacce avrebbe costretto il marito, S.L., ad interrompere il rapporto di collaborazione con la giustizia. La donna, d’accordo con il resto dei clan, durante le visite in carcere e grazie a una telefonata rubata lo ha minacciato, gli ha imposto il silenzio.

” Lo sai di cosa sono capace se ci tradisci “. Solo minacce? Qualcosa di più.

Dagli accertamenti emerge che una delle specialità dei clan era proprio quella di minacciare di morte i pentiti.

Le intercettazioni ricevute dai collaboratori di giustizia F.B., N.C, e S.L., affinchè ritrattassero tutte le loro confessioni.

Un’altra donna, S.S., DI 45 anni, è stata trovata con una pistola nascosta tra le pieghe della gonna.

Aveva il colpo in canna. Forse portava l’arma a qualcuno, ma gli investigatori non escludono che la donna potesse essere stata incaricata di uccidere un rivale.

Un killer in rosa, caso rarissimo, e’ stata arrestata per detenzione e porto illegale di una pistola.

Nella murgia le donne, insomma, non si limitano a custodire le armi, o da brave ” massaie ” a preparare le dosi di cocaina, come di solito accade nella mafia barese.

Siedevano tra ” capi “. Delle 13 donne arrestate cinque  sono accusate di associazione mafiosa per aver aderito al sodalizio del clan Mangione – loglisci, le altre di aver preso parte ad un’ associazione mafiosa, oltre a Lupoli, G.M, di 49, R.P., di 44, L.M., di 30 anni, e A.L., di 43, queste ultime due sono accusate anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti assieme a M.C.B., di 35, F.C., di 39, R.C., di 25, M.C.C., di 34, A.Di A., di 26, M.M., DI 34 e A.S., di 38. mamme che hanno educato i loro figli alla legge del più forte, che hanno insegnato loro a impugnare la pistola e a uccidere.

Nelle cinquecento pagine dell’ordinanza cautelare quella che descrive il 5 aprile del 1997 è agghiacciante.

Quella notte, nella zona ” 167 ” alla periferia di Gravina in Puglia, N.M. e B.D. spararono contro un ragazzino di dodici anni, nipote di Matera e figlio di G.M., che l’aveva affrontati imbracciando un fucile a quei tempi i due clan Mangione e Matera erano in lotta.

Il ragazzino, troppo giovane per quel duello, fu ferito a un piede. Nella zona industriale quella notte la Polizia trovò 40 bossoli di pistola.

A distanza di poche ore furono ferite altre sei persone. Una guerra. Una settimana dopo quelle sparatorie furono arrestati in quattro tra cui S.L. che però un paio di giorni ottenne il beneficio degli arresti domiciliari perchè gravemente malato.

Ma quella volta la libertà durò poco… il giorno dopo il tribunale di sorveglianza di Bari revocò gli arresti domiciliari, poichè le condizioni di salute dell’uomo non erano compatibili con la detenzione in carcere.

Da quell’episodio sono partite le indagini sui certificati medici falsi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

UN MIGLIAIO DI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLA MAFIA DESTINATI AI COMUNI

Sono 1303 i beni immobili sottratti alla mafia destinati ai comuni pugliesi dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Il dato è stato presentato a Lecce, nel corso della conferenza di servizi per la presentazione del progetto ” OPEN Re.G.I.O.”, a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Agenzia, Ennio Mario Sodano.

Si tratta per la metà di terreni ( 617 ), poi abitazioni ( 452 ), unità immobiliari a destinazioni commerciali ( 137 ) e altre unità immobiliari ( 91 ).

Attualmente la provincia in cui risultano più beni sequestrati ” in gestione ” e Lecce ( 281 ) seguita da Bari ( 248 ), Taranto ( 245 ), Bat ( 243 ), Foggia ( 149 ), Brindisi ( 134 ), in provincia di Lecce il comune che ha il maggior numero di immobili destinati e Copertino ( 40 ) seguita da Lecce ( 36 ), Lequile ( 30 ).

Per quanto riguarda gli immobili in gestione, il primato spetta invece a San Donato ( 59 ), Squinzano ( 50 ), Lecce ( 38 ), Casarano ( 28 ).

Per quando riguarda le aziende destinate a partire dall’introduzione delle misure patrimoniali di confisca, sono 64, pari al 7,31% delle 876 aziende su base nazionale.

La provincia in cui esiste il maggior numero di aziende è Bari, seguita da Brindisi, Taranto, Lecce e Foggia.

Le aziende sequestrate già in gestione, invece, sono 175, anche in tal caso con prevalenza a Bari, dove sono presenti ( 60 ).

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

I clandestini lavorino per mantenersi in Italia.

Prefazione:

La #politica, dopo aver gettato l’Italia nel #baratro, pur di sopravvivere, tramite la complicita’ del PdR, costituiscono nel 2011 #Governi chiamati tecnici, che con misure antieconomiche, porteranno a stili di vita tipicamente sudamericani (pochi ricchi e tanti poveri).

Oggetto:

L’Italia non ha mai avuto risorse, solo lavoro.

L’eta’ media e’ oltre i 45 anni, l’eta’ pensionistica e’ attualmente fissata a 67 anni. Si pensa allora a una autoinvasione programmata di #clandestini per poter assicurare in futuro quantomeno le pensioni d’oro (inps), altrimenti a rischio.

Questi #clandestini, per il diritto internazionale, sono considerate PERSONE UMANE, a differenza delle persone fisiche e giuridiche.

I #clandestini ricevono trattamento privilegiato: sussidi, vitto, alloggio e favori giuridici.
Visto e considerato che questi “signori” vengono mantenuti con denaro #pubblico (tasse e imposte) degli italiani,

PROPONGO:

da domani, tutti i #clandestini e coloro che arriveranno nei prossimi giorni, attraverso la revisione coatta del dispositivo di legge internazionale, NON saranno piu’ mantenuti dagli italiani.
Il denaro #pubblico, frutto di lacrime e sangue e’ #sacro.

Dovranno mantenersi con il #LAVORO, come tutti.
Si rispetti l’art.1 della #Costituzione.

Questo #assistenzialismo non e’ previsto dalla vigente #Costituzione.
Fai girare. Arriviamo a 1 milione di #condivisioni.

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

MAFIA. TOLTA AL BOSS ANCHE LA FERRARI SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO

Da oggi parliamo di sequestri di beni avvenuti in Puglia negli ultimi anni, grazie a capillari e attente indagini Investigative. Sono stati sequestrati alla mala di Gravina in Puglia un milione e mezzo di euro a tanto ammonta l’ulteriore sequestro antimafia nei confronti del Clan Mangione, disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo ed eseguito questa mattina dai Carabinieri di Altamura.

Tra i beni sequestrati anche una ferrari e un audi divenuta auto blu del tribunale di Bari mentre la ferrari viene messa all’asta.

Solo poco piu’ di un mese fa, il 25 febbraio, la stessa organizzazione criminale era stata colpita da un provvedimento analogo, solo che in quell’occasione furono sequestrati 98 beni immobili, quattro società tre auto e depositi bancari in otto diversi Istituti di Credito per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Lo stesso clan aveva subito quattro mesi fa un altro maxi sequestro per circa dieci milioni. Ancora una volta principale destinatario della misura patrimoniale è Raffaele di Palma, 59 anni pluripregiudicato con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato all’estorsione, al traffico illecito di sostanze stupefacenti, omicidio e usura è stato coinvolto, in questi anni nelle operazioni antimafia ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

L’indagine finanziaria a suo carico ( che nello scorso febbraio ha portato all’ingente sequestro – operazione ” secondopiano ” ) ha dimostrato che il tenore di vita e l’immenso patrimonio a disposizione del presunto boss, a fronte di esigui redditi dichiarati, non potevano che essere riconducibili a una attività criminale.

Oggi ” 01 aprile 2011 ” sono stati a Di Palma sequestrati numerosi oggetti in oro come orologi, gioielli, diamanti e altri preziosi  ( custoditi in un caveau ) per un valore di circa 50 mila euro, altri depositi bancari e assicurativi per poco più di un milione di euro, e due lussuose auto ( una nuovissima Audi A8  4.2 TDI  e una Ferrari 599 GTB ” Fiorano “.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

L’OFFENSIVA DEI CLAN: IN PUGLIA UN ARCIPELAGO DI SETTANTUNO COSCHE

Adesso voglio parlarvi di un argomento che deve far riflettere tantissimo riguarda le varie cosche che si trovano qui in Puglia.

La rete è proprio fitta delle tante organizzazioni di criminalità tra la provincia di Bari, Foggia e Lecce, che sono state individuate nella regione dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nella sua relazione semestrale disegna un ritratto molto fosco d’un territorio preda della criminalità diffusa.

Il Primato lo ha Foggia con ben 18 clan, segue poi Bari con ben 12 clan uno scenario abbastanza frastagliato, e quindi per certi versi ancora più preoccupante; la Puglia, ha una costellazione di Clan capaci di riciclarsi: investendo le ingenti somme di denaro lucrato con le tradizionali fonti di finanziamento e tessendo una vera e fitta ragnatela di complicità e connivenze per garantirsi una facciata di legalità e si fa per dire.

Questo e quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata Pugliese.

Il dossier è stato trasmesso al Parlamento, si riferisce al secondo semestre del 2014 che racconta assetti e strategie delle cosche in Puglia che rimane una regione ad alto rischio.

La DIA precisa che si tratta di una ” realtà ” caratterizzata dall’esistenza di una pluralità di gruppi che interagiscono tra loro in equilibrio instabile “, ma gli Investigatori, ugualmente sono riusciti comunque a tracciare una mappa ben precisa e dettagliata per ogni spicchio di territorio: a Foggia e provincia sono presenti 18 organizzazioni criminali, a Bari 12 ( ma altre 14 nei paesi della provincia ), 7 nella BAT, 5 sono a Brindisi, 4 a Taranto, 11 a Lecce.

Uno scenario molto preoccupante, considerato che tra affiliati e cosiddetti ” favoreggiatori ” sono inevitabilmente migliaia i soldati reclutati dalla mafia.

Nella relazione vengono analizzate i nuovi affari della criminalità organizzata pugliese, che ha in parte accantonato dico solo in parte il contrabbando, non rinuncia al traffico di droga ma punta sul traffico di rifiuti, sull’infiltrazione nel sistema degli appalti e sulla pirateria alimentare.

Proprio la contraffazione dei prodotti tipici costituisce secondo la DIA uno degli affari principali delle cosche, una leva importante in un ingranaggio che muove un fiume di denaro e alimenta la nuova frontiera economica della criminalità organizzata.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”