CI SONO NEONATI E BAMBINI NELLA GUERRA DI MAFIA! Cap.5

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NESSUNO VIENE RISPARMIATO DALLA MAFIA COME VEDREMO. UNA LUNGA SCIA DI SANGUE NELLA MATTANZA MAFIOSA Cap.5

Le mafie hanno sempre ucciso i bambini in ordine cronologico (apro questo 5° capitolo con i nominativi delle vittime innocenti di mafia).

La prima è Emanuela Sansone, uccisa nel 1986 a soli 17 anni a Palermo mentre si trova nel negozio di famiglia.

Nel tragico elenco Giuseppe Letizia, 13 anni probabilmente avvelenato in ospedale dopo avere assistito all’omicidio di Placido Rizzotto, ed Emanuele Riboli, di 17 anni, figlio di un imprenditore del Varesotto, sequestrato nel 1974, avvelenato e dato in pasto ai maiali.

Poi ancora Pinuccia Utano, 3 anni raggiunta da un proiettile mentre dorme sul sedile posteriore dell’auto del suo papà.

Freddata nella notte, proprio come Annalisa Angotti, 4 anni uccisa dall’esplosione di un auto riempita di esplosivo davanti alla sua casa delle vacanze di Siculiana, Agrigento.

Figli innocenti di uomini di giustizia o famiglie mafiose, protagonisti inconsapevoli della battaglia tra bene e il male.

Come Simonetta Lamberti, 10 anni, figlia di Alfonso, Procuratore di Sala Consilina, uccisa nel 1982 in un agguato camorristico che aveva come obiettivo il padre.

Dopo 34 anni, la Cassazione ha condannato per l’omicidio del killer della nuova camorra organizzata Antonio Pignataro.

E in auto si trovava anche il piccolo Cocò Campolongo, di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza.

Nel gennaio del 2014, mentre la madre è in carcere, il suo corpo viene trovato carbonizzato in una Fiat Punto insieme a quello del nonno e della sua compagna.

Secondo gli Investigatori, il nonno, coinvolto nello spaccio di sostanze stupefacenti, lo avrebbe usato come scudo umano.

Mai i sicari non ci hanno pensato due volte a uccidere il bambino. E sono tanti anche i bambini che per caso si sono trovati al centro della violenza mafiosa.

Nella strage di Pizzolungo, a Trapani, nel 1985, l’obiettivo dell’autobomba era il giudice Carlo Palermo.

Ma una macchina che passava da lì fa involontariamente da scudo. A bordo ci sono Barbara Rizzo Asta e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore.

Raffaella Campagna, invece, aveva 17 anni e lavorava in una lavanderia di Villafranca Tirrena, in provincia di Messina.

La sua colpa: aver letto dei fogli “ riservati ” dimenticati nella tasca della camicia di un boss.

Nicholas Green, in vacanza in Italia dalla California, aveva sette anni quando è stato ucciso mentre era in auto con la sua famiglia sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Annalisa Durante invece abitava a Forcella, periferia di Napoli con una alta presenza criminale.

Il 27 marzo del 2004 viene uccisa in una sparatoria tra camorristi davanti al portone di casa. Proprio come Dodò Gabriele, 10 anni, di Crotone. La sera 25 giugno del 2009 il padre lo porta con lui a una partita di calcetto.

All’improvviso da dietro la recinzione, parte una raffica di pistola indirizzata al portiere. Ma i proiettili colpiscono al volto Dodò e lo uccidono all’istante.

A salutare quella bara bianca accorsero così tante persone che non bastò la basilica di Crotone a contenerle tutte.

Da allora i suoi genitori girano l’Italia per raccontare la storia di Dodò e dei bambini uccisi dalle mafie.

Per dire a tutti che i mafiosi non risparmiano nessuno e non seguono nessun codice d’onore, se non quello dei propri interessi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO