SERENISSIMI, PARLA UNO DEGLI AUTORI DELL’ASSALTO AL CAMPANILE DI SAN MARCO ( VENEZIA )

SERENISSIMI, PARLA UNO DEI PROTAGONISTI DELL’ASSALTO AL CAMPANILE DI SAN MARCO

15/07/2018 – Vent’anni fa, di anni ne sono passati da quegli eventi che rimarranno nella storia.

Era l’8 maggio 1997, otto persone in tute mimetiche con fare paramilitare sbarcano in piazza San Marco, a Venezia, con un tanko artigianale.

Tra questi, vi è il veronese Moreno Menini. Attraverso i suoi occhi e attraverso  le sue parole, proverò a raccontarvi le fatiche e i successi di un’azione che ha segnato, almeno un poco, la storia veneta.

Tutto nacque con la Repubblica di Venezia, o per meglio dire, con la sua fine. È il 12 maggio 1797 quando le truppe francesi di Napoleone Bonaparte invadono e conquistano la Serenissima.

Duecento anni dopo, qualcuno ancora dice che ” la storia veneta non è finita “.

A raccontarla, nessuno ci crederebbe, e’ ancora oggi Moreno Menini, 40 anni, reduce dell’impresa che quest’anno compie 20 anni.

Ne aveva altrettanti il giovane ” serenissimo ” che a quel tempo studiava Economia all’Università di Verona.

I libri lo accompagneranno nello studio dell’identità veneta, le conoscenze all’incontro con altri “ aficionados ” della Repubblica di Venezia.

Oltre a Moreno, anche Gilberto, Cristian, Flavio, Antonio, Luca, Fausto e Andrea. ” Non credevo ci fosse qualcun altro che credeva ancora nella resurrezione della Serenissima “.

La celebrazione del bicentenario della caduta della Repubblica di Venezia è il 12 maggio 1997.

Per questa data gli otto “ romantici ” rivoluzionari annunciano un colpo al simbolo della città.

Cominciano ad intromettersi nelle frequenze audio della Rai, precisamente in quelle del TG serale delle 20 di Rai 1.

Il messaggio: ” Convergete in piazza San Marco il 12 maggio per riportare in vita la Serenissima “.

Gli italiani sono divisi tra fascinazione ed incredulità. Dieci ( se non più ) intromissioni effettuate tra marzo e maggio 1997 mettono in allerta le forze di polizia per il 12 maggio.

Nessuno si era però attivato per quella notte dell’8 maggio, data in cui si è consumato il vero e proprio attacco.

Sono usciti allo scoperto, anche se bardati con tute mimetiche; partono da Padova con un camper e un camion rimorchio che trasporta un finto tanko costruito in casa, munito di ruote e di un contraffatto cannone, che poi non è altro che il tubo di una stufa.

Si dirigono a Venezia, dove a Tronchetto fanno salire i due mezzi sul traghetto: prima il camper, poi il camion messo di traverso.

” Qui non sale più nessuno, dobbiamo partire “. Mentre gli altri costringono il comandante a partire, Moreno ” fa la guardia ” a tre passeggeri che poco prima si erano imbarcati.

L’azione è calibrata nei minimi dettagli: il traghetto deve arrivare ad attraccare al pavimento della piazza.

Conoscono le profondità dell’acqua e del battello; ce la fanno. Un imprevisto. Il portellone del traghetto non arriva al livello della piazza. Intanto un agente intima l’alt con una pistola. ” State a distanza, e nessuno si farà male “, annuncia Flavio.

Con un asse di legno fanno saltare sulla terra ferma tanko e camper. Davanti il vuoto.

Moreno sale in cima al tanko per poi scendere e fare piazza pulita togliendo le passerelle posizionate in quei giorni per l’acqua alta.

Arrivano alla base del campanile. ” Il momento sembrava surreale. Le poche persone in piazza ti guardavano esterrefatte.

Qualche intervistato, che era presente quella notte, ha dichiarato poi che credeva si stesse girando la scena di un film “.

Mentre il tanko continua a girare per la piazza, Moreno scarica il camper e porta tutto dentro il campanile.

Radio, Walkie Talkie, attrezzi per le interferenze radio, pali per bloccare le porte, ma anche viveri, oltre a bandiere e striscioni.

Sopra sale chi poi farà le interferenze, sotto rimane anche Moreno, che si adopera per barricare tutte e due le porte di ingresso.

” In quel momento ero pieno di entusiasmo – lo dice sorridendo Moreno – ma ero anche conscio che stavo facendo una cosa che era sotto gli occhi di tutti, e non sapevo come sarebbe andata a finire “.

Tutto il lavoro fatto negli anni prima ( dal 1983 con il primo assemblaggio del tanko ) stava per concretizzarsi.

” Tutti ti dicono che la storia non ritorna. Tu invece vivi con la follia mentale che la storia possa tornare.

Noi, per sette ore l’abbiamo dimostrato “. La sensazione che prova mentre è barricato dentro il campanile è quella di esser tornato in un periodo storico diverso.

” È stato come un 13 maggio 1797 “. Fuori la polizia grida ” Chi siete? Cosa volete? “,

Moreno annuncia: ” La risposta alle vostre richieste la daremo al Tg1 delle 6:30 “.

Alle 8:15 il GIS fa irruzione. Due anni e sei mesi con sospensione condizionale e non menzione.

Durante i domiciliari, Moreno dà l’esame di Storia Economica. Quel che resta è il ricordo di un “ assalto romantico ”, ” perché romantico è chi crede che sia la volontà a creare gli eventi politici “.

Un gesto di testimonianza, lo definisce così. ” Oggi sono le istituzioni che possono concretizzare quegli ideali che ci hanno mosso vent’anni fa “.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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