Le 25 regole del terrore a cura della Massoneria

Gli uomini che controllano gli Illuminati fanno parte di tredici delle famiglie più ricche del mondo, hanno il compito di gestire il pianeta da dietro le quinte per condurlo al Nuovo Ordine Mondiale, una di queste famiglie è Rothschild. Gli Illuminati, e chi con loro controlla queste Società, sono Satanisti
e praticano la magia nera. Il loro Dio è Lucifero e attraverso pratiche e riti occultimanipolano e influenzano le masse. Il loro obiettivo è quello del culto di Lucifero, il controllo della Società tramite le logge massoniche, il potere assoluto e la schiavizzazione della massa che si assoggetta a loro volontariamente tramite un indottrinamento quotidiano attuato tramite vari mezzi che operano sulla psiche. E’ sconvolgente leggere la “Dottrina del Terrore” di Amschel Mayer Rothschild, nonostante sia un piano risalente al 1773, i 25 punti redatti possono essere riscontrabili nella realtà attuale. Nel 1773Mayer Rothschild convocò dodici uomini ricchi di Francoforte e chiese loro di mettere in comune le loro risorse; poi presentò un piano in 25 punti che avrebbe consentito loro di ottenere il controllo delle ricchezza, delle risorse naturali e della manodopera di tutto il mondo. Ecco i 25 punti:
1. Usare la violenza e il terrorismo, piuttosto che le discussioni accademiche.
2. Predicare il “Liberalismo” per usurpare il potere politico.
3. Avviare la lotta di classe.
4. I politici devono essere astuti e ingannevoli – qualsiasi codice morale lascia un politico vulnerabile.
5. Smantellare “le esistenti forze dell’ordine e i regolamenti. Ricostruzione di tutte le istituzioni esistenti.”
6. Rimanere invisibili fino al momento in cui si è acquisita una forza tale che nessun’altra forza o astuzia può più minarla.
7. Usare la Psicologia di massa per controllare le folle. “Senza il dispotismo assoluto non si può governare in modo efficiente.”
8. Sostenere l’uso di liquori, droga, corruzione morale e ogni forma di vizio, utilizzati sistematicamente da “agenti” per corrompere la gioventù.
9. Impadronirsi delle proprietà con ogni mezzo per assicurarsi sottomissione e sovranità.
10. Fomentare le guerre e controllare le conferenze di pace in modo che nessuno dei combattenti guadagni territorio, mettendo loro in uno stato di debito ulteriore e quindi in nostro potere.
11. Scegliere i candidati alle cariche pubbliche tra chi sarà “servile e obbediente ai nostri comandi, in modo da poter essere facilmente utilizzabile come pedina nel nostro gioco”.
12. Utilizzare la stampa per la propaganda al fine di controllare tutti i punti di uscita di informazioni al pubblico, pur rimanendo nell’ombra, liberi da colpa.
13. Far si che le masse credano di essere state preda di criminali. Quindi ripristinare l’ordine e apparire come salvatori.
14. Creare panico finanziario. La fame viene usata per controllare e soggiogare le masse.
15. Infiltrare la massoneria per sfruttare le logge del Grande Oriente come mantello alla vera natura del loro lavoro nella filantropia. Diffondere la loro ideologia ateo-materialista tra i “goyim” (gentili=non ebrei, i cristiani).
16. Quando batte l’ora dell’incoronamento per il nostro signore sovrano del Mondo intero, la loro influenza bandirà tutto ciò che potrebbe ostacolare la sua strada.
17. Uso sistematico di inganno, frasi altisonanti e slogan popolari. “Il contrario di quanto è stato promesso si può fare sempre dopo…Questo è senza conseguenze”.
18. Un Regno del Terrore è il modo più economico per portare rapidamentesottomissione.
19. Mascherarsi da politici, consulenti finanziari ed economici per svolgere il nostro mandato con la diplomazia e senza timore di esporre “il potere segreto dietro gli affari nazionali e internazionali.”
20. L’obiettivo è il supremo governo mondiale. Sarà necessario stabilire grandi monopoli, quindi, anche la più grande fortuna dei Goyim (cristiani) dipenderà da noi a tal punto che essi andranno a fondo insieme al credito dei dei loro governi il giorno dopo la grande bancarotta politica.
21. Usa la guerra economica. Deruba i “Goyim” (cristiani) delle loro proprietà terriere e delle industrie con una combinazione di alte tasse e concorrenza sleale.
22. Fai si che il “Goyim” distrugga ognuno degli altri; così nel mondo sarà lasciato solo il proletariato, con pochi milionari devoti alla nostra causa e polizia e soldati sufficienti per proteggere i loro interessi.
23. Chiamatelo il Nuovo Ordine. Nominate un Dittatore.
24. Istupidire, confondere e corrompere e membri più giovani della società, insegnando loro teorie e principi che sappiamo essere falsi.
25. Piegare le leggi nazionali e internazionali all’interno di una contraddizione che innanzi tutto maschera la legge e dopo la nasconde del tutto. Sostituire l’arbitrato alla legge.
Amshel Mayer Rothshild 1773
Viene di seguito riportato il documento pubblicato su “Chiesa Viva”

LA “DOTTRINA DEL TERRORE”
Anno 1773. Poco prima di presentare il suo piano, in 25 punti, per “dominare le ricchezze, le risorse naturali e la forza lavoro di tutto il mondo”, Amschel Mayer Rothschild, ai suoi dodici ascoltatori, svelò «come la Rivoluzione Inglese (1640-60) fosse stata organizzata e mise in risalto gli errori che erano stati commessi: il periodo rivoluzionario era stato troppo lungo, l’eliminazione dei reazionari non era stata eseguita con sufficiente rapidità e spietatezza e il programmato “regno del terrore”, col quale si doveva ottenere la rapida sottomissione delle masse, non era stato messo in pratica in modo efficace. Malgrado questi errori, i banchieri, che avevano istigato la rivoluzione, avevano stabilito il loro controllo sull’economia e sul debito pubblico inglese». Rothschild mostrò che questi risultati finanziari non erano da paragonare a quelli che si potevano ottenere con la Rivoluzione francese, a condizione che i presenti si unissero per mettere in pratica il Piano rivoluzionario che egli aveva studiato e aggiornato con grande cura.
Ecco la “dottrina del terrore” contenuta in questo Piano.
«Il miglior risultato che si può ottenere, nel governare gli uomini, può essere raggiunto solo con l’uso della violenza e del terrorismo… La Legge è un mascheramento della forza. Per le leggi della Natura, il Diritto si fonda sulla forza».
«La nostra politica deve essere quella di fomentare le guerre, per sprofondare sempre di più le nazioni nel loro debito, e di dirigere le Conferenze di Pace».
«Il “nostro Stato”, marciando lungo la strada della conquista pacifica, ha il diritto di rimpiazzare gli orrori delle guerre con le meno evidenti, ma più efficaci sentenze di morte, necessarie a mantenere il “regno del terrore” che genera la cieca sottomissione».
«Grazie alla nostra stampa, noi abbiamo ottenuto l’oro nelle nostre mani, nonostante il fatto che noi abbiamo dovuto raccoglierlo da oceani di lacrime e sangue».
«Quando le condizioni rivoluzionarie giungeranno al punto più basso, e le masse, già soggiogate con le privazioni e col terrore, i nostri agenti dovranno apparire in scena, ma solo dopo che essi hanno portato a termine il nostro pianificato “regno del terrore”. Mettendo a morte questi nostri agenti, noi appariremo come i salvatori degli oppressi, mentre invece noi siamo interessati proprio all’opposto, e cioè alla riduzione e all’uccisione dei Goym (cristiani)».
«Noi provocheremo la depressione industriale e il panico finaziario. La disoccupazione e la fame, imposte alle masse, creerà il diritto del capitale di regnare in modo più sicuro».
«Il “regno del terrore” dovrà accompagnare ogni sforzo rivoluzionario, perchè questo è il mezzo più economico per portare la popolazione ad una rapida sottomissione».
«Creeremo monopoli immensi e riserve di tale ricchezza colossale che persino le ricchezze più grandi dei Goym (cristiani) dipenderanno da noi in tale misura che essi raggiungeranno il fondo insieme al credito dei loro Governi, il giorno dopo la GRANDE CATASTROFE POLITICA».
«Spoglieremo i Goym delle loro proprietà terriere e industriali con una combinazione di tasse e concorrenza sleale e li porteremo alla rovina economica nei loro interessi finanziari nazionali e nei loro investimenti».
«Gli aumenti salariali, ottenuti dai lavoratori, non dovranno beneficiarli in alcun modo».
«Lanceremo una corsa agli armamenti in modo che i Goym si possano distruggere a vicenda, su scala colossale e, alla fine, nel mondo, non rimarranno altro che masse di proletariato con pochi milionari devoti alla nostra causa, con forze militari e di polizia sufficienti a proteggere i nostri interessi».
«I nostri agenti dovranno infiltrarsi in tutte le classi, a tutti i livelli della società e del Governo, per raggirare, confondere e corrompere i più giovani della società, insegnando loro teorie e princìpi che noi sappiamo essere falsi».
«I Governi dell’Occidente non potranno sollevarsi contro di noi, perché, noi creeremo, nelle capitali e nelle città di tutti i paesi, un’organizzazione di un tale TERRORE TERRIFICANTE da far tremare anche i cuori più gagliardi»

Fonti: http://rominamalizia.wordpress.com/2013/03/06/massoneria-illuminati-i-25-punti-della-dottrina-del-terrore-di-rothschild/

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

marionette

LE PROFONDE RADICI DELLA COSIDDETTA “CRISI”

Oggi, che può dirsi tassata anche l’aria che si respira, non ha importanza quale sia l’aumento fiscale; tutte le tasse si
ripercuotono sui prezzi. Siano piccoli o grandi aumenti, si vedrà l’inutilità finale di tutti gli aumenti di imposte e stipendi che si lideranno, dando luogo -fra qualche tempo- a nuove richieste di aumenti salariali, nuovi scioperi, nuovi atti di forza della massa e nuovo cedimento del potere pubblico, e con diminuzione del potere di acquisto della moneta (ora, con l’euro, dopo averla maltrattata in malo modo, si rimpiange la lira!). La moneta? Vada pure al diavolo. La crisi delle borse? Affari da borghesi. La produzione diminuisce e aumenta il costo della manodopera? Tanto peggio, tanto meglio. La scelta, che si impone a tutti i paesi civili, è oggi fra economia di mercato con tutti gl’impegni che comporta ed economia statalizzata con i suoi deleteri effetti. Andate a Berlino a vedere la differenza tra le due economie: Berlino Ovest, mercato libero e prosperità; Berlino Est, socialismo, comunismo e miseria.
(Don Luigi Sturzo, sul Giornale d’Italia del 23-1-1959)

– Staff

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

don luigi Sturzo

La nuova “Unione Sovietica Europea”

Mentre R. Mattei vara l’ennesima finanziaria lacrime e sangue (compreso l’aumento dell’IVA fino al 25,5% per dare il colpo di grazia ai consumi, oltre quello delle accise sui carburanti, anch’esso per rilanciare l’economia) e dalla Commissione €uropea, in particolare da Katainen, arrivano chiari moniti a rispettare gli impegni presi in termini di austerità, c’è qualcuno che continua a vivere di sprechi e mangiatoie varie, senza rendere conto a nessuno. Proprio l’oligarchia che governa la U€, sempre più simile alla nomenclatura dell’ex Unione Sovietica, dove il popolo faceva la fila per il pane ed il compagno Brezhnev girava in Rolls Royce. Non ci credete? Bene, vediamo di illustrare in modo sintetico come vengano spesi i 150 miliardi di euro del bilancio della ue. Per cominciare parliamo del parlamento europeo, l’unico al mondo ad avere due sedi (in realtà tre, perché ne esiste una anche in Lussemburgo per gli uffici amministrativi). Poiché gli europarlamentari non hanno il dono dell’ubiquità, le due sedi aprono alternativamente, costringendo ogni mese a far ricorso a carovane di tir per trasportare gli incartamenti da Bruxelles a Strasburgo e viceversa, oltre a 5.000 persone. Facciamo notare che la sede di Strasburgo rimane aperto per “ben” 5 giorni al mese, ma il circo barnum degli eururocrati non può rinunciare a questa trasferta che costa la “modica” cifra di 200.000.000 di euro l’anno, cui vanno sommati i costi di manutenzione della sede e le varie diarie e indennità di parlamentari e portaborse. Ovviamente, un simile apparato, non può non avere un leader: l’ex presidente della commissione, Barroso, oltre a 24.000 euro di stipendio mensile, ha messo in conto alla ue ben 730.000 euro per missioni e spese di rappresentanza (anno 2009, ultimo dato certo che siamo riusciti a recuperare). E che dire dei figli dei funzionari e dipendenti della commissione e dell’europarlamento? Mica possono andare nelle scuole normali, magari fianco a fianco con qualche bimbo figlio di genitori immigrati clandestinamente. Eh no, loro hanno diritto a scuole speciali che costano, tra strutture e professori, altri 200.000.000 di euro l’anno, mentre i nostri ragazzi sono costretti a portarsi la carta igienica da casa a causa dei tagli all’istruzione attuati dagli ultimi governi italiani. Visto che abbiamo parlato delle trasferte Bruxelles – Strasburgo, perché non parlare delle cosiddette “missioni d’inchiesta”? Secondo il quotidiano britannico Telegraph, negli ultimi due anni sono state ben 120 con un costo di 10 milioni di euro. Le mete scelte per questi viaggi d’inchiesta? Cipro (che sarebbe comprensibile visto la crisi che ha attraversato), poi Africa e… Caraibi, oltre che la zona dell’oceano Pacifico. Duro, il lavoro dell’europarlamentare: a febbraio di quest’anno, 15 eurodeputati sono partiti per le Mauritius con 11 interpreti e sei membri dello staff al seguito. Il 21% del budget del parlamento europeo, pari a 357 milioni di euro l’anno (il budget di un top team di F1, giusto per rendere l’idea, che impiega oggi non meno di 600 persone), viene impiegato per la voce “comunicazione e tecnologia”, ovvero propaganda, come gli spot pro ue trasmessi dalla Rai e per la realizzazione di traduzioni dei vari documenti. Tuttavia, se già questi sprechi vi sembrano enormi, sappiate che il parlamento europeo costa “solo” 1,7 miliardi, mentre l’italico stivale contribuisce con ben 5,5 miliardi l’anno. E gli altri 148 miliardi di euro del bilancio come vengono usati? Ecco qualche altra perla. Per la “casa della storia europea” sono stati stanziati 31 milioni di euro per la ristrutturazione dell’edificio, 15,4 per l’allestimento scenico, 6 per le esigenze del multilinguismo, 2 per uno scaffale di quattro (!) piani, per un conto totale di 58,4 milioni, cui si aggiungeranno 11,5 milioni l’anno per il suo mantenimento (fonte: l’Express). La BCE, ovviamente, non può essere da meno: la nuova sede, ancora da terminare, è già costata la bellezza di 1.150.000.000 di euro (1,15 miliardi). Tuttavia, nel più autentico stile italico, ci si è resi conto che… è troppo piccola per contenere la nuova ondata di assunzioni di 1.000 impiegati per la supervisione del sistema bancario. Quindi, il conto è destinato a lievitare ulteriormente, sempre a carico delle tasche dei cittadini europei cui vengono tagliate pensioni e sanità in nome del “bene supremo”, quello degli oligarchi europei. Naturalmente di sprechi ce n’è per tutti i gusti: come definire altrimenti i 3.400.000 di sterline spesi per un centro heritage nel Galles e totalmente abbandonato dopo solo 6 anni dalla sua costruzione (fonte Telegraph)? Per non parlare di Europe Aid, l’organizzazione che si occupa di gestire i programmi di aiuto e sviluppo verso gli altri paesi: dei 32.000.000 di sterline versati per “aiutare” la Biellorussia, 423.000 sono finite per un’esibizione fotografica (si suppone per sostenere il morale della popolazione bisognosa) e 500.000 per la promozione di “favole etniche”! E per concludere col botto, sappiate che il grosso dei fondi della politica agraria comunitaria finiscono nelle tasche delle multinazionali e non degli agricoltori. Eh sì: dei 58.000.000.000 di euro destinati all’agricoltura, 1.600.000.000 sono finiti alla Friesland Campina, un’azienda olandese di latticini, mentre la Nestlè se ne è portati a casa “solo” 197.000.000. Capite? i soldi destinati agli agricoltori sono finiti ad una multinazionale che macina utili miliardari. Anche perché, proprio grazie alla PAC, il 50% dei terreni agricoli è in mano al 3% di agricoltori, che poi sono le multinazionali dell’agro-alimentare. Non ci resta che chiudere questa aberrante panoramica della nuova “Unione Sovietica Europea” con le parole di Ambrose Evans Pritchard: “il problema fondamentale è la mancanza di controllo delle imposte e della spesa da parte di un parlamento eletto democraticamente. Non è un caso che la guerra civile inglese sia iniziata nel 1640 quando il re ha cercato di togliere quei poteri al parlamento o che la rivoluzione americana sia scoppiata quando questo potere è stato tolto da Londra a stati come Virginia o Massachusetts, che lo esercitavano da tempo… Quello che sta accadendo all’ue è, al contrario, il tentativo di darne la gestione a strumenti e strutture sovranazionali, che non hanno alcun fondamento con nessun parlamento. E’ estremamente pericoloso e chiaramente antidemocratico”. Parole come macigni, che dovrebbero far riflettere tutti, in particolare coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese e le nuove generazioni che vedono seriamente ipotecato il loro futuro. Temi pesanti, da non far dormire la notte e che dovrebbero impensierire non poco gli eurocrati blindati nei loro palazzi. Tuttavia questi ultimi possono dormire sonni tranquilli: sabato c’è l’anticipo di campionato e, per lo meno nell’italico stivale, la questione vitale sarà se il gol era o meno in fuorigioco.
(Luca Campolongo)

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

crisi2

Italia in lutto

L’Italia affonda: Il Bel Paese e la crisi, tra fallimenti e suicidi

Italia affonda

L’Italia affonda: Il Bel Paese e la crisi, tra fallimenti e suicidi
Pubblicato da admin il 10 ottobre 2014 in Cronaca, Economia, In primo piano, Politica Nazionale ·
27 Commenti
L’italia ai tempi della crisi, un drammatico report tra fallimenti e suicidi: Una situazione impensabile fino a qualche anno fa.

60amila imprese perse in 5 anni, chiude una azienda ogni 30 minuti. Il Financial Times lancia l’allarme: ”Se l’Italia non cresce farà default sul debito pubblico”. Il “problema” italiano, per il prestigioso FT è dell’unione. Il Bel Paese, non ha gli strumenti per superare il contingente sfavorevole.

ROMA – La Crisi uccide. Uccide piccoli imprenditori e disoccupati, età che oscilla tra i 45-60 anni, per lo più maschi, 149 solo nello scorso anno, un dato sconcertante. Un suicidio ogni due giorni e mezzo, è il bilancio drammatico pubblicato dal Link-Lab, un Ente che da circa due anni monitora il letale fenomeno sociale. Depressioni, perdita di speranza, abbandono delle Istituzioni, oltre a problematiche personali, sono le cause che inducono nel gesto estremo. Ma se i grandi colossi pensano di non essere contaminati si sbagliano, la crisi ormai sta uccidendo anche la grande impresa e ben preso tocca anche alle multinazionali. Il troppo è troppo e nessuno si salva.

Visti dall’Estero – Un editoriale del giornale di Oltre-Manica, mette in risalto le difficoltà oggettive “Il fardello del debito italiano“. Il Premier Matteo Renzi “ha promesso riforme radicali ma non ha ancora realizzato nulla” è la pesante accusa dell’editorialista, ed è “ingenuo pensare che l’economia ripartirà miracolosamente quando le imprese potranno licenziare il personale“. L’ancora di salvezza è l’acquisto di titoli da parte della Bce di Mario Draghi?

L’analisi del giornale continua col sottolineare che la permanenza nell’Eurozona del nostro Paese è messa in discussione, come tutta la zona Euro a seguire. Se anche nel 2015 e 2016 l’economia rimarrà stagnante, il rapporto debito/pil salirà fino al 150%”, mentre l‘unica via d’uscita dal circolo vizioso, spiega l’editorialista, consiste dunque in una crescita solida dell’economia, che deve essere più veloce di quella del debito. Di conseguenza la Bce non sta (ancora) comprando titoli di Stato italiani e l’euro dovrebbe svalutarsi di circa il 60% perché l’Italia possa ottenere una svalutazione di portata simile a quella del 1992, quando la lira lasciò temporaneamente il sistema monetario europeo. Le riforme sull’art.18 vengono considerate come palliative per una ripartenza dell’economia, e si auspica una campagna di emissioni titoli per investimenti infrastrutturali, una rivisitazione del concetto di fondo-salva stati, per trasmettere la liquidità opportuna nella economia reale. “Abbiamo bisogno di un’azione politica estrema e coordinata per permettere all’Italia di crescere, sostenere il debito e in definitiva rimanere dentro l’Eurozona”, è la conclusione del columnist del Ft. “Matteo Renzi, il primo ministro italiano, ha promesso riforme radicali, ma non ha ancora realizzato nulla. E comunque, questo non basta. La sostenibilità del debito italiano richiede politiche a livello europeo che finora sono state escluse. E’ qui che si deciderà il successo o il fallimento dell’eurozona”,la severa conclusione.

I fallimenti – Il 2013 è stato Hannus Orribilis sul fronte delle procedure concorsuali, hanno chiuso battenti 14.300 imprese circa,con un incremento del14%,solo quest’anno,cristallizzatosi in 4.300 unità perdute ( due ogni ora) rispetto al 2012.A livello territoriale pagano dazio maggiormente Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Veneto, falcidiato il settore del commercio al minuto e dell’edilizia, ma anche altri settori vengono colpiti, tiene quello Hi-Tech; un trend drammatico su base quinquennale, prova provata delle difficoltà delle imprese ad onorare gli impegni contrattuali e fiscali, i ritardi accumulati si traducono in interessi passivi,vveri colpi di grazia per le attività aziendali. Per il gruppo Cerved, analista di fama internazionale, anche le imprese che avevano superato la prima fase, non reggono al colpo della seconda fase della crisi, vista la stretta sul credito, che dipana ogni aspettativa di rimanere sul mercato.

“Stiamo vivendo – commenta Gianandrea De Bernardis, CEO di Cerved – una fase molto delicata per il sistema delle Pmi italiane: la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e che stanno pagando il conto sia al credit crunch sia a una domanda da troppo tempo stagnante”.

Nel Mezzogiorno e nelle Isole i fallimenti salgono rispetto ai primi sei mesi 2013, nel Nord Ovest del 10,7% e nel Centro Italia del 10,4%. I recenti correttivi legislativi hanno fatto crollare le domande di concordato in bianco (-52%) e diminuire i concordati comprensivi di piano (-12,3%). In declino anche le liquidazioni che, con un calo del 10,3% tra gennaio e giugno, segnano un’inversione di tendenza a livello semestrale dopo un lungo periodo di incremento. Un commentatore anonimo postava, un di un sito a diffusione nazionale una frase a mio parere illuminante del momento: “comunque tutto ha un senso.. chiuse le piccolo attività, distrutto il popolo degli artigiani, fenomeno tipico italiano, tutti andranno a lavorare per I grandi gruppi internazionali, torneremo a lavorare e solo quando serve, a 400 € mensili in fondo la maggioranza degli italiani chiede lavoro, e presto lo avranno”; analisi amara che riassume lo stato d’animo penoso di molti connazionali,adusi alla speranza.

Insolvenze, fallimenti – insolvenze, fallimenti, è un effetto domino inarrestabile che si ripercuote a tutti i livelli sull’intero bilancio dello Stato, dal settore entrate fiscali a quello della ricchezza prodotta, forse in nostri governanti non sentono il polso della nazione. Mancando un piano ed una visione complessiva di ristrutturazione del nostro tessuto produttivo, questi sono dati che suscitano una enorme apprensione per tenuta la della società. Si è arrivati oltretutto ad un punto tale che infondere ottimismo e continuare a rilanciare le decisioni o a rivendicare spazi di discussione, rischi di essere espressione di irresponsabilità. Una ipotesi avanzata da alcuni circoli economici liberal, è se gli effetti prodotti in termini di consumi da un peso fiscale più leggero e meglio distribuito (oggi i moltissimi che non possono evadere e che detengono il 50% della ricchezza contribuiscono al gettito complessivo per il’80, mentre quelli che sono messi nelle condizioni di poter evadere e che detengono il restante 50% della ricchezza contribuiscono solo per il 20%) se quelle aziende avessero chiuso lo stesso. La palingenesi del capitale è chiara: una crisi economica di questa portata determina necessariamente una immensa distruzione di capitale. Ma il capitalismo va periodicamente in crisi, per sua stessa natura, e anche se dovesse riprendere il ciclo espansivo di accumulazione, pure con una certa efficienza dovremmo poi rimanere in attesa della crisi successiva, sempre più grave, sempre più vicina nel tempo, sempre più insostenibile? I potentati industriali ed economici, del mondo globalizzato, mettono in competizione popoli e lavoratori per sfruttarli al massimo e ottenere il massimo profitto. Questa concorrenza al ribasso distruggerà diritti, welfare, tenore di vita in tutta Europa a partire ovviamente dai Paesi più deboli, in una spirale perversa, prima dell’ esplosione di UE ed euro.

Deindustrializzazione, disoccupazione ed immiserimento porteranno ad una cruenta lotta sociale tra poveri, al nascere di gravi disordini che saranno sedati con la violenza e a dittature autoritarie, un rischio paventato giornalmente da politologi e sociologi come fattibile.

I Suicidi – Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. E’ l’agghiacciante bilancio dello scorso anno, 149 persone si sono tolte la vita per motivi economici. Nel 2012 erano state 89, il 40% nel solo ultimo quadrimestre a testimonianza di una situazione precipitata in pochi mesi. I dati drammatici sono stati resi diffusi da Link Lab, il Laboratorio di ricerca dell’Università degli Studi Link Campus University, che da oltre due anni studia il Trend e che ora pubblica il suo Report fenomenologico. Come accennato prima,la crisi uccide in prevalenza uomini in una fascia di età che va dai 45 anni ai 60 anni,e riguarda imprenditori ridotti sul lastrico, o cittadini che hanno perduto irrimediabilmente un impiego. La decimazione,non conosce differenze geografiche: al Sud e pure al Nord. Nel 2012 il numero più elevato dei suicidi si registrava nelle regioni del Nord-Est (27 casi con un’incidenza percentuale pari al 30,3%), un’area geografica a maggior frequenza di suicidio tra gli imprenditori a causa della maggiore densità industriale. L’analisi complessiva dell’anno 2013 sottolinea come il fenomeno sia andato uniformandosi a livello territoriale interessando con la stessa forza tutte le aree geografiche. Persino nel Mezzogiorno dove il tasso dei suicidi per crisi economica è sempre stato tralatiziamente più basso rispetto alla media nazionale, vi è stato un allarmante aumento del numero dei suicidi: 13 i casi complessivi dell’anno 2012 a fronte dei 29 del 2013.

Si parla di suicidi di Stato, una espressione forte ma al contempo non completamente menzognera,il cittadino si sente lasciato solo dai governati,chiusi in un loro iperuranio, distanti dai problemi del vivere quotidiano,al di là di belle parole di incoraggiamento,un atteggiamento positivo estremizzato da dichiarazioni pubbliche e tweet, sembra un atteggiamento ingenuo ed irritante nei confronti di chi è in ambasce. Unità di sostegno psicologico si stanno attivando in tutta la Penisola per supportare la psiche dei troppi italiani che vivono un momento di apicale disagio, Che la crisi economica stia mietendo vittime è sotto gli occhi di tutti. Come anche appare evidente che non spetta ai mezzi di informazione tenere il conto delle persone che si tolgono la vita e dei motivi di gesti che tutti continuano a definire insensati. In un momento come questo, proprio per evitare speculazioni ed errate percezioni del fenomeno, l’Istat dovrebbe raddoppiare i propri sforzi per comprendere i motivi di disagio che portano gli individui alla disperazione. E invece, nonostante la rilevazione abbia un basso costo in quanto le informazioni sono trasmesse direttamente dagli organi di polizia giudiziaria, l’Istat ha deciso di cancellarla, lasciando un vuoto statistico difficilmente colmabile. Forse Siamo in guerra. Con tanti saluti a chi, , pensa di sapere tutto sull’argomento e di averne la verità inoppugnabile. E’ una guerra diversa dalle precedenti, si combatte con armi diverse, non ci sono i carrai armati o cavalli di frisia, in giro, non si sentono le esplosioni delle bombe. Ma gli effetti sono più o meno gli stessi: i negozi che chiudono, le persone che restano senza lavoro, la disperazione di chi non può più permettersi le medicine, non sono diverse da quelle di una guerra combattuta con i fucili. E i morti sono sempre morti, anche se non è il proiettile di un cecchino, ma il gesto estremo di chi vuol farla finita.

C’è una intera classe dirigente,che sta facendo la guerra contro il resto della popolazione. Un gruppetto di poche migliaia di persone che, in Italia come negli altri Paesi, ha dato l’assalto ai pochi beni che i cittadini “normali” posseggono; la prima casa un terreno,qualche risparmio, che, moltiplicati per decine di milioni di persone sono comunque un patrimonio ragguardevole. Senza dimenticare l’altrettanto ciclopico patrimonio di beni pubblici. Così i ricchi diventano sempre più opulenti i poveri sempre più miserabili, la classe media, vera cinta di trasmissione economica di un paese, tende a scomparire.

Quale Prospettiva – Il nostro Paese credeva, con l’euro, di essere al riparo degli attacchi speculativi, dall’onere della spesa petrolifera che in passato avevano costretto i governanti a laboriose svalutazioni che aggravavano ulteriormente il debito, permettendo, però, di esportare maggiormente le nostre merci divenute ulteriormente competitive e questo, per un paese manifatturiero era un ottimo viatico per creare lavoro e occupazione. Ricordiamo tutti la crisi dello SME e le rigide misure del governo Amato. Ma tali misure ci consentirono di rimetterci in linea in breve tempo grazie al fatto che avevamo una crescita media intorno al 5% e all’appuntamento con l’Europa, malgrado gli scettici, ci siamo entrati a pieno merito anche se qualcuno dice con i conti “truccati”. Ma qual è la prospettiva dopo quasi sei anni di crisi durissima paragonata, per gli effetti, ad una guerra? Siamo uniti nella convinzione che, per rifondare l’Europa e la nostra Patria, sono necessarie rotture decisive e sforzi strutturali,sul campo del welfare,come rimodulare il debito pubblico coi creditori per poter avere sostanze da infondere nel mercato,e sforare il patto di stabilità che sembra quasi un cappio,o meglio un macigno sulle istanze di sviluppo. La permanenza dell’Euro nella sua versione attuale sarebbe un mezzo sicuro per distruggere il modello sociale e portare l’Europa verso il declino. L’uscita potrebbe essere controllata e contribuire a una nuova organizzazione monetaria (ritorno a valute nazionali con margini di fluttuazione, convivenza di valute nazionali e di un “Euro esterno”).

L’uscita dell’Euro andrebbe accompagnata da un controllo stretto della finanza e dei movimenti di capitali per bloccare l’inevitabile speculazione, ma sarebbe comunque un azzardo, e allora ricostruiamo la Casa Comune, con regole mutualistiche,meno legate ai mercati finanziari e maggiormente attigue alle istanze dei cittadini, la vecchia EUROPA DEI POPOLI!
Roma, 10 ottobre 2014

fonte: http://www.massimo.delmese.net/76802/litalia-affonda-il-bel-paese-e-la-crisi-tra-fallimenti-e-suicidi/

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Si difenda la Costituzione del 1948, si difenda il popolo italiano.

Gentile Magistrato,

Io ho chiesto pubblicamente l’intervento delle Armi della Repubblica in difesa del Paese, nel nome della Costituzione Sovrana del 1948, perché l’Italia è stata aggredita da un Colpo di Stato. E’ semplice Dottore, e Lei converrà: quando una forza esterna al Paese, in collusione con forze interne, e che non è mai stata legittimata dal voto degli italiani, compie i seguenti atti:

A) Sottrae allo Stato la sovranità monetaria, essenziale a nutrire la Nazione, attraverso il sotterfugio di Trattati Sovranazionali resi incomprensibili al nostro Legislatore e mai legittimati dal consenso del popolo.

B) Esautora interamente il Parlamento Sovrano dalla sua prerogativa legislativa a tutela dei cittadini, per mezzo dei sopraccitati inganni, e lo costringe a rendere conto in primis ad essa e non al popolo sovrano, e lo costringe a legiferare contro l’interesse del popolo.

C) Rende la nostra Costituzione Sovrana sottomessa a sentenze di una Corte straniera mai legittimata dal popolo italiano.

D) E come conseguenza di tutto ciò riduce allo stato di servitù economica, di povertà crescente, di disperazione persino un intero popolo, una volta sovrano e ricco, per il profitto di forze elitarie straniere

Questa forza ha compiuto un Colpo di Stato contro il Paese, il quale, per i punti sopraccitati, non è più in grado di usare gli strumenti propri dello Stato democratico per difendersi. E allora, Dottore, Lei converrà che in una tale situazione E’ DOVERE delle Armi dello Stato, che giurarono fedeltà all’Italia, intervenire per difendere il Paese reso servo Esse: arresteranno i responsabili complici interni del Golpe, in primis i cittadini Giorgio Napolitano, Giuliano Amato, Mario Monti, Romano Prodi, Enrico Letta e Matteo Renzi, fra i molti altri; decreteranno l’abolizione dei Trattati di cui sopra; restituiranno al Paese la piena sovranità monetaria, parlamentare, e costituzionale. Credo che siamo d’accordo su tutti i punti, Dottore. Si difenda la Costituzione del 1948, si difenda il popolo italiano, si difendano i nostri figli.

f.to Paolo Barnard

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

costituzione

Situazione reale del “Condominio Italia” e suoi Amministratori

Quando udiremo una presa di posizione da parte delle istituzioni Italiane di fronte alle minacce Isis di conquistare Roma? basta con l’ ipocrisia del “progresso e futuro” da parte del Pd, quando la reata’ del paese e’ ben diversa.
Le citta’ Italiane sono ormai dominate da extracomunitari arroganti e mantenuti con denaro pubblico.
Gli italiani residenti non hanno il reddito di cittadinanza, come nel resto d’europa. Hanno pensioni da fame e l’eta’ pensionabile e’ molto alta, per molti irragiungibile.
Basta fare gli apolidi in politica. Nel resto d’europa gli extracomunitari possono entrare solo se regolari e devono lavorare per guadagnarsi il pane.
Basta politiche e “business” dell’immigrazione per accedere al denaro pubblico, che dovrebbe essere impegnato per migliorare i servizi ai cittadini.
Dobbiamo cambiare questo paese? sento dire da “qualcuno”. Peccato che non si renda conto e nessuno gli fa’ notare che sta cambiando in peggio! l’Italia e’ in una situazione disperata e sempre “qualcuno” afferma che siamo un paese “ricco” e che gli Italiani hanno paura di spendere i soldi. {NdR}
======================================================================
La distribuzione della ricchezza in Italia è molto squilibrata: il 10 per cento delle famiglie possiede il 45 per cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie che in totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della ricchezza totale. E’ quanto emerge dai dati diffusi oggi dalla Banca d’Italia, che ha presentato il bollettino sulla ricchezza delle famiglie (dati riferiti al 2008). Il rapporto descrive un Paese fortemente diviso tra chi conduce una vita agiata e chi, per usare un’espressione abusata, “fatica ad arrivare alla fine del mese”.
Al di là delle percentuali, è analizzando i dati assoluti che si coglie il vero significato di questo squilibrio: la ricchezza netta dei 24 milioni di famiglie italiane è di 8.600 miliardi. Questo significa che, in media, ogni famiglia possiede un patrimonio di 358.000 euro. Una cifra ragguardevole, che infatti pone il nostro Paese nella media degli stati dell’Occidente (e di gran lunga più in alto degli Stati Uniti). Ragionando però sulla distribuzione di questa ricchezza, la musica cambia. Eccome. Dividendo il 44 per cento del patrimonio per il 10 per cento delle famiglie, si ottiene una media per famiglia di oltre un milione e mezzo di euro. La metà delle famiglie italiane, invece, ha un patrimonio medio di poco più di 70mila euro. Non stiamo parlando di reddito, ma di patrimonio: case, terreni, beni intestati. La banca centrale italiana, infatti, lo riconosce: “Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata”. E se gli italiani conservano comunque un patrimonio “competitivo” è grazie soprattutto alle scelte di investimento abituali: il 62 per cento della ricchezza è distribuita in “attività reali”, e tra queste l’82 per cento sono costituite da case di proprietà.
Il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane – continuna l’analisi di Bankitalia – alla fine del 2009 era era stimabile in circa 4.800 miliardi di euro, con un aumento in termini reali dello 0,4 per cento rispetto a un anno prima. Sempre alla fine del 2009, le passività finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41 per cento da mutui per l’acquisto dell’abitazione. Proprio perché “concentrate” in larga parte sui mutui, le nostre famiglie risultano meno indebitate rispetto alla media dei Paesi occidentali. Da un confronto internazionale emerge infatti come alla fine del 2008 l’ammontare dei debiti fosse pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia tale valore era pari a circa del 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone al 130 per cento.
Complessivamente, i numeri dicono che l’Italia appartiene alla parte più ricca del mondo, in termini di ricchezza netta pro-capite: il 60% delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 90% delle famiglie di tutto il mondo. Le cifre non fanno sfigurare il nostro Paese a un confronto internazionale, ma è la loro analisi a far emergere un problema serio. “I dati sulla ricchezza delle famiglie italiane sono drammaticamente eloquenti: un’insostenibile disuguaglianza, una distribuzione tra le più inique delle economie sviluppate e che frena la crescita”. E’ il commento del responsabile Economia e Lavoro del Pd,Stefano Fassina, ai dati di Bankitalia. Ancora più diretto Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori: “E’ una situazione da Repubblica delle banane”, scrive sul suo blog: “Questo è diventato un Paese in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, un Paese fondato sull’ingiustizia. Se il governo e le grandi aziende fossero davvero liberali come dicono di essere, se non fossero abituati a predicare sempre bene e a razzolare sempre male, le cose andrebbero un po’ meglio. Non per noi politici ma per quel 90% delle famiglie italiane che deve accontentarsi delle briciole”.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/20/banca-ditalia-il-45-della-ricchezza-in-mano-al-10-della-famiglia/82840/

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Fmi su Renzi: “ITALIA NON HA FUTURO”

Nelle condizioni attuali, “l’Italia non è un Paese per cui si possa assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno”.

E’ il giudizio sull’Italia di Renzi, che arriva dal direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Andrea Montanino, durante la presentazione del Country report sul nostro Paese.

“La crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%”, ha spiegato.

L’Italia ha un grande futuro: fuori dall’Euro e dall’Ue. Libera dai politicanti alla Renzi.

fonte: http://voxnews.info/2014/10/08/fmi-su-renzi-italia-non-ha-futuro/

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

renzi e Fmi

Il tempo della demagogia e’ scaduto ..

Consiglierei il Governo di dimezzare le imposte e tasse, per rivedere l’economia risollevarsi dalla recessione. Basta privilegi di pochi e miseria ormai assicurata per gli Italiani, anche per le prossime generazioni. Ad oggi, manca lo slancio per ripartire. Quando vedremo una inversione di tendenza da parte della politica? basta slogan, basta illusionismo, basta demagogia! La politica ha giocato tutte le sue false carte dei tarocchi e la situazione e’ la recessione, il baratro della disperazione. Avete afferrato il concetto? basta fare i bambini viziati e prendere in giro una intera nazione, colpevole di aver votato politici che non stanno facendo gli interessi della nazione ma sempre i propri personali e di partito. Il governo Renzi tira a campare, come da routine! le riforme non le ha chieste nessuno, solo il Drago della Bce, l’Ue e la signorina Merkel. Intanto l’Italia precipita sempre piu’ nel baratro! le riforme che stanno facendo, inducono il Paese in deflazioe e dovrebbero favorire solo la speculazione internazionale. L’Italia e’ in liquidazione fallimentare, altro che ripresa, altro che il nuovo che avanza! Il tempo della demagogia e’ scaduto e non ha prodotto risultati proficui per la nazione, assicurandole solo miseria.

crisi2

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Il ” Debito Pubblico Italiano “

Aggiornamento debt-clock
Per il mese di settembre 2013 ci sarà un incremento giornaliero di 192.929.120 euro, 2.233 euro al secondo.
Nel corso del 2011 e del 2012 il nostro Paese ha contribuito in maniera sostanziale al fondo EFSF (il c.d. fondo “salva stati”) conferendo oltre 20 miliardi di euro nel 2012 (erano 3,1 nel 2011 e 0 nel 2010 – Bollettino statistico bankitalia, pag 11, tav.4, serie S441461M), il grosso dei quali versati a marzo e aprile. Inoltre a ottobre e novembre Banca d’Italia ha rivisto al rialzo le stime del debito dal 1997 al 2005, eseguendo la decisione Eurostat del 31 luglio 2012 che ha previsto inclusione debiti commerciali PA ceduti a intermediari finanziari con clausola pro soluto.
Queste voci “straordinarie” hanno comportato la sottostima del nostro “orologio” che effettua le sue stime sulla base dei dati degli ultimi 15 anni. Al netto di questi eventi imprevedibili, l’orologio stima l’ammontare del debito con un margine di errore inferiore all’1 per cento.

Il debito pubblico
Quanto vale il debito pubblico italiano? Sebbene il dibattito pubblico non possa prescindere da questo dato, è spesso difficile “visualizzare” cifre tanto grandi. Con questo “orologio”, l’Istituto Bruno Leoni vuole rendere accessibile a tutti la mostruosità del nostro debito pubblico, che poi dà la misura sia dell’irresponsabilità della nostra classe politica, sia degli oggettivi vincoli di finanza pubblica a cui il nostro Paese deve sottostare.

L’orologio aggiorna ogni 3 secondi la nostra stima dello stock di debito, che si basa su – e viene continuamente corretta con – i rapporti mensili della Banca d’Italia. In questo modo vogliamo aiutare i cittadini a capire cosa si intende, quando si dice che siamo gravati di un debito pari a circa il 120 per cento del prodotto interno lordo. Per rendere il concetto ancora più chiaro, basta considerare che questo debito a 13 cifre (valore riferito al 31 luglio 2010) equivale a circa 30.724 euro per ogni italiano, inclusi neonati e ultracentenari, ovvero 80.327 euro per ogni occupato. Tra gennaio e luglio 2010 il debito pubblico è aumentato di 50.100.143.820 euro, più di 7 miliardi al mese, 236 milioni al giorno, quasi 10 milioni di euro all’ora, 164.112 euro al minuto. Ogni secondo, questo debito immenso è cresciuto di 2.735 euro, più di quanto guadagni una famiglia media in un mese.

L’orologio del debito fornisce una stima dello stock di debito pubblico italiano in tempo reale. La base di partenza è costituita dai dati forniti dalla Banca d’Italia. Poiché i dati rilasciati si riferiscono a due mesi prima, il nostro debt clock stima l’ammontare per i mesi successivi sulla base dei dati storici. Si tratta dunque di una previsione, e in quanto tale, soggetta a possibili errori di misurazione/previsione.
È in preparazione uno studio, ad opera di IBL, che, ad un anno dalla realizzazione del debt clock, valuti la performance dello strumento.

E il TUO debito?
Se visualizzare l’ammontare complessivo del debito pubblico italiano è difficile, capire a quanto equivale il peso del debito su ciascuno di noi può dare una misura dell’enormità di questo dato. Oggi ogni italiano, da quando lancia il primo vagito in sala parto e senza rispetto per l’età veneranda, ha mediamente una quota di debito pari a oltre 30.000 euro.

Questa somma può essere visualizzata nell’immagine in calce. Le cifre, apparentemente, non si muovono, ma portando il cursore del mouse sul contatore l’aumento continuo del vostro debito personale si paleserà in tutta la sua drammatica inarrestabilità.

L’orologio è “esportabile” sul vostro sito o blog. Le istruzioni sono qui di seguito.

Sul tuo PC
Da oggi è disponibile anche uno screensaver con l’orologio del debito aggiornabile. Le istruzioni per scaricarlo e installarlo sono più avanti in quesata stessa pagina.

(Stima del debito: Luciano Lavecchia; grafica e sviluppo: AlfaPi)
Spiegazione facile del debito pubblico
Il debito pubblico italiano è l’emergenza della nostra epoca: la sua presenza è una minaccia costante per il nostro futuro, per i nostri sogni e progetti. Creatura quasi mitologica per le giovani generazioni, condiziona e condizionerà la nostra vita personale, riducendo la nostra capacità decisionale, incidendo direttamente nella vita di ogni giorno. Eppure si sa cosi poco di esso, come si è generato, a quanto ammonta, come ridurlo in maniera sostanziale. Il nemico più letale, perché invisibile ai più.

Noi di IBL crediamo nella libertà di ogni uomo di fare scelte consapevoli, in ossequio al principio del “Conoscere per deliberare”. Scoprite con noi il debito pubblico italiano (PDF).

http://www.brunoleoni.it/

brunoleoni.itdebito pubblico settembre2014

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”

Il primo passo per il nuovo ordine mondiale, banche private!

Un impareggiabile Beppe Grillo ci parla di “Signoraggio Bancario” e debito pubblico…prendete appunti!

Basta un “Mi Piace” per aumentare la visibilità di questa pubblicazione e permettere ad altri di vederla e condividerla. Clicca su “Mi Piace”