L’Italia non ha futuro! si esca dall’euro

Il Pil, che tutti credono sia un indice di ricchezza e di sviluppo, e’ esattamente il contrario. Pil e debito pubblico, che crescano e’ positivo ma solo se si avesse una moneta sovrana, in modo da ridurre sostanzialmente la tassazione, favorendo l’economia. Purtroppo abbiamo tutti gli elementi contrari alla crescita ed allo sviluppo, di cui i politici solo fanno patetica demagogia: – spesa pubblica che sfiora gli 800 miliardi. – politici ancora con status privilegiati aristocratico – monarchici da secolo 18º. – magistratura ancora addobbata con ermellini e costumi dell’ ‘800, quindi anacronistici. Stesso discorso per i vertici universitari, in quanto a costumi ed ermellini. Abbiamo una moneta non sovrana (Euro) che comporta sistematiche manovre finanziarie stile “lacrime, sangue e suicidi” che servono solo a pagare gli interessi, intanto che il debito sovrano aumenta a dismisura.. Un debito pubblico fuori controllo, il terzo piu’alto al mondo. 2180 Miliardi il debito pubblico aggiornato ad oggi, l’equivalente di 36205 E pro capite. Insomma, io non vedo nulla di buono all’orizzonte! I migliori economisti e lo stesso Fmi consigliano all’Italia di uscire dall’europa, dall’euro e da tutti quei politicanti alla Renzi. http://fabriziobratta.altervista.org/fmi-renzi-italia-non-futuro/

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poverta'

Via l’Art.18..questo altro rompiscatole!

Sono contrario alla sua abolizione! si licenzia solo per “giusta causa” .. il mio pensiero. Adesso cosa diranno quelli del Pd e sinistra (Slogan: progresso e futuro) che abolirlo e’ una forma di progresso e futuro? ma non erano quelli che dovevano tutelare gli interessi dei lavoratori e delle fascie deboli della societa’? e’ evidente che sia il contrario, ossia stanno attuando una forma di regresso…ed io resto un “conservatore”!
“Gran Bretagna, Svizzera e Belgio hanno escluso in sostanza la
possibilità che il lavoratore licenziato possa tornare in azienda. In
Germania, invece, questa possibilità esiste, ma si verifica raramente.
Mentre in Austria e in Portogallo a prevalere è il reintegro, al
contrario di quanto accade nei Paesi nordici della flexsecurity.”
“Francia, reintegro obbligatorio solo per discriminazione”
Siamo messi male anche in Europa…ma c’era da stupirsi ?

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art18blog

L’articolo 18 spiegato alla politica

Si è parlato tanto in questi giorni di articolo 18, e soprattutto di “modernizzare” il paese e della eliminazione di alcune norme per creare sviluppo e occupazione. Il mood politico sottostante era la necessità di una delega e di un governo “finalmente forte” e stabile capace di fare riforme impopolari; un mood che sottintendeva in caso di stallo anche il ricorso alle urne, nella speranza – per qualcuno sottintesa certezza – di nuovi rapporti di forza interni capaci di velocizzare queste riforme.

Lo statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970, nasce in anni difficili, in cui le legislature duravano anche meno di un anno, in cui le maggioranze erano decisamente eterogenee, e spesso appese al filo di governi di pochi mesi. Se oggi la congiuntura economica è complessa, a leggere i dati in quegli anni era forse anche peggio: un’economia più debole, con una moneta debole, in balia di mercati fortemente frammentati e speculativi, sopratutto per un paese legato alla volatilità dei prezzi delle materie prime e delle fonti energetiche.

Il 1970 veniva dopo le lotte sociali del triennio precedente a livello europeo ed eravamo negli anni di piombo. Non fu il PCI a proporlo, e nemmeno formalmente a votarlo, ma il pentapartito. L’esigenza era dare “un ordine” di principi base che togliesse forza propulsiva alle spinte extrasindacali, e togliesse armi di propaganda a chi proponeva spinte “armate rivoluzionarie”. Erano anni in cui chi faceva un sindacalismo duro ma intransigente verso gli estremismi, come Guido Rossa, veniva ucciso dalle BR.

In questo contesto l’articolo 18 era un argine forte a qualsiasi “ritorsione” dei “padroni” – in realtà i capiturno e direttori del personale – verso gli operai (generalmente) maggiormente impegnati nel sindacalismo e nelle lotte. Non si poteva “licenziare per ragioni politiche o sindacali”. Questo il senso del reintegro, tra le misure a disposizione del giudice del lavoro.

Negli anni questa norma è quella di maggiore civiltà, ripresa anche dalla normativa europea, che non cancella alcuna giusta causa di licenziamento, come improduttività, assenteismo, furto, danni all’azienda, false certificazioni mediche e personali, e nemmeno limita cause generali di ridimensionamento del personale causa crisi economica, mancanza di lavoro, ordini e commesse, bilanciando con passaggi per varie forme di ammortizzatori sociali e contratti di solidarietà.

E tuttavia questa è la norma che impedisce che io possa licenziare un omosessuale in quanto tale, una donna perché incinta, un dipendente per il solo fatto che a cinquantanni mi costa più di un neoassunto con contratti meno vincolanti, un operaio perché denuncia carenze nella sicurezza sul lavoro, o un operaio iscritto ad un certo sindacato. Se pensiamo che siano ragioni inverosimili, basti pensare che due anni fa la Fiat di Pomigliamo e Melfi ha licenziato dei sindacalisti perché iscritti alla Fiom.

Dinanzi alla condanna al reintegro, è uscita da Confindustria disconoscendo il contratto collettivo nazionale e rinegoziando molte clausole, e dichiarando apertamente di non volere operai di un certo sindacato: ovvero una scelta basata solo sulle idee politiche e sindacali.

Condannata al reintegro, li ha lasciati a casa “vi paghiamo lo stipendio ma in fabbrica non vi vogliamo”. E ancora oggi la maggior parte degli operai FIAT non rientrati a lavoro dopo la cassa integrazione sono quelli iscritti ala Fiom.
Ecco a cosa serve ciò che resta dell’articolo 18.

A chi dice che è una norma vecchia, io vorrei ricordare che si tratta di una norma di principio, e i principi non hanno età. Che anche se oggi la cancelli dal diritto italiano, è una norma di diritto europeo. A chi vuole ricondurre la sua eliminazione a ragioni di crescita e sviluppo, mi permetto di ricordare che su poche cose gli economisti sono concordi, tra queste che eliminare l’articolo 18 non porta occupazione o crescita.

L’unico effetto certo della eliminazione del reintegro tra le opzioni in caso di licenziamento senza giusta causa è la facilitazione della delocalizzazione: se in Polonia o in Cina la manodopera costa meno, licenzio tutti qui e sposto la mia azienda. Questo l’effetto certo. E nessun economista può negarlo. Effetto derivato e molto probabile è il cd. “ricatto occupazionale”: se non mi dai questo contributo o facilitazione licenzio, delocalizzo, cambio regione, paese. O peggio, se non aumenti la produttività e accetti un salario minore licenzio.

Tutto questo non ha nulla a che fare con il numero di cause, perché la sola esistenza di questa norma fa si che le questioni che riguardano l’articolo 18 sono appena 6000, e moltissime vengono decise in fase stragiudiziale. Spesso con il reintegro, altre volte con un indennizzo, anche senza condanna.
Semmai, questa norma, in un paese che ha un’economia fondata non sulla grande industria ma sulle piccole e medie imprese, andrebbe estesa a tutti. E la vergogna sociale è che gli unici, ed in questo Renzi ha ragione, che non la prevedono siano proprio i sindacati, in quanto associazioni.

E tuttavia quello che non si capisce del dibattito di questi giorni è cosa c’entri eliminare l’articolo 18 con l’eliminazione di contratti precari e precarizzanti che non servono più. Perché si debba eliminare questo articolo per eliminare i cocopro, ad esempio. Non c’è nesso. Così come non esiste nesso tra il dare la maternità o la malattia a chi ha un contratto “precario” con l’eliminazione del reintegro in caso di ingiustificato licenziamento.

Ma c’è un effetto economico ben più grave che si sta sottovalutando, e che è bene qualcuno dica con chiarezza, perché la frattura economica e sociale sarebbe drammatica e poco rimediabile. Ed è materia delicata e da maneggiare con cura, visto che parliamo della struttura sociale del paese.

Il nostro sistema bancario, del credito, si regge essenzialmente sullo strumento del mutuo immobiliare e del credito al consumo. Garanzia formale per queste erogazioni è nel 90% dei casi una busta paga e un contratto a tempo indeterminato. Quando basta.

Se si elimina l’articolo 18, questa garanzia documentale in sé viene meno, perché anche un contratto a tempo indeterminato, dal punto di vista dell’istituto di credito, in sé ha meno valore in termini di garanzia. L’effetto psicologico di chi domani potrebbe essere messo di fronte alla scelta di andare a casa oppure lavorare di più guadagnando meno sarebbe devastante sui consumi, ed anche sui risparmi, precarizzando di fatto tutta l’economia, e la vita di milioni di persone che sino ad oggi sapevano che se lavoravano e producevano, in condizioni normali di mercato, nessuno li avrebbe potuti licenziare. Lo sapevano loro, i loro creditori e le banche.

Su tutto questo non si può “tentare”, non si può “sperimentare”, non si può “provare”. Men che meno con una moneta sovranazionale, in un’economia comunitaria, ed in un mondo economico e finanziario globale. In cui una tutto sommato moderata bolla speculativa in America ha devastato vent’anni di pil mondiale in sei mesi.

La politica può essere quella cosa che amministra processi decisi altrove. Può essere quella cosa che legge il presente e lo interpreta e disegna. E può essere quella cosa complessa di intuire dove stiamo andando, ponderarlo, e rendere possibile il migliore futuro auspicabile.

La differenza tra queste tre dimensioni della politica sta alla qualità degli uomini, al rispondere a esigenze e richieste imminenti, semmai di qualcuno, o nell’avere cura coscienza, e di comprendere che non tutto quello che fai con decreto lo puoi anche cancellare con un altro decreto e tornare indietro come se nulla fosse stato.

Eliminare le cose che non vanno, non passa necessariamente dal cancellare quelle che funzionano e danno diritti e garanzie. Lo dico oggi a Renzi, e al partito democratico, e lo dico alla mia generazione di quarantenni. Una generazione cui non compete più costruire il proprio presente, ma quello dei nostri figli. E semmai mettere tutti nelle condizioni di poterne avere di figli, serenamente.

fonte: http://micheledisalvo.com/2014/09/l-articolo-18-spiegato-alla-politica.html

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art18blog

Cronache di una crisi a progetto e suoi sviluppi speculativi

tasse1

Per quanto riguarda le misure dei 3 (tre) governi tecnici, compreso l’attuale: bocciati.

I 3 (tre) personaggi, compreso l’attuale, sono stati NOMINATI, non eletti da nessuno.

Costoro sono manovrati da potentati.

Non rappresentano i cittadini, ma le Banche!

Ogni loro misura, antieconomica, la camuffano con “slogan”, facendo credere che serva alla ripresa economica.

Inutile dilungarmi su un concetto cosi’ elementare ed evidente.

Bisogna essere sordi e ciechi per non capire cio’ che stanno compiendo: “la rovina dell’Italia”.

Le loro riforme , che non ha chiesto nessuno, sono volute dall’Ue e dal Drago della Bce,

per incrementare il processo di deflazione e per mandare sempre piu’ imprese e famiglie in bancarotta.

Ovviamente lo fanno con misure antieconomiche: in primis una tassazione rekord.

Solo cosi’ avranno tutti i beni in “liquidazione fallimentare” e le banche acquisteranno a prezzi ridicoli ovvero entreranno in possesso delle ipoteche e quindi degli immobili, in modo facile, privi di empatia, come da routine per i freddi Banchieri e speculatori internazionali.

Ormai stiamo nelle mani di un gruppo di “delinquenti autoritari”. Dove e’ finita la democrazia in Italia? tempo fa’ ci hanno detto che era “sospesa”…gia’ questa attuale si chiama “tecnocrazia” o derivati di tale concetto..

E’ tutta demagogia la loro: slogan e salvataggio di banche e politica, che intanto “vivacchia”, come sempre, forte dei propri “indiscutibili” privilegi “usurpati” alla Monarchia, alla quale si sono SOSTITUITI, senza averne TITOLI, MERITI, DIRITTI.

L’attuale inquilino di Palazzo Chigi e’ un nominato “a progetto”, non eletto da nessuno. Non mi risulta che stia facendo gli interessi degli Italiani. Ha triplicato l’imu su prima casa e specialmente seconde case, con fare arrogante e spietato, per ragioni di cassa. Andatevi a studiare la Costituzione e noterete che viene calpestata tutti i giorni.

La casa non produce un reddito se non quando e’ affittata, per cui l’imu e’ palesemente anticostituzionale e mi sorprende che la Corte Europea, non si sia ancora espressa in materia. Concludo augurandomi che personaggi del genere…non si vedano piu’ in questo disgraziato paese! che ha bisogno, piuttosto, di “giustizia” e di riprendersi …certamente con misure che non siano antieconomiche, come fanno costoro!

In questo quadro pietoso, del debito pubblico, matematicamente insanabile, non se ne parla, essendo strumento di schiavitu’ e sottomissione del popolo ai propri governanti.

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crisi2

Italia in lutto

#Riformalavoro

Lavorare per una multinazionale significa sapere che lavorerai al max 3 (tre) anni, per cedere il tuo posto ad un altro. Spietata e deprimente idea.. Torniamo indietro a prima dello statuto dei lavoratori.

Ottimo per gli imprenditori, pessimo per i lavoratori. Una via di mezzo sarebbe l’ideale, ma nessuno tra i politici ovvero tra gli imprenditori ci ha pensato, impegnati a proclamare nuovi slogan!

La proposta migliore sarebbe di non permettere il licenziamento facile, ma solo per giusta causa. Diritti? devono essere gli stessi degli statali. Parita’ di trattamento dei dipendenti tra imprese con meno di 15 (quindici) dipendenti ed imprese con piu’ di 15 (quindici) dipendenti. Non e’ tollerabile che esistano lavoratori di serie A ed altri di serie B.

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lavoro precario

Il tempo della demagogia e’ scaduto ..

Consiglierei il Governo di dimezzare le imposte e tasse, per rivedere l’economia risollevarsi dalla recessione. Basta privilegi di pochi e miseria ormai assicurata per gli Italiani, anche per le prossime generazioni. Ad oggi, manca lo slancio per ripartire. Quando vedremo una inversione di tendenza da parte della politica? basta slogan, basta illusionismo, basta demagogia! La politica ha giocato tutte le sue false carte dei tarocchi e la situazione e’ la recessione, il baratro della disperazione. Avete afferrato il concetto? basta fare i bambini viziati e prendere in giro una intera nazione, colpevole di aver votato politici che non stanno facendo gli interessi della nazione ma sempre i propri personali e di partito. Il governo Renzi tira a campare, come da routine! le riforme non le ha chieste nessuno, solo il Drago della Bce, l’Ue e la signorina Merkel. Intanto l’Italia precipita sempre piu’ nel baratro! le riforme che stanno facendo, inducono il Paese in deflazioe e dovrebbero favorire solo la speculazione internazionale. L’Italia e’ in liquidazione fallimentare, altro che ripresa, altro che il nuovo che avanza! Il tempo della demagogia e’ scaduto e non ha prodotto risultati proficui per la nazione, assicurandole solo miseria.

crisi2

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Taverna: “la gente NON HA IL PANE e voi riformate la Costituzione?”

L’intervento della portavoce M5S al Senato Paola Taverna nel corso della seduta del 01 agosto 2014
sulla proposta di revisione della Parte II della Costituzione.

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Qui tutte le info sulle attività del M5S in Parlamento: http://www.parlamentari5stelle.it

Persone che pensano il m5s sia contro l’operazione marenostrum…
https://www.facebook.com/luigidimaio/posts/727704507266098?fref=nf
Va invece ricordato che il m5s fu promotore dell’abolizione del reato di clandestinità.
Avvallò l’operazione Marenostrum Prima ancora la facesse Letta http://www.beppegrillo.it/…/strage-lampedusa-servono…
Appoggiò con questa mozione l’operazione stessa http://www.beppegrillo.it/…/immigrazione-ok-a-mozione…
Come si può del resto sentire dalla voce della senatrice Donno.
Mare Nostrum, la dichiarazione di voto del M5S (Donno)
Per commentare andate su questa stringa: https://www.facebook.com/luigidimaio/posts/727704507266098?fref=nf

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Migliaia di denunce di cittadini per istigazione al suicidio

Istigazione al suicidio è un reato previsto dall’articolo 580 del codice penale.

Milioni di cittadini italiani sono allo stremo, senza lavoro, con debiti, uno stato che non garantisce più nulla e chiede l’impossibile minacciando di sbatterli su un marciapiede con il suo intransigente esattore privato, debole coi forti e forte coi deboli.

Ad oggi sono state oltre 15.000 le querele depositate da cittadini italiani contro il Governo, solo nelle ultime due legislature: una clamorosa impennata di cui i media principali non parlano per non far scaturire ulteriori denunce. Ne parla solo il TG di una nota emittente TV pugliese come si vede in questo servizio.

I magistrati ora devono passare in rassegna tutte le denunce e, se ci saranno i requisiti, dovranno aprire le indagini.

BISOGNA CONDIVIDERE QUESTO VIDEO IN MODO CHE TUTTI LO VEDANO! Istigazione al suicidio è un reato previsto dall’articolo 580 del codice penale. Milioni di cittadini italiani sono allo stremo, senza lavoro, con debiti, uno stato che non garantisce più nulla e chiede l’impossibile minacciando di sbatterli su un marciapiede con il suo intransigente esattore privato, debole coi forti e forte coi deboli. Ad oggi sono state oltre 15.000 le querele depositate da cittadini italiani contro il Governo, solo nelle ultime due legislature: una clamorosa impennata di cui i media principali non parlano per non far scaturire ulteriori denunce. Ne parla solo il TG di una nota emittente TV pugliese come si vede in questo servizio. I magistrati ora devono passare in rassegna tutte le denunce e, se ci saranno i requisiti, dovranno aprire le indagini. fonte : attivo.tv

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Identikit del parlamentare medio.. #Riforme

Da una indagine recente, si e’ scoperto che la maggioranza dei parlamentari
sono figli di madre certa e padre sconosciuto, persino al fisco!
Da cio’ deriva il loro comportamento e le loro attitudini.
Sono dei disadattati in cortocircuito con la societa’ e con il proprio elettorato. Sono dei figli di Troika!

parlamentari a progetto

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La speranza è una trappola – Intervista a Mario Monicelli

La speranza è una trappola inventata dai padroni, io spero in qualcosa che non c’è mai stata in Italia, una bella rivoluzione”. Iniziamo questo 2012 con un piccolo regalo che apprezzerete sicuramente: l’intervista integrale a una delle voci più coraggiose della cultura italiana, Mario Monicelli. Era il 19 marzo del 2010, pochi mesi prima dalla scomparsa del grande regista, e fu registrata in occasione della trasmissione evento Rai per una Notte.

Il padre di tutti gli indignati ci regala un punto di vista spietato sulla cultura, sulla televisione e sulla politica del nostro tempo.

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