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BARI, EX CAVA DI MASO DISCARICA A CIELO APERTO. SILENZIO ASSOLUTO DAL IV MUNICIPIO COME ANCHE DA PARTE DEL PRESIDENTE

Che a Bari vi sono delle discariche in luoghi bellissimi come la Cava di Maso nella zona Santa Rita non è una novità. Questa cava dovrebbe essere ritenuta protetta.

Naturalmente Bari chiede da 5 mesi una risposta. La domanda è stata fatta al Consigliere del Movimento M5S Vito Saliano dopo che il Consigliere ha presentato un’interrogazione circa la situazione al fine di ottenere una informazione circa la situazione in cui versa l’ex Cava di Maso.

” Questa mattina – ha sottolineato il Consigliere insieme agli attivisti del Meetup Bari 5 Stelle dove hanno fatto anche un sopralluogo presso questa ex Cava di Maso.

Saliano, presentò oltre 1 anno e 5 mesi fa un’altra interrogazione al Presidente del Municipio 4 ebbene, dovete sapere che Bari ha in ogni quartiere il proprio Municipio.

Come stavo dicendo l’interrogazione serviva per ottenere informazioni più dettagliate in merito ai rapporti di stabilità della parete rocciosa, effettuata già dai Tecnici, in merito all’attività di Vigilanza sull’area, dove vi è la recinzione perimetrale e il cancello principale divelto.

“A distanza di oltre 1 anno e 5 mesi – continua Saliano – non è giunta alcuna risposta dal Presidente e, come è dimostrato dalle foto, non sono stati posti in essere interventi per impedire l’accesso all’ex Cava di Maso che è liberamente utilizzabile come discarica, anche di auto bruciate.

Non rispondendo all’interrogazione il Presidente Acquaviva non fa un torto al MoVimento 5 Stelle ma a tutti quei cittadini preoccupati dalla stabilità della parete e ancor di più dal silenzio assordante di chi è chiamato a fornire risposte e trovare soluzioni.

Saliano dice: chiediamo trasparenza e condivisione di informazioni, l’abc della buona politica ma, evidentemente, è chiedere troppo! Noi non ci arrendiamo, nei prossimi giorni presenteremo una nuova formale interrogazione e continueremo a farlo finché non otterremo risposte”.

REPORTER

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RIFIUTI ILLEGALI DALLA CAMPANIA QUESTA VOLTA TROVATI A LUCERA (FG). SIGILLI ALL’IMPIANTO

RIFIUTI ILLEGALI PROVENIENTI DALLA CAMPANIA, SIGILLI DEFINITIVI ALL’IMPIANTO DI LUCERA ( FG )

LUCERA ( FG ) – Una ennesima discarica è stata rinvenuta a Lucera in Provincia di Foggia già sequestrata nel 2011.

La discarica con i rifiuti della campania, abusivi. E’ quanto poi hanno scoperto i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari che hanno sottoposto a sequestro un impianto di compostaggio nel territorio di Lucera, in quanto venivano trattati illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti, anche provenienti dalla Campania utilizzando una discarica abusiva.

L’operazione è stata possibile metterla in atto grazie all’intervento della Direzione della DDA di Bari, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Lucera.

A dicembre dello scorso anno 2016 la discarica o meglio tutto l’impianto era già stata sottoposta a sequestro preventivo, denunciando l’amministratore pro-tempore della società.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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I CARABINIERI DELLA FORESTALE DI CASSANO MURGE HANNO TROVATO UNA DISCARICA ABUSIVA DI FERRO: SEQUESTRATI 180 CHILI DI MATERIALE TRA CEGLIE E ADELFIA

TROVATA UNA DISCARICA DI FERRO: SEQUESTRATI 180 CHILI DI MATERIALE TRA CEGLIE E ADELFIA

Due denunciati per il momento: il proprietario della ditta sulla Provinciale tra Ceglie e Adelfia e il trasportatore per concorso in attività di raccolta, trasporto e commercio di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione.

Altri 280 chili di ferro sono stati sequestrati dai Carabinieri della Forestale di Cassano delle Murge in collaborazione con la Guardia di Finanza e la Polizia Ferroviaria.

L’attività si può inserire nell’ambito dei controlli sui furti di cavi elettrici e di rame che vengono sistematicamente rubati di notte sulla linea Putignano – Bari e viceversa creando ritardi e disservizi.

L’ingente quantitativo di materiale ferroso veniva conferito, senza alcuna autorizzazione, presso una ditta situata sulla Provinciale tra Ceglie – Adelfia.

Il sequestro si è esteso anche al camion con il quale era stato trasportato il ferro. Come  già detto all’inizio, sono state denunciate due persone: il proprietario della ditta e il trasportatore per concorso. Inoltre, sempre il trasportatore, in attività di raccolta, trasporto e commercio di rifiuti, in mancanza della prescritta autorizzazione.

REPORTER

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UNA DENUNCIA ARRIVA DA UN AGRICOLTORE IN QUANTO ASSERISCE CHE A GRAVINA IN PUGLIA VI E’ UN VULCANO DI FANGO CHE ” HA INGHIOTTITO MOLTE PECORE “

IL VULCANELLO DENUNCIATO DALL’AGRICOLTORE SI TROVEREBBE IN UN TERRENO PRIVATO NELLA ZONA DELLA FOSSA BRADANICA
E da non crederci adesso a Gravina in Puglia in un terreno si trova un vulcanello di fango che non si sa di quale natura è. Io come Reporter come sempre devo dare notizia di questa scoperta.
La denuncia arriva proprio da un agricoltore del posto: sull’alta Murgia, nelle terre della Fossa Bradanica, esiste un vulcano di fango. Il vulcanello, così è soprannominato dagli esperti, si trova in un terreno privato di un contadino del luogo, che invita quanti si avvicinino alla zona a prestare estrema attenzione.

Quando è in attività, infatti, il vulcanello erutta materiale argilloso caldo. Inoltre si trasforma in una specie di “inghiottitoio”. Infatti diverse pecore sono morte avvolte dalla fanghiglia.

Nel caso di nuovi sviluppi di questo vulcanello motivo di studio vi daremo notizie in merito.

REPORTER

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UNA NUOVA DISCARICA SCOPERTA, SEMPRE A BITRITTO, SEQUESTRATA.

SEMPRE NUOVE DISCARICHE VENGONO SCOPERTE ANCHE QUESTA IN AGRO DI BITRITTO ED E’ LA SECONDA SEMPRE PRESSO UN’ ALTRA CAVA

Un’altra discarica abusiva è stata rinvenuta in agro di Bitritto all’interno di un’altra cava abbandonata, di circa quattro ettari, è stata scoperta dai “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego Bari nelle campagne di Bitritto.

I militari, durante il quotidiano servizio di controllo economico del territorio, erano intenti a pattugliare strade secondarie quando hanno notato un ingente accumulo di materiale di vario genere in un’area che fino a qualche anno fa era adibita a cava.

Insospettiti dallo stato e dalla massa dei rifiuti, suddivisi in aree di scarico ben determinate tali da far pensare ad una attività abituale, hanno effettuato un accesso nell’area scoprendo decine di tonnellate di prodotti di varia natura: dagli scarti di lavorazione di origine animale a materiale edile di risulta, enormi quantità di materiale ferroso, blocchi di cemento armato e laterizi vari.

L’area, profonda oltre 30 metri, è stata interamente sottoposta a sequestro preventivo mentre per il titolare, un cinquantenne residente nella zona, è scattata la denunzia all’Autorità Giudiziaria per il reato di gestione illecita di rifiuti.

Sono in corso ulteriori accertamenti dell’ARPA, intervenuta sul posto con personale tecnico, al fine di quantificare con esattezza i materiali e procedere alla loro classificazione. 

REPORTER

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SCOPERTA A BITRITTO UNA DISCARICA ABUSIVA IN UNA CAVA

DISCARICA ABUSIVA E’ STATA SEQUESTRATA IN UNA CAVA A BITRITTO: SCOPERTE DIVERSE TONNELLATE DI RIFIUTI

Un’ altra discarica abusiva, l’ennesima, è stata scoperta in agro di Bitritto. Quest’ultima ha un estensione per circa 3 ettari ed è stata scoperta dalla Guardia di Finanza nelle campagne di Bitritto, a pochi chilometri da Bari.
 I militari, nel corso di alcuni controlli, hanno notato un ingente accumulo di materiale di vario genere in un’area, profonda 25 metri,  adibita come cava fino a qualche anno fa.

All’interno hanno scoperto decine di tonnellate di prodotti di vario genere, tra cui scarti di lavorazione di origine animale a materiale edile di risulta, enormi quantità di materiale ferroso, blocchi di cemento armato e laterizi vari.

La zona è stata quindi sequestrata. Il proprietario, un 50enne, è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti. In corso ulteriori accertamenti di Arpa Puglia, intervenuta sul posto con personale tecnico, per verificare la natura dei materiali e dei rifiuti rinvenuti.

REPORTER

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” DISCARICA MARTUCCI IN CONVERSANO. BISOGNA EVITARE UNA EMERGENZA RIFIUTI “

” DISCARICA DI CONVERSANO IN AGRO DI CONVERSANO. BISOGNA EVITARE UNA EMERGENZA RIFIUTI “

Si riapre il caso della discarica Martucci in agro di Conversano con degli inizi di polemica ” che bisogna evitare l’ennesima Emergenza rifiuti, dopo il sequestro probatorio della discarica rifiuti di soccorso al servizio degli impianti complessi di Conversano “.

In attesa che la magistratura e gli Investigatori accertino i fatti, la Regione Puglia ha il dovere di intervenire tentando di risolvere il problema con precisione, individuando delle soluzioni e anche presto atte a scongiurare che dalle prossime ore, ed io come Reporter aggiungo anche dai prossimi giorni.

Mezza provincia di Bari si trovi all’improvviso senza un sito nel quale smaltire i materiali e con il rischio di lasciarli per strada, in città spesso già alle prese con una situazione igienico-sanitaria al limite della tollerabilità e in cui la raccolta differenziata è ferma a percentuali bassissime.

Tutto nel silenzio della Regione Puglia, cui beninteso, spetta l’esercizio del controllo e della supervisione sul ciclo dei rifiuti.

Ben vengano le indagini degli organi preposti, ancor più in materia di tutela ambientale, ma l’amministratore pubblico deve anche  intervenire per evitare che le comunità interessate vivano in un perenne stato emergenziale ”. A riferirlo in una nota il  Vice Capogruppo PdL, Sen. Massimo Cassano “.

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BARI – DISCARICA A CIELO APERTO NEL COMUNE DI BITRITTO SEQUESTRATA DAI CARABINIERI

BARI – DISCARICA A CIELO APERTO NEL COMUNE DI BITRITTO, IL SEQUESTRO PREVENTIVO DEI CARABINIERI

I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Bari, in collaborazione con i militari della Stazione Carabinieri di Bitritto, hanno effettuato il sequestro preventivo di un’area nell’agro di Bitritto, su cui erano presenti rifiuti riconducibili alla tipologia di cui al Codice CER 170904 ( rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione ), dei quali occupano una superficie pari a circa Mq.1158, per un volume di circa Mc.709.

L’area, su cui erano stati effettuati anche interventi edili, è compresa fra i ” beni paesaggistici di cui alle componenti idrologici.

In particolare, in loco erano stati eseguiti n. 2 scavi, di cui uno finalizzato alla realizzazione di un’autorimessa interrata, l’altro al compimento di una vasca contenitiva di acqua.

 In quanto privo di titoli autorizzatori, sia relativamente all’aspetto urbanistico-edilizio che relativamente alle procedure relative alla gestione dei rifiuti, il proprietario del terreno sequestrato è stato deferito all’Autorità Giudiziari.

Proseguono le indagini a cura della Stazione Carabinieri Forestale di Bari.

REPORTER

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IL CORPO FORESTALE DI STATO SCOPRE UN TORRENTE INQUINATO DA SVERSAMENTI DI RIFIUTI

RIFIUTI PERICOLOSI IN TORRENTE NEL BARESE. IN TRE DENUNCIATI

Ci troviamo in località Sannicandro di Bari dove sono state aperte delle indagini delegando la DDA di Bari, i Militari del Corpo Forestale del Comando Provinciale Barese che hanno scoperto e portato alla luce una quantità di rifiuti, pericolosi e non, interrati in uno dei versanti del Torrente Picone in Località Parco delle Grotte, un area protetta sottoposta a vincolo paesaggistico.

I tre proprietari del terreno sono stati denunciati per discarica abusiva oltre che per violazione della normativa a tutela del paesaggio.

Dall’analisi dello stato dei luoghi e delle ortofoto è emerso che, nel corso degli anni, è stata svolta una costante attività di riempimento di parte dell’alveo del torrente, con il risultato di nascondere i rifiuti e, nello stesso tempo, ottenere una maggiore superficie coltivabile.

Alla luce, in collaborazione con personale del Cnr, sono stati portati cumuli di materiali contenenti amianto, rifiuti derivanti da attività di costruzione/demolizione, miscele bituminose, pneumatici fuori uso oltre a vetro, plastica e rifiuti urbani non differenziati.

Sono in corso accertamenti per verificare eventuali “ripercussioni critiche” sulle colture olivicole.

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TRAFFICO DI RIFIUTI, IL BOSS CARMINE SCHIAVONE PARLA: ” LE MIE DENUNCE INASCOLTATE “

Posted by Valter Padovano on Samstag, 30. September 2017

L’ex cassiere dei Casalesi racconta il sistema dello smaltimento illecito dei veleni, anche radioattivi in Campania.

Dichiarazioni messe a verbale già negli anni ’90, a cui però non sono seguiti interventi sui terreni colpiti.

E’ la sua audizione del 1997 in Commissione Parlamentare è ancora secretata. Le parole di Carmine Schiavone – che accusa direttamente lo stato sulle mancate bonifiche dei siti inquinati dai veleni di gomorra – hanno solidi basi, riscontrabili in tantissimi Siti Giudiziari, buona parte degli elementi che confermano la sua ricostruzione del traffico illecito di rifiuti sono contenuti negli atti di un processo in corso in questi mesi, condotto dal PM della DDA di Napoli  Allessandro Milita imputati sono alcuni esponenti del clan Bidognetti alias ” Cicciotto ” e ” Mezzanotte ” Gaetano Cerci e Cipriano Chianese.

L’accusa formulata è gravissima: disastro ambientale colposo. Il complesso e difficile percorso della giustizia per cercare di scrivere finalmente una verità definitiva sui traffici di materiale contaminato – e forse radioattivo – dal nord al sud ha subito, negli anni, moltissimi ostacoli.

 La prima inchiesta della procura napoletana, conosciuta come “Adelphi”, non riuscì ad arrivare alle condanne degli imprenditori che avevano utilizzato i servizi del clan dei Casalesi per smaltire illegalmente migliaia di tonnellate di scorie pericolose.

La figura di Cipriano Chianese, avvocato oggi imputato nel processo per la contaminazione delle falde acquifere campane, è stata indicata – insieme a Gaetano Cerci e a Francesco Bidognetti – per la prima volta da Carmine Schiavone già nei suoi interrogatori del 1993.

Il Gip di Napoli Anita Polito, nell’ordinanza di custodia cautelare per l’indagine sul disastro ambientale conclusasi nei mesi scorsi, ricorda nei dettagli le date degli interrogatori del collaboratore di giustizia ex cassiere del clan: Schiavone venne ascoltato due volte nel 1993, due volte nel 1994 e poi nel 1996. Nel suo raccolto dell’epoca “il collaboratore riferiva in particolare, riassuntivamente, che verso la fine degli anni 80 — a partire dal 1988 — Chianese Cipriano ( aderente ad un circolo culturale occultante una loggia massonica cui partecipava Cerci Gaetano ), già operante per suo conto nello smaltimento dei rifiuti, ebbe ad avvicinarsi al gruppo di Sandokan ( il boss Francesco Schiavone, ndr ) e Bidognetti Francesco, intessendo con loro rapporti di affari per le discariche. (…) Erano state rilasciate altresì alcune concessioni ottenute per la realizzazione di vasche ittiche, in realtà utilizzate per l’estrazione della sabbia, poi affidate a Cerci e riempite con rifiuti tossici”.E ancora: “ Il Chianese procedette quindi a scaricare rifiuti nelle cave di sabbia che vanno dal Lago Patria fino a Mondragone ( cave prodotte dal prelievo di sabbia destinate per le costruzioni del consorzio Con. Cav. per la superstrada Nola-Villa Literno ) ”.Tutte informazioni che, dunque, sono note da circa vent’anni. Tra il 1995 e il 1996 la Criminalpol di Roma – su delega della procura napoletana – ha ripreso i verbali delle dichiarazioni di Schiavone, effettuando una serie di sopralluoghi nella provincia di Caserta, per cercare di individuare con precisione i punti di interramento dei rifiuti tossici.Secondo il Gip di Napoli le dichiarazioni di Carmine Schiavone furono puntualmente riscontrate: “L’esito degli accertamenti disposti sul  terriccio prelevato da alcuni dei siti individuati, consentiva di acclarare l’effettività della destinazione a discarica dei luoghi medesimi”.Le denunce del collaboratore di giustizia furono raccolte nel 1997 anche dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta all’epoca da Massimo Scalia.

Secondo il suo racconto, Schiavone consegnò alla commissione appunti e documenti con l’indicazione delle società coinvolte, delle targhe dei mezzi usati e dei luoghi degli smaltimenti. La sua deposizione risulta ancora oggi secretata e non è possibile capire quanto realmente raccontò.

Di certo quel mondo di trafficanti descritto fin dal 1993 non appare – se non per sommi capi – nelle relazioni finali approvate dal parlamento nel 2001.

Oggi, vent’anni dopo, è giunto il momento di aprire quegli archivi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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