ADELFIA, RITROVATI IN CAMPAGNA MIGLIAIA DI VETRINI APPARTENENTI ALL’OSPEDALE MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI

ADELFIA, SI CONTINUA A SPORCARE LE CAMPAGNE CON IL RITROVAMENTO DI VETRINI USATI DALL’ANATOMIA PATOLOGICA DEL MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI. INTERVIENE LA POLIZIA AMBIENTALE SUL POSTO

Si continuano a sporcare le campagne inquinandole con immondizie di qualsiasi genere. Questa notizia è di qualche giorno fa.

Sul posto arriviamo anche noi, la segnalazione è più che fondata. All’aria aperta, senza un minimo di riparo, offerto magari da un sacco o da una scatola di cartone, giace una piccola montagna di vetrini evidentemente usati, analizzati. Su ognuno di essi potrebbe esserci qualsiasi agente potenzialmente contaminato e che potrebbe contaminare il terreno.

Ogni singolo pezzo riporta la dicitura “ Ospedale Miulli Acquaviva ”. Con una telefonata, per il tramite dell’ufficio stampa, avvisiamo l’ospedale.

Sul posto arrivano il vicedirettore Giovanni Giorgio, e la dottoressa Rosa Maria Bona, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia e Istologia Patologica del Miulli, da dove sembrano provenire i vetrini, vista l’etichetta che riportano.

Il responso emesso dai dirigenti del Miulli per fortuna è rassicurante: “ Si tratta di vetrini risalenti ad almeno 20-30 anni fa ”. Dunque, nessun pericolo di contaminazione.

L’ospedale non si è perso in chiacchiere e ha subito inviato una ditta specializzata a ripulire l’area. “ Il regolamento comunale di Adelfia – ha detto il vicesindaco – prevede una sanzione di 500 euro e la notizia di reato ”. Resta da capire come, dalla custodia di un’azienda privata, i vetrini siano finiti in campagna.

Ovviamente si è provveduto a chiamare il giornalista di un noto quotidiano per dare più risalto alla notizia affinchè certe cose non debbano più capitare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

AUDIZIONE IN REGIONE PUGLIA PER LA PALAZZINA DEI TUMORI. NESSUNA CORRELAZIONE …

NESSUNA EVIDENZA DI ” ASSOCIAZIONE PREVALENTE ” SI PRONUNCIA LA REGIONE PUGLIA PER I CASI DI TUMORE NELLA PALAZZINA INCRIMINATA ” NESSUNA CORRELAZIONE TRA AMBIENTE E CASI DI CANCRO “

La Regione Puglia da le sue risposte tramite l’ARPA nessuna evidenza di possibili associazioni prevalenti ai possibili fattori ambientali e i 26 casi di tumore, di cui 14 maligni, che sono stati accertati tra gli abitanti della palazzina di Viale Archimede, nel quartiere Japigia: è una delle conclusioni a cui sono arrivati con un indagine congiunta tra Arpa Puglia, e Dipartimento di prevenzione della ASL e Arca Puglia, proprietario dell’edificio, a seguito di un monitoraggio congiunto avviato a dicembre 2016.

I rappresentanti degli Enti sono stati ascoltati questa mattina in Commissione del Consiglio Regionale Pugliese su richiesta di Antonella Laricchia del Movimento Cinquestelle nella relazione in Commissione Ambiente con la richiesta avanzata sempre dall’M5S. I Consiglieri Pentastellati chiedono di ” estendere i monitoraggi ai civici adiecenti “.

Alla riunione ha preso parte anche un rappresentante degli inquilini. Negativi i riscontri su un’eventuale presenza di campi elettromagnetici e dopo due campagne di monitoraggio della qualità dell’aria, effettuate negli scorsi mesi con un mezzo mobile.

Attualmente è in corso una terza rilevazione per far luce sul caso. L’assessore pugliese alla Pianificazione territoriale, Alfonsino Pisicchio, intervenuto in audizione, ha affermato che ” si proseguirà nel lavoro di monitoraggio, fermo restando che l’esigenza prioritaria è quella della salvaguardia della salute  ” proponendo anche di coinvolgere nella vicenda l’assessore all’Ambiente, Filippo Caracciolo “.

Palazzina tumori a Japigia, il M5S: “Analizzare composizione chimica edificio”

Laricchia, a margine delle audizioni è intervenuta sul caso: “ Il compito di accertare la verità sui numerosi casi di tumore nella palazzina spetta alla magistratura – ha dichiarato -, ma nel frattempo la politica deve garantire la sicurezza e il diritto alla salute di questi cittadini.

Abbiamo chiesto all’assessore Pisicchio di estendere le analisi epidemiologiche fatte per gli inquilini del civico 16 anche ai civici vicini.

Nel caso di differenze rilevanti la politica non può girarsi dall’altra parte ma deve agire immediatamente e trovare per queste persone una collocazione diversa, almeno fino a quando non termineranno  le indagini della magistratura e non verranno accertate le cause che hanno determinato questa situazione”.

“ Arpa e Asl hanno illustrato i monitoraggi ambientali compiuti nell’intera zona – aggiunge il consigliere pentastellato Gianluigi Trevisi – da cui non emergono valori anomali.

Tuttavia, riteniamo difficile attribuire al caso questa concatenazione di neoplasie all’interno di uno stesso edificio e  per questo crediamo sarebbe stato utile analizzare come prima cosa la composizione chimica dei materiali di costruzione con cui quel palazzo è stato realizzato, perché se l’unica palazzina in cui si registra un numero tanto elevato di casi è quella al civico 16 è lì che bisogna concentrarsi, prima di passare alle aree limitrofe.

Cosa che, attualmente, non risulta essere stata fatta; ci auguriamo che, dopo averle sollecitate in Commissione, anche queste analisi vengano fatte il prima possibile “.

REPORTER

FREELANCER VALTER

JAPIGIA ALTRO MISTERO DEI FUMI E CATTIVI ODORI. E’ ALLARME

VI E’ UN ALLARME PER I FUMI EMESSI DA UNA CIMINIERA CHE CREA FASTIDI E CATTIVI ODORI E’ UN ALLARME GENERALE TRA I RESIDENTI DI JAPIGIA

Da Reporter Freelancer vi notizio su quest’altro caso dei fumi nella zona di Japigia vedesi l’olificio su Via Amendola dove di fronte vi è Mungivacca alle spalle dell’olificio Japigia quindi riesce a dare cattivo odore di sansa e quando vi è vento, lo fa viaggiare.

Qualcuno ha voluto chiamarlo in questo modo: è la terra dei fumi senza fuochi, ma non troppo, i componenti del comitato di Japigia, sul fenomeno dei fumi che avvolgono il quartiere nel quadrilatero che è compreso tra il Polivalente, Via Suglia, Via Caldarola e Sant’Anna, da almeno due anni.

Inizialmente episodi sporadici, si sono andati intensificando nel tempo, fino a raggiungere, la scorsa estate, livelli a dir poco preoccupanti.

” Ormai quasi ogni sera, intorno alle 20.30, cominciamo a sentire nell’aria questo sgradevole odore di gomma e plastica bruciata.

Un odore acre e soprattutto fastidioso». Beppe Dentico, informatico, abita nel quartiere, ma soprattutto è uno dei fondatori del comitato “.

” Insieme ai cattivi odori, ci è capitato spesso di scorgere in lontananza coltri di fumo. Ma quando ci siamo accorti che la puzza circonda il quartiere anche in assenza di eventuali roghi, abbiamo cominciato seriamente ad avere paura “.

E c’è di più: da qualche tempo alcuni residenti delle zone in questione hanno manifestato i sintomi di vere e proprie reazioni allergiche, Dentico compreso. ” Avvertivo un restringimento della gola, con conseguenti difficoltà respiratorie, e gli occhi erano molto arrossati». Nessuno dei malcapitati si è mai rivolto al pronto soccorso, ma «so di persone che fanno ormai quotidiano uso di colliri “.

A fine ottobre un altro residente di Japigia, Matteo Magnisi, consigliere comunale dal 1999 al 2004, ha depositato un esposto in Procura: si era accorto di un altro, inquietante fenomeno.

Una polverina di colore giallo-verde da qualche giorno copriva tutte le strade del quadrilatero in questione, arrivando persino sui balconi delle abitazioni.

Anche l’acqua delle pozzanghere per strada, assumeva lo stesso colore giallastro. Due giorni fa l’esito delle analisi sui campioni da Magnisi raccolti ( e pagati ): si tratterebbe di polline di pino.

Sospiro di sollievo, quindi, ma la tensione per i fumi resta. E se fossero tossici? «In quell’occasione – spiega Magnisi – formalizzai ai carabinieri del Noe la mia denuncia, per conoscenza all’Arpa Puglia e al Comando della polizia municipale, anche per il persistente fenomeno delle continue puzze di bruciato che rendevano l’aria irrespirabile, con odore acre, avvertito sino in gola da sera a notte inoltrata.

Gli odori, non sempre derivanti da fumi e fuochi evidenti, si percepivano in un’area del quartiere da decenni interessata dal vicino depuratore e sansificio, da diverse fonti elettromagnetiche, dalla storica montagnola dei rifiuti che per diverso tempo ha emanato esalazioni di biogas (non si sa se ancora oggi), e poi trasformata in un parco ». Nessuno dà loro risposte.

Non vogliono creare allarmismi, tantomeno gettare nel panico i cittadini che vivono nel quartiere. Chiedono solo un controllo dei livelli di tossicità dell’aria da loro respirata.

Chiedono un sistematico monitoraggio di questi cattivi odori. E la recente cronaca, in particolare la storia della palazzina di via Archimede in cui si è registrato tra i condomini un numero di patologie tumorali decisamente superiore alla norma, non aiuta di certo a rasserenare gli animi.

” Sono in contatto, sempre, con una delle donne malate di tumore che abita in quella palazzina. Mi chiede spesso se ci sono sviluppi sulla storia dei fumi.

 Dal comitato, però, non sono rimasti con le mani in mano. Coinvolgendo parte della cittadinanza, sono già state raccolte 1400 firme depositate al Comune di Bari.

Chiedono una seduta monotematica del Consiglio, chiedono anche ai rappresentanti  dei cittadini vengano coinvolti e assicurino una strategia di controllo di seguire dall’inizio, la storia, l’assessore comunale all’ambiente Pietro Petruzzelli che, insieme alla Polizia Municipale ha già effettuato diversi sopralluoghi seguire dall’inizio,  i  campionamenti delle sostanze presenti nell’aria.

Sarà infatti sistemata una centralina all’interno del recinto del Palaflorio: in questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute. In questo modo sarà più semplice monitorare la presenza di eventuali elementi nocivi alla salute dell’uomo.  E c’è di più: a breve incontrerò i Tecnici dell’ARPA

Stiamo infatti decidendo in che modo procedere. Grazie alla collaborazione e alle segnalazioni dei cittadini, stabiliremo l’esatta provenienza dei fumi.

  Una volta capito il punto su cui intervenire, andremo avanti con i mezzi moderni di verifica e controllo del territorio.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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PALAZZINA DEI TUMORI, UNO DEGLI INVIATI DELLE ” IENE ” INTERVISTA IL GOVERNATORE EMILIANO

PALAZZINA DEI TUMORI. INVIATO DELLE ” IENE ” INTERVISTA IL GOVERNATORE. GLI VIENE CHIESTO: ” TROVARE IN FRETTA IL PROBLEMA “

Incursione veramente a sorpresa  dell’inviato delle Iene chiamato appositamente al termine della presentazione della 51°ma Fiera del Levante. Uno degli inviati del popolare programma d’inchiesta di Italia 1 (Emittente Televisiva), Gaetano Pelolaro, ha fermato il Governatore pugliese, Dr. Michele Emiliano, per porgli alcune domande riguardanti la vicenda della ” palazzina dei tumori ” di Viale Archimede, nel Quartiere Japigia di Bari, dove sono stati registrati 27 casi di cancro in 26 anni, circostanze per le quali la Magistratura, nei mesi scorsi, ha avviato un’inchiesta: ” stiamo cercando di capirlo anche noi ” ha affermato il Governatore rivolgendosi all’inviato aggiungendo che ” siamo di fronte a una vicenda rispetto alla quale mi auguro si possa trovare una spiegazione scientifica alla statistica concentrata in modo tragico su quella palazzina”.

Se poi, dice il Governatore, dovessero esserci elementi, anche solo di sospetto, da me segnalati alla Magistratura, ad esempio ” se in quella palazzina ci fosse qualcosa che non “funziona”, sara’ possibile sgomberarla, con tutti i disagi che ne conseguiranno.

Lo dovra’ fare il Sindaco con una ordinanza, in quel caso.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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PRESSO LA ” PALAZZINA DELLA MORTE ” FINALMENTE AL VIA GLI ESAMI PER VIA DEI TUMORI AI RESIDENTI. E’ STRAGE

27 CASI DI TUMORE ACCERTATI PRESSO VIA ARCHIMEDE E 18 MORTI. ” GLI INQUILINI CHIEDONO DI ESSERE AIUTATI “

Ho il dovere da Reporter di darvi notizie in merito alla strage che è avvenuta in una palazzina di Japigia in Via Archimede.

Dopo la relazione effettuata dai tecnici dell’ARPA fatti arrivare dal Friuli Venezia Giulia, dalla loro indagine, su 27 casi avvenuti dal 1999 ad oggi, si è arrivati a circa 30 tra i residenti ex Iacp: negli anni sono state depositati una serie di esposti e denunce.

Adesso gli inquilini che ancora abitano in quegli edifici chiedono di essere aiutati. Dopo questo grido di aiuto sono iniziati da subito i carotaggi del terreno su cui sorge la ” palazzina dei tumori ” in Via Archimede nel quartiere Japigia.

Come già dicevo sono partiti i rilievi e i campionamenti dell’area disposti dalla Procura di Bari, che dopo aver ricevuto dall’ARPA una relazione abbastanza dettagliata, ha aperto un indagine sui 27 casi di tumore registrati dal 1990 ad oggi 2017 tra i residenti della palazzina dell’ex Iacp oggi si chiama ” Agenzia Regionale per la casa ” che si trova davanti al Palaflorio di Japigia.

Al lavoro sui terreni adiacenti e all’interno del cortile del complesso di case popolari ci sono vigili del fuoco e tecnici dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia, che hanno portato macchinari e attrezzi specifici, oltre a carabinieri e polizia municipale.

L’area è stata delimitata e sono cominciati gli scavi per indagare sul sottosuolo. Gli investigatori della Procura di Bari, coordinati dal PM Dr. Baldo Pisani, vogliono vederci chiaro dopo le denunce ripetute più volte dai residenti che negli anni hanno visto i parenti ammalarsi di tumori.

Su questo gravissimo caso, sono anche intervenuti i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, con più di una interrogazione.

Aggiungo adesso io e lo devo dire ad alta voce e a chiare lettere, ” Era ora che qualcuno cominciasse a fare sul serio – commenta anche Italo Carelli, consigliere municipale M5S – ci auguriamo che vengano tutelati gli attuali residenti, nel rispetto di quelli che sono venuti a mancare, e che soprattutto, vengano tutelate le generazioni future e il diritto all’alloggio.

Noi non molleremo la presa e l’attenzione finché non verrà a galla la verità “.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BARI – VIALE ARCHIMEDE IL ” PALAZZO DELLA MORTE ” FA DAVVERO PAURA PER LE SUE MORTI PER TUMORE

TECNICI DELL’ARPA FVG ARRIVATI DAL FRIULI VENEZIA GIULIA RASSICURANO CHE IL ” PEGGIO E’ PASSATO “

Solo per informazione arriva il commiato dagli esperti dell’ARPA giunti dal Friuli Venezia Giulia per risolvere questo caso “misterioso” ma vediamo i dettagli.

Come dicevo è arrivato il commiato, dopo due giorni di campionamenti, il tutto avviene nel locale condominiale al piano terra.

Da quello che io noto appoggiata al muro, a fare sfondo, vi è una croce in legno, sono le 14:00 fa caldo e in quel basso, il calore si sente.

Resto fuori alla porta per non essere invadente, ma il silenzio aiuta ad ascoltare una parte del discorso con cui gli esperti dell’Arpa, chiamati a tentare di risolvere il problema, che è veramente misterioso.

Salutano due degli inquilini del palazzo della morte, quello al civico 16 di via Archimede, al quartiere Japigia di Bari.

Il peggio è passato – spiegano a questo punto i tecnici dell’ARPA, incaricati dal magistrato che sta seguendo la vicenda – se qualcosa fosse stata “tombata” potrebbe aver esaurito il suo effetto nefasto, cosi’ come alle spalle potrebbe essere l’eventuale periodo di incubazione che ha portato ai tumori.

I due inquilini, che si sono ammalati di tumore e sono deceduti, pur non essendoci ancora la certezza scientifica, poiché mancano i risultati dei campioni prelevati, dal giardino condominiale e da quello esterno, sembrano più sereni.

Certamente i meno rassegnati sono gli inquilini che abitano nella palazzina.

In un caso o nell’altro, quello che volevano adesso è a portata di mano: la verità. In mattinata era girata voce che un uomo fosse andato sul posto e avesse chiesto di parlare con i responsabili delle operazioni per consegnare loro un dossier con l’elenco di ciò che sarebbe stato sepolto sotto quella lastra di cemento trovata nel primo giorno di scavi.

Nessuno ha confermato la notizia, ma neppure l’ha smentita categoricamente. Non hanno voluto dire nulla i residenti presenti in quel momento, almeno stando all’indiscrezione, ma neppure lo hanno fatto Vigili del Fuoco, Carabinieri e tecnici dell’Arpa FVG. Gli inquilini, soprattutto quelli che dal 1990 hanno dovuto fare i conti con uno o più casi di tumore in famiglia, aspettano solo di sapere cosa possa aver scatenato la furia del cancro nei loro appartamenti.

REPORTER

VALTER PADOVANO

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VIALE JAPIGIA. IL PALAZZO DELLA MORTE PER TUMORE. VARI CASI SOSPETTI

BARI, VIALE ARCHIMEDE UNA PALAZZINA SOSPETTA CON VARI CASI DI TUMORI LA PROCURA ACCELERA E INVIA UN PERITO DI PARTE

Viale Archimede a Bari vi è una palazzina sotto la lente di ingrandimento con “ Quattro nuovi casi di tumore negli ultimi cinque mesi ”.

In questa palazzina vi sono dei casi sospetti, infatti è stata chiamata ” la palazzina della morte ” Quindi adesso è un incubo, il condominio al numero 16 di viale Archimede, quartiere Japigia.

Anzi, forse non è mai finito. Si sono riaccesi nuovamente i riflettori e la gente è preoccupata.

A riaccendere i riflettori sul caso, è stata una indagine grazie anche ai vari quotidiani che ne stanno parlando abbastanza e che hanno voluto prendere in visione questo caso come anch’io come Reporter Freelancer che dò solo notizie ma non di cronaca (sia ben inteso) perchè è davvero un mistero tanto che questo caso è finito sui tavoli della Procura e poi in Consiglio Regionale, che ha trovato un perito di parte Vito Marchitelli, che si è offerto gratuitamente di effettuare le prime analisi anche per capire di che cosa si tratta e a venirne a capo.

Nello stabile in questione vi è il 30% di incidenze tumorali quando invece solitamente dovrebbe essere il 4%.

Invece nel caso come il quartiere Tamburi di Taranto – spiega il perito – l’incidenza è di circa il 14%”.

Fa riflettere che il palazzo della morte ha come gemelli altri due stabili: “A differenze degli altri due, il palazzo è stato costruito da una ditta di costruzione diversa che è fallita prima della costruzione delle altre due “.

Il perito Marchitelli ha detto: dobbiamo provvedere non solo all’analisi della struttura ma anche a quelle delle acque e dell’aria.

Analisi che hanno un costo molto elevato, che i residenti non possono permettersi di affrontare. Per questo chiediamo a qualcuno di sostenere queste spese per cercare le cause.

Durante le indagini preliminari (stranamente) è stata trovata una intercapedine murata – aggiunge infine il ricercatore: non sappiamo, dice il Perito, se al di là ci sia qualcosa che abbia causato questi tumori.

Nel caso venga trovato dell’amianto vuol dire che è preoccupante, non sono solo le fibre ma il particolare è che attacca tutti gli organi e non solo i polmoni.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN ALTRO PARCO NELLA ZONA DI JAPIGIA. LE INCOMPIUTE TRA STERPAGLIE, VARI PROGETTI E LAVORI A META’

UN ALTRO PEZZO DI TERRA A JAPIGIA ANCORA DEGRADO TRA PROGETTI E INCOMPIUTE E IL PARCO CHE NON C’E’

Per informazione dovuta ecco un’ altra incompiuta a Japigia. Un pezzo di terra immersa tra le case, dove doveva esserci un piccolo, ma bel parco, una pinetina immersa tra i palazzoni di cemento nella Zona B/2, periferia nord della Città di di Bari.

Qui siamo a Japigia e non è altro che un fazzoletto di terreno arso, brullo e abbandonato, senza neppure una panchina. Il progetto di sistemazione della pineta di San Luca in Via Giustino Rocca, per dirla tutta, è uno dei tanti bei progetti di recupero delle periferie strombazzati al vento da sindaci e amministratori di destra e sinistra durante le campagne elettorali e poi abbandonati sistematicamente, come ha rammentato e denunciato inutilmente per anni Giovanni Marinelli del comitato di quartiere “ Giorgio La Pira ”.

Assurda la facilità con cui al Comune sono stati praticamente bruciati migliaia di euro per feste e “ notte bianca ” per ballare, ridere e divorare cornetti in piazza, mentre poi diventa praticamente impossibile rendere davvero fruibile un’opera tanto attesa dai cittadini come, appunto, quella pineta con ingresso da Via Rocca, Via Guglielmo Appulo e Viale Archimeede alla mercè di vandali e topi.

Insomma, dopo aver speso nel 1994 centinaia di milioni per il rifacimento della recinzione del giardino ed altri 60 milioni nel 1998 per il nuovo impianto di illuminazione con Di Cagno Abbrescia, quel giardino versa in uno stato di vergognoso e totale abbandono, lasciando dormire negli armadi tecnici ristrutturazione e riqualificazione del giardino di San Luca. “ Caro sindaco, è ora che la sua Giunta seriamente si adoperi per risolvere almeno una piccola parte degli innumerevoli problemi che da oltre vent’anni affliggono Japigia.

Se si continua con questo stato di abbandono e degrado, se il quartiere non verrà dotato di servizi di prima necessità, l’intero territorio sarà e resterà sempre un’area a rischio, anche per le future generazioni”, scriveva Marinelli in una lettera aperta rivolta addirittura all’ex sindaco di Cagno Abbrescia, rimasta lettera morta.

Ora, il pericolo peggiore per il quartiere è diventato nuovamente la cementificazione selvaggia, quella che fa solo gli interessi di costruttori e imprenditori senza scrupoli. Infatti, con la scusa di sistemare gli ex sfrattati di Via Gentile, potrebbero arrivare altre palazzine ed alloggi popolari in una delle zone più cementificate della Città.

Ma la gente di questo lembo abbandonato di Japigia non ha scordato le petizioni finite nel cestino a palazzo di Città per denunciare e chiedere di eliminare degrado e sporcizia fra i loro caseggiati.

Anche per segnalare abusi e ritardi su aree di proprietà comunale, occupate da alcuni contadini abusivi sempre nello stesso settore, nei pressi del canalone, sul lato Agip” chiedendo di bonificare subito i suoli vicinali o adiacenti all’ingresso del canalone, a tutela dell’igiene e della salute pubblica, riprendendo la progettazione per la sistemazione di quell’area abbandonata.

Tutto secondo il Piano Edilizio per aprire la strada alle spalle della stazione di servizio Agip con dei marciapiedi, provvedendo a impiantare alberi e quant’altro necessario per restituire un’immagine più decorosa alla zona d’ingresso verso il canalone di Japigia”.

Un’area, vale la pena ricordarlo, praticamente abbandonata dal Comune, senza scuole e servizi, con l’unico campo di calcio lasciato a metà dopo aver speso una montagna di denaro per costruire spalti e spogliatoi.

E non parliamo dello spazio fra l’ex montagnola ( che ora si chiama parco “Ecopoli” ) e il Palaflorio circondato da altre aree ricoperte da sterpaglie, rifiuti e carcasse di animali.

Un vero e proprio cimitero di gatti e cani morti che periodicamente aspetta di essere bonificata, facendo rimpiangere il lavoro che faceva l’ex presidente del Comitato ‘La Pira’ Giovanni Marinelli quando girava per redazioni di giornali e tv private col suo bel fascicolo pieno di lettere, determinazioni, foto e atti di giunta sulla pineta fantasma, antigienica o sulle pensiline pericolose per i passanti, nel quartiere.

Adesso, lasciatemi aggiungere una battuta di un detto in napoletano anche, se io non lo so parlare, ma ci provo: ” Chissà quando addà finì a nottata… “.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BARI, ESISTE UNA DISCARICA “MANGIA SOLDI” CHE SI VORREBBE TRASFORMARE IN PARCO

Ci risiamo… vi ricordate del parco ” Ecopoli “, adesso dovete sapere che a Bari solo per informazione, abbiamo un’ altra discarica dove sta facendo spendere solo soldi. Sono passati altri sette anni ma il parco ” Madonna della Grotta ” è stato ultimato. Ma dall’anno 2003 ad oggi non si riesce ancora a mettere la parola fine.

Questa ennesima discarica non riesce a vedere ancora la luce, nonostante i soldi spesi per la realizzazione e per la manutenzione, oltre che per la guardiania.

Un vero peccato. Adesso il Comune sta tentando l’ultima carta, che sarebbe quella della concessione per ulteriori 19 anni, ma la proposta non ha incontrato molto interesse.

Vi è una gara ( in corso da più di sei mesi ) c’è una sola proposta che condiziona l’offerta alla realizzazione di un parco fotovoltaico ed eolico.

L’Assessore Sannicandro insieme alla commissione di gara ha quasi ultimato i lavori. D’inchiostro ne è stato consumato parecchio come anche di parole che ne sono state spese tante, intanto su quel parco, grande tre volte Parco 2 Giugno, si continua a spendere solo soldi.

« Madonna della Grotta », il progetto di bonifica della più grande discarica di rifiuti ( dopo la montagnola di Japigia ) continua ad essere un monumento allo spreco e all’abbandono.

E al tempo stesso, una vorticosa macchina mangiasoldi. In teoria vi voglio dire che si potrebbe entrare, ma nessuno lo utilizza per la semplice ragione che quel suolo non ha le carte in regola per chiamarsi « parco ». Erba incolta ( con rischi di incendi come già accaduto un anno fa ), muretti danneggiati, assenza di vegetazione.

Insomma, lasciatemelo dire, per farla breve, un disastro totale!

In questi anni, di buoni propositi, se ne sono registrati tanti. Nel 2007, dopo un fiume di soldi spesi per la Guardiania, insieme ad altri per la « manutenzione ordinaria », si decise di optare per una concessione di 19 anni.

Perché questa idea arrivasse a un atto concreto, ci sono voluti altri due anni. Siamo arrivati nel 2009, con la gara per l’affidamento. Ma non ha avuto molto successo: sono state presentate solo due offerte.

Colpa dei costi di manutenzione elevati a fronte dei 60mila euro annui garantiti dall’Amministrazione comunale e siamo ora arrivati al 2017 ” Anno Domini “….!!

La commissione comunale, che era incaricata di verificare l’unica offerta rimasta in gara ( una seconda impresa si è ritirata per mancanza di requisiti ) non ha ancora concluso il suo lavoro.

Da quanto si è appreso, tra le motivazioni che avrebbero portato a qualche dilazione dei termini, vi sarebbe stata anche la necessità di acquisire informazioni sullo stato del biogas ( il gas generato dai rifiuti ).

Peccato che tali informazioni dovrebbero essere fornite dalla stessa amministrazione e non da terzi.

Io aggiungo, ma perchè non si è pensato prima a mettere su questa idea di trasformare i rifiuti,  tentando una produzione di gas o anche, si sarebbe potuto trasformare i rifiuti in bio gas e si sarebbe eliminata la discarica.

In verità vi dico, che questo fa parte della storia, una delle tante che si raccontano in questa città dimenticata, a cui ormai nessuno pensa più.

La vicenda del parco inizia alla fine degli anni Novanta quando un finanziamento Cipe consentì la riqualificazione dell’area attraverso un appalto finito al centro di numerose polemiche oltre a un’inchiesta giudiziaria sfociata in un processo ancora fermo al primo grado e proiettato verso una prescrizione.

Completata verso la fine del 2002, l’area – 95mila metri quadrati – non è mai entrata in funzione secondo quello « spirito » che portò al finanziamento pubblico e ai conseguenti e ripetuti lavori.

L’idea dell’amministrazione comunale è ora quella di creare un vero e proprio parco del divertimento prevedendo piste di cross e fuoristrada, minigolf, percorsi automodellismo, go kart, jogging.

Purtroppo, tutte le idee sono buone ma come tutte le cose devono fare i conti con le spese di manutenzione di cui ha bisogno un’area del genere: e se non c’è molto interesse dei privati, evidentemente « la spesa non vale proprio l’impresa ».

Delle due l’una: continuare a farlo gestire al Comune con il risultato che è sotto gli occhi di tutti, oppure renderlo più competitivo e interessante per un privato.

In caso contrario, si rischia di fare la fine delle palestre che sono a « caccia » di un gestore.

Vi voglio far sapere (da Reporter) visto che vi sto dando solo una informazione, che intanto nel frattempo il fondo cassa di 60mila euro messo a disposizione dalla giunta per Madonna della Grotta, è ormai esaurito.

Ma il conto dei danni cresce giorno dopo giorno. E’ la fine……

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ECOPOLI ORMAI E’ UN PARCO PER POCHI INTIMI TRA L’INDIFFERENZA E IL DEGRADO

” ECOPOLI ” UN PARCO ABBANDONATO CON STRUTTURE FATISCENTI ” LA MONTAGNOLA ” DI JAPIGIA EX DISCARICA

Questa è un’altra storia del degrado di un parco costruito su una ex discarica. Io come sempre da Reporter Freelancer do’ solo una informazione.

Inizio cosi’ una storia di un ordinaria imbecillità: continuando a sporcare creando un’ altra discarica in superficie alla discarica già esistente.

Sentieri invasi dalle erbacce, bottiglie e rifiuti tra le piante, la pista per il pattinaggio circondata da mobili e pezzi di legno.

Certamente non dovrebbe essere una cartolina della citta’ per il degrado.

” Ecopoli ” nome scelto per questa ex discarica chiusa da anni, dove poi si e’ creato un parco, nel cuore di Japigia, che si estende tra l’Istituto Polivalente e il Teatro Team.

Possiamo dire quindi che Bari ha una montagna in città fatta di verde costruita su quella che fu una vera discarica a cielo aperto.

Ormai son passati quasi 20 anni e mai è riuscita ad entrata (pienamente) nel cuore dei cittadini della zona, anche per via di una manutenzione poco efficace in realtà quasi mai esistita. Un vero spreco direi per un’ area dalle grandi potenzialità utilizzata solo di rado per eventi e attività ricreative.

Questo è un parco che, in fondo esiste solo per pochi intimi e che continuerà ad esserlo se si dovesse proseguire nella stessa e desolante direzione.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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