IL GENERALE MARIO MORI E’ STATO NUOVAMENTE ASSOLTO PER LA MANCATA CATTURA DI PROVENZANO

SMENTITO CON IL FAMOSO TEOREMA SCARPINATO – INGROIA DI MATTEO L’EX CAPO DEL ROS E OBINU NON AVEVANO MAI FAVORITO COSA NOSTRA QUINDI ASSOLTI.

23/02/2018 – E’ stato smentito il teorema di Scarpinato – Ingroia – Di Matteo. Sono tutte cadute le accuse pesanti sia sull’ex Capo del Ros che per il Colonnello Obinu.

Quindi non favorirono Cosa Nostra il cosiddetto ” filo rosso ” che legava la mancata perquisizione del covo di Riina, e la famosa trattativa Stato – Mafia: di qui sono scaturite le assoluzioni con formula piena.

Un’altra vittoria per Mario Mori e un’ altra sconfitta per la Procura di Palermo, questo nel 2016 in particolare modo per Roberto Scarpinato.

La Quinta Sezione Penale del Tribunale di Palermo, ha assolto anche in appello l’ex Generale dei carabinieri Mario Mori e l’ex Colonnello Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato per la mancata cattura del Boss Bernardo Provenzano.

Secondo i Giudici non vi era stato alcun favoreggiamento o complicità con il Capo di Cosa Nostra.

L’accusa rappresentata dal Procuratore generale Scarpinato e dal Sostituto Luigi Patronaggio, aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi per Mori e a 3 anni e mezzo per Obinu, dopo la rinuncia a contestare l’aggravante mafiosa e quella della ” trattativa “.

Si trattava di una richiesta molto più bassa rispetto a quella che era stata avanzata in primo grado dai PM  Antonio Ingroia e Nino Di Matteo ( 9 anni per Mori e 6 anni per Obinu ), secondo cui gli accusati avrebbero lasciato libero Provenzano in base agli accordi stretti nell’ambito della cosiddetta ” trattativa ” tra uomini dello Stato e della Mafia: Provenzano avrebbe favorito la cattura di Toto’ Riina per prendere il controllo di Cosa Nostra e mettere fine alla stagione delle stragi culminate con gli attentati di Capaci e Via D’Amelio.

Nel luglio 2013 il castello accusatorio della Procura crolla con una sentenza di assoluzione per Mori e Obinu in cui i giudici arrivano addirittura a trasmettere gli atti ai PM  affinchè procedessero per falsa testimonianza nei confronti dell’accusa, Michele Riccio e Massimo Ciancimino.

Dopo la sconfitta in primo grado, il Procuratore Scarpinato, evidentemente non avendo elementi per poter sostenere l’accusa, aveva rinunciato all’aggravante del favoreggiamento a Cosa Nostra e di conseguenza a tutta la prospettiva che l’episodio si inserisce nella ” trattativa “, di cui tra l’altro la mancata cattura di Provenzano sarebbe dovuta essere un elemento essenziale, Scarpinato invece aveva chiesto una condanna più lieve, senza l’aggravante, perchè Mori e Obinu sarebbero stati ” scandalosamente inerti ” rispetto alla possibilità di arrestare Provenzano senza però che si sapesse per quale motivo.

Per la difesa l’ipotesi era ardita e contraddittoria: se invece si andava ad eliminare, come aveva già fatto la Procura Generale, la ragion di stato, l’aggravante di mafia, l’aggravante teologica, cosa poteva rimanere? – aveva detto l’avvocato di Mori nell’arringa – devo desumere che o non li hanno favorito Provenzano, per altro come singola persona e non quale appartenente a Cosa Nostra? o al fatto che il latitante e mi perdonino tutti quanti, il fratello spurio di Mori o di Obinu?

Ovvero perchè entrambi sono improvvisamente impazziti? “, e in fatti l’accusa ha retto: assolti di nuovo, perchè il fatto non costituisce reato.

Dicevamo che si tratta di un’ altra importante vittoria per Mario Mori: l’ex Capo del Ros era già stato assolto definitivamente, insieme al Capitano Ultimo Sergio De Caprio, nel processo per la mancata perquisizione del Covo di Totò Riina dopo di che i due, Mori e Ultimo, avevano arrestato il Capo dei Capi.

Ora arriva, dopo quella in primo grado, l’assoluzione in appello per la vicenda Provenzano. Resta in piedi solo il processo sulla ” trattativa “, portato avanti dagli stessi accusatori, in cui gli imputati, tra cui lo stesso Mori, sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e violenza o minaccia a Corpo Politico dello Stato.

Ma anche l’impianto accusatorio che sorregge questo processo sembra avere le gambe fragili: Calogero Mannino, l’unico tra gli imputati che aveva scelto il rito abbreviato, è stato assolto.

Il Procuratore Scarpinato ora dice che ” c’è un filo rosso che attraversa tutte le vicende di cui il Generale Mario Mori si è reso protagonista “, è molto probabile che, seguendo questo filo che porta da una assoluzione a un’altra, si giunga con conclusione opposte a quelle che la stessa Procura ipotizza.

REPORTER FREELANCER

VALTER PADOVANO

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