Basta slogan. I cittadini pretendono risposte concrete

L’imbonitore fiorentino a progetto e’ entrato in politica a 20 (venti) anni.
Mai lavorato, nessuna esperienza in campo lavorativo.
Ha imparato il politichese ed il linguaggio corporale.
Oggi in senato ha parlato di europa, decantandola.
Parole, teorie, qualche riferimento addirittura a De Gasperi.
La realta’ dell’Italia e’ differente. Oggi g. 16/dic/2014 Tax Day
il governo estorcera’ 44 miliardi dagli Italiani con misure lacrime e sangue.
Ai proprietari di seconde case date in affitto hanno aumentato l’imu del 236%
rispetto alla casa principale.
Unioncamere: ogni giorno 35 fallimenti, tre imprese chiuse ogni due ore .
Poverta’, redditi da fame, suicidi tra i cittadini. In un paradiso artificiale, senza freni inibitori solo
la politica e la criminalita’, quest’ultima con l’economia sommersa, che non conoscono crisi, anzi incrementano sempre piu’ le proprie entrate.
Allora finitela di illudere i cittadini con la politica dei proclami. Cerchiamo di uscire dall’euro e di riprenderci la nostra sovranita’ monetaria.
Attendiamo anche che qualcuno ci dimostri che l’oro degli Italiani esista ancora.
Apriamo il dibattito pubblico, allarghiamo il respiro collettivo. Questa volta parliamo di cose serie, non più di signoraggio e strozzinaggio delle banche, della Bce, del Fondo monetario internazionale. Per carità, quisquilie! D’accordo? Però, certi esperti, certi economisti, certi tuttologi fanno pena quando deviano l’attenzione collettiva delle minoranze attive del Belpaese (tipo Mosler) e manipolano il discorso verso temi fuorvianti ed insignificanti!
Dopo la fregatura europea dell’euro c’è di peggio. Dove sono effettivamente le 2451,1 tonnellate di oro italiano? In via Nazionale a Roma, oppure in Gran Bretagna, Svizzera, Germania e Stati Uniti d’America? Chi ha controllato? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste un registro? I lingotti sono segnati da numeri seriali?
Basta con i discorsi al vento in parlamento! si parli di fatti concreti e soprattutto si diano risposte concrete ai cittadini Italiani!
(Staff)

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demagogia

Una ricetta semplice per salvare l’Italia

La nostra ricetta per salvare l’Italia e’ questa: fuori dall’euro con ritorno alla sovranita’ monetaria pur rimanendo nell’UE. Abolire regioni e province. Da quando esistono queste mangiatoie decentrate, la spesa pubblica e’ triplicata. Commissariamento automatico per i Comuni che sforano i limiti di spesa. Il debito pubblico sara’ rinegoziato con la lira. Il nuovo cambio: 1 euro = 1 lira. Diversamente prepariamoci all’esproprio immobiliare per motivi di interesse generale, come previsto dalla Costituzione. (Staff)
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L’articolo 42, terzo comma della Costituzione della Repubblica Italiana e l’articolo 834 del codice civile stabiliscono che la proprietà privata può essere espropriata per pubblica utilità. Il fondamento costituzionale dell’espropriabilità è ancora più chiaro se si legge l’articolo 42, terzo comma in combinato disposto con l’Art. 2, che sottopone tutti i cittadini a “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. In virtù di questi doveri, e della tutela e garanzia data alla proprietà privata si prevede che il privato che subisce il provvedimento espropriativo debba ottenere un indennizzo e non un risarcimento: il bene espropriato passa in capo alla pubblica amministrazione per ragioni di pubblica utilità, cioè nel perseguimento di un interesse pubblico, ovvero della collettività organizzata di cui anche l’espropriato fa parte. L’espropriazione è retta da due principi fondamentali: legalità: i pubblici poteri possono espropriare i beni dei privati solo nei casi previsti dalla legge e solo nel rispetto delle procedure determinate dalle leggi (articolo 23 della costituzione); indennizzo: (art. 42/III) lo Stato deve corrispondere al proprietario espropriato una somma di danaro, determinata secondo criteri di legge, che compensi la perdita; questa somma non deve essere, per la Corte costituzionale, simbolica, anche se non si richiede che equivalga al prezzo di mercato del bene espropriato.
fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Espropriazione_per_pubblica_utilit%C3%A0

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esproprio blog grillo

Addio al mattone e alle compravendite!

La rivoluzione degli estimi e il via libera definitivo del consiglio dei ministri. Sarà elaborato un algoritmo per calcolare la rendita, partendo dai redditi di locazione medi. Queste sarebbero le riforme? trovare nuove vie per estorcere soldi? è schifoso. Non hanno idea di come andare avanti, non sanno come far ripartire l’economia, sanno solo prendere. Il mercato immobiliare, gia’ in paralisi, si blocchera’ definitivamente. Per non parlare del danno economico alle famiglie che non sapranno come pagare e neanche come vendere. Pensano di espropriare con imposte impossibili da pagare?
In Italia nessuno comprera’ piu’ casa. Addio compravendite!
(Staff)

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esente imu

esonero imu

Con Lutero l’ europa apre le porte al totalitarismo.

CON LUTERO L’EUROPA PERDE LA SUA UNITA’ E APRE LE PORTE AL TOTALITARISMO
Finisce l’esperienza del sovrano medievale e inizia quella del re moderno che esprime un potere assoluto che sarà la base dei totalitarismi del XX secolo
di Mario Palmaro
Martin Lutero non è solo un teologo rivoluzionario. Il suo pensiero determina, infatti, il cambiamento radicale della concezione politica che la cristianità aveva ereditato dal Medioevo. Con Lutero cambia la concezione dello Stato, come conseguenza della mutata relazione fra Chiesa e società civile.

CONTRO IL PAPA E LA CHIESA
Questa trasformazione ha origine innanzitutto dall’idea che Lutero ha del papato: nelle 95 tesi che affigge il 31 ottobre 1517 sul portale della chiesa di Wittemberg vi è infatti una frontale contestazione della plena potestas del Papa e della Chiesa romana. Basti pensare alla ventesima tesi, in cui si afferma che il Papa può rimettere solo le pene da lui promulgate; o alla sesta tesi, secondo cui il Papa può solo dichiarare e confermare il perdono di Dio.
Per Lutero il Papa è “l’uomo della perdizione”, e la Chiesa è il luogo in cui gli uomini più scellerati della terra si sono dati convegno. Il monaco agostiniano definisce la Chiesa «la cloaca in cui è incarcerato lo Spirito Santo». E ciò dipende dal fatto che la “pietra” su cui la si vuole fondata è un uomo, e dunque un peccatore.
Per Lutero, invece, la pietra su cui si fonda la Chiesa è Cristo stesso. La conseguenza è che la Chiesa “non può essere vista ma soltanto creduta attraverso il segno del Verbo”. Dunque, secondo il fondatore del protestantesimo, la Chiesa romana, al cospetto della chiesa fondata sulla “petra certa” che è Cristo e la sua parola, appare una realtà capovolta. La Chiesa si erge su un uomo, cioè su un corpo di un peccatore che è il Vicario di Cristo; e si erge su un luogo, Roma. Questa subordinazione dell’annuncio del Verbo a un luogo e a un corpo è, per Lutero, il segno di un’inversione intollerabile. Da qui deriva il rifiuto “degli statuti, dei canoni, e di tutte le cose del Papa”, e della sua giurisdizione: la Chiesa di Roma non può essere la Chiesa di Cristo.

IL PECCATO ORIGINALE E LA NATURA DELL’UOMO
Questa dottrina anticattolica produce profondissime e radicali trasformazioni nella concezione politica europea. L’origine di questo sconquasso è antropologica: per Tommaso D’Aquino, nel mondo esistono e convivono un ordine naturale e un ordine soprannaturale. Secondo Lutero, invece, l’originaria dignità dell’uomo, il suo essere a immagine e somiglianza di Dio, è andata perduta attraverso il peccato originale. Di conseguenza, il mondo dell’uomo e della natura è consegnato radicalmente al maligno, che diviene “princeps mundi, deus huius seculi”. E l’uomo è completamente incapace di fare il bene con il suo libero arbitrio.
Secondo San Tommaso, la natura irredenta non è completamente consegnata al maligno, ed è quindi ancora possibile distinguere un fine naturale e un fine soprannaturale della redenzione. Invece, in Lutero creazione e redenzione si immedesimano in un’unica opera che accade attualmente nella Chiesa. Per Lutero la natura umana non deve essere solo redenta, ma creata.

LA CIVITAS: DA TOMMASO A LUTERO
Ora, questa divaricazione teologica produce conseguenze politiche enormi. Secondo Tommaso D’Aquino – e dunque secondo la civiltà medievale – la civitas, cioè la città degli uomini, è opera della ragione del re, che partecipa per irradiationem alla lex aeterna. Ciò significa che il sovrano costruisce lo Stato e la sua autorità con la sua intelligenza, ispirandosi alla legge eterna. Dunque, la civitas è anche merito dell’uomo.
Per Lutero è vero esattamente il contrario: lo Stato terreno e civile da un lato, e l’istituzione della Chiesa dall’altro, sono entrambi immediatamente creature di Cristo. «Così – scrive il riformatore tedesco – Dio è fondatore, signore, maestro, auspice e premio di entrambe le giustizie, di quella spirituale e di quella corporale, e in loro non è alcun ordinamento o potere umano, ma sono unicamente cosa di Dio».
Questa distinzione è epocale: per la tradizione cattolica, espressa dal genio di Tommaso, l’ordinamento terreno è un prodotto della ragione umana, rettamente ispirata dalla legge naturale; per Lutero l’ordinamento terreno non è prodotto dalla ragione umana, ma creato.
Che cosa cambia in questo scenario politico? Tutto. Non c’è più una istituzione visibile – la Chiesa cattolica – che interviene per contestare un sovrano ingiusto o empio, ma ora è il re che agisce affermando di operare nella sottomissione a Cristo. È il nuovo sistema del cosiddetto “reggimento spirituale”. In questo scenario politico luterano, il sovrano viene illuminato direttamente dal Signore, che gli ispira eventuali modifiche delle stesse leggi fondamentali. Le istituzioni sono così non solo create ma anche riformate da Cristo stesso: anche qui la distanza dal sistema tomista è totale. Nella visione di Lutero è sempre Cristo ad affidare la spada al re affinché egli conservi il giusto ordinamento. Per il monaco agostiniano, tramite l’ufficio della spada Cristo avoca a sé la vendetta e sottomette all’autorità gli uomini “con il corpo e i beni temporali”.
Questa visione spiega anche la posizione di Lutero nei confronti della rivolta dei contadini: a chi vorrebbe che i principi fossero misericordiosi con i rivoltosi, Lutero fa sapere che la spada non è un ufficio della misericordia ma dell’ira, al punto che un servitore dell’ira di Dio diviene un peccatore “nello stesso modo di chi uccide” qualora non punisca secondo il proprio ufficio.

LA LEGGE INGIUSTA
È lecito ribellarsi a un sovrano? Per Martin Lutero si tratta di un grave peccato contro il Creatore. La spada separa i giudici dai giudicati, i liberi dai prigionieri, i signori dai sudditi; e ogni volta all’ufficio della spada corrisponde l’obbedienza di chi è sottomesso. «La mano che brandisce questa spada e massacra, non è più – scrive Lutero – la mano di un uomo ma la mano di Dio, e non l’uomo ma Dio impicca, arrota, decapita, strangola e fa la guerra».
Il rivoltoso è particolarmente colpevole perché aggredisce la spada, cioè lo strumento con cui Cristo regna sulla società. Scrive Lutero: «Ora, è meglio patire ingiustizia da parte di un tiranno ovvero da parte dell’autorità, che ad opera di innumerevoli tiranni ossia dal volgo». Dunque, in questa visione non vi è più spazio per la dottrina cattolica e tomista della legge ingiusta, cioè di quella legge umana che contraddicendo la legge naturale cessa di esser legge e di avere forza obbligante sulla coscienza dei singoli.

LA SOVRANITÀ DELLA CHIESA E GLI STATI
Prima di Lutero, la Chiesa è il punto di riferimento della vita pubblica, anche quando questo status sfocia in conflitti e dissidi con l’autorità politica. Prima della Riforma, valeva per le coscienze dell’uomo l’idea espressa da San Cipriano: «Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre». Le costituzioni medioevali predisponevano appelli all’autorità ecclesiastica e specialmente al papato contro la tirannia dei sovrani civili. Il re non è assoluto finché è costretto a riconoscere che sopra di lui c’è la Chiesa. Il re francese Carlo il Calvo riconosce «che da nessuno io potrei essere rimosso dall’altezza del potere reale senza almeno l’esame e il giudizio dei vescovi, dal cui ministero fui creato re». I Germani nel Codice Svevo affermano che «solo il Papa può mettere al bando l’Imperatore». Questo armonioso ordine medievale viene però messo in discussione nel XIV secolo, quando i primi pensatori umanisti cominciano a emergere – para-dossalmente all’ombra delle corti papali – e alcuni sovrani, come ad esempio Ludovico il Bavaro, iniziano a sfidare l’autorità del Pontefice. Emblematico in tal senso il Defensor Pacis scritto da Marsilio da Padova, nel quale il Papa veniva ridotto a istituzione meramente umana e causa delle “civili discordie”.
Questi orientamenti furono certamente funzionali a Lutero e alla sua Riforma.
Il monaco eretico riteneva i Sacramenti inutili: dunque, a che scopo conservare gerarchia, clero e una Chiesa esteriore e visibile? Teologia e dottrina politica si intersecano in modo coerente.

IL CESAROPAPISMO LUTERANO E I TOTALITARISMI MODERNI
Inizialmente Lutero aveva in animo di costituire comunque una “chiesa separata”, con una propria struttura organizzativa. Con il passare del tempo, però, di fronte ai disordini con gli Anabattisti e ai dissidi con gli stessi teologi compagni di strada, optò per assegnare al sovrano il compito di designare sovrintendenti e ministeri. Nasceva così il cesaropapismo luterano, che sostituiva allo Stato della Chiesa le “chiese di stato”, legate a filo doppio al protestantesimo. In questo modo, quell’idea della centralità della spada diventava visibile sia per il governo del popolo che per il reggimento spirituale dei cristiani.
Paradossalmente, questa strada avrebbe comportato con passare del tempo la secolarizzazione, cioè il bando della religione dalla vita pubblica. Del resto, è lo stesso Lutero a dichiarare: «Un principe può essere cristiano, ma non deve governare da cristiano».
Finisce l’esperienza del sovrano medievale, che otteneva la plena potestas a seguito di una serie di atti di sottomissione feudale, e inizia quella del re moderno, che esprime un potere assoluto frutto della sua volontà trascendente. Si gettano così le basi del moderno totalitarismo, che ha infestato il XX secolo: se il sovrano non ha più un’autorità superiore visibile cui deve rendere pubblicamente conto – cioè la Chiesa – allora significa che il suo potere della spada è ab-solutus, è sciolto da ogni vincolo. La sovranità diviene per un verso “forte”, nel senso che legittima se stessa; dall’altro diviene “debole”, nel senso che il sovrano, immaginato da Lutero come “inviato da Cristo”, può in ogni momento rivendicare questo ruolo, orientando però il suo potere verso gli atti più efferati. È il trionfo del positivismo giuridico, che identifica la legge con la volontà dell’autorità.
Dopo Lutero, l’Europa perde l’unità religiosa, e non la ritroverà più. Verrà anzi percorsa da sanguinose guerre di religione, frutto di quella frattura epocale.

Nota di BastaBugie: per approfondire la figura di Lutero cliccare sui seguenti link
LUTERO FU LA PEGGIORE SCIAGURA DEL 2° MILLENNIO
Manipolatore delle Scritture, nemico della bellezza nel culto e nell’arte sacra, fautore della statolatria, devastatore degli ordini religiosi, legittimatore dello sterminio dei contadini…
di Raffaella Frullone
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3468
LUTERO ERA ANTISEMITA (E MOLTO ALTRO…)
Lutero auspicava la distruzione di tutte le sinagoghe e delle stesse case private degli ebrei ed infatti Hitler fece ristampare le sue opere chiamandolo ”Propheta Germaniae”
di Angela Pellicciari
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2554

Titolo originale: La rivoluzione politica
Fonte: Il Timone, Aprile 2013
Pubblicato su BastaBugie n. 375

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totalitarismo in europa

L’EUROPA VUOLE FAR FALLIRE LA CHIESA

La Corte di Giustizia ammette il ricorso dei Radicali che vogliono che alla CEI sia inflitta una sanzione fiscale di 4 miliardi di euro che manderebbe in bancarotta la Chiesa in Italia
di Massimo Introvigne
La Corte di giustizia dell’Unione Europea – da non confondersi con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quella per intenderci del caso del crocefisso, che, a differenza della prima, non è un organo dell’Unione Europea – vuole mandare in bancarotta la Chiesa italiana. Non è un modo di dire. La Corte UE ha dichiarato ammissibile nel merito un ricorso contro la Commissione europea, la quale aveva rinunciato a chiedere all’Italia di recuperare dalla Chiesa Cattolica l’importo delle esenzioni ICI e IMU di cui ha beneficiato dal 2006 al 2011, oltre a deduzioni dalle tasse sul reddito. Il conto per la Chiesa sarebbe di circa quattro miliardi: un conto, appunto, da bancarotta.

ATTACCO ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA
Si tratta di un ovvio attacco alla libertà religiosa: quando si vuole mettere a tacere qualcuno, i burocrati europei – e quelli di varie nazioni – usano spesso lo strumento fiscale. Si può pensare ogni male dei Testimoni di Geova sul piano teologico, ma si deve essere grati ai loro avvocati perché nel 2011 hanno fatto condannare la Francia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché – volendo colpire la loro organizzazione nell’ambito delle note campagne francesi contro le «sette» – ha cercato di usare in modo strumentale il fisco, di fatto violando la libertà religiosa.
Ma qual è il problema in Italia? È necessaria un po’ di storia. Sembrerà molto tecnica, ma alla fine emergerà come, perché e chi vuole mettere KO la Chiesa italiana usando il fisco, esattamente come la Francia voleva fare con i Testimoni di Geova. Mi limiterò in questa sede a trattare di tasse sugli immobili – ICI, poi IMU, poi TASI –, che sono la fetta più grande della torta.

STORIA DELL’ICI IN ITALIA
L’ICI è stata introdotta nel 1992, esentando dal suo pagamento gli enti non commerciali. Fino al 2004 questa esenzione – di cui non beneficiava solo la Chiesa Cattolica, ma tutto il vasto mondo no profit, compreso quello di sinistra e radicale – aveva sollevato un contenzioso relativamente modesto. Infatti, che cosa sia un ente non commerciale è chiaro: è un ente che non distribuisce utili, dunque su cui nessuno «guadagna» e che in caso di scioglimento destina il suo eventuale attivo residuo a fini di pubblica utilità.
Nel 2004 una sentenza della Cassazione – relativa a un immobile di proprietà di un istituto religioso utilizzato come casa di cura e pensionato per studentesse – ha affermato che per beneficiare dell’esenzione sono necessari tre requisiti. Primo: l’immobile è utilizzato da un ente non commerciale. Secondo: l’immobile è totalmente destinato ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative o sportive. Terzo: queste attività non devono essere svolte «in forma di attività commerciale».
I primi due requisiti ripetevano semplicemente quanto affermava l’articolo 7 del decreto legislativo n. 504 del 1992. Il terzo rappresentava uno dei tanti esempi italiani di attivismo giudiziario e di fatto apriva un contenzioso infinito: come si fa a svolgere un’attività assistenziale, didattica o così via in forma non commerciale? Significa non far pagare gli utenti? O farli pagare un prezzo che copre i soli costi, o comunque inferiore a quello di mercato? Alcuni giudici cominciarono a sostenere che qualunque forma di richiesta di un corrispettivo per un corso scolastico, un soggiorno, un’assistenza sanitaria – anche se domandata da un ente senza fini di lucro – trasformava l’attività in una «svolta in forma commerciale» e faceva venire meno l’esenzione dall’ICI.
Era evidente che questa interpretazione sovvertiva l’intento del legislatore di esentare dall’ICI gli immobili utilizzati per attività non lucrative e al servizio del bene comune, da chiunque svolte e non solo dalla Chiesa. Pertanto nel 2005 l’articolo 7, comma 2-bis del D.L. 203/2005 tornava alla situazione anteriore alla sentenza della Cassazione e stabiliva che dei tre requisiti di quella sentenza solo i primi due rilevavano per l’esenzione dall’ICI. A quel punto, però, gli anticlericali avevano già messo nel mirino la Chiesa Cattolica, ritenuta la principale beneficiaria della norma, che fu impugnata di fronte alla Commissione Europea da esponenti del Partito Radicale, in quanto avrebbe determinato una distorsione della concorrenza a favore degli enti religiosi rispetto ad altri che offrissero analoghi servizi. La Commissione Europea archiviò per due volte le procedure contro l’Italia, chiedendo solo che fossero predisposti adeguati strumenti interpretativi.
Nel 2006, per rispondere ai rilievi europei, fu emanato il D.L. 223/2006, il quale precisò che l’esenzione ICI si applicava agli enti commerciali che svolgono una o più delle otto attività esenti secondo la legge del 1992 – assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative o sportive – «in modo non esclusivamente commerciale». Consapevole della difficoltà d’interpretare quest’ultima espressione il governo istituì presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze una commissione mista di rappresentanti del Ministero, dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Agenzia per le Onlus incaricata di precisare i criteri in base ai quali un’attività poteva essere esercitata «in modo non esclusivamente commerciale».

LA GRANDE BUGIA DEGLI ANTICLERICALI
La grande bugia, che gli anticlericali diffondevano era che la Chiesa non pagasse l’ICI sulle sue librerie, alberghi, ristoranti o alloggi dati in affitto a terzi per incassare il canone. Queste erano evidentemente attività esercitate in modo «esclusivamente commerciale», e i relativi immobili pagavano l’ICI. Il riferimento legislativo all’attività «ricetttiva» non si riferiva agli alberghi. Un ospedale, un convalescenziario, un rifugio per ragazze madri svolgono attività «ricettiva», nel senso che «ricevono» persone e le tengono a dormire per la notte, ma non sono alberghi. C’erano casi limite, zone grigie e anche abusi? Certamente, e a questo serviva la commissione mista e, dove necessario, servivano gli accertamenti dei comuni quando sospettavano che qualcuno «facesse il furbo».
Nel 2010 i radicali tornarono alla carica, rivolgendosi nuovamente alla Commissione Europea, e inducendo i vari governi italiani che si susseguirono a studiare interventi legislativi per trovare una soluzione di compromesso, che possibilmente disinnescasse la mina europea, com’è noto propensa a scoppiare in tempi e modi imprevedibili. Nel 2012, dopo diversi pareri del Consiglio di Stato, il governo Monti varò una nuova normativa parallela alla trasformazione dell’ICI in IMU, seguita da un regolamento, che per gli enti non lucrativi – non solo quelli cattolici – dettava norme riferite alle cliniche, alle scuole e alle strutture ricettive e ricreative. Il principio generale era quello di esaminare ciascun immobile, distinguendo fra aree destinate ad attività commerciali e non commerciali, e facendo pagare l’IMU solo sulle prime.
Per le cliniche, erano esenti dall’IMU quelle che operavano in totale regime di convenzione pubblica o quelle che praticassero ai privati prezzi inferiori al 50% delle normale tariffe di mercato. Per le scuole, oltre a una serie di altre condizioni, occorreva che accogliessero gli alunni a titolo gratuito, o facendo pagare rette che fossero inferiori ai costi effettivi sostenuti dalla scuola. Per le strutture ricettive, anche qui l’esenzione scattava se i prezzi praticati al pubblico erano inferiori al 50% dei normali prezzi di mercato. Da una parte questa normativa era di difficile applicazione – come calcolare le tariffe di mercato? –, dall’altra rischiava di mettere in ginocchio le scuole cattoliche, già in difficoltà per altre ragioni, condannandole prima a operare in perdita e poi a chiudere. Anche l’Osservatorio della libertà religiosa, promosso dal Ministero degli Esteri e da Roma Capitale e presieduto da chi scrive, intervenne con una nota denunciando la violazione della libertà di religione e d’insegnamento.
Furono così emanate diverse norme interpretative, ultimo un decreto del 26 giugno 2014 del Ministero dell’Economia, che detta norme ancora più rigide per le strutture ricettive – occorre che non siano aperte per tutto l’anno, e non offrano i loro servizi a tutti, ma solo a utenti particolari elencati in modo credibile come connessi all’istituzione – e per quanto riguarda le scuole fissa parametri precisi, cioè un massimo delle rette oltre il quale scatta l’applicazione delle tasse sugli immobili: scuola dell’infanzia 5.739 euro, scuola primaria 6.634 euro, istruzione secondaria di primo grado 6.836 euro, istruzione secondaria di secondo grado 6.914 euro.

I RADICALI ALL’ATTACCO
Parallelamente, è andato avanti anche il contenzioso promosso dai radicali presso la Commissione Europea. Il 19 dicembre 2012 la Commissione ha deciso che, mentre era criticabile la normativa in vigore dal 2006 al 2011, quella del 2012 era sufficientemente precisa e non configurava aiuti di Stato agli enti no profit vietati dalla normativa UE. Rimaneva però un problema. Se la normativa precedente violava i parametri europei, l’Italia doveva recuperare dagli enti no profit – cioè principalmente dalla Chiesa Cattolica – quanto non versato a titolo di ICI negli anni 2006-2011? No, rispondeva la Commissione Europea: non, come scrive qualche giornale, approvando un presunto trattamento di favore che l’Italia voleva riservare alla Chiesa, ma perché la Commissione si dichiarava d’accordo sulla tesi italiana secondo cui applicare retroattivamente la normativa del 2012 è impossibile, non potendosi determinare in passato quali porzioni di un singolo immobile erano utilizzate per attività non commerciali e quali per attività commerciali, ben potendo il contribuente variare nel tempo le modalità di utilizzo dell’immobile.
Non soddisfatti, gli esponenti radicali si sono rivolti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea del Lussemburgo, che ha ora dichiarato ricevibile il loro ricorso. I radicali non fanno mistero del loro scopo ultimo: ottenere una pronuncia della Corte che travolga anche la normativa del 2012, e pazienza se ci andrà di mezzo anche il vecchio no profit cooperativista che fa capo al Partito Democratico. Il disegno è quello di mettere in ginocchio la Chiesa Cattolica che, nonostante tutto, dà ancora fastidio. Qualcuno, infastidito dalle prese di posizione di questo o quel vescovo, potrebbe considerare la questione irrilevante o vederci una sorta di paradossale «giustizia poetica», come si dice in inglese. Attenzione, però: i radicali che hanno chiesto aiuto agli «amici» europei ce l’hanno con la Chiesa per le verità che proclama, non per quelle che qualche esponente della Chiesa talora tace, e sovvertire i principi della libertà religiosa va sempre e comunque a danno di tutti.

Titolo originale: L’Europa vuole far fallire la Chiesa italiana
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/11/2014
Pubblicato su BastaBugie n. 375

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vaticano3

Il picconatore!

Oggi abbiamo la “tecnocrazia” che sostituisce tutti i partiti ed il movimento. Abbiamo il dittatoriello di Firenze, ex boyscout a completare l’opera di distruzione materiale e morale dell’Italia! ormai partiti e elezioni sono cosa vecchia. Abbiamo il nuovo: Mattei R. & compagni di merende a compiere cio’ che la politica non era riuscita a fare: demolire il piu’ possibile, qualsiasi cosa!

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picconatore

L’euro, l’Europa, la crisi!

L’euro e l’Europa rappresentano la truffa più grande che abbiamo mai visto, se si pensa che anche Renzi non può non riconoscerlo a parole (nei fatti non fa’ nulla per, contrastare perché ne ha tutte le convenienze).

E’ veramente triste che qualcuno ancora possa banalmente e senza alcuna cognizione di causa affermare che l’euro e l’Europa non c’entrano nulla con la grave crisi in Italia. Sarebbe interessante, che spiegassero perché non c’entrano nulla, sentiremmo un serie di banalita’ prive di contenuti.

Andate quindi tranquilli, siete nel giusto! euro ed Europa non costituiscono il carceriere ma il carcere! e le regole che lo alimentano. Dire che e’ un romanzo e che l’ Europa non c’entra nulla significa solamente dichiarare la propria gigantesca ignoranza ed irresponsabilita’.

Come può la moneta in corso non avere responsabilità? nemmeno volendo lo sarebbe possibile, come può l’Europa, la struttura politica in corso, non avere responsabilità?

In giro ascolto solo la totale cecità ed incompetenza che può permettere di dichiarare che non c’entrano nulla! Vorrei solo che questa gente uscisse dalla propria profonda miseria per poter approfittare di piu’ del tempo perso a non approfondire argomenti cosi’ importanti.

Non perdete di vista un dato: l’euro, a differenza della lira, non e’ moneta sovrana degli Stati. Le manovre finanziarie di lacrime e sangue, servono solo a controllare l’inflazione, intanto che il debito pubblico aumenta. Abbiamo un debito pubblico insaldabile, che crea le condizioni di crisi, di recessione, di paralisi. Solo i politici e le Lobbies Finanziarie, non si lamentano, perche’ possono speculare in questo mare di deflazione.

parlamento europeo

debito pubblico

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Chi governa deve guardare al medio e soprattutto al lungo termine ed al benessere della Patria!

Chi governa una nazione, pensi a diminuire la pressione fiscale drasticamente, in modo tale da permettere a tutti di pagare le giuste tasse! (art.53 della nostra Costituzione, mai preso in considerazione), ma non perdano altro tempo prezioso, lo facciano subito. La visione economica e sociale di una nazione non va’ calcolata nel breve termine con misure di lacrime e sangue promosse da tecnici, salvando la politica. Al contrario, si deve guardare al medio e soprattutto al lungo termine ed al benessere della Patria.

Il problema è che non c’è un programma chiaro che tenga conto di tutte le problematiche del Paese. Danno vita, di volta in volta, a misure tampone oggi per un problema domani per un altro. Non c’è una visione di insieme, nel frattempo il debito è arrivato a 2100 miliardi circa, follia!!! Credo che anche questa classe dirigente non risolverà nulla, la cosa peggiore è che sono convinto che serva solo buona volontà senza pensare all’immediato ritorno in termini di elettorato. Con questa tassazione, tra tasse dirette ed indirette, non solo si soffoca il sistema perchè non gira più denaro ma si terrorizza il Paese che non vedendo “luce” giustamente risparmia per andare avanti.

Intanto che scrivo questo articolo sul Blog, il debito pubblico e’ a quota 2151 miliardi di euro. Pro capite 35732 E. Visitate : http://www.brunoleoni.it/ Solo la politica non si preoccupa, se non a parole,vivendo sul piedistallo dei propri privilegi, in un paradiso artificiale. Per il futuro? mi dispiace doverlo dire, ma non esiste un futuro con questi numeri. Arrivederci!

debito pubblico

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Usurpatori di privilegi, abbassate le tasse e le imposte alla media europea!

Piuttosto che puntare sui candidati, i partiti politici inizino a puntare sul risparmio cospicuo e sulla riduzione delle tasse ed imposte.
La lotta sarebbe all’ultimo sangue e, solo in questo caso, la differenza la farebbe il candidato.

Il Paese si ammazza con le tasse ed imposte. L’Italia e’ rekordista su questo aspetto. La media europea della pressione fiscale e’ notevolmente piu’ bassa, oscillando tra il 20% ed il 40%. L’Italia ha raggiunto il 55% La paralisi economica e’ direttamente collegata alla pressione fiscale. Piuttosto, pensino ad eliminare i privilegi ai parlamentari, le pensioni d’oro, le poltrone di partito nei vari enti e fondazioni. La sinistra ed il Pd dimostrano, ancora una volta, di essere un partito inetto, improduttivo e parassitario, che ha fatto delle tasse il proprio Paladino.

Bene per le riforme, ma facciano una riforma di se stessi, dei propri privilegi anacronistici e usurpati alla Monarchia. Non sono nessuno! stanno li’ per servire il Paese, e non servirsi del Paese e dei cittadini. Moralita’ zero in casa Pd e sinistra, ma includerei la maggior parte dei partiti.

parlamento europeo

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«L’Austerità non serve, ci vuole un new deal per l’Europa» – La medicina dell’austerità non ci porta da nessuna parte.

Per l’Europa serve un nuovo trattato, un New Deal, che sostituisca gli indici del fiscal compact, il deficit, il debito e l’inflazione con la disoccupazione, la povertà e lo sviluppo». Così il leader di Syriza Alexis Tsipras, durante il videoforum su Repubblica Tv. «L’Europa si trova oggi senza vie d’uscita dal punto di vista strategico. Dall’inizio della crisi riciclano sempre le stesse politiche che aggravano la situazione. In questo modo hanno trasformato una crisi bancaria in una crisi generale».

fonte: http://www.politicalpeople.com/fiscal compact

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