VITE IN POLVERE DI ANGELO LANGE’

LO SBIRRO ANTIDROGA SCRIVE UN LIBRO INTITOLATO ” VITE IN POLVERE ”

Lo sbirro antidroga in forza alla questura di Milano, Angelo Langè, divenuto un personaggio “famoso” grazie al documentario ” cocaina ” in cui lui ha inspirato se stesso in quel che è il suo lavoro: dare la caccia, nelle giornate e nottate Milanesi, ai pusher e spacciatori che popolano a dismisura la capitale lombarda.

Angelo oggi gira le scuole quando viene invitato per mettere in guardia dai pericoli che corrono i giovani quando si avvicinano al consumo delle sostanze stupefacenti; un pericolo fisico,psicologico ma anche penale che non è certo secondario.

Angelo Langè, in qualsiasi scuola viene invitato per parlare del suo libro, trova sempre una platea gremitissima, alla quale lui si rivolge (ai giovani) con un linguaggio schietto che lo ha portato a raccontare i contenuti del suo libro ” VITE IN POLVERE…” edito da Rizzoli.

In questo libro Angelo Langè racconta la sua vita, da quando era ragazzo, fino alle sue imprese da ” sbirro “.

Angelo Langè spiega: ” Io parlo ai ragazzi tramite le esperienze maturate con il mio lavoro e in questo mio libro racconto alcune mie avventure durante le operazioni antidroga a Milano dove purtroppo sono coinvolti molti ragazzi giovanissimi”, ha raccontato l’autore che ha aggiunto: “Il mio percorso di vita, come racconto nel libro, fin dall’adolescenza è sempre stato caratterizzato dalla droga nel senso che io nella città dove abitavo, Bergamo, si spacciava di brutto e c’erano tanti tossicodipendenti. Tra i miei amici, tra l’altro, io mi sentivo sempre ripetere “ dai prova che tanto non succede nulla ”, ma io non volevo affatto provare e mi trovavo continuamente a dir loro di NO; questo mi risultava sempre più difficile perché erano amici.

Un conto, infatti, è dire di no a un estraneo e un altro è dirlo a un conoscente. Poi arrivai a Milano da inesperto ventenne e dopo aver fatto domanda per fare questa attività, mi ritrovai a combattere questo fenomeno, che nel frattempo era diventato ancora più diffuso”.

UNA RACCOMANDAZIONE CHE SI SENTIRA’ DI FARE OGGI AI RAGAZZI DELLE SCUOLE E’ QUESTA:

“Beh, semplice, è quella di andare a cliccare su internet e vedere in realtà che cosa causano al corpo umano le sostanze stupefacenti. Credere a quello che dicono gli esperti e non a chi non ha fondamenta di studio, quindi documentarsi sugli effetti che l’uso di droga fa a livello fisico, psicologico e dal punto di vista legale”.

Un incontro applauditissimo per cose che a volte paiono “scontate” ma che non lo sono affatto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SQUADRA ANTISPACCIO

CRONACA DI UNO SBIRRO ANTIDROGA

Inizio questo nuovo lavoro chiamando questa storia di attualità come ” manuale per le giovani marmotte spacciatrici “. Nella foto Angelo Langè.

Le storie che sto per inserire nel blog sono vere e vissute  realmente da una squadra antidroga della Polizia di Stato in forza alla Questura di Milano.

Adesso entro nel vivo della storia e la voglio iniziare in questo modo. ” Cronache di uno sbirro antidroga “, con il soprannome di ” muscolo “.

La fama Angelo Langè a Milano la conquista prima delle sue manette, su di lui se ne sono dette tante che è diventato udite… una figura mitologica, un minotauro mangia ciambelle che ti auguri che non ti entri in casa in una uggiosa serata di maggio.

Il lavoro di questa squadra inizia ogni giorno per strada, quindi una vita vissuta tutti i giorni, una vita vera e dura nello stesso tempo di un Poliziotto dell’antidroga che tutti i giorni come già detto scende in strada a Milano per catturare piccolissimi spacciatori e cercare in ogni modo possibile di ripulire le strade della città.

Sono tutte storie vere ma questo l’ho già detto ma ha dell’incredibile, a volte si vivono storie drammatiche.

Nella storia della droga a Milano nel linguaggio che usano i puscher chiamandole le palline, la bamba e comunque droga e il protagonista è proprio un Poliziotto reale che insieme alla sua squadra dell’antidroga a Milano va alla ricerca di questi spacciatori.

Il Langè è una persona onesta che crede in quello che fa e di quell’approccio che dimostra nei confronti dei criminali, tentando ogni tanto ma non sempre di comprendere mai giustificare, le motivazioni che spingono a delinquere.

Nel tempo libero il Langè nonchè Poliziotto Antidroga pratica un Hobby dello Street Art ” la droga ti fotte “.

Si il Langè ha scritto un libro sulla vita dove svela i retroscena di un mondo fortunatamente lontano dai più, quello che è la droga e simili in una Milano vissuta dalla Squadra Antidroga capeggiata dall’autore.

E’ molto bello, il linguaggio che usa Angelo Langè che ci porta nelle sue missioni svelando una volta di più la gravità di qualsiasi tipo di tossicodipendenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

L’ARTICOLAZIONE DELLA DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ANTIDROGA

Questa dell’articolazione della droga è un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali per degli innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distruzione, consumo e riciclaggio dei proventi.

Questa purtroppo e’ una materia sociale complessa di una articolata catena che richiede attori diversi.

La lotta al narcotraffico coincide proprio con quella della criminalità organizzata, poi abbiamo l’esistenza di centrali criminose nazionali e la presenza operativa di malavitosi stranieri collegati ad associazioni delinquenziali dell’europa orientale, del Sud America e dell’Africa.

Per combattere questo tipo di fenomeno sociale in oggetto, intrano in campo: Italia, a livello di Unione Europea, Schenghen, Onu e di altri fori internazionali.

La DCSA è un riferimento per gli Organi tecnici dei governi dei Paesi Esteri operanti in Italia, questi mantengono rapporti con gli organismi internazionali interessati alla cooperazione in tutte quelle attività della Polizia Antidroga.

Intelligence strategiche dell’antidroga: si tratta di una struttura che partecipa attivamente ai più importanti consensi internazionali di settore, gestisce e sviluppa rapporti con i corrispondenti servizi delle Polizie Estere e cura la ricerca operativa, l’analisi e la formazione degli operatori di Polizia.

Esprime pareri su disegni e progetti di legge in materia di sostanze stupefacenti e più in generale su tutti gli atti normativi che interessano il tema del narcotraffico.

Coordina inoltre le attività finalizzate al contrasto del traffico di stupefacenti, sia attraverso una specifica attività di intelligence strategica ed operativa, sia fornendo supporto tecnico logistico impiegando risorse e strumentazioni.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga autorizza le cosiddette operazioni speciali ( operazioni sotto copertura e consegne controllate ) e dal 2014 monitora la Rete Internet per prevenire e a contrastare il commercio illegale di droghe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SERVIZI ANTIDROGA – POLIZIA DI STATO

ANTIDROGA POLIZIA DI STATO

Adesso, proverò a spiegare cos’è l’antidroga della Polizia di Stato. Di solito, quando, sentiamo parlare di antidroga, non è altro che un’ espressione che molto spesso viene utilizzata per definire un gruppo, una squadra di poliziotti che lotta contro il narcotraffico.

Nel sistema Antidroga l’attività, viene svolta principalmente dalle Squadre Mobili, che hanno Sezioni Interne dedicate.

Vi sono anche altri uffici di Polizia, come ad esempio i Commissariati, con le loro Squadre di Polizia Giudiziaria, quest’ultimi, possono avviare e concludere indagini su tale materia.

Per operazioni si intendono, specie se internazionali, le Squadre Mobili e gli Uffici Investigativi Territoriale possono a loro volta contare sulla collaborazione del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ( Dcsa ).

Quest’ultimo è un Ufficio Interforze, composto da personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza.

Nella banca dati della Dcsa confluiscono i dati delle indagini in materia di droga provenienti da tutte le Forze di Polizia, pertanto tale organizzazione espleta un importante ruolo di coordinamento e di supporto anche nel circuito internazionale.

Il traffico di droga é un fenomeno estremamente complesso, con dimensioni internazionali, e connesso con innumerevoli fattori sociali, culturali, criminali.

E’ complesso perchè comprende molteplici fasi, dalla coltivazione alla produzione, raffinazione, acquisizione dei mezzi di trasporto, distribuzione, consumo e riciclaggio dei proventi, e anche un’articolata catena che richiede attori diversi.

E’ internazionale perché le fasi si svolgono in più Stati con caratteristiche tali da poter affermare che oggi nessun Paese sia indenne dal grave problema.

E’ connesso con altri fattori non tutti riconducibili solo alle regole della domanda e dell’offerta.

La lotta al narcotraffico coincide con quella alla criminalità organizzata internazionale, che opera con indici di elevata capacità, mobilità e adattabilità.

Il problema riguarda anche l’Italia per la sua particolare posizione geografica. Esistono poi centrali criminose nazionali e una presenza operativa di malavitosi stranieri collegati a associazioni delinquenziali dell’Europa orientale, del sud America e dell’Africa.

La ricerca e l’adozione di efficaci strumenti di lotta contro il traffico degli stupefacenti costituiscono i primari impegni assunti dall’Italia a livello di Unione Europea, Schengen, Onu e di altri fori internazionali.

Nella direzione centrale per i Servizi antidroga opera personale interforze, con paritetica rappresentanza della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La responsabilità della struttura è affidata, con rotazione triennale, a un dirigente generale della Polizia di Stato, a un generale di divisione dell’Arma dei Carabinieri o a un generale di divisione della Guardia di Finanza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LETTERA AI MASS MEDIA COME SFOGO PERSONALE DI SAVERIO SORANGELO

SAVERIO SORANGELO SCRIVE AI MASS MEDIA LOCALI

Il noto personaggio, scrive a un quotidiano locale Online dicendo ” le informazioni fornite, però sono false e danneggiano la mia persona “.

Bisogna dire che il Sorangelo, per farsi credere, scrive a ben sei giornali locali Online. La lettera, inizia cosi’… che dei vari articoli pubblicati sui Siti Web e sulle testate giornalistiche locali, si parla della mia persona come un soggetto ( gravato da numerosi pregiudizi penali con numerosi precedenti penali, esponente di spicco della mafia della Murgia ) e vengo ritenuto vicino alla criminalità organizzata.

Le informazioni fornite, però sono tutte false e danneggiano la mia persona, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo morale e psicologico.

Senza potermi opporre, sto subendo provvedimenti di natura patrimoniale, adottati in danno mio e dei miei cari, con particolare pervicacia, nell’assenza più assoluta di ogni qualsiasi certezza o fondatezza, in ordine alla mia colpevolezza.

Fino a quando quei provvedimenti erano diretti unicamente alla mia persona non ho dato alcun peso agli stessi, consapevole che il tempo mi avrebbe dato ragione.

Oggi però si sta oltrepassando ogni limite. La Direzione Antimafia di Bari, pur di colpire la mia persona, attacca i miei affetti più cari.

Tutte le attività, imprese, non solo dal sottoscritto, ma anche dai miei familiari, con anni di sacrifici, di ristrettezze, di dispendio di energie, con investimenti di legittime entrate ( tutte documentabili e rivenienti dalle vendite di beni personali e familiari ) vengono puntualmente sottoposti a sequestro.

Sono completamente esausto e curioso di conoscere quale è il peccato che devo scontare se davvero sono un soggetto pericoloso  ( e chi mi conosce, visto che dedico la mia vita al lavoro ) perchè vengo arrestato? Perchè non si dà seguito ai procedimenti penali, nei quali potrei difendermi e dimostrare la mia innocenza?

Non basta agli inquirenti di aver rovinato la mia vita e la mia reputazione, dopo aver sottratto quanto ero riuscito a realizzare in quarantanni di sofferto lavoro?

Per quante coppie ho programmato i matrimoni e per quante famiglie mi sono dedicato ai capodanni, pasquette, ecc.?

Tutto il territorio mi conosce. Oggi quel territorio apprende  – falsamente che sono un pluripregiudicato; che la mia famiglia, i miei figli, quanto ho di più caro al mondo, sono con me collusi.

Non posso tollerare quanto si sta consumando alle mie spalle. Fino a ieri ero rimasto in disparte, in silenzio.

Il silenzio, però, potrebbe essere interpretato come una passiva accettazione e come accondiscendenza per quando sto subendo.

Pur se sto attraversando momenti difficili pur essendo affiorata alla mia mente l’ipotesi di farla finita con tutto e con tutti ( nella consapevolezza che qualcuno mi avrebbe portato sulla coscienza ), ho deciso di reagire, per il bene di quanti – vicini a me – stanno subendo il mio stesso, immeritato trattamento.

Si parla tanto di presunzione di innocenza: io e i miei figli, però siamo già condannati. E con il peso delle maldicenze, delle false verità, degli attacchi indiscriminati è davvero difficile pensare al futuro.

Quelli che verranno, per me e per la mia famiglia non saranno giorni di festa… resteremo soli con il nostro dolore con le nostre sofferenze.

Mi auguro che quanti hanno pubblicato con tanta fretta le notizie dei provvedimenti di natura patrimoniale in danno mio e dei miei familiari, riportando integralmente i comunicati stampa, senza accertare la fondatezza delle affermazioni ivi contenute, siano leali e pubblichino questo mio sfogo.

Solo chi è realmente libero, coerente coraggioso non si farà sopraffare dai soprusi posti in essere dai cosiddetti ” poteri forti “, riuscirà a pubblicare le mie legittime rimostranze.

A conferma del fatto che non sono un pluripregiudicato, allego copia aggiornata del mio certificato penale.

Grazie per l’attenzione che mi riservate, nella speranza che le mie affermazioni possano farvi riflettere.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VISSANI LO CHEF CONOSCIUTO IN TELEVISIONE SI E’ ARRESO COME ANCHE LO STATO CHE HA PERSO

LA RESA DI VISSANI E DELLO STATO NELLA MASSERIA STRAPPATA AI CLAN

Sta naufragando nel cuore della Murgia Pugliese il sogno di fare bella lussuosa masseria con suite, sala ricevimenti e parco l’emblema della lotta alla mafia.

I 36 dipendenti verso il licenziamento, lo chef in un angolo che rilancia ” disposto a lavorare gratis per salvare i posti di lavoro “.

E’ un punto delicato a quella sfida lanciata dallo stato contro la criminalità. In Puglia fanno clamore gli sviluppi del caso dell’Antica Masseria dell’Alta Murgia, tra Altamura e Gravina in Puglia.

Questo Resort di lusso era stato sequestrato prima e confiscato dopo a un noto pregiudicato legato ai clan chiaramente accertato in modo eclatante e gestito dall’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati  ( Anbsc ) che l’anno scorso ha affidato la direzione allo chef Giancarlo Vissani, l’Antica Masseria ora rischia di non poter proseguire la propria attività.

L’Agenzia non intende più tenere il bene e vuole cederlo alla Regione Puglia che perderà la battaglia con il fallimento dello stato e l’Antica Masseria sarà restituita al noto soggetto con la restituzione di tutti i beni sequestrati.

A preoccupare sono i 36 dipendenti che reclamano giustamente il mantenimento dei posti di lavoro come anche i stipendi arretrati.

” Sono amareggiato  per la situazione che si è creata “, dice Gianfranco Vissani che non è più consulente da metà gennaio perchè il contratto è sospeso.

” Se vogliamo chiudere, io non ci posso fare niente – aggiunge ancora una volta Vissani che di li a poco sbatterà la porta in faccia e andrà via.

Una gestione statale richiede di lavorare con molta pazienza e tranquillità. Dallo scorso giugno, quando abbiamo rilanciato la struttura sono entrati in cassa 821.000 mila euro e lavorando in questo modo potevamo arrivare a 2Milioni di euro “.

Mi dispiace se si chiude perchè ci sono 150 comunioni e 70 matrimoni prenotati io – ribadisce Vissani – ci ho messo la faccia perchè ho creduto nel progetto Morcone che pure Mantovano ha sposato in pieno.

Se i ragazzi che lavorano vogliono fare una Cooperativa, io sono pronto a scendere in campo e a dare una mano gratis.

L’importante è salvare il lavoro grazie a Vissani che l’Antica Masseria simbolo della legalità, emblema dello stato che colpisce i clan nei portafogli e assume la gestione dei beni, con l’intenzione di dimostrare di essere capace a tenerli.

Non e’ andata cosi’, perchè lo stato ha fallito anche questa volta perchè a breve restituirà il resort alla mafia.

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REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

IL ” RE DELLE TRUFFE ” ARRESTATO MENTRE VA A TROVARE IL FRATELLO IN CARCERE

V.M., fratello di Nicola ex boss della Murgia è accusato di aver truffato numerosi negozi nei centri commerciali di Bari e provincia. Costui, il noto pregiudicato di Gravina in Puglia, si era guadagnato in poco tempo l’appellativo di ” re della truffa ” perchè si presentava come Ispettore di Polizia (fatto gravissimo) ed usurpazione di titolo.

Si presentava, con un giro di assegni falsi facendo piccoli e grandi acquisti presso centri commerciali di Bari e provincia, naturalmente senza pagare assolutamente nulla.

Si tratta di V.M., 40 anni di Gravina in Puglia, già noto negli ambienti malavitosi per essere il fratello di Nicola, uno dei boss dell’omonimo clan che alla fine degli anni 90 imperversava nella Murgia.

Oggi, gli Agenti del Commissariato di Polizia San Nicola di Bari, diretti dal Dr. Francesco Favuzzi, in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Spoleto, diretto dalla Dott.ssa Anna Peppicelli, hanno tratto in arresto nella cittadina Toscana colui che è stato ritenuto autore di una lunga serie di truffe.

V.M. è incappato nelle maglie della trappola abilmente tesa dagli uomini della Polizia che, per oltre sei mesi, ne hanno monitorato le azioni delittuose.

V.M. si trovava a Spoleto per far visita al fratello ex capoclan, in carcere per scontare una pena di 24 anni di carcere, frutto di numerosi reati riconosciuti in seguito all’operazione ” Canto del Cigno “, che nel 2002 vide la magistratura barese sferrare il colpo finale alla criminalità organizzata di Gravina in Puglia e Altamura.

Anche al figlio di V.M., è stata applicata una misura cautelare.

Il GIP ha disposto per lui l’obbligo di dimora, in quanto è stato accertato che spesso accompagna il padre negli esercizi commerciali dove  consumava le truffe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SGOMINATA BANDA DI LADRI D’AUTO E MOTO TRA MATERA E GRAVINA IN PUGLIA

Essi utilizzavano le centraline elettroniche rubate o prelevate da vecchie macchine cosi’ mettevono a segno i furti di auto.

Da un anno a questa parte sono state ben 30 le auto che avevano rubato nella sola Matera.

Ad essere prese di mira non erano auto di grande valore, ma prevalentemente medie e piccole cilindrate, che erano più facilmente smerciabili più velocemente sul mercato.

Oltre alle auto rubavano anche moto, soprattutto ciclomotori ma anche Smart, Mini Car e Panda.

Gli autori dei furti sono stati alla fine individuati ed arrestati al termine di un’ operazione effettuata dalla Squadra Mobile di Matera in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Gravina in Puglia ( BA ).

Si tratta di tre soggetti, tutti della provincia barese: M.F. appartenente al clan Mangione di Gravina, N.G. e M.P..

I primi due si occupavano dei furti mentre il terzo aveva un esercizio di autodemolizione quest’ultimo coinvolto spesso per ricettazione.

Mentre del gruppo era il M.F. di 59 anni pregiudicato di Gravina in Puglia ma residente a Matera, con precedenti specifici e per reati relativi agli stupefacenti, che si dedicava regolarmente ai vari furti di auto, quest’ultima una vera e lucrosa fonte di reddito.

Per non dare troppo nell’occhio, dopo aver derubato a Matera dalle tre alle cinque auto vetture in una settimana, trasferivano temporaneamente l’illeicità attività a Potenza o a Bari.

Erano infatti queste le tre città  interessate dai furti, dove si stima che la banda ne abbia messo a segno circa un centinaio negli ultimi due anni.

Gli Investigatori molto più furbi si sono posti sulle tracce, a partire dal furto di una centralina elettronica commesso su una Seat Leon sei mesi fa, e avvalendosi anche del tracciamento dei loro cellulari e dalle video camere collocate alle entrate della città non li hanno mai mollati fino ad acquisire le prove delle loro colpevolezza.

Le auto derubate venivano smontate ed i vari pezzi di ricambio rivenduti oppure rimontati perfettamente sul telaio di altrettante auto di scarso valore acquistate ” rinnovate ” e rivalutate finivano nel mercato dell’usato.

Gli Investigatori sono riusciti a bloccare alcune già esposte in concessionarie di Gravina, Lecce, Gallipoli ( LE ) N.G. per sottrarsi all’arresto si era trasferito in provincia di Grosseto dove poi è stato catturato e arrestato.

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REPORTER
FREELANCER VALTER PADOVANO

Le armi dell’immigrazione di massa

Il procuratore di Catania Zuccaro lo sospetta da tempo: i flussi migratori usati per destabilizzare i paesi sovrani. E non è l’unico: arriva da Harvard il saggio di Kelly M.Greenhill ‘Armi di migrazione di massa’. “Serve ad abbassare gli stipendi di tutti”. Compresi i vostri #FidatevidiNessuno (Francesco Borgonovo)

Fonte: Youtube – LA7

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“E LA MOGLIE TELEFONA AL MARITO IN GALERA ” FAI ATTENZIONE, CHI SI PENTE MUORE… “

Ecco questo è uno spaccato della criminalità in gonnella.

” Se ci tradisci sei morto ” niente parole d’amore ne biancheria profumata per S.L. Quando il boss della camorra murgiana, rinchiuso nel carcere, ha deciso di collaborare, sua moglie lo ha richiamato all’ordine con le maniere forti, lo ha minacciato di morte.

L’8 marzo 2002 è una data importante per le donne italiane: La Camera ha dato il suo primo ” SI ” bipartisan alla modifica dell’articolo 51 della Costituzione e ha previsto che si ” possono promuovere le pari opportunità nella rappresentanza politica tra uomini e donne.

Ma l’8 marzo 2002 sono finiti in carcere anche tredici donne, tredici capo clan.La camorra è arrivata prima della politica, prima di qualsiasi riforma le signore ” arrestate ” nell’operazione ” Canto del Cigno ” erano alla pari con gli uomini.

Unico gradino ancora da scalare: i riti di affiliazione. Le donne non partecipavano, infatti, ai ” battezzi “, perchè le regole mafiose lo vietavano espressamente.

Ma anche se non portavano i gradi, ricoprivano ruoli di primo piano e soprattutto ruoli operativi nella gerarchia criminale.

Hanno nomi biblici, M. A., Carmela. Ma sono spietate. Hanno ordinato partite di droga, assistito amici, organizzato traffici di armi e minacciato commercianti, casalinghe, imprenditori.

Una di loro, R.L., di 31, con una serie di pesanti minacce avrebbe costretto il marito, S.L., ad interrompere il rapporto di collaborazione con la giustizia. La donna, d’accordo con il resto dei clan, durante le visite in carcere e grazie a una telefonata rubata lo ha minacciato, gli ha imposto il silenzio.

” Lo sai di cosa sono capace se ci tradisci “. Solo minacce? Qualcosa di più.

Dagli accertamenti emerge che una delle specialità dei clan era proprio quella di minacciare di morte i pentiti.

Le intercettazioni ricevute dai collaboratori di giustizia F.B., N.C, e S.L., affinchè ritrattassero tutte le loro confessioni.

Un’altra donna, S.S., DI 45 anni, è stata trovata con una pistola nascosta tra le pieghe della gonna.

Aveva il colpo in canna. Forse portava l’arma a qualcuno, ma gli investigatori non escludono che la donna potesse essere stata incaricata di uccidere un rivale.

Un killer in rosa, caso rarissimo, e’ stata arrestata per detenzione e porto illegale di una pistola.

Nella murgia le donne, insomma, non si limitano a custodire le armi, o da brave ” massaie ” a preparare le dosi di cocaina, come di solito accade nella mafia barese.

Siedevano tra ” capi “. Delle 13 donne arrestate cinque  sono accusate di associazione mafiosa per aver aderito al sodalizio del clan Mangione – loglisci, le altre di aver preso parte ad un’ associazione mafiosa, oltre a Lupoli, G.M, di 49, R.P., di 44, L.M., di 30 anni, e A.L., di 43, queste ultime due sono accusate anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti assieme a M.C.B., di 35, F.C., di 39, R.C., di 25, M.C.C., di 34, A.Di A., di 26, M.M., DI 34 e A.S., di 38. mamme che hanno educato i loro figli alla legge del più forte, che hanno insegnato loro a impugnare la pistola e a uccidere.

Nelle cinquecento pagine dell’ordinanza cautelare quella che descrive il 5 aprile del 1997 è agghiacciante.

Quella notte, nella zona ” 167 ” alla periferia di Gravina in Puglia, N.M. e B.D. spararono contro un ragazzino di dodici anni, nipote di Matera e figlio di G.M., che l’aveva affrontati imbracciando un fucile a quei tempi i due clan Mangione e Matera erano in lotta.

Il ragazzino, troppo giovane per quel duello, fu ferito a un piede. Nella zona industriale quella notte la Polizia trovò 40 bossoli di pistola.

A distanza di poche ore furono ferite altre sei persone. Una guerra. Una settimana dopo quelle sparatorie furono arrestati in quattro tra cui S.L. che però un paio di giorni ottenne il beneficio degli arresti domiciliari perchè gravemente malato.

Ma quella volta la libertà durò poco… il giorno dopo il tribunale di sorveglianza di Bari revocò gli arresti domiciliari, poichè le condizioni di salute dell’uomo non erano compatibili con la detenzione in carcere.

Da quell’episodio sono partite le indagini sui certificati medici falsi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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