ADELFIA, RITROVATI IN CAMPAGNA MIGLIAIA DI VETRINI APPARTENENTI ALL’OSPEDALE MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI

ADELFIA, SI CONTINUA A SPORCARE LE CAMPAGNE CON IL RITROVAMENTO DI VETRINI USATI DALL’ANATOMIA PATOLOGICA DEL MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI. INTERVIENE LA POLIZIA AMBIENTALE SUL POSTO

Si continuano a sporcare le campagne inquinandole con immondizie di qualsiasi genere. Questa notizia è di qualche giorno fa.

Sul posto arriviamo anche noi, la segnalazione è più che fondata. All’aria aperta, senza un minimo di riparo, offerto magari da un sacco o da una scatola di cartone, giace una piccola montagna di vetrini evidentemente usati, analizzati. Su ognuno di essi potrebbe esserci qualsiasi agente potenzialmente contaminato e che potrebbe contaminare il terreno.

Ogni singolo pezzo riporta la dicitura “ Ospedale Miulli Acquaviva ”. Con una telefonata, per il tramite dell’ufficio stampa, avvisiamo l’ospedale.

Sul posto arrivano il vicedirettore Giovanni Giorgio, e la dottoressa Rosa Maria Bona, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia e Istologia Patologica del Miulli, da dove sembrano provenire i vetrini, vista l’etichetta che riportano.

Il responso emesso dai dirigenti del Miulli per fortuna è rassicurante: “ Si tratta di vetrini risalenti ad almeno 20-30 anni fa ”. Dunque, nessun pericolo di contaminazione.

L’ospedale non si è perso in chiacchiere e ha subito inviato una ditta specializzata a ripulire l’area. “ Il regolamento comunale di Adelfia – ha detto il vicesindaco – prevede una sanzione di 500 euro e la notizia di reato ”. Resta da capire come, dalla custodia di un’azienda privata, i vetrini siano finiti in campagna.

Ovviamente si è provveduto a chiamare il giornalista di un noto quotidiano per dare più risalto alla notizia affinchè certe cose non debbano più capitare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

AUDIZIONE IN REGIONE PUGLIA PER LA PALAZZINA DEI TUMORI. NESSUNA CORRELAZIONE …

NESSUNA EVIDENZA DI ” ASSOCIAZIONE PREVALENTE ” SI PRONUNCIA LA REGIONE PUGLIA PER I CASI DI TUMORE NELLA PALAZZINA INCRIMINATA ” NESSUNA CORRELAZIONE TRA AMBIENTE E CASI DI CANCRO “

La Regione Puglia da le sue risposte tramite l’ARPA nessuna evidenza di possibili associazioni prevalenti ai possibili fattori ambientali e i 26 casi di tumore, di cui 14 maligni, che sono stati accertati tra gli abitanti della palazzina di Viale Archimede, nel quartiere Japigia: è una delle conclusioni a cui sono arrivati con un indagine congiunta tra Arpa Puglia, e Dipartimento di prevenzione della ASL e Arca Puglia, proprietario dell’edificio, a seguito di un monitoraggio congiunto avviato a dicembre 2016.

I rappresentanti degli Enti sono stati ascoltati questa mattina in Commissione del Consiglio Regionale Pugliese su richiesta di Antonella Laricchia del Movimento Cinquestelle nella relazione in Commissione Ambiente con la richiesta avanzata sempre dall’M5S. I Consiglieri Pentastellati chiedono di ” estendere i monitoraggi ai civici adiecenti “.

Alla riunione ha preso parte anche un rappresentante degli inquilini. Negativi i riscontri su un’eventuale presenza di campi elettromagnetici e dopo due campagne di monitoraggio della qualità dell’aria, effettuate negli scorsi mesi con un mezzo mobile.

Attualmente è in corso una terza rilevazione per far luce sul caso. L’assessore pugliese alla Pianificazione territoriale, Alfonsino Pisicchio, intervenuto in audizione, ha affermato che ” si proseguirà nel lavoro di monitoraggio, fermo restando che l’esigenza prioritaria è quella della salvaguardia della salute  ” proponendo anche di coinvolgere nella vicenda l’assessore all’Ambiente, Filippo Caracciolo “.

Palazzina tumori a Japigia, il M5S: “Analizzare composizione chimica edificio”

Laricchia, a margine delle audizioni è intervenuta sul caso: “ Il compito di accertare la verità sui numerosi casi di tumore nella palazzina spetta alla magistratura – ha dichiarato -, ma nel frattempo la politica deve garantire la sicurezza e il diritto alla salute di questi cittadini.

Abbiamo chiesto all’assessore Pisicchio di estendere le analisi epidemiologiche fatte per gli inquilini del civico 16 anche ai civici vicini.

Nel caso di differenze rilevanti la politica non può girarsi dall’altra parte ma deve agire immediatamente e trovare per queste persone una collocazione diversa, almeno fino a quando non termineranno  le indagini della magistratura e non verranno accertate le cause che hanno determinato questa situazione”.

“ Arpa e Asl hanno illustrato i monitoraggi ambientali compiuti nell’intera zona – aggiunge il consigliere pentastellato Gianluigi Trevisi – da cui non emergono valori anomali.

Tuttavia, riteniamo difficile attribuire al caso questa concatenazione di neoplasie all’interno di uno stesso edificio e  per questo crediamo sarebbe stato utile analizzare come prima cosa la composizione chimica dei materiali di costruzione con cui quel palazzo è stato realizzato, perché se l’unica palazzina in cui si registra un numero tanto elevato di casi è quella al civico 16 è lì che bisogna concentrarsi, prima di passare alle aree limitrofe.

Cosa che, attualmente, non risulta essere stata fatta; ci auguriamo che, dopo averle sollecitate in Commissione, anche queste analisi vengano fatte il prima possibile “.

REPORTER

FREELANCER VALTER

JAPIGIA ALTRO MISTERO DEI FUMI E CATTIVI ODORI. E’ ALLARME

VI E’ UN ALLARME PER I FUMI EMESSI DA UNA CIMINIERA CHE CREA FASTIDI E CATTIVI ODORI E’ UN ALLARME GENERALE TRA I RESIDENTI DI JAPIGIA

Da Reporter Freelancer vi notizio su quest’altro caso dei fumi nella zona di Japigia vedesi l’olificio su Via Amendola dove di fronte vi è Mungivacca alle spalle dell’olificio Japigia quindi riesce a dare cattivo odore di sansa e quando vi è vento, lo fa viaggiare.

Qualcuno ha voluto chiamarlo in questo modo: è la terra dei fumi senza fuochi, ma non troppo, i componenti del comitato di Japigia, sul fenomeno dei fumi che avvolgono il quartiere nel quadrilatero che è compreso tra il Polivalente, Via Suglia, Via Caldarola e Sant’Anna, da almeno due anni.

Inizialmente episodi sporadici, si sono andati intensificando nel tempo, fino a raggiungere, la scorsa estate, livelli a dir poco preoccupanti.

” Ormai quasi ogni sera, intorno alle 20.30, cominciamo a sentire nell’aria questo sgradevole odore di gomma e plastica bruciata.

Un odore acre e soprattutto fastidioso». Beppe Dentico, informatico, abita nel quartiere, ma soprattutto è uno dei fondatori del comitato “.

” Insieme ai cattivi odori, ci è capitato spesso di scorgere in lontananza coltri di fumo. Ma quando ci siamo accorti che la puzza circonda il quartiere anche in assenza di eventuali roghi, abbiamo cominciato seriamente ad avere paura “.

E c’è di più: da qualche tempo alcuni residenti delle zone in questione hanno manifestato i sintomi di vere e proprie reazioni allergiche, Dentico compreso. ” Avvertivo un restringimento della gola, con conseguenti difficoltà respiratorie, e gli occhi erano molto arrossati». Nessuno dei malcapitati si è mai rivolto al pronto soccorso, ma «so di persone che fanno ormai quotidiano uso di colliri “.

A fine ottobre un altro residente di Japigia, Matteo Magnisi, consigliere comunale dal 1999 al 2004, ha depositato un esposto in Procura: si era accorto di un altro, inquietante fenomeno.

Una polverina di colore giallo-verde da qualche giorno copriva tutte le strade del quadrilatero in questione, arrivando persino sui balconi delle abitazioni.

Anche l’acqua delle pozzanghere per strada, assumeva lo stesso colore giallastro. Due giorni fa l’esito delle analisi sui campioni da Magnisi raccolti ( e pagati ): si tratterebbe di polline di pino.

Sospiro di sollievo, quindi, ma la tensione per i fumi resta. E se fossero tossici? «In quell’occasione – spiega Magnisi – formalizzai ai carabinieri del Noe la mia denuncia, per conoscenza all’Arpa Puglia e al Comando della polizia municipale, anche per il persistente fenomeno delle continue puzze di bruciato che rendevano l’aria irrespirabile, con odore acre, avvertito sino in gola da sera a notte inoltrata.

Gli odori, non sempre derivanti da fumi e fuochi evidenti, si percepivano in un’area del quartiere da decenni interessata dal vicino depuratore e sansificio, da diverse fonti elettromagnetiche, dalla storica montagnola dei rifiuti che per diverso tempo ha emanato esalazioni di biogas (non si sa se ancora oggi), e poi trasformata in un parco ». Nessuno dà loro risposte.

Non vogliono creare allarmismi, tantomeno gettare nel panico i cittadini che vivono nel quartiere. Chiedono solo un controllo dei livelli di tossicità dell’aria da loro respirata.

Chiedono un sistematico monitoraggio di questi cattivi odori. E la recente cronaca, in particolare la storia della palazzina di via Archimede in cui si è registrato tra i condomini un numero di patologie tumorali decisamente superiore alla norma, non aiuta di certo a rasserenare gli animi.

” Sono in contatto, sempre, con una delle donne malate di tumore che abita in quella palazzina. Mi chiede spesso se ci sono sviluppi sulla storia dei fumi.

 Dal comitato, però, non sono rimasti con le mani in mano. Coinvolgendo parte della cittadinanza, sono già state raccolte 1400 firme depositate al Comune di Bari.

Chiedono una seduta monotematica del Consiglio, chiedono anche ai rappresentanti  dei cittadini vengano coinvolti e assicurino una strategia di controllo di seguire dall’inizio, la storia, l’assessore comunale all’ambiente Pietro Petruzzelli che, insieme alla Polizia Municipale ha già effettuato diversi sopralluoghi seguire dall’inizio,  i  campionamenti delle sostanze presenti nell’aria.

Sarà infatti sistemata una centralina all’interno del recinto del Palaflorio: in questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute. In questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute dell’uomo.  E c’è di più: a breve incontrerò i Tecnici dell’ARPA

Stiamo infatti decidendo in che modo procedere. Grazie alla collaborazione e alle segnalazioni dei cittadini, stabiliremo l’esatta provenienza dei fumi.

  Una volta capito il punto su cui intervenire, andremo avanti con i mezzi moderni di verifica e controllo del territorio.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VITE IN POLVERE DI ANGELO LANGE’

LO SBIRRO ANTIDROGA SCRIVE UN LIBRO INTITOLATO ” VITE IN POLVERE “

Lo sbirro antidroga in forza alla questura di Milano, Angelo Langè, divenuto un personaggio “famoso” grazie al documentario ” cocaina ” in cui lui ha inspirato se stesso in quel che è il suo lavoro: dare la caccia, nelle giornate e nottate Milanesi, ai pusher e spacciatori che popolano a dismisura la capitale lombarda.

Angelo oggi gira le scuole quando viene invitato per mettere in guardia dai pericoli che corrono i giovani quando si avvicinano al consumo delle sostanze stupefacenti; un pericolo fisico,psicologico ma anche penale che non è certo secondario.

Angelo Langè, in qualsiasi scuola viene invitato per parlare del suo libro, trova sempre una platea gremitissima, alla quale lui si rivolge (ai giovani) con un linguaggio schietto che lo ha portato a raccontare i contenuti del suo libro ” VITE IN POLVERE…” edito da Rizzoli.

In questo libro Angelo Langè racconta la sua vita, da quando era ragazzo, fino alle sue imprese da ” sbirro “.

Angelo Langè spiega: ” Io parlo ai ragazzi tramite le esperienze maturate con il mio lavoro e in questo mio libro racconto alcune mie avventure durante le operazioni antidroga a Milano dove purtroppo sono coinvolti molti ragazzi giovanissimi”, ha raccontato l’autore che ha aggiunto: “Il mio percorso di vita, come racconto nel libro, fin dall’adolescenza è sempre stato caratterizzato dalla droga nel senso che io nella città dove abitavo, Bergamo, si spacciava di brutto e c’erano tanti tossicodipendenti. Tra i miei amici, tra l’altro, io mi sentivo sempre ripetere “ dai prova che tanto non succede nulla ”, ma io non volevo affatto provare e mi trovavo continuamente a dir loro di NO; questo mi risultava sempre più difficile perché erano amici.

Un conto, infatti, è dire di no a un estraneo e un altro è dirlo a un conoscente. Poi arrivai a Milano da inesperto ventenne e dopo aver fatto domanda per fare questa attività, mi ritrovai a combattere questo fenomeno, che nel frattempo era diventato ancora più diffuso”.

UNA RACCOMANDAZIONE CHE SI SENTIRA’ DI FARE OGGI AI RAGAZZI DELLE SCUOLE E’ QUESTA:

“Beh, semplice, è quella di andare a cliccare su internet e vedere in realtà che cosa causano al corpo umano le sostanze stupefacenti. Credere a quello che dicono gli esperti e non a chi non ha fondamenta di studio, quindi documentarsi sugli effetti che l’uso di droga fa a livello fisico, psicologico e dal punto di vista legale”.

Un incontro applauditissimo per cose che a volte paiono “scontate” ma che non lo sono affatto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SQUADRA ANTISPACCIO

CRONACA DI UNO SBIRRO ANTIDROGA

Inizio questo nuovo lavoro chiamando questa storia di attualità come ” manuale per le giovani marmotte spacciatrici “. Nella foto Angelo Langè.

Le storie che sto per inserire nel blog sono vere e vissute  realmente da una squadra antidroga della Polizia di Stato in forza alla Questura di Milano.

Adesso entro nel vivo della storia e la voglio iniziare in questo modo. ” Cronache di uno sbirro antidroga “, con il soprannome di ” muscolo “.

La fama Angelo Langè a Milano la conquista prima delle sue manette, su di lui se ne sono dette tante che è diventato udite… una figura mitologica, un minotauro mangia ciambelle che ti auguri che non ti entri in casa in una uggiosa serata di maggio.

Il lavoro di questa squadra inizia ogni giorno per strada, quindi una vita vissuta tutti i giorni, una vita vera e dura nello stesso tempo di un Poliziotto dell’antidroga che tutti i giorni come già detto scende in strada a Milano per catturare piccolissimi spacciatori e cercare in ogni modo possibile di ripulire le strade della città.

Sono tutte storie vere ma questo l’ho già detto ma ha dell’incredibile, a volte si vivono storie drammatiche.

Nella storia della droga a Milano nel linguaggio che usano i puscher chiamandole le palline, la bamba e comunque droga e il protagonista è proprio un Poliziotto reale che insieme alla sua squadra dell’antidroga a Milano va alla ricerca di questi spacciatori.

Il Langè è una persona onesta che crede in quello che fa e di quell’approccio che dimostra nei confronti dei criminali, tentando ogni tanto ma non sempre di comprendere mai giustificare, le motivazioni che spingono a delinquere.

Nel tempo libero il Langè nonchè Poliziotto Antidroga pratica un Hobby dello Street Art ” la droga ti fotte “.

Si il Langè ha scritto un libro sulla vita dove svela i retroscena di un mondo fortunatamente lontano dai più, quello che è la droga e simili in una Milano vissuta dalla Squadra Antidroga capeggiata dall’autore.

E’ molto bello, il linguaggio che usa Angelo Langè che ci porta nelle sue missioni svelando una volta di più la gravità di qualsiasi tipo di tossicodipendenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

L’ARTICOLAZIONE DELLA DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

Questa dell’articolazione della droga è un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali per degli innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distruzione, consumo e riciclaggio dei proventi.

Questa purtroppo e’ una materia sociale complessa di una articolata catena che richiede attori diversi.

La lotta al narcotraffico coincide proprio con quella della criminalità organizzata, poi abbiamo l’esistenza di centrali criminose nazionali e la presenza operativa di malavitosi stranieri collegati ad associazioni delinquenziali dell’europa orientale, del Sud America e dell’Africa.

Per combattere questo tipo di fenomeno sociale in oggetto, intrano in campo: Italia, a livello di Unione Europea, Schenghen, Onu e di altri fori internazionali.

La DCSA è un riferimento per gli Organi tecnici dei governi dei Paesi Esteri operanti in Italia, questi mantengono rapporti con gli organismi internazionali interessati alla cooperazione in tutte quelle attività della Polizia Antidroga.

Intelligence strategiche dell’antidroga: si tratta di una struttura che partecipa attivamente ai più importanti consensi internazionali di settore, gestisce e sviluppa rapporti con i corrispondenti servizi delle Polizie Estere e cura la ricerca operativa, l’analisi e la formazione degli operatori di Polizia.

Esprime pareri su disegni e progetti di legge in materia di sostanze stupefacenti e più in generale su tutti gli atti normativi che interessano il tema del narcotraffico.

Coordina inoltre le attività finalizzate al contrasto del traffico di stupefacenti, sia attraverso una specifica attività di intelligence strategica ed operativa, sia fornendo supporto tecnico logistico impiegando risorse e strumentazioni.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga autorizza le cosiddette operazioni speciali ( operazioni sotto copertura e consegne controllate ) e dal 2014 monitora la Rete Internet per prevenire e a contrastare il commercio illegale di droghe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SERVIZI ANTIDROGA – POLIZIA DI STATO

ANTIDROGA POLIZIA DI STATO

Adesso, proverò a spiegare cos’è l’antidroga della Polizia di Stato. Di solito, quando, sentiamo parlare di antidroga, non è altro che un’ espressione che molto spesso viene utilizzata per definire un gruppo, una squadra di poliziotti che lotta contro il narcotraffico.

Nel sistema Antidroga l’attività, viene svolta principalmente dalle Squadre Mobili, che hanno Sezioni Interne dedicate.

Vi sono anche altri uffici di Polizia, come ad esempio i Commissariati, con le loro Squadre di Polizia Giudiziaria, quest’ultimi, possono avviare e concludere indagini su tale materia.

Per operazioni si intendono, specie se internazionali, le Squadre Mobili e gli Uffici Investigativi Territoriale possono a loro volta contare sulla collaborazione del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ( Dcsa ).

Quest’ultimo è un Ufficio Interforze, composto da personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza.

Nella banca dati della Dcsa confluiscono i dati delle indagini in materia di droga provenienti da tutte le Forze di Polizia, pertanto tale organizzazione espleta un importante ruolo di coordinamento e di supporto anche nel circuito internazionale.

Il traffico di droga é un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali, e connesso con innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distribuzione, consumo e riciclaggio dei proventi, e anche un’articolata catena che richiede attori diversi.

E’ internazionale perché le fasi si svolgono in più Stati con caratteristiche tali da poter affermare che oggi nessun Paese sia indenne dal grave problema.

E’ connesso con altri fattori non tutti riconducibili solo alle regole della domanda e dell’offerta.

La lotta al narcotraffico coincide con quella alla criminalità organizzata internazionale, che opera con indici di elevata capacità, mobilità e adattabilità.

Il problema riguarda anche l’Italia per la sua particolare posizione geografica. Esistono poi centrali criminose nazionali e una presenza operativa di malavitosi stranieri collegati a associazioni delinquenziali dell’Europa orientale, del sud America e dell’Africa.

La ricerca e l’adozione di efficaci strumenti di lotta contro il traffico degli stupefacenti costituiscono i primari impegni assunti dall’Italia a livello di Unione Europea, Schengen, Onu e di altri fori internazionali.

Nella direzione centrale per i Servizi antidroga opera personale interforze, con paritetica rappresentanza della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La responsabilità della struttura è affidata, con rotazione triennale, a un dirigente generale della Polizia di Stato, a un generale di divisione dell’Arma dei Carabinieri o a un generale di divisione della Guardia di Finanza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LETTERA AI MASS MEDIA COME SFOGO PERSONALE DI SAVERIO SORANGELO

SAVERIO SORANGELO SCRIVE AI MASS MEDIA LOCALI

Il noto personaggio, scrive a un quotidiano locale Online dicendo ” le informazioni fornite, però sono false e danneggiano la mia persona “.

Bisogna dire che il Sorangelo, per farsi credere, scrive a ben sei giornali locali Online. La lettera, inizia cosi’… che dei vari articoli pubblicati sui Siti Web e sulle testate giornalistiche locali, si parla della mia persona come un soggetto ( gravato da numerosi pregiudizi penali con numerosi precedenti penali, esponente di spicco della mafia della Murgia ) e vengo ritenuto vicino alla criminalità organizzata.

Le informazioni fornite, però sono tutte false e danneggiano la mia persona, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo morale e psicologico.

Senza potermi opporre, sto subendo provvedimenti di natura patrimoniale, adottati in danno mio e dei miei cari, con particolare pervicacia, nell’assenza più assoluta di ogni qualsiasi certezza o fondatezza, in ordine alla mia colpevolezza.

Fino a quando quei provvedimenti erano diretti unicamente alla mia persona non ho dato alcun peso agli stessi, consapevole che il tempo mi avrebbe dato ragione.

Oggi però si sta oltrepassando ogni limite. La Direzione Antimafia di Bari, pur di colpire la mia persona, attacca i miei affetti più cari.

Tutte le attività, imprese, non solo dal sottoscritto, ma anche dai miei familiari, con anni di sacrifici, di ristrettezze, di dispendio di energie, con investimenti di legittime entrate ( tutte documentabili e rivenienti dalle vendite di beni personali e familiari ) vengono puntualmente sottoposti a sequestro.

Sono completamente esausto e curioso di conoscere quale è il peccato che devo scontare se davvero sono un soggetto pericoloso  ( e chi mi conosce, visto che dedico la mia vita al lavoro ) perchè vengo arrestato? Perchè non si dà seguito ai procedimenti penali, nei quali potrei difendermi e dimostrare la mia innocenza?

Non basta agli inquirenti di aver rovinato la mia vita e la mia reputazione, dopo aver sottratto quanto ero riuscito a realizzare in quarantanni di sofferto lavoro?

Per quante coppie ho programmato i matrimoni e per quante famiglie mi sono dedicato ai capodanni, pasquette, ecc.?

Tutto il territorio mi conosce. Oggi quel territorio apprende  – falsamente che sono un pluripregiudicato; che la mia famiglia, i miei figli, quanto ho di più caro al mondo, sono con me collusi.

Non posso tollerare quanto si sta consumando alle mie spalle. Fino a ieri ero rimasto in disparte, in silenzio.

Il silenzio, però, potrebbe essere interpretato come una passiva accettazione e come accondiscendenza per quando sto subendo.

Pur se sto attraversando momenti difficili pur essendo affiorata alla mia mente l’ipotesi di farla finita con tutto e con tutti ( nella consapevolezza che qualcuno mi avrebbe portato sulla coscienza ), ho deciso di reagire, per il bene di quanti – vicini a me – stanno subendo il mio stesso, immeritato trattamento.

Si parla tanto di presunzione di innocenza: io e i miei figli, però siamo già condannati. E con il peso delle maldicenze, delle false verità, degli attacchi indiscriminati è davvero difficile pensare al futuro.

Quelli che verranno, per me e per la mia famiglia non saranno giorni di festa… resteremo soli con il nostro dolore con le nostre sofferenze.

Mi auguro che quanti hanno pubblicato con tanta fretta le notizie dei provvedimenti di natura patrimoniale in danno mio e dei miei familiari, riportando integralmente i comunicati stampa, senza accertare la fondatezza delle affermazioni ivi contenute, siano leali e pubblichino questo mio sfogo.

Solo chi è realmente libero, coerente coraggioso non si farà sopraffare dai soprusi posti in essere dai cosiddetti ” poteri forti “, riuscirà a pubblicare le mie legittime rimostranze.

A conferma del fatto che non sono un pluripregiudicato, allego copia aggiornata del mio certificato penale.

Grazie per l’attenzione che mi riservate, nella speranza che le mie affermazioni possano farvi riflettere.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VISSANI LO CHEF CONOSCIUTO IN TELEVISIONE SI E’ ARRESO COME ANCHE LO STATO CHE HA PERSO

LA RESA DI VISSANI E DELLO STATO NELLA MASSERIA STRAPPATA AI CLAN

Sta naufragando nel cuore della Murgia Pugliese il sogno di fare bella lussuosa masseria con suite, sala ricevimenti e parco l’emblema della lotta alla mafia.

I 36 dipendenti verso il licenziamento, lo chef in un angolo che rilancia ” disposto a lavorare gratis per salvare i posti di lavoro “.

E’ un punto delicato a quella sfida lanciata dallo stato contro la criminalità. In Puglia fanno clamore gli sviluppi del caso dell’Antica Masseria dell’Alta Murgia, tra Altamura e Gravina in Puglia.

Questo Resort di lusso era stato sequestrato prima e confiscato dopo a un noto pregiudicato legato ai clan chiaramente accertato in modo eclatante e gestito dall’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati  ( Anbsc ) che l’anno scorso ha affidato la direzione allo chef Giancarlo Vissani, l’Antica Masseria ora rischia di non poter proseguire la propria attività.

L’Agenzia non intende più tenere il bene e vuole cederlo alla Regione Puglia che perderà la battaglia con il fallimento dello stato e l’Antica Masseria sarà restituita al noto soggetto con la restituzione di tutti i beni sequestrati.

A preoccupare sono i 36 dipendenti che reclamano giustamente il mantenimento dei posti di lavoro come anche i stipendi arretrati.

” Sono amareggiato  per la situazione che si è creata “, dice Gianfranco Vissani che non è più consulente da metà gennaio perchè il contratto è sospeso.

” Se vogliamo chiudere, io non ci posso fare niente – aggiunge ancora una volta Vissani che di li a poco sbatterà la porta in faccia e andrà via.

Una gestione statale richiede di lavorare con molta pazienza e tranquillità. Dallo scorso giugno, quando abbiamo rilanciato la struttura sono entrati in cassa 821.000 mila euro e lavorando in questo modo potevamo arrivare a 2Milioni di euro “.

Mi dispiace se si chiude perchè ci sono 150 comunioni e 70 matrimoni prenotati io – ribadisce Vissani – ci ho messo la faccia perchè ho creduto nel progetto Morcone che pure Mantovano ha sposato in pieno.

Se i ragazzi che lavorano vogliono fare una Cooperativa, io sono pronto a scendere in campo e a dare una mano gratis.

L’importante è salvare il lavoro grazie a Vissani che l’Antica Masseria simbolo della legalità, emblema dello stato che colpisce i clan nei portafogli e assume la gestione dei beni, con l’intenzione di dimostrare di essere capace a tenerli.

Non e’ andata cosi’, perchè lo stato ha fallito anche questa volta perchè a breve restituirà il resort alla mafia.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

IL ” RE DELLE TRUFFE ” ARRESTATO MENTRE VA A TROVARE IL FRATELLO IN CARCERE

V.M., fratello di Nicola ex boss della Murgia è accusato di aver truffato numerosi negozi nei centri commerciali di Bari e provincia. Costui, il noto pregiudicato di Gravina in Puglia, si era guadagnato in poco tempo l’appellativo di ” re della truffa ” perchè si presentava come Ispettore di Polizia (fatto gravissimo) ed usurpazione di titolo.

Si presentava, con un giro di assegni falsi facendo piccoli e grandi acquisti presso centri commerciali di Bari e provincia, naturalmente senza pagare assolutamente nulla.

Si tratta di V.M., 40 anni di Gravina in Puglia, già noto negli ambienti malavitosi per essere il fratello di Nicola, uno dei boss dell’omonimo clan che alla fine degli anni 90 imperversava nella Murgia.

Oggi, gli Agenti del Commissariato di Polizia San Nicola di Bari, diretti dal Dr. Francesco Favuzzi, in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Spoleto, diretto dalla Dott.ssa Anna Peppicelli, hanno tratto in arresto nella cittadina Toscana colui che è stato ritenuto autore di una lunga serie di truffe.

V.M. è incappato nelle maglie della trappola abilmente tesa dagli uomini della Polizia che, per oltre sei mesi, ne hanno monitorato le azioni delittuose.

V.M. si trovava a Spoleto per far visita al fratello ex capoclan, in carcere per scontare una pena di 24 anni di carcere, frutto di numerosi reati riconosciuti in seguito all’operazione ” Canto del Cigno “, che nel 2002 vide la magistratura barese sferrare il colpo finale alla criminalità organizzata di Gravina in Puglia e Altamura.

Anche al figlio di V.M., è stata applicata una misura cautelare.

Il GIP ha disposto per lui l’obbligo di dimora, in quanto è stato accertato che spesso accompagna il padre negli esercizi commerciali dove  consumava le truffe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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