SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI

SEQUESTRATO UN IMPIANTO A BIOMASSE DELLA ITALGREEN DI MONOPOLI DALL’ANPANA

Grazie agli investigatori della Polizia Giudiziaria dell’Anpana, un oleificio con il trucco dell’Italgreen Energy srl del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, aveva fatto modificare l’impianto di emissione dei fumi per aumentare il prodotto, ma inquinava scaricando nell’aria le sostanze tossiche.

Un Eco Impianto per la produzione di Energia Elettrica è stato sequestrato nel barese, a Monopoli, in un’operazione compiuta dai carabinieri del Noe in collaborazione con l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente ( ANPANA ) con qualifiche di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate, grazie alla Prefettura di Bari che ha  rilascio i Tesserini alle Guardie.

Secondo gli Investigatori dell’Anpana, all’Impianto dell’Italgreen Energy SRL del Gruppo Casa Olearia Italiana spa, erano state apportate delle modifiche (sull’impianto di emissioni) dei fumi che scaricavano cosi’ nell’aria sostanze tossiche.

L’impianto si estende su un’area di 15.000 mila metri quadrati nella più complessiva area industriale degli oleifici italiani ( 50.000 mila metri quadrati, in località Barone, sulla costa Monopolitana e di proprietà della Italgreen Energy con Sede Legale a Ostuni ( Brindisi ).

La stessa produce energia elettrica bruciando biomasse, in particolare la sansa che è il rifiuto di lavorazione dell’oleficio.

Le operazioni di sequestro con arresti sono state condotte dai due Comandanti Mrs.P.V.dell’Anpana con le sue Guardie con titoli di Polizia Giudiziaria e Guardie Particolarmente Giurate e dal Comandante del Noe di Bari Ten. Badolati con i suoi Militari a condurre questa brillante operazione, avviata sulla base di un allarme lanciato dall’Anpana, che svolge  un servizio di polizia ecozoofila ambientale e che aveva segnalato un alto tasso di inquinamento prodotto dall’immissione nell’aria di ceneri, polveri e fumi la cui provenienza era incerta.

L’Ital Green Energy utilizzava per la produzione di energia biomasse solide prevalentemente costituite da scarti della lavorazione del legno non trattato, legname ricavato dalla manutenzione del verde urbano, sansa vergine prodotta dalla lavorazione delle olive nei frantoi e sansa esausta prodotta da altri oleifici.

In particolare, sfruttava gli scarti di lavorazione della produzione dei megaimpianti di Oleifici Italiani spa, che appartengono sempre a ‘Casa olearia spa e che in due raffinerie distinte lavorano circa 800 tonnellate al giorno di olio grezzo di oliva e di semi.

L’impianto di produzione di energia elettrica di Ital Green Energy a Monopoli è stato realizzato dalla divisione Power di Siemens Italia.

Ha un valore di circa cinque milioni di euro, una potenza complessiva di 11,7 megawatt, produce 90.000 kWh/anno di energia elettrica, che immette sulla rete.

Secondo le schede di costruzione, i combustibili alimentavano la caldaia a griglia mobile, in cui il vapore prodotto azionava le pale di una turbina: l’impianto così avrebbe dovuto immettere nell’aria solo vapore acqueo e non arrecare danno all’ambiente circostante.

Secondo gli investigatori dell’Anpana, invece, dagli accertamenti è stato stabilito che l’impianto per l’immissione dei fumi nell’aria era stato modificato rispetto al progetto generale approvato dagli organismi di controllo dell’ambiente.

Sarebbero state realizzate – ritengono i militari del Noe in collaborazione con l’Anpana che le condutture dovevano consentire di bypassare i filtri e che dovevano scaricare direttamente in atmosfera i fumi, producendo un quantitativo maggiore di energia, ma anche di inquinamento.

Al responsabile legale della gestione dell’impianto – a quanto si è saputo – è stata contestata la violazione al nuovo codice ambientale ( decreto legislativo 152 del 2006 ), in particolare – per le modifiche, senza autorizzazione, all’impianto di emissione dei fumi – all’art.27.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

ADELFIA, RITROVATI IN CAMPAGNA MIGLIAIA DI VETRINI APPARTENENTI ALL’OSPEDALE MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI

ADELFIA, SI CONTINUA A SPORCARE LE CAMPAGNE CON IL RITROVAMENTO DI VETRINI USATI DALL’ANATOMIA PATOLOGICA DEL MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI. INTERVIENE LA POLIZIA AMBIENTALE SUL POSTO

Si continuano a sporcare le campagne inquinandole con immondizie di qualsiasi genere. Questa notizia è di qualche giorno fa.

Sul posto arriviamo anche noi, la segnalazione è più che fondata. All’aria aperta, senza un minimo di riparo, offerto magari da un sacco o da una scatola di cartone, giace una piccola montagna di vetrini evidentemente usati, analizzati. Su ognuno di essi potrebbe esserci qualsiasi agente potenzialmente contaminato e che potrebbe contaminare il terreno.

Ogni singolo pezzo riporta la dicitura “ Ospedale Miulli Acquaviva ”. Con una telefonata, per il tramite dell’ufficio stampa, avvisiamo l’ospedale.

Sul posto arrivano il vicedirettore Giovanni Giorgio, e la dottoressa Rosa Maria Bona, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia e Istologia Patologica del Miulli, da dove sembrano provenire i vetrini, vista l’etichetta che riportano.

Il responso emesso dai dirigenti del Miulli per fortuna è rassicurante: “ Si tratta di vetrini risalenti ad almeno 20-30 anni fa ”. Dunque, nessun pericolo di contaminazione.

L’ospedale non si è perso in chiacchiere e ha subito inviato una ditta specializzata a ripulire l’area. “ Il regolamento comunale di Adelfia – ha detto il vicesindaco – prevede una sanzione di 500 euro e la notizia di reato ”. Resta da capire come, dalla custodia di un’azienda privata, i vetrini siano finiti in campagna.

Ovviamente si è provveduto a chiamare il giornalista di un noto quotidiano per dare più risalto alla notizia affinchè certe cose non debbano più capitare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

UNA DENUNCIA ARRIVA DA UN AGRICOLTORE IN QUANTO ASSERISCE CHE A GRAVINA IN PUGLIA VI E’ UN VULCANO DI FANGO CHE ” HA INGHIOTTITO MOLTE PECORE “

IL VULCANELLO DENUNCIATO DALL’AGRICOLTORE SI TROVEREBBE IN UN TERRENO PRIVATO NELLA ZONA DELLA FOSSA BRADANICA
E da non crederci adesso a Gravina in Puglia in un terreno si trova un vulcanello di fango che non si sa di quale natura è. Io come Reporter come sempre devo dare notizia di questa scoperta.
La denuncia arriva proprio da un agricoltore del posto: sull’alta Murgia, nelle terre della Fossa Bradanica, esiste un vulcano di fango. Il vulcanello, così è soprannominato dagli esperti, si trova in un terreno privato di un contadino del luogo, che invita quanti si avvicinino alla zona a prestare estrema attenzione.

Quando è in attività, infatti, il vulcanello erutta materiale argilloso caldo. Inoltre si trasforma in una specie di “inghiottitoio”. Infatti diverse pecore sono morte avvolte dalla fanghiglia.

Nel caso di nuovi sviluppi di questo vulcanello motivo di studio vi daremo notizie in merito.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UNA NUOVA DISCARICA SCOPERTA, SEMPRE A BITRITTO, SEQUESTRATA.

SEMPRE NUOVE DISCARICHE VENGONO SCOPERTE ANCHE QUESTA IN AGRO DI BITRITTO ED E’ LA SECONDA SEMPRE PRESSO UN’ ALTRA CAVA

Un’altra discarica abusiva è stata rinvenuta in agro di Bitritto all’interno di un’altra cava abbandonata, di circa quattro ettari, è stata scoperta dai “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego Bari nelle campagne di Bitritto.

I militari, durante il quotidiano servizio di controllo economico del territorio, erano intenti a pattugliare strade secondarie quando hanno notato un ingente accumulo di materiale di vario genere in un’area che fino a qualche anno fa era adibita a cava.

Insospettiti dallo stato e dalla massa dei rifiuti, suddivisi in aree di scarico ben determinate tali da far pensare ad una attività abituale, hanno effettuato un accesso nell’area scoprendo decine di tonnellate di prodotti di varia natura: dagli scarti di lavorazione di origine animale a materiale edile di risulta, enormi quantità di materiale ferroso, blocchi di cemento armato e laterizi vari.

L’area, profonda oltre 30 metri, è stata interamente sottoposta a sequestro preventivo mentre per il titolare, un cinquantenne residente nella zona, è scattata la denunzia all’Autorità Giudiziaria per il reato di gestione illecita di rifiuti.

Sono in corso ulteriori accertamenti dell’ARPA, intervenuta sul posto con personale tecnico, al fine di quantificare con esattezza i materiali e procedere alla loro classificazione. 

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SCOPERTA A BITRITTO UNA DISCARICA ABUSIVA IN UNA CAVA

DISCARICA ABUSIVA E’ STATA SEQUESTRATA IN UNA CAVA A BITRITTO: SCOPERTE DIVERSE TONNELLATE DI RIFIUTI

Un’ altra discarica abusiva, l’ennesima, è stata scoperta in agro di Bitritto. Quest’ultima ha un estensione per circa 3 ettari ed è stata scoperta dalla Guardia di Finanza nelle campagne di Bitritto, a pochi chilometri da Bari.
 I militari, nel corso di alcuni controlli, hanno notato un ingente accumulo di materiale di vario genere in un’area, profonda 25 metri,  adibita come cava fino a qualche anno fa.

All’interno hanno scoperto decine di tonnellate di prodotti di vario genere, tra cui scarti di lavorazione di origine animale a materiale edile di risulta, enormi quantità di materiale ferroso, blocchi di cemento armato e laterizi vari.

La zona è stata quindi sequestrata. Il proprietario, un 50enne, è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti. In corso ulteriori accertamenti di Arpa Puglia, intervenuta sul posto con personale tecnico, per verificare la natura dei materiali e dei rifiuti rinvenuti.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE UNA DISCARICA

CONVERSANO: EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE RIFIUTI PERICOLOSI

Un ex dipendente di una ditta che gestiva le fasi di post-gestione dell’impianto della discarica in contrada martucci , dopo aver rubato una ruspa dal sito della discarica ha raggiunto un fondo distante un chilometro e a cominciato a scavare portando alla luce rifiuti sepolti nel terreno.

Poco dopo i carabinieri l’hanno bloccato e arrestato. Non si sa bene se l’uomo con questo gesto eclatante abbia voluto fare scoprire una nuova discarica per vendicarsi e ha pensato bene di rubare la ruspa.

I carabinieri come già detto l’hanno bloccato e arrestato con l’accusa di furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’uomo, secondo quanto dichiarato agli inquirenti, ha denunciato inoltre di conoscere altri luoghi in cui si sono verificati altri episodi di smaltimento illegale di rifiuti.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del NOE, i rifiuti sversati illegalmente nel territorio di Conversano emettevano un odore nauseabondo.

Una vicenda al vaglio delle autorità competenti, di Comune, Provincia e Arpa. La situazione di notevole gravità.

Questo incredibile fatto, coincide con la presentazione di Legambiente e ARPA Puglia de “I numeri dell’Ecomafia”, che si terrà venerdì 30 marzo 2011 alle ore 10.30 presso la Direzione Generale di Arpa Puglia durante la quale interverranno Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Massimo Blonda, Direttore Scientifico Arpa Puglia e Alberto Bigi, Direttore Divisione Generazione Sorgenia S.p.a.

Il nuovo percorso di educazione ambientale su “I numeri dell’Ecomafia” che si terrà nell’ambito di EnergyLab, il laboratorio didattico regionale progettato e realizzato da Legambiente Puglia ed Arpa Puglia, grazie al contributo di Sorgenia, con il patrocinio degli Assessorati alla Qualità dell’Ambiente e al Diritto allo Studio della Regione Puglia e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Attraverso una mostra e un opuscolo, saranno illustrati ad alunni ed insegnanti i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, con particolare riferimento al ciclo illegale dei rifiuti in Italia e in Puglia, al ciclo illegale del cemento ma anche al racket di animali e all’archeomafia. Durante la conferenza stampa, saranno presentati anche i tre episodi di Eco Warriors, il videogioco educativo sull’ecomafia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA POLIZIA DI STATO CONSEGNA AGLI STUDENTI L’ AGENDA ” IL MIO DIARIO “

IL MIO DIARIO 2017 – 2018 – POLIZIA DI STATO

Colgo l’occasione di dare una informazione come – Reporter per caso – per un evento importante, trattasi di un bellissimo progetto messo su dalla Polizia di Stato sempre attenti ai giovani che frequentano le scuole.

In 10 province italiane è arrivato ” IL MIO DIARIO 2017 – 2018 “. Il diario si chiama ” VIS e Musa ” che non sono altro che due eroi protagonisti del ” mio diario “.

Quindi un gran debutto all’apertura delle scuole per il nuovo anno scolastico, tutto dedicato agli studenti.

Come già detto, gli studenti sono entrati in aula delle dieci province ed hanno fatto la loro apparizione in modo ufficiale sui banchi delle classi VI degli Istituti primari.

” Vis ” e ” Musa ” accompagneranno gli studenti per l’intero anno scolastico, stimolando cosi’ gli studenti alla riflessione, insieme ai docenti e genitori, su questioni fondamentali per la loro formazione e per la civile convivenza.

Il progetto è stato messo su dalla Polizia di Stato in collaborazione e con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Economia e Finanze, giunto oramai alla 4° Edizione, e il progetto prevede la distribuzione di 50 mila copie dell’agenda degli studenti delle classi VI degli Istituti primari delle province di Bari, Chieti, Genova, Macerata, Massa Carrara, Messina, Reggio Calabria e Sassari.

A questa grande cerimonia di presentazione del ” Mio Diario ” anche il Direttore del Quotidiano ” La Nazione ” Pierfrancesco De Robertis, le atlete Fiamme e Oro Jessica Rossi e Michela Pezzetti e come moderatore dell’evento il Direttore Tecnico dei gruppi sportivi Fiamme e Oro Stefano Pantano.

Anche gli studenti di questo grande progetto, si sono resi partecipi della cerimonia rivolgendo alcune domande agli ospiti.

Prima della consegna dei diari a tutti gli alunni presenti, l’orchestra e il coro dell’Istituto Comprensivo statale di Montignoso hanno eseguito l’Inno d’Italia.

Anche per questa edizione il Diario affronta temi di grande attualità, come ad esempio la Costituzione Italiana, i principi fondamentali e le libertà della persona, i diritti dell’uomo e del bambino, il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, l’uguaglianza e la solidarietà, il valore dello sport, con approfondimenti sulla salvaguardia ambientale, sull’integrazione sociale, sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, sull’immigrazione, sull’educazione stradale, ed infine brevi cenni sull’economia.

Nel corso della cerimonia il capo della Polizia Gabrielli ha dichiarato:  ” È un ritorno alle origini. È un’iniziativa che va al di la degli aspetti sentimentali poiché è un’iniziativa che la Polizia di Stato sta realizzando da qualche anno. “Il mio diario” – ha continuato il Prefetto – è un modo non solo per esserci sempre  ma anche per stare vicino ai ragazzi attraverso uno strumento che, nonostante la tecnologia, i tablet e gli smartphone, continua ad essere un oggetto di culto.

È un modo per provare ad insegnare anche i temi della legalità e del rispetto delle regole.”

“Credo che l’esigenza  di avvicinare le Istituzioni alla gente ha poi detto il capo della Polizia – sia ormai indifferibile. In questa ottica è fondamentale il linguaggio che si usa.

È necessario – ha concluso Gabrielli – sintonizzarsi anche dal punto di vista della comunicazione e con il linguaggio dei giovani. Bisogna comprendere come i giovani vivono la loro quotidianità”.

Voglio ringraziare la Polizia di Stato e tutte le Questure coinvolte che hanno messo su questo progetto molto interessante. A Voi buon lavoro grazie anche per tutto quello che fate tutti i giorni per aiutare il cittadino in difficoltà.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA SQUADRA ANTISPACCIO A MILANO U.O.C.D.

ANGELO LANGE’ E LA SQUADRA ANTISPACCIO DI MILANO U.O.C.D.

Angelo Lange, Assistente Capo in forza alla Polizia di Stato della Questura di Milano, si racconta.

Io e la mia squadra apparteniamo alla VI Sezione della Squadra Mobile di Milano, preposta a contrastare il fenomeno della criminalità diffusa, in particolare, rapine e droga.

Prima di diventare sezione ci chiamavamo U.O.C.D., Unità Operativa Criminalità Diffusa, nata nel marzo 2007.

Ogni gruppo ha un sottufficiale o due. Io sono Assistente Capo. Il nucleo centrale è composto da quella che considero la mia squadra: Paolo, Toto’, Simone e Dario.

Salvatore, Toto’ per gli amici, nella squadra è il cercatore, quello che perquisisce: persone, appartamenti, qualunque cosa.

Deve ancora nascere lo spacciatore in grado di fargliela sotto il naso. Paolo è quello che guida: figlio di un camionista, sta seduto al volante da quando aveva sei anni.

Qualunque veicolo deve condurre se si deve arrivare da qualche parte, in un modo nell’altro puoi stare certo che ce la fa e se deve stare dietro a uno spacciatore, è molto difficile che lo perda per strada.

Il tipo che scalpita come un animale in gabbia perché vorrebbe stare sempre fuori, Simone. La sua specialità è semplice: lui è quello che corre.

E corre sul serio. Lui e Paolo sono i velocisti del gruppo. I marocchini nei campi vanno come schegge, ma loro due gli stanno dietro.

Quello robusto seduto al computer è Dario, assistente capo. Lui è quello che scrive. In realtà non è solo un uomo di lettere, perché è anche quello che placca gli spacciatori più combattivi. Lo chiamano Iron e non aggiungo altro.

La nostra missione è combattere lo spaccio di droga al dettaglio nell’area di Milano. Cocaina ed eroina in primis. Poi anche fumo, cioè hashish e marijuana.

La nostra controparte sono quindi piccoli spacciatori, quelli che vendono le dosi in giro, per strada o negli appartamenti.

L’italiano tipico che arrestiamo in casa ha uno o due etti di cocaina. Se ne tiene di più è perché evidentemente ha una buona vendita e non ha voglia di andare a rifornirsi ogni volta dove l’ha imboscata, ma succede di rado. Per questo bisogna avere il culo di piombargli addosso quando ha appena fatto scorta.

I marocchini negli ultimi tempi si sono organizzati a vendere nei campi, di rado nelle case. Spacciano soprattutto eroina e cocaina. Anche fumo, ma più che

altro per una domanda del mercato. Al massimo potranno avere un etto di roba perché nessuno si fida a dargliene in mano di più.

Se ne avessero un chilo, sparirebbero subito e chi si è visto si è visto. Non fanno parte di una rete, sono del tutto irregolari e rintracciabili anche per i loro fornitori.

I neri sono quasi sempre cani sciolti, distribuiscono palline di coca capillarmente un po’ in tutta la città.

A parte casi sporadici, non abbiamo che fare con gente di altre nazionalità. Può capitare il sudamericano con qualche busta di coca, ma è raro.

Tra i cinesi circolano Ice e shaboo, una droga sintetica che difficilmente esce dal loro giro. Ketamina e pasticche vengono vendute da italiani a italiani, ma sono mondi con cui è quasi impossibile avere contatti.

La modalità di spaccio è completamente diversa, avviene tra amici, magari in discoteca. Un po’ dura per noi riuscire a infiltrarci tra ragazzi che hanno 16-18 anni e si conoscono tra loro.

Esistono posti ormai storici per lo spaccio abituale dove andiamo a dare un’occhiata, spesso di mattina. Capita che qualcuno si improvvisi in un campo per attirare gli eroinomani, che sono i primi a cacciare fuori la testa.

Però gli spacciatori di solito si alzano con comodo, quindi durante il turno della mattina andiamo più che altro a fare accertamenti o sopralluoghi, poi valutiamo le notizie raccolte da ciascuno nel frattempo.

In media un caso dura uno o due giorni. Se stiamo girando in macchina e vediamo un nero che pensiamo stia spacciando, lo seguiamo: magari lui anziché spacciare va a casa (rarissimo!), allora abbiamo visto dove abita e il giorno dopo ci appostiamo e stiamo a vedere.

La breve durata si spiega molto velocemente. Quando stai puntando un sospetto spacciatore, se assisti alla cessione è tuo dovere intervenire subito, non è che puoi aspettare che serva più persone, portando avanti altri reati.

Appena il reato si sta consumando, devi aspettare giusto il tempo che spacciatore e cliente si separino per intervenire… alcuni vanno a fermare il cliente, altri lo spacciatore, poi li tieni separati.

A quel punto, se tu sei con lo spacciatore potrai rientrare in questura. Se invece hai il cliente, dipende dai documenti.

Se li ha, puoi compilare sul posto i verbali che lo riguardano: nel caso ci sia di mezzo la macchina, gli ritiro la patente e si attacca al tram.

Se i documenti non li ha, deve essere accompagnato in questura per l’identificazione. Con le sommarie informazioni dichiara qualche successo, poi se è a posto firma e riceve una copia degli atti, saluti e baci.

Conseguenze pratiche: viene segnalato alla prefettura come tossicodipendente e si becca una sanzione amministrativa comunale, oltre al sequestro della sostanza.

In genere gli acquirenti se la fanno sotto quando li fermiamo: sono gente del tutto estranea a contesti delinquenziali.

Un attimo prima sono tranquilli nel loro mondo, addirittura spavaldi con tutti i loro programmi in testa.

Un attimo dopo si ritrovano privi di difese, pentiti e rassegnati, storditi come se volessero svegliarsi da un brutto sogno con uno schiocco delle dita.

Più o meno tutti però, a parte lo stordito che non manca mai, hanno capito la faccenda dell’uso personale.

Chi dalla tv chi dagli amici, sanno che se gli sequestri la roba e li segnali, al massimo gli ritiri la patente, ma che in galera non ci finiscono.

Chi acquista una dose che rientra nel quantitativo consentito in effetti, rimane in libertà, anche se la segnalazione sulla fedina non è una cosa di cui vantarsi.

Ma se lo becchi con una quantità di stupefacente vicina al limite massimo, vai a vedere se ha precedente e ti deve dimostrare che è effettivamente per suo uso personale. Inoltre c’è la denuncia e rischia l’arresto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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VITE IN POLVERE DI ANGELO LANGE’

LO SBIRRO ANTIDROGA SCRIVE UN LIBRO INTITOLATO ” VITE IN POLVERE “

Lo sbirro antidroga in forza alla questura di Milano, Angelo Langè, divenuto un personaggio “famoso” grazie al documentario ” cocaina ” in cui lui ha inspirato se stesso in quel che è il suo lavoro: dare la caccia, nelle giornate e nottate Milanesi, ai pusher e spacciatori che popolano a dismisura la capitale lombarda.

Angelo oggi gira le scuole quando viene invitato per mettere in guardia dai pericoli che corrono i giovani quando si avvicinano al consumo delle sostanze stupefacenti; un pericolo fisico,psicologico ma anche penale che non è certo secondario.

Angelo Langè, in qualsiasi scuola viene invitato per parlare del suo libro, trova sempre una platea gremitissima, alla quale lui si rivolge (ai giovani) con un linguaggio schietto che lo ha portato a raccontare i contenuti del suo libro ” VITE IN POLVERE…” edito da Rizzoli.

In questo libro Angelo Langè racconta la sua vita, da quando era ragazzo, fino alle sue imprese da ” sbirro “.

Angelo Langè spiega: ” Io parlo ai ragazzi tramite le esperienze maturate con il mio lavoro e in questo mio libro racconto alcune mie avventure durante le operazioni antidroga a Milano dove purtroppo sono coinvolti molti ragazzi giovanissimi”, ha raccontato l’autore che ha aggiunto: “Il mio percorso di vita, come racconto nel libro, fin dall’adolescenza è sempre stato caratterizzato dalla droga nel senso che io nella città dove abitavo, Bergamo, si spacciava di brutto e c’erano tanti tossicodipendenti. Tra i miei amici, tra l’altro, io mi sentivo sempre ripetere “ dai prova che tanto non succede nulla ”, ma io non volevo affatto provare e mi trovavo continuamente a dir loro di NO; questo mi risultava sempre più difficile perché erano amici.

Un conto, infatti, è dire di no a un estraneo e un altro è dirlo a un conoscente. Poi arrivai a Milano da inesperto ventenne e dopo aver fatto domanda per fare questa attività, mi ritrovai a combattere questo fenomeno, che nel frattempo era diventato ancora più diffuso”.

UNA RACCOMANDAZIONE CHE SI SENTIRA’ DI FARE OGGI AI RAGAZZI DELLE SCUOLE E’ QUESTA:

“Beh, semplice, è quella di andare a cliccare su internet e vedere in realtà che cosa causano al corpo umano le sostanze stupefacenti. Credere a quello che dicono gli esperti e non a chi non ha fondamenta di studio, quindi documentarsi sugli effetti che l’uso di droga fa a livello fisico, psicologico e dal punto di vista legale”.

Un incontro applauditissimo per cose che a volte paiono “scontate” ma che non lo sono affatto.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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TRIBUTO ALLA U.O.C.D. ANTIDROGA

U.O.C.D.( UNITA’ OPERATIVA CRIMINALITA’ DIFFUSA )

L’Unità Operativa Criminalità Diffusa della Squadra Mobile della Questura di Milano viene creata nel Marzo 2007, il suo compito è di combattere la microcriminalità nella città del capoluogo lombardo.
Dieci agenti di Polizia si occupano soltanto di spaccio.

La squadra della U.O.C.D. non è altro che la VI Sezione della Squadra Mobile
( Criminalità Diffusa ).

Poi in ogni Questura come Napoli. Palermo, Roma e Milano li hanno sostituiti con i “Falchi” che fanno servizio in borghese sulle moto; per il momento questo tipo di unità opera solo a Milano, mentre nelle Questure delle altre città, sono le solite sezioni per “competenza” che poi alla fine non sono altro che la VI Sezione Criminalità Diffusa delle grandi Questure e delle varie Squadre Mobili.

Come avete intuito, tutte queste Sezioni sono “semplicemente” la sostituzione della Sezione Criminalità Diffusa quindi una “fusione” tra le seguenti Sezioni delle Squadre Mobili sempre delle grandi Questure:

V Sezione – Reati contro il patrimonio ( rapine – furti – truffe ).

VII Sezione – antidroga; proprio l’U.O.C.D si occupa di questi elementi in forza alla Questura di Milano.

La Sezione – antidroga – questa sezione nasce proprio con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’uso e lo spaccio di sostanze stupefacenti ad ogni livello, compreso il traffico internazionale di droga.

http://www.mymovies.it/film/2009/sbirri/trailer/

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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