MAXI SEQUESTRO A GRAVINA IN PUGLIA

Dichiarava un reddito di 1500 euro al mese, ma, i carabinieri di Altamura, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, hanno sequestrato beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

E’ successo a Gravina in Puglia, a M.M., 55 anni, pluripregiudicato, esponente di spicco e figura carismatica dell’omonimo clan malavitoso operante nell’area murgiana.

Ieri mattina i carabinieri hanno posto sotto sequestro diversi beni immobili; due ville; otto appartamenti; due fabbricati ancora in costruzione; due magazzini; un locale commerciale nel centro storico; conti correnti e libretti di deposito; azioni e obbligazioni; certificati di deposito.

M.M. arrestato in precedenti operazioni, era già stato in precendeti operazioni condannato per associazione mafiosa, estorsione, traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio aggravato, a seguito del suo coinvolgimento in altre note operazioni delle forze dell’ordine: ” Murgia Libera “, ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

Attualmente il pluripregiudicato è sottoposto a libertà vigilata. Gli accertamenti svolti dagli inquirenti sono partiti da un reddito modestissimo dichiarato dal nucleo familiare di Mangione, in evidente contrasto con il patrimonio mobiliare e immobiliare posseduto, spesso intestato a prestanome.

Ma l’entità del patrimonio direttamente o indirettamente di proprietà hanno convinto la Procura a sostenere che i beni erano frutto di guadagni derivati dalle attività delittuose commesse dal boss all’interno dell’associazione mafiosa, dedita soprattutto allo spaccio di droga.

L’indagine patrimoniale e finanziaria è stata possibile grazie alle norme contenute nel cosiddetto ” pacchetto sicurezza ” e si inquadra in una più ampia attività investigativa volta al contrasto dei clan mafiosi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN MIGLIAIO DI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLA MAFIA DESTINATI AI COMUNI

Sono 1303 i beni immobili sottratti alla mafia destinati ai comuni pugliesi dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Il dato è stato presentato a Lecce, nel corso della conferenza di servizi per la presentazione del progetto ” OPEN Re.G.I.O.”, a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Agenzia, Ennio Mario Sodano.

Si tratta per la metà di terreni ( 617 ), poi abitazioni ( 452 ), unità immobiliari a destinazioni commerciali ( 137 ) e altre unità immobiliari ( 91 ).

Attualmente la provincia in cui risultano più beni sequestrati ” in gestione ” e Lecce ( 281 ) seguita da Bari ( 248 ), Taranto ( 245 ), Bat ( 243 ), Foggia ( 149 ), Brindisi ( 134 ), in provincia di Lecce il comune che ha il maggior numero di immobili destinati e Copertino ( 40 ) seguita da Lecce ( 36 ), Lequile ( 30 ).

Per quanto riguarda gli immobili in gestione, il primato spetta invece a San Donato ( 59 ), Squinzano ( 50 ), Lecce ( 38 ), Casarano ( 28 ).

Per quando riguarda le aziende destinate a partire dall’introduzione delle misure patrimoniali di confisca, sono 64, pari al 7,31% delle 876 aziende su base nazionale.

La provincia in cui esiste il maggior numero di aziende è Bari, seguita da Brindisi, Taranto, Lecce e Foggia.

Le aziende sequestrate già in gestione, invece, sono 175, anche in tal caso con prevalenza a Bari, dove sono presenti ( 60 ).

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SIGILLI AL PATRIMONIO DELLA MALA GRAVINESE. CONFISCATI BENI PER 100 MLN

Un’ altra confisca ha riguardato beni immobili e società di capitali utilizzate anche per il riciclo di denaro.

Una rete mafiosa estesa in tutta la provincia ma con la ” base ” a Gravina.

BENI IMMOBILI E SOCIETA’ DI CAPITALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO:

E’ il bilancio della maxi confisca di beni eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari nei confronti di un pluripregiudicato gravinese, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan ” Mangione – Gigante – Matera “, attivo non solo a Gravina ma anche nel circondario.

L’OPERAZIONE – I SIGILLI HANNO RIGUARDATO:

Beni riconducibili allo stesso ed ai suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi; oggi questo pluripregiudicato non risponde in prima persona del provvedimento in quanto non è più in vita. Si tratta di: – 153 unità immobiliari ( 96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini ) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate ( VA ), Monfalcone ( GO ), Monfalcone Calabro ( CS )

  • 6 società di capitali costituito da imprese edilizie;
  • 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima;
  • 36 rapporti bancari

LE INDAGINI PATRIMONIALI

avviate nel settembre del 2010, hanno consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha consentito nel 2011 e 2012 di seguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni:

  • febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente 98 unità immobiliare, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro
  • ottobre 2011 si aggiunge un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro:
  • gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto  di deposito;
  • giugno 2012 ancora un altro sequestro sempre a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto  da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro. Una cronologia che ha permesso agli investigatori  e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una ” vivace ” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizia che dovendo riciclare denaro ” sporco ” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.
  • L’ORGANIZZAZIONE – Quella di Gravina è un organizzazione malavitosa di stampo mafioso, che è fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dagli investigatori nel corso degli anni. Voglio ricordare ancora una volta su tutte le operazioni antimafia: ( ” Gravina ” e ” Canto del Cigno ” ), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che venivano riciclati attraverso società finanziarie  o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni immobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente ” attaccando ” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.
  • L’UTILIZZO DEI BENI:
  • Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro cosi’ consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto.
  • Sono state inoltre venduti ulteriori immobili, in tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.
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MURGIA, NUOVO COLPO AL TESORO DEI CLAN. SEQUESTRATI 23 MLN

Un nuovo colpo e’ stato sferrato al patrimonio realizzato con gli introiti di attività criminali del clan della murgia, principalmente di Gravina, che a lungo hanno spadroneggiato e che hanno dominato negli anni 80 e 90.

Beni immobili per circa 23 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri ad Altamura e Gravina su disposizione del Tribunale di Bari nell’ambito del ” pacchetto sicurezza “.

In particolare, un’altra sala ricevimenti ad Altamura, diverse aziende, terreni ed appartamenti.

E’ stata applicata ancora la normativa antimafia sulle misure di prevenzione patrimoniale.

Il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale ha eseguito un sequestro anticipato finalizzato alla confisca, a seguito di un provvedimento emesso dalla sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Bari ( collegio composto dal presidente Francesca La Malfa e dei componenti Marrone e Mattiace ) su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo.

Destinatario delle nuove misure patrimoniali è S.S., 57 enne di Gravina, con numerosi pregiudizi penali, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza.

Fu coinvolto nel 2001 nella maxi operazione antimafia ” canto del cigno ” perchè ritenuto ” compartecipe “, come braccio economico, della criminalità organizzata di Gravina ( clan Mangione, Gigante, Matera ).

Proprio a questi gruppi, soprattutto ai Mangione, che fanno capo i numerosi altri sequestri che si susseguono da un anno a questa parte e che hanno interessato ditte, immobili e società edili di Altamura, a Gravina invece villette in costruzione a Turi nonchè affari anche in altre regioni.

Un filone investigativo che si sta rivelando molto fecondo e che equivale ormai ad un patrimonio sequestrato complessivo che si avvicina ormai ai 100 milioni di euro.

Le indagini investigative effettuate hanno messo chiaramente a confronto dei redditi che dichiarava come anche l’ingente capacità e liquidità finanziaria dimostrata da S.S., capace di ottenere un notevole ritorno dagli investimenti, soprattutto in attività di ristorazione ma anche edili.

In pratica, secondo i carabinieri, venivano messe in atto operazioni di ” money laundering ” ( riciclaggio di denaro ) attraverso numerosi reinvestimenti di natura apparentemente lecita.

Da precisare che tali attività imprenditoriali continueranno con l’amministrazione giudiziaria sotto il diretto controllo del Tribunale di Bari.

Le misure di prevenzione, oltre a colpire direttamente i portafogli ed il patrimonio, mirano anche a restituire legalità e trasparenza.

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COMPRAVA AUTO CHE PAGAVA CON ASSEGNI SCOPERTI

Questa è un’ altra storia di cronaca nera.

Riusciva ad adocchiare sui Siti Internet specializzati l’auto perfetta dopo di che contattava il venditore, prendendo di li a poco l’appuntamento per visionare l’auto, cosi’ chiudeva il contratto pagando subito con assegni scoperti.

Adesso torna in carcere con l’accusa di truffa il presunto Gravinese VM, già sorvegliato speciale di 43 anni.

Chiaramente il suo nome era rimbalzato in cronaca l’ultima volta poco più d’un anno fa, quando fu sorpreso in compagnia di un suo amico considerato poco raccomandabile, cosi’ era stato tratto in arresto per violazione degli obblighi riconnessi al regime di sorveglianza speciale a cui era sottoposto.

Il noto soggetto VM era finito nei guai con la legge più volte in passato e nel maggio 2010, guadagnandosi l’appellativo di re della truffa, conquistandosi i titoli dei quotidiani nazionali dopo di che gli Agenti del Commissariato San Nicola a Bari, lo avevano spedito in cella ritenendolo l’autore di una serie di raggiri, che non si addicono a un pregiudicato, spacciandosi una volta per avvocato e un’ altra volta per Ispettore di Polizia, egli si presentava nei migliori negozi baresi – boutiques di abbigliamento, pescherie e altro – acquistando merce che poi pagava con assegni risultati clonati.

Il modus operandi o il copione cosi’ come lo vogliamo chiamare si sarebbe ripetuto, sia in un altro ambito merceologico.

Almeno secondo i carabinieri della stazione di Gravina in Puglia, al Mangione gli avevano notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Procura, dal GIP presso il Tribunale di Bari.

Secondo le contestazioni condensate nel provvedimento restrittivo, negli ultimi tempi il 43 enne VM avrebbe acquistato diverse auto, seguendo uno schema ben preciso – tipo cosi’ come l’avevano ricostruito gli inquirenti: una volta che aveva individuato Online l’automobile prescelta e gradita a lui per i propri gusti, il 43 enne VM prendeva immediatamente i contatti con il proprietario, il quale ignaro di tutto dopo che aveva richiesto un appuntamento e preso visione dell’auto da cedere di li a poco, veniva poi indotto ad effettuare senza nessuno indugio il passaggio di proprietà in favore dell’acquirente, che vinceva ogni possibile sospetto o titubanza della controparte saldando il conto molto velocemente, mediante consegna di assegni a questo punto l’unica nota stonata, erono i titoli bancari che sarebbero stati sempre sprovvisti… di provvista.

Insomma veri pezzi di carta straccia senza alcun valore, attraverso i quali poi per gli Investigatori, si consumava il raggiro ai danni dei fiduciosi venditori.

Tre delle automobili cosi’ acquistate sono state poi riconsegnate ai loro leggittimi proprietari.

Un’altra auto poi era stata rinvenuta nella disponibilità di un 35 enne residente in città. VR l’uomo già noto agli inquirenti, è adesso indagato per ricettazione e per questo sempre dal GIP barese nell’ambito della medesima inchiesta nelle prossime ore il Mangione e il Ruggero, assistiti dai propri legali, compariranno davanti ai Magistrati per rendere l’interrogatorio di garanzia ed offrire la propria versione dei fatti.

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CONFISCATI BENI PER 1,5 MLN A UN PREGIUDICATO DI GRAVINA

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito a Gravina in Puglia un provvedimento di confisca del valore di un milione e mezzo di euro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del 37 enne M.M. pregiudicato di Gravina, ritenuto appartenente al clan Mangione – Gigante – Matera attivo in quella cittadina e nei territori vicini.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

I beni confiscati erano stati già sequestrati nel gennaio del 2013 e restano sotto l’amministrazione del Tribunale di Bari.

A fronte di modesti redditi dichiarati, Mangione è risultato intestatario di una villa, costituita da quattro fabbricati, a Gravina in Puglia, e di due rapporti bancari.

La confisca odierna è il risultato di accertamenti, avviati nell’ottobre del 2012, che hanno evidenziato come il Mangione abbia mantenuto nel tempo un tenore di vita notevolmente superiore alle proprie reali possibilità finanziarie e di reddito.

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MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

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MAFIA. TOLTA AL BOSS ANCHE LA FERRARI SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO

Da oggi parliamo di sequestri di beni avvenuti in Puglia negli ultimi anni, grazie a capillari e attente indagini Investigative. Sono stati sequestrati alla mala di Gravina in Puglia un milione e mezzo di euro a tanto ammonta l’ulteriore sequestro antimafia nei confronti del Clan Mangione, disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo ed eseguito questa mattina dai Carabinieri di Altamura.

Tra i beni sequestrati anche una ferrari e un audi divenuta auto blu del tribunale di Bari mentre la ferrari viene messa all’asta.

Solo poco piu’ di un mese fa, il 25 febbraio, la stessa organizzazione criminale era stata colpita da un provvedimento analogo, solo che in quell’occasione furono sequestrati 98 beni immobili, quattro società tre auto e depositi bancari in otto diversi Istituti di Credito per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Lo stesso clan aveva subito quattro mesi fa un altro maxi sequestro per circa dieci milioni. Ancora una volta principale destinatario della misura patrimoniale è Raffaele di Palma, 59 anni pluripregiudicato con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato all’estorsione, al traffico illecito di sostanze stupefacenti, omicidio e usura è stato coinvolto, in questi anni nelle operazioni antimafia ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

L’indagine finanziaria a suo carico ( che nello scorso febbraio ha portato all’ingente sequestro – operazione ” secondopiano ” ) ha dimostrato che il tenore di vita e l’immenso patrimonio a disposizione del presunto boss, a fronte di esigui redditi dichiarati, non potevano che essere riconducibili a una attività criminale.

Oggi ” 01 aprile 2011 ” sono stati a Di Palma sequestrati numerosi oggetti in oro come orologi, gioielli, diamanti e altri preziosi  ( custoditi in un caveau ) per un valore di circa 50 mila euro, altri depositi bancari e assicurativi per poco più di un milione di euro, e due lussuose auto ( una nuovissima Audi A8  4.2 TDI  e una Ferrari 599 GTB ” Fiorano “.

REPORT

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L’OFFENSIVA DEI CLAN: IN PUGLIA UN ARCIPELAGO DI SETTANTUNO COSCHE

Adesso voglio parlarvi di un argomento che deve far riflettere tantissimo riguarda le varie cosche che si trovano qui in Puglia.

La rete è proprio fitta delle tante organizzazioni di criminalità tra la provincia di Bari, Foggia e Lecce, che sono state individuate nella regione dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nella sua relazione semestrale disegna un ritratto molto fosco d’un territorio preda della criminalità diffusa.

Il Primato lo ha Foggia con ben 18 clan, segue poi Bari con ben 12 clan uno scenario abbastanza frastagliato, e quindi per certi versi ancora più preoccupante; la Puglia, ha una costellazione di Clan capaci di riciclarsi: investendo le ingenti somme di denaro lucrato con le tradizionali fonti di finanziamento e tessendo una vera e fitta ragnatela di complicità e connivenze per garantirsi una facciata di legalità e si fa per dire.

Questo e quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata Pugliese.

Il dossier è stato trasmesso al Parlamento, si riferisce al secondo semestre del 2014 che racconta assetti e strategie delle cosche in Puglia che rimane una regione ad alto rischio.

La DIA precisa che si tratta di una ” realtà ” caratterizzata dall’esistenza di una pluralità di gruppi che interagiscono tra loro in equilibrio instabile “, ma gli Investigatori, ugualmente sono riusciti comunque a tracciare una mappa ben precisa e dettagliata per ogni spicchio di territorio: a Foggia e provincia sono presenti 18 organizzazioni criminali, a Bari 12 ( ma altre 14 nei paesi della provincia ), 7 nella BAT, 5 sono a Brindisi, 4 a Taranto, 11 a Lecce.

Uno scenario molto preoccupante, considerato che tra affiliati e cosiddetti ” favoreggiatori ” sono inevitabilmente migliaia i soldati reclutati dalla mafia.

Nella relazione vengono analizzate i nuovi affari della criminalità organizzata pugliese, che ha in parte accantonato dico solo in parte il contrabbando, non rinuncia al traffico di droga ma punta sul traffico di rifiuti, sull’infiltrazione nel sistema degli appalti e sulla pirateria alimentare.

Proprio la contraffazione dei prodotti tipici costituisce secondo la DIA uno degli affari principali delle cosche, una leva importante in un ingranaggio che muove un fiume di denaro e alimenta la nuova frontiera economica della criminalità organizzata.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BENI CONFISCATI ALLE MAFIE: SINTESI DELLE NORMATIVE STATALE REGIONALE

Adesso vi spiego un pò l’ambito della legislazione contro le mafie e le varie misure riguardanti i sequestri dei beni delle organizzazioni mafiose che rivestono una notevolissima importanza perchè volte a colpire il patrimonio accumulato illecitamente dalle organizzazioni criminali che io oserei dire che sono varie le organizzazioni mafiose e criminali.

Da questo punto di vista non si vuole tanto colpire il soggetto socialmente pericoloso quanto sottrarre i beni di origine illecita dal circuito economico dell’organizzazione criminale.

Queste misure di prevenzione, furono introdotte per la prima volta nel 1982 con la legge Rognoni – La Torre ( legge n° 646 del 1982 ) che furono oggetto nel corso degli anni di numerose modifiche al fine di superare tutte quelle difficoltà che venivano applicate per rendere molto più snelle ed efficaci le procedure.

Cercherò di sintetizzare i vari aspetti principali del codice antimafia ( decreto legislativo n° 159 del 2011 ) che, come detto, è il risultato dei diversi provvedimenti che si sono poi succeduti nel tempo e questo ha facilitato la comprensione dei testi in vigore ( quindi, anche per questo motivo la Commissione bicamerale di inchiesta sulla mafia sollecitò una revisione del codice antimafia proprio nelle sedute che si sono avute il 21 ottobre 2014 e quella subito dopo del 22 ottobre 2014 ). Da queste due sedute si arrivò al provvedimento in materia adottati dalle regioni.

I PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E CONFISCA

ai soggetti destinatari dei vari provvedimenti di sequestro e confisca sono, tra gli altri, gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, coloro che sono dediti abitualmente a traffici delittuosi ovvero che vivono abitualmente con proventi di attività delittuose ( art.16 ).

In caso invece di morte possono essere invece applicate anche nei confronti dei loro eredi o aventi causa ( art.18 ). Competenti a proporre tali misure sono il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il questore e il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, che a tal fine effettuano tutti gli accertamenti necessari ( art.17 e 19 ).

Il sequestro quindi viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ritiene che essi siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego ( art.20 ).

Adesso arriviamo al termine del procedimento, cui partecipano anche gli eventuali terzi interessati – proprietari o comproprietari – il sequestro dovrà essere confermato entro un termine prestabilito da un provvedimento di confisca ( artt.23 e 24 ).

A questo punto quello che bisogna sapere che la legge prevede anche il c.d, ” sequestro per equivalente “, che andrà anche ad interessare altri beni di valore analogo, quando il destinatario delle misure di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni sottoposti a sequestro ( art.25 ).

Abbiamo un’ipotesi particolare, disciplinata dall’art.12 sexies del decreto legge n° 306 del 1992 con le modifiche urgenti che vengono apportate al nuovo codice di procedura penale beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona, risulta essere titolare o avere la disponibilità, in valore sproporzionato al proprio reddito.

Vengono poi dettate delle disposizioni per l’annullamento delle intestazioni fittizie a terzi ( art. 26 ). I provvedimenti di prevenzione patrimoniale che prescindono dall’avvio dell’azione penale ( art. 29 ).

Passiamo adesso al provvedimento di sequestro dove viene nominato un amministratore giudiziario che ha il compito di custodire, conservare ed amministrare i beni, anche al fine di incrementarne la redditività, e di predisporre apposite relazioni; in tale attività è assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, alla quale è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado ( artt.35 – 39 ). Sulla base delle proposte avanzate, il giudice assume le direttive generali in ordine alla gestione dei beni ( art.40 ).

LA DESTINAZIONE DEI BENI CONFISCATI

Arriviamo adesso quando si arriva alla confisca definitiva dei beni che vengono acquisiti e aggiunti al patrimonio dello Stato ( art. 45 ). Sarà poi l’Agenzia a deliberare in ordine di destinazione del bene, versando al Fondo unicoper la giustizia le somme di denaro, ivi inclusi quelli derivanti dei beni

I beni immobili invece sono mantenuti al patrimonio dello Stato ( per finalità di giustizia, ordine pubblico o Protezione Civile o per essere direttamente ovvero possono essere assegnati in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa.

Le aziende invece sono mantenute nel patrimonio dello Stato: L’Agenzia a questo punto può destinare all’affitto ( a titolo oneroso o gratuito, ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata ), alla vendita oppure alla liquidazione, quando altre due possibilità risultino impraticabili.

I relativi proventi confluiscono anch’essi nel Fondo unico di giustizia ( artt.47 e 48 ). Le norme specifiche vengono dettate per la tutela dei terzi, per la verifica dei crediti ed il loro pagamento
( artt. 52 – 62 ).

I PROVVEDIMENTI ASSUNTI DALLE REGIONI

Esse sono ad integrazione della normativa statale e di queste vengono ricordate i numerosi provvedimenti assunte proprio dalle regioni che, nell’ambito delle leggi volte a contrastare la criminalità organizzata  e a favorire percorsi di legalità, che hanno approvato misure volte a favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati, soprattutto attraverso diverse forme di finanziamento ( contributi, fondi, di rotazione, fondi di ammortamento prestiti ) per mettere su tutti quei progetti che servono al riutilizzo dei beni confiscati.

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