” IO TESTIMONE DI GIUSTIZIA CONTRO LA MAFIA MURGIANA “

FRANCESCO DIPALO ” IO TESTIMONE DI GIUSTIZIA CON CORAGGIO CONTRO LA MAFIA MURGIANA ”

Pubblico questa lettera scritta da Francesco Dipalo di seguito, ma solo per dare un’ informazione, non per cronaca, che è tutt’altra cosa.

Come dicevo, il Dipalo invia la lettera a un Direttore di un quotidiano (ma ometto il nome del quotidiano per una questione di privacy). Il giornalista nonchè Direttore Giorgio Bongiovanni da Francesco Dipalo, testimone di giustizia che ha denunciato i clan della mafia murgiana.

Egregio Direttore.

chi Le scrive è un Imprenditore di Altamura che alcuni anni fa denunciò una organizzazione criminale denominata Mafia Murgiana che imponeva il pizzo al sottoscritto e ad una intera classe imprenditoriale.

A seguito delle mie dichiarazioni rilasciate alla DDA di Bari e dopo sei anni di indagini, la dottoressa Desirèe Digeronimo, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, e il Dott. Roberto Pennisi Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, applicato alla DDA di Bari, chiesero ed ottennero dal GIP di Bari il rinvio a giudizio di numerosi soggetti tra i quali figuravano, affiliati al clan Dambrosio di Altamura, imprenditori deviati, esponenti delle forze dell’ordine ( ovviamente noi del blog prendiamo le distanze da questa affermazione contro le Forze dell’Ordine fatta dal Dipalo Francesco ), professionisti, politici ed amministratori pubblici accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidi, occultamento di cadavere, detenzione illegale di armi da guerra e relative munizioni, estorsione, usura, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapimento ( per avere rapito un imprenditore di Altamura rilasciato per aver pagato un riscatto ) ed altro.

Sempre dalle mie denunce si svilupparono altri filoni di indagini che consentirono al Tribunale di Lecce (competente su quello di Bari), di rinviare a giudizio una ventina di soggetti tra i quali figuravano magistrati togati, giudici di pace, avvocati ecc. tutti accusati di aver pilotato sentenze in favore del boss Bartolomeo Dambrosio e dei suoi affiliati.

Sempre dalle mie denunce si sono sviluppati altri filoni di indagini tra i quali vi sono quello della sanità pugliese, e delle escort.
Il mio vero dramma ha inizio quando, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Direzione Nazionale Antimafia, io e la mia famiglia, esattamente 5 anni fa fummo inseriti nello speciale programma di protezione e condotti in località segreta.

Da allora per tutta la mia famiglia ha avuto inizio un incubo senza fine. Siamo stati umiliati, derisi, vessati, maltrattati e ci siamo sentiti dire anche che rompevamo i coglioni quando contestavamo comportamenti irresponsabili, ingiustificati ed ingiusti messi in atto da funzionari del Ministero dell’Interno nei confronti di soggetti che in questa maledetta storia sono solo vittime.

È stato distrutto il futuro affettivo dei miei figli che hanno dovuto lasciare amici e parenti per essere destinati all’isolamento più totale.

Una delle mie figlie solo dopo pochi mesi non sopportava più lo stato di solitudine e di sofferenza a cui era sottoposta e tornò a casa ad Altamura.

Come se tutto ciò non bastasse, da quando sono stato sottoposto allo speciale programma di protezione, il Servizio Centrale di Protezione non ha provveduto a notificarmi gli atti giudiziari.

Nel frattempo alcuni dei soggetti arrestati e/o rinviati a giudizio, mi avevano querelato per diffamazione e/o reati simili.

A seguito delle predette querele, sono stato rinviato a giudizio, processato e condannato in contumacia dai giudici di pace di Altamura mentre io ero all’ oscuro di tutto.

Io non sapevo neanche di essere stato querelato. Ovviamente gli imputati hanno utilizzato le condanne inflitte in contumacia al sottoscritto dal giudice di pace di Altamura per tentare di screditarmi nei processi nei quali erano imputati.

Ad un testimone di giustizia sotto protezione in una località segreta, lo Stato non gli ha notificato gli atti giudiziari.

Mi è stato impedito di esercitare il diritto di difesa nei processi. Con gli atti e i documenti in mio possesso, avrei potuto dimostrare ai giudici di pace che le querele sporte nei miei confronti dagli affiliati al clan Dambrosio erano pretestuose e facevano parte di una strategia difensiva finalizzata a screditarmi.

Ma vi è di più: lo Stato non mi ha concesso di presenziare nei processi nei quali sono persona offesa e mi sono costituito parte civile contro i miei estorsori, contro soggetti accusati di reati gravi come omicidi, ecc. Mi è stato impedito di puntare il dito contro i miei estorsori.

Inoltre mi è stato impedito di poter raggiungere altre procure per acquisire atti a mia firma di procedimenti penali a carico di altri soggetti da me denunciati, e che erano strettamente attinenti ai procedimenti penali in corso a Bari.

Il risultato è che i colletti bianchi della mafia murgiana sono stati assolti. Uno dei principali imputati assolti, solo poche settimane dopo la sentenza di assoluzione, è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare per reati simili.

Lo Stato mi ha impedito di esercitare il diritto di difesa nei processi ed ha agevolato le posizioni processuali di soggetti legati ad una potente organizzazione criminale che da oltre un decennio ha condizionato la vita sociale ed economica di una intera comunità.

Ora sono tornati a delinquere più forti di prima grazie alla inerzia dello Stato. Ovviamente il sottoscritto ha provveduto ad inviare al Ministro dell’Interno, oltre che al vice Ministro, una serie di esposti con i quali denunciavo tutto quello che si stava verificando e che stavano inclinando i processi a beneficio degli imputati.

Nessuno mi ha mai risposto. Si sta per volgere al termine il processo in Corte di Assise a Bari nei confronti di tutti gli altri affiliati al clan e al sottoscritto non è stato concesso di presenziare ad una sola udienza.

Si continua ad impedire ad un testimone di giustizia di presenziare alle udienze. Ma nonostante le decine di esposti che ho inviato a mezzo raccomanda a/r al Ministro Alfano, mai nessuna risposta mi è pervenuta e nessun provvedimento e stato adottato per consentirmi di avere giustizia.

Ho anche denunciato al Ministro Alfano con decine di missive, che nonostante i processi in corso, nonostante le indagini tuttora in corso, il Servizio Centrale di Protezione ha reso pubblica la mia residenza nella località dove attualmente vivo e nessuna tutela è stata predisposta per la mia famiglia ed in particolare nei confronti di mia figlia che vive ad Altamura.

Non mi ha mai risposto. Ora tutti sanno che vivo a Monza. Ho scritto decine di missive ai Prefetti di Bari e di Monza e Brianza con le quali ho chiesto se sono in state attuate misure di tutela idonee a garantire la incolumità dalla mia famiglia.

Nessuno mi ha mai risposto. Si continua a favorire le posizioni processuali di esponenti della mafia murgiana e il Ministro Alfano non risponde.

Egregio direttore, in questo Paese per garantire la incolumità dei propri cari che rischiano di essere lasciati nelle mani dei carnefici, bisogna ricorrere ad atti estremi.
Questo è lo Stato.

Cordialità
Francesco Dipalo

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SCOMPARE L’IMPRENDITORE DI GIUSTIZIA DIPALO FRANCESCO. I SUOI PRESUNTI AGUZZINI VENGONO ASSOLTI

SCOMPARE TESTIMONE DI GIUSTIZIA. I SUOI PRESUNTI AGUZZINI IN SECONDO GRADO VENGONO IMMEDIATAMENTE ASSOLTI

BARI – L’imprenditore di Altamura  Francesco Di Palo, di cui i familiari hanno denunciato la scomparsa il primo aprile scorso, era parte civile in uno dei processi sui presunti rapporti tra mafia e politica nella città murgiana che si è concluso ieri in appello con l’assoluzione di quasi tutti gli imputati, che erano stati condannati in primo grado. Le dichiarazioni di Di Palo, testimone di giustizia da molti anni, hanno contribuito all’apertura di diverse indagini sul presunto malaffare ad Altamura.
Nel processo in cui era parte civile, Di Palo aveva denunciato una presunta estorsione per essere stato costretto ad assumere parenti e amici di un boss locale e a corrispondere per anni somme di denaro. Accuse che sono cadute in secondo grado con l’assoluzione di tutti gli imputati che rispondevano della presunta estorsione. La scomparsa di Di Palo, però, risale alla scorsa settimana, prima quindi della sentenza.

In passato Di Palo aveva più volte protestato, minacciando in una occasione – nel gennaio 2015 – di darsi fuoco dinanzi alla prefettura di Monza, perché «dopo aver denunciato il clan – diceva – hanno distrutto il futuro dei miei figli». Diceva di sentirsi «abbandonato dalle istituzioni» e in altre due occasioni, nel 2008 e poi nel Natale del 2010, era scomparso per alcuni giorni. Di Palo era il titolare della ‘Venere srl’ di Matera, società che produceva vasche idromassaggio, dichiarata fallita un anno prima che l’imprenditore decidesse di denunciare alla magistratura barese i soprusi subiti dalla mala altamurana e il presunto intreccio (non provato) tra mafia, politica e Forze dell’Ordine ad Altamura.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ALTAMURA: SCOMPARE ALL’IMPROVVISO, ALLONTANANDOSI DA CASA, FRANCESCO DIPALO

ALTAMURA, SCOMPARSO IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA FRANCESCO DIPALO. “SIAMO MOLTO PREOCCUPATI ”

” Ovviamente i familiari lanciano un appello affinchè Dipalo si metta in contatto con le Forze dell’Ordine.

I familiari a questo punto dicono che sono molto preoccupati  “. Il Deputato del PD Davide Mattiello lancia un messaggio:  il Deputato fa parte ed è il coordinatore del Gruppo di lavoro vittime di mafia e testimone di giustizia, in Commissione Antimafia.

Il Deputato replica dicendo  che da quando la famiglia ha denunciato la scomparsa di Francesco, siamo tutti mobilitati a ritrovarlo: lui stesso quotidianamente è in contatto con il Ministero dell’Interno sia con il Comando Provinciale dei Carabinieri, che assicurano il massimo sforzo.

Francesco DiPalo è un testimone di giustizia che ha dato un contributo importante contro i clan della zona di Altamura. Ha trascorso alcuni anni nel programma speciale di protezione, ma ne è uscito da tempo.

Ciò nonostante non ha mai interrotto il rapporto con gli organismi dedicati alla protezione dei testimoni, che, per quanto permesso dalla legge, hanno cercato di sostenere lui e la famiglia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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L’IMPRENDITORE FRANCESCO DI PALO MINACCIA DI DARSI FUOCO

FRANCESCO DI PALO MINACCIA DI DARSI FUOCO DOPO CHE GLI HANNO REVOCATO LA PROTEZIONE

E’ successo dinanzi alla Prefettura di Bari. Francesco Di Palo, l’imprenditore altamurano e collaboratore di giustizia, lo scorso venerdì’ 30 gennaio, ha minacciato di darsi fuoco davanti al palazzo della Prefettura, per richiamare l’attenzione delle Istituzioni sulla sua situazione familiare.

Una protesta durante la quale l’uomo ha riportato ustioni alle mani.
Francesco Di Palo e i suoi familiari sono stati recentemente esclusi dal programma di protezione per i testimoni di giustizia nonostante continuino a sentirsi in pericolo. Del resto risalgono a pochi mesi fa alcune scritte apparse sui muri della città con l’ennesima minaccia indirizzata alla famiglia.

Voglio ricordarvi che Dipalo era il titolare della ‘Venere srl’ di Matera, società che produceva vasche idromassaggio, dichiarata fallita un anno prima che l’imprenditore decidesse collaborare con la magistratura denunciando i soprusi subiti dalla mala altamurana e il presunto intreccio tra mafia, politica e Forze dell’Ordine. Noi come blog prendiamo le distanze sull’affermazione del Dipalo contro le Forze dell’Ordine, in quanto  ci dedichiamo solo all’informazione.

A causa delle ristrettezze economiche derivanti dal suo status di testimone di giustizia, l’uomo ha più volte protestato pubblicamente contro il ministero dell’Interno e la Procura di Bari.
Di recente, a sostegno della famiglia Di Palo, si sono mosse anche le associazioni cittadine.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ALTAMURA ARRIVANO DELLE MINACCE INTIMIDATORIE VERSO I FRATELLI DIPALO

ALTAMURA: NUOVE MINACCE PER I FRATELLI DIPALO

In città ad Altamura sono comparse delle scritte intimidatorie pesanti ( Dipalo siete morti)

ovviamente queste scritte sono contro il giornalista ed il testimone di giustizia di Savino Percoco.

Questo avveniva il 12 gennaio 2015. All’indomani di alcune denunce, poi testimoniate in una diretta radiofonica ai microfoni di Radio Regio  Altamura Stereo.

Alessio e Francesco Dipalo, sono stati i destinatari di minacciose frasi intimidatorie scritte su alcuni muri della città di Altamura.

I due fratelli non è la prima volta che entrambi sono molto attivi nella lotta contro la criminalità organizzata da qui i destinatari di inquetanti messaggi o minacce.

Nel passato poi sono stati vittime anche di aggressioni fisiche e verbali ed hanno subito danni anche su alcuni beni immobili.

Ma chi sono i due fratelli Dipalo Alessio e Dipalo Francesco. Alessio è un giornalista radiofonico e proprio in quei suoi programmi vi è la chiave di lettura delle minacce di morte dove lui, con coraggio denunciava senza nessun timore il malaffare mafioso e le sue connessioni.

Invece Francesco è un imprenditore e titolare della Venere S.r.l. di Matera, produttore di vasche idromassaggio divenuto un testimone di giustizia dopo che lui con coraggio aveva denunciato i suoi estorsori.

Dal dicembre del 2009 su richiesta del PM Antimafia Desirèè Digeronimo, oggi invece Consigliere Comunale di Bari è entrato nel programma di protezione, iniziando da subito una dura vita dei testimoni di giustizia in località protetta fatta di segretezza, con difficoltà economiche e limitazione di movimento e spostamenti.

Francesco Dipalo insieme al fratello presentano una serie di esposti alla Procura della Repubblica di Bari, denunciando continue estorsioni ai danni di imprenditori, commercianti ed artigiani Altamurani.

Nelle denunce del Dipalo lui spiega, a suo parere, come vi siano una nuova famiglia criminale che sta prendendo il controllo sulle attività estorsive un tempo condotte dal Boss Bartolomeo D’Ambrosio trucidato con colpi di arma da fuoco nelle campagne altamurane il 6 settembre 2010 il Dipalo arrivato ad un certo punto dice che alla luce  di tutto ciò dopo aver denunciato fatti gravi e penalmente rilevanti che vedono coinvolti imprenditori deviati di Altamura, affiliati al clan D’Ambrosio e ad un clan di Bari.

Il Dipalo  continuando  dice che non hanno più ricevuto nessuna notizia. mai in nessuna Procura d’Italia un testimone di giustizia non è stato mai convocato dai magistrati, anche solo per ascoltarli dopo le estorsioni fatte dalle organizzazioni criminali neanche per approfondire i fatti in oggetto delle stesse denunce.

Qualche settimana dopo sempre ai microfoni di Radio Regio Stereo  i due fratelli lanciano un appello indirizzato al Prefetto  di Bari chiedendo non solo un intervento a riguardo ma anche spiegazioni per il mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Altamura.per condizionamento mafioso.

Su quest’ultimo punto, l’ex imprenditore ricorda delle importanti deposizioni rilasciate agli inquirenti dalla vedova del boss Bartolomeo D’Ambrosio ( oggi testimone di giustizia ) riguardo dei presunti coinvolgimenti tra mafia, imprenditoria e politica altamurana, nello specifico, risalta i punti e afferma ” che il Sindaco di Altamura Mario Stacca chiedeva al boss supporto per le sue campagne elettorali… il Presidente del Consiglio Comunale di Altamura, si recava a casa del boss per chiedere sostegno per le sue candidature a Consigliere Comunale di Altamura… e che gli amministratori politici di Altamura erano quasi tutti nel libro paga del Columella “.

A tutela delle sue accuse, il testimone di giustizia fa riferimento anche ad alcune intercettazioni telefoniche apparse sui giornali, tra il figlio di Carlo Dante Columella ( patron della discarica di Altamura ) e il Presidente del Consiglio Comunale di Altamura Nico Dambrosio, quando “ parlavano delle presunte mazzette che i Columella pagavano al segretario del sindaco tanto che quest’ ultimo era definito dagli intercettati, mani viola ( dal colore delle banconote da 500 euro.

Nelle stesse intercettazioni si faceva riferimento a presunte mazzette che andavano anche al Sindaco Stacca ”.

Il senso di solitudine da parte del testimone di giustizia si manifesta anche dopo un ulteriore atto intimidatorio nei suoi confronti, avvenuto negli ultimi tempi.

“ Uno dei principali indagati per Mafia murgiana, recentemente raggiunto da nuova ordinanza di custodia cautelare per reati di mafia – spiega Francesco – ha persino lanciato, tramite una rete televisiva privata, una sorta di petizione per non farmi mettere più piede ad Altamura.

Tutto questo nella più assoluta indifferenza delle Autorità Giudiziarie. Io ho sacrificato la mia famiglia, le mie aziende, il futuro dei miei figli perché ho creduto nella Giustizia e la Procura di Bari non risponde alle mie missive: ma lo Stato con chi sta?”.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ECO MAFIE, DISCARICHE ABUSIVE, RIFIUTI PERICOLOSI

RICOMPARE LA ” RIFIUTI COLLECTION ” MURGIANA

Di solito quando si fa un’ indagine, alla fine si scoprono i vari collegamenti che vi sono, ma vediamo come.

Spinazzola: Un boss ucciso, un braccio destro svanito nel nulla, un giornalista a cui, prima rompono le costole, poi gli bruciano la macchina.

Quella della mafia e della politica purtroppo porta a tutto questo come quello dei rifiuti di qui l’ECO – MAFIA, poi arrivano i collaboratori di giustizia ed i testimoni di giustizia messi in sicurezza con le loro famiglie, cosi’ come vuole la legge, per chi si pente.

L’omicidio: l’efferato omicidio di Bartolo D’Ambrosio il boss indiscusso di Altamura ( per ammazzarlo sono stati sparati trentatre colpi di fucile e di pistola, di cui sette hanno raggiunto l’uomo, una esecuzione in stile mafioso ) ha riacceso cosi’ i riflettori degli investigatori sul territorio murgiano. .

Il Procuratore della Repubblica, Dr. Antonio Laudati, sull’uccisione di Bartolo D’Ambrosio, ha ipotizzato che sia ” un omicidio strategico per chi intende assicurarsi un ruolo principale nella gestione delle attività criminali.

E’ in atto un cambiamento di rapporti di forza della malavita del distretto barese “.

COSA PUO’ LEGARE SPINAZZOLA AD ALTAMURA

Come ho già detto all’inizio, quando si mette su un’ indagine giudiziaria, si scopre che vi è una similitudine e l’indagine porta in quella direzione. Infatti Spinazzola  lega ad Altamura e vi faccio capire perchè. Abbiamo detto che vi è stato un un delitto: sicuramente la vicenda del giornalista Alessio Di Palo, Direttore di Radio Regio ad Altamura, premio Livatino nel 2009, Di Palo dai microfoni della sua Emittente Altamurana continua, a dispetto di chi avrebbe voluto farlo tacere, a denunciare ogni storia di malaffare.

FIRME E DISCARICHE: Il 29 giugno del 2006 Alessio Di Palo partecipa con altri giornalisti ad una conferenza a Spinazzola, che si conclude proprio con la raccolta delle firme per una petizione su un ” NO ” alla discarica del bacino BA/4  a ” Grotteline “, lembo di interesse paesaggistico, naturalistico, un sito di interesse archeologico.

La registrazione di quella conferenza in cui si denunciava anche la strana apparizione di documenti.

Di Palo trasmette il programma ” la cronaca ” per alcuni giorni. Altamura è la città dove ha gravato per vent’anni il peso ingombrante di altro immondezzaio gestito prima dalla Tradeco poi la Cogema del Gruppo Marcegaglia, a gestire per vent’anni la discarica di Spinazzola contratto firmato dal Presidente della Regione Puglia, Niki Vendola quando era Presidente a suo tempo.

LA LEZIONE: Il 3 luglio 2006 due persone attendono Alessio Di Palo sotto la sua abitazione, l’intento di questi due delinquenti e’ proprio quello di dargli una vera lezione e infatti volano pugni e calci e rimedia anche qualche costola inclinata.

Gli artefici della spedizione punitiva sono Biagio Genco e Vincenzo Laterza – il primo, il braccio destro di D’Ambrosio svanito nel nulla nel novembre 2006 (ritenuto un caso di «lupara bianca»), l’altro divenuto collaboratore di giustizia e trasferito in località protetta con la famiglia dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che oggi indaga anche sulla morte di Bartolo D’ambrosio.

LA DIREZIONE ANTIMAFIA DI BARI – Partendo da quell’aggressione, dalle rivelazione del pentito, dalle intercettazioni sul D’ambrosio che pare avesse ordinato ai due di dare la lezione al giornalista, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari giunge a quel filone di indagini che vede coinvolto il mondo della politica e dei rifiuti, da sempre denunciato da Alessio Dipalo. A dimettersi da assessore regionale alla sanità, non appena trapela il suo nome dalle inchieste è Alberto Tedesco ora senatore del Partito democratico.

LE INDAGINI – Le indagini portano nel 2010 anche a degli arresti, tra cui quello del figlio di Columella, Michele Columella e di suo zio Francesco Petronella: il primo rappresentante, il secondo titolare della società «Viri» che vince un appalto milionario sui rifiuti ospedalieri. La nascente discarica di Spinazzola viene prima sequestrata dalla procura di Trani (pm Dr. Michele Ruggiero) e poi dissequestrata dallo stesso magistrato a distanza di circa due anni.

LE OMBRE – Ma le ombre sull’immondizzaio di Spinazzola non sono affatto svanite, resta da comprendere il perché, ad esempio, sia sparita la memoria del computer dagli uffici della Regione Puglia che conteneva proprio i dati di «Grottelline». Questa verità è emersa dalla risposta del governo ad una interrogazione dell’on. Pierfelice Zazzera (Italia dei valori), lo stesso parlamentare che ottiene la messa in sicurezza del fratello di Dipalo, Francesco, imprenditore preso di mira dalla mala locale, divenuto testimone di giustizia. Per la morte di Bartolo D’ambrosio molte le piste aperte dagli inquirenti che indagano anche sul legame del boss con la politica, gli imprenditori, gli affari, la monnezza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VERITA’ TROPPO SCOMODA PER L’ITALIA QUANDO SI PARLA DELL’UCCISIONE DELLA GIORNALISTA ILARIA ALPI E IL SUO OPERATORE

TRAFFICO DI RIFIUTI – ARMI MA E’ UNA VERITA’ TROPPO SCOMODA PER L’ITALIA.

Vi sono stati 20 anni di indagini per Ilaria Alpi e il suo operatore entrambi uccisi a Mogadiscio – Somalia.

” Un muro di silenzi e depistaggi, documenti spariti e strani decessi di persone legate a questo duplice omicidio.”

Il Governo dovrebbe, se solo lo volesse, iniziare a desecretare gli 8 mila documenti raccolti dai nostri servizi, ( anche se servirà a ben poco ) solo cosi’ si potrebbe risalire ai mandanti.

Qui una cosa e’ certa, che vi era uno scambio di armi in cambio di rifiuti tossici, chimici, nucleari.

Insomma, ogni tipo di schifezza che si produceva nel mondo – e si reciclava in Italia da sotterrare in zone desertiche della Somalia.

In cambio, carichi di armamenti moderni e sofisticati, provenienti dai paesi dell’ex blocco sovietico che il nostro paese forniva ai “signori della guerra”.

Non solo nella nostra ex colonia, ma in tutti i paesi del Corno d’Africa, “Ilaria”,  la signora Luciana Alpi, la madre della giornalista del Tg3 della Rai uccisa a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 assieme all’operatore Miran Hrovatin, stavano indagando su questo enorme scandalo.

Lo aveva detto ad alcune persone di cui si fidava. Con la dovuta cautela imposta dall’argomento”. Giovedì prossimo saranno passati 20 anni.

La vergogna criminale della Terra dei fuochi era ancora lontana dall’essere scoperta. Ma dopo tutto quello che si è visto e saputo, con i guasti economici e ambientali inflitti a una regione come la Campania, il movente di un omicidio ancora oscuro non è poi così assurdo. Anzi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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23 ANNI SONO PASSATI DALL’UCCISIONE DELLA GIORNALISTA ILARIA ALPI

LA GIORNALISTA RAI ILARIA ALPI E L’OPERATORE MIRAM HROVATIN UCCISI PER AVER SCOPERTO UN TRAFFICO D’ARMI E RIFIUTI SPECIALI

I responsabili della giornalista Ilaria Alpi dopo la sua morte hanno fatto carriera. Vi parlerò dell’uccisione di Ilaria Alpi e del suo operatore Miram Hrovatin.

Ilaria Alpi era andata in Somalia più volte e proprio li aveva scoperto qualcosa di molto importante.

Ilaria Alpi, stava seguendo vari filoni d’inchiesta, quelli ad esempio del traffico internazionale d’armi e quello sui rifiuti tossici. Sicuramente Ilaria, giornalista della Rai, aveva spaventato i potenti di turno, pestandogli i piedi con le sue inchieste e aveva messo il naso in cose che non le riguardavano  e dove nessuno doveva sapere nulla. Dunque ricordiamo la sua inchiesta sulla mala cooperazione.

In un cassetto di Saxa Rubra ( Roma ) fu ritrovato un suo blocK notes, in cui vi era scritto ” dove sono finiti l’immensa mole di denaro, 1400 miliardi, che l’Italia ha dato alla Somalia per la cooperazione…? ”

VI SONO IMPLICATI DEGLI ITALIANI?

Io vi dico di si, anche molti che oggi sono ancora vivi e nel frattempo hanno fatto carriera .

Quindi una vera associazione a delinquere che ha coperto la verità. Come possiamo ricordare all’epoca fu arrestato Hashi Omar Hassan. Hanno fatto di tutto per dare un piccolo contentino facendolo rimanere in carcere per quasi 17 anni, per far star tranquilli i suoi familiari.

I familiari a questo punto dicono che mai avrebbero voluto che fosse arrestata una persona non colpevole.

Dopo 23 anni di appelli ne sono stati fatti tanti, alle Procure, ai giudici. Voglio ricordare che la mamma di Ilaria si era rivolta anche al Presidente della Repubblica.

Purtroppo nulla è mai avvenuto, nulla si è mai mosso (pur loro sapendo la verità).

Tra i tanti silenzi poi vi sono delle voci amiche, quelle delle piccole Istituzioni una tra le tante le due classi delle medie di una scuola vicino Bergamo, in tutto 40 alunni, tutti con la maglietta di Ilaria, che hanno annunciato alla madre la volontà di intitolare la loro scuola a Ilaria Alpi.

LA VERITA’ E’ DIETRO L’ANGOLO MA NON LA SI VUOLE FAR EMERGERE?

In effetti la verità non la vogliono far uscire, e’ troppo scomoda. Faranno, a questo punto, far passare tanti anni perche’ tutto finisca nel dimenticatoio.

La mamma di Ilaria replica dicendo che quando verrà la sua ora non ci sarà più nessuno che continuerà ad insistere per chiedere giustizia.

Ilaria Alpi era una giornalista del TG3, che fu uccisa il 20 marzo 1994 a Mogadiscio insieme all’operatore Miriam Hrovatin.

La mamma di Ilaria dopo 23 anni esprime tutta l’amarezza per una verità cosi’ lontana e per questo lei stessa dice che resterà lontana dopo aver preso una decisione di astenersi d’ora in avanti dal frequentare Uffici Giudiziari dopo la prova di incapacità data, senza vergogna, per ben 23 anni dalla giustizia italiana e dai suoi responsabili.

Si vede che vi è un certo sconforto nella lettera della mamma di Ilaria rivolta alle Procure, le principali istituzioni di questo paese, e anche parte dei giornalisti perchè molti, secondo la mamma di Ilaria, non si sono comportati bene in questa amara vicenda.

Ovviamente, dopo la sua lettera dura piena di verità, si aspettava che potesse succedere qualcosa che venisse fuori, dopo anche la sentenza della Repubblica di Perugia che ha scarcerato Hashi Omar Hassan e invece la verità non è venuta ancora fuori.

Troppo pericoloso se venisse a galla la verità. Vuoi vedere che dietro alla morte di Ilaria Alpi vi sia stata una “pianificazione” tra CIA e Rete  Gladio in combutta con i Servizi Segreti Italiani?

( http://riforma.it/it/articolo/2017/07/19/la-morte-scomoda-di-ilaria-alpi-e-miran-hrovatin-un-delitto-di-stato ) –  Vi chiedo di fare copia in colla di questo Sito Web provate ad inserirlo nella barra di Internet. Grazie a voi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ECO – MAFIE TRAFFICO DI RIFIUTI

ECO – MAFIE IL BUSINESS DEI RIFIUTI INDUSTRIALI PERICOLOSI E ILLEGALI

Adesso vi racconto cosa sono le ECO – MAFIE un tema molto importante dove vi e’ la collaborazione delle mafie che fanno un business di miliardi di euro e soldi riciclati, insomma una vera associazione criminale ad alto livello. Anche questo è un tema di attualità dove cerchero’ di dire la verità senza nascondere nulla.

Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizio.
Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti  e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e  tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una Rifiuti Spa, che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva da nord a sud su tutto il territorio nazionale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa del c.d. giro bolla che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti.

Il nostro Paese è anche il crocevia di traffici internazionali di rifiuti pericolosi e materie radioattive provenienti da altri Paesi e destinati a raggiungere, ad esempio via mare a bordo delle c.d. Navi dei veleni, le coste dell’Africa e dei paesi asiatici.  Proprio sui traffici illegali verso la Somalia stava conducendo un’inchiesta la giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio con l’operatore Miran Hrovatin nel 1994.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA POLIZIA DI STATO CONSEGNA AGLI STUDENTI L’ AGENDA ” IL MIO DIARIO “

IL MIO DIARIO 2017 – 2018 – POLIZIA DI STATO

Colgo l’occasione di dare una informazione come – Reporter per caso – per un evento importante, trattasi di un bellissimo progetto messo su dalla Polizia di Stato sempre attenti ai giovani che frequentano le scuole.

In 10 province italiane è arrivato ” IL MIO DIARIO 2017 – 2018 “. Il diario si chiama ” VIS e Musa ” che non sono altro che due eroi protagonisti del ” mio diario “.

Quindi un gran debutto all’apertura delle scuole per il nuovo anno scolastico, tutto dedicato agli studenti.

Come già detto, gli studenti sono entrati in aula delle dieci province ed hanno fatto la loro apparizione in modo ufficiale sui banchi delle classi VI degli Istituti primari.

” Vis ” e ” Musa ” accompagneranno gli studenti per l’intero anno scolastico, stimolando cosi’ gli studenti alla riflessione, insieme ai docenti e genitori, su questioni fondamentali per la loro formazione e per la civile convivenza.

Il progetto è stato messo su dalla Polizia di Stato in collaborazione e con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Economia e Finanze, giunto oramai alla 4° Edizione, e il progetto prevede la distribuzione di 50 mila copie dell’agenda degli studenti delle classi VI degli Istituti primari delle province di Bari, Chieti, Genova, Macerata, Massa Carrara, Messina, Reggio Calabria e Sassari.

A questa grande cerimonia di presentazione del ” Mio Diario ” anche il Direttore del Quotidiano ” La Nazione ” Pierfrancesco De Robertis, le atlete Fiamme e Oro Jessica Rossi e Michela Pezzetti e come moderatore dell’evento il Direttore Tecnico dei gruppi sportivi Fiamme e Oro Stefano Pantano.

Anche gli studenti di questo grande progetto, si sono resi partecipi della cerimonia rivolgendo alcune domande agli ospiti.

Prima della consegna dei diari a tutti gli alunni presenti, l’orchestra e il coro dell’Istituto Comprensivo statale di Montignoso hanno eseguito l’Inno d’Italia.

Anche per questa edizione il Diario affronta temi di grande attualità, come ad esempio la Costituzione Italiana, i principi fondamentali e le libertà della persona, i diritti dell’uomo e del bambino, il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, l’uguaglianza e la solidarietà, il valore dello sport, con approfondimenti sulla salvaguardia ambientale, sull’integrazione sociale, sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, sull’immigrazione, sull’educazione stradale, ed infine brevi cenni sull’economia.

Nel corso della cerimonia il capo della Polizia Gabrielli ha dichiarato:  ” È un ritorno alle origini. È un’iniziativa che va al di la degli aspetti sentimentali poiché è un’iniziativa che la Polizia di Stato sta realizzando da qualche anno. “Il mio diario” – ha continuato il Prefetto – è un modo non solo per esserci sempre  ma anche per stare vicino ai ragazzi attraverso uno strumento che, nonostante la tecnologia, i tablet e gli smartphone, continua ad essere un oggetto di culto.

È un modo per provare ad insegnare anche i temi della legalità e del rispetto delle regole.”

“Credo che l’esigenza  di avvicinare le Istituzioni alla gente ha poi detto il capo della Polizia – sia ormai indifferibile. In questa ottica è fondamentale il linguaggio che si usa.

È necessario – ha concluso Gabrielli – sintonizzarsi anche dal punto di vista della comunicazione e con il linguaggio dei giovani. Bisogna comprendere come i giovani vivono la loro quotidianità”.

Voglio ringraziare la Polizia di Stato e tutte le Questure coinvolte che hanno messo su questo progetto molto interessante. A Voi buon lavoro grazie anche per tutto quello che fate tutti i giorni per aiutare il cittadino in difficoltà.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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