CONDANNATI I KILLER DEL BOSS D’AMBROSIO

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ALTAMURA CONDANNATI A VENT’ANNI I KILLER DEL BOSS D’AMBROSIO

Sono stati loro a uccidere il boss Bartolo D’Ambrosio, 44 anni, ma il contesto in cui il delitto è maturato non è mafioso.

Anche se occorrerà attendere le motivazioni della sentenza si può sintetizzare cosi’ il dispositivo letto dal GUP del Tribunale di Bari Antonio Diella nei confronti di tre presunti killer dell’uomo ucciso in un agguato il 6 settembre del 2010 avvenuto nel Pulo di Altamura, nella Murgia Barese,

Il GUP , al termine di un processo con rito abbreviato ha condannato Francesco Palmieri e Michele Loiudice a una pena di 20 anni di reclusione, e Francesco Maino a 12 anni e 8 mesi.

L’accusa per tutti e tre è di omicidio volontario premeditato esclusa invece, l’aggravante di aver favorito con quell’omicidio una associazione mafiosa, tesi sostenuta dalla DDA.

Per loro la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a trent’anni di reclusione. E’ stato assolto il quarto imputato, Rocco Ciccimarra ( la DDA  aveva chiesto una condanna a 6 mesi ), accusato di aver custodito le armi che sarebbero state utilizzate per quella che fu una vera esecuzione.

Il GUP ha anche riconosciuto una provvisoria di 150 Mila Euro a favore di Valeryia Hiblova, vedova di D’Ambrosio, parte civile nel processo concluso ieri.

Uno dei tre imputati condannati per il delitto, Michele Loiudice, ritenuto dagli inquirenti il mandante dell’omicidio, a processo con rito ordinario davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bari insieme all’altro figlio, Alberto.

Giorni di appostamenti davanti ad un Bed & Brekfast da parte dei carabinieri di Taviano nel Salento e poi, proprio mentre stavano sistemando i bagagli nell’auto a noleggio per andare via, l’intervento fulmineo dei carabinieri e il fermo di Michele Loiudice, oggi 27 enne e Francesco Palmieri, di 23 anni entrambi di Altamura,

I due finiranno in manette circa due settimane dopo il delitto. Una microspia sistemata all’interno del Bed & Brekfast svelò molti particolari dell’agguato.

I presunti assassini avevano studiato attentamente le abitudini del Boss D’Ambrosio. Quest’ultimi dopo aver crivellato di colpi il D’Ambrosio, gli spararono alla nuca con il colpo di grazia finale.

I due erano in procinto di partire ed erano cosi’ amici che su Facebook, nei loro profili personali, si presentavano entrambi con la stessa immagine ( una foto di gruppo ).

Un lavoro di osservazione paziente quello dei carabinieri della Compagnia di Altamura e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale.

Dai contatti dei due sospettati dall’attività di intercettazione della chat di Facebook, strumento che utilizavano per comunicare, parlando anche in dialetto altamurano, fu possibile risalire al luogo in cui si nascondevano.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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