SIGILLI AL PATRIMONIO DELLA MALA GRAVINESE. CONFISCATI BENI PER 100 MLN

Un’ altra confisca ha riguardato beni immobili e società di capitali utilizzate anche per il riciclo di denaro.

Una rete mafiosa estesa in tutta la provincia ma con la ” base ” a Gravina.

BENI IMMOBILI E SOCIETA’ DI CAPITALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO:

E’ il bilancio della maxi confisca di beni eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari nei confronti di un pluripregiudicato gravinese, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan ” Mangione – Gigante – Matera “, attivo non solo a Gravina ma anche nel circondario.

L’OPERAZIONE – I SIGILLI HANNO RIGUARDATO:

Beni riconducibili allo stesso ed ai suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi; oggi questo pluripregiudicato non risponde in prima persona del provvedimento in quanto non è più in vita. Si tratta di: – 153 unità immobiliari ( 96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini ) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate ( VA ), Monfalcone ( GO ), Monfalcone Calabro ( CS )

  • 6 società di capitali costituito da imprese edilizie;
  • 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima;
  • 36 rapporti bancari

LE INDAGINI PATRIMONIALI

avviate nel settembre del 2010, hanno consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha consentito nel 2011 e 2012 di seguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni:

  • febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente 98 unità immobiliare, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro
  • ottobre 2011 si aggiunge un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro:
  • gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto  di deposito;
  • giugno 2012 ancora un altro sequestro sempre a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto  da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro. Una cronologia che ha permesso agli investigatori  e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una ” vivace ” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizia che dovendo riciclare denaro ” sporco ” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.
  • L’ORGANIZZAZIONE – Quella di Gravina è un organizzazione malavitosa di stampo mafioso, che è fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dagli investigatori nel corso degli anni. Voglio ricordare ancora una volta su tutte le operazioni antimafia: ( ” Gravina ” e ” Canto del Cigno ” ), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che venivano riciclati attraverso società finanziarie  o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni immobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente ” attaccando ” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.
  • L’UTILIZZO DEI BENI:
  • Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro cosi’ consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto.
  • Sono state inoltre venduti ulteriori immobili, in tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.
  • REPORTER
    FREELANCER VALTER PADOVANO

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MURGIA, NUOVO COLPO AL TESORO DEI CLAN. SEQUESTRATI 23 MLN

Un nuovo colpo e’ stato sferrato al patrimonio realizzato con gli introiti di attività criminali del clan della murgia, principalmente di Gravina, che a lungo hanno spadroneggiato e che hanno dominato negli anni 80 e 90.

Beni immobili per circa 23 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri ad Altamura e Gravina su disposizione del Tribunale di Bari nell’ambito del ” pacchetto sicurezza “.

In particolare, un’altra sala ricevimenti ad Altamura, diverse aziende, terreni ed appartamenti.

E’ stata applicata ancora la normativa antimafia sulle misure di prevenzione patrimoniale.

Il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale ha eseguito un sequestro anticipato finalizzato alla confisca, a seguito di un provvedimento emesso dalla sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Bari ( collegio composto dal presidente Francesca La Malfa e dei componenti Marrone e Mattiace ) su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo.

Destinatario delle nuove misure patrimoniali è S.S., 57 enne di Gravina, con numerosi pregiudizi penali, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza.

Fu coinvolto nel 2001 nella maxi operazione antimafia ” canto del cigno ” perchè ritenuto ” compartecipe “, come braccio economico, della criminalità organizzata di Gravina ( clan Mangione, Gigante, Matera ).

Proprio a questi gruppi, soprattutto ai Mangione, che fanno capo i numerosi altri sequestri che si susseguono da un anno a questa parte e che hanno interessato ditte, immobili e società edili di Altamura, a Gravina invece villette in costruzione a Turi nonchè affari anche in altre regioni.

Un filone investigativo che si sta rivelando molto fecondo e che equivale ormai ad un patrimonio sequestrato complessivo che si avvicina ormai ai 100 milioni di euro.

Le indagini investigative effettuate hanno messo chiaramente a confronto dei redditi che dichiarava come anche l’ingente capacità e liquidità finanziaria dimostrata da S.S., capace di ottenere un notevole ritorno dagli investimenti, soprattutto in attività di ristorazione ma anche edili.

In pratica, secondo i carabinieri, venivano messe in atto operazioni di ” money laundering ” ( riciclaggio di denaro ) attraverso numerosi reinvestimenti di natura apparentemente lecita.

Da precisare che tali attività imprenditoriali continueranno con l’amministrazione giudiziaria sotto il diretto controllo del Tribunale di Bari.

Le misure di prevenzione, oltre a colpire direttamente i portafogli ed il patrimonio, mirano anche a restituire legalità e trasparenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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COMPRAVA AUTO CHE PAGAVA CON ASSEGNI SCOPERTI

Questa è un’ altra storia di cronaca nera.

Riusciva ad adocchiare sui Siti Internet specializzati l’auto perfetta dopo di che contattava il venditore, prendendo di li a poco l’appuntamento per visionare l’auto, cosi’ chiudeva il contratto pagando subito con assegni scoperti.

Adesso torna in carcere con l’accusa di truffa il presunto Gravinese VM, già sorvegliato speciale di 43 anni.

Chiaramente il suo nome era rimbalzato in cronaca l’ultima volta poco più d’un anno fa, quando fu sorpreso in compagnia di un suo amico considerato poco raccomandabile, cosi’ era stato tratto in arresto per violazione degli obblighi riconnessi al regime di sorveglianza speciale a cui era sottoposto.

Il noto soggetto VM era finito nei guai con la legge più volte in passato e nel maggio 2010, guadagnandosi l’appellativo di re della truffa, conquistandosi i titoli dei quotidiani nazionali dopo di che gli Agenti del Commissariato San Nicola a Bari, lo avevano spedito in cella ritenendolo l’autore di una serie di raggiri, che non si addicono a un pregiudicato, spacciandosi una volta per avvocato e un’ altra volta per Ispettore di Polizia, egli si presentava nei migliori negozi baresi – boutiques di abbigliamento, pescherie e altro – acquistando merce che poi pagava con assegni risultati clonati.

Il modus operandi o il copione cosi’ come lo vogliamo chiamare si sarebbe ripetuto, sia in un altro ambito merceologico.

Almeno secondo i carabinieri della stazione di Gravina in Puglia, al Mangione gli avevano notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Procura, dal GIP presso il Tribunale di Bari.

Secondo le contestazioni condensate nel provvedimento restrittivo, negli ultimi tempi il 43 enne VM avrebbe acquistato diverse auto, seguendo uno schema ben preciso – tipo cosi’ come l’avevano ricostruito gli inquirenti: una volta che aveva individuato Online l’automobile prescelta e gradita a lui per i propri gusti, il 43 enne VM prendeva immediatamente i contatti con il proprietario, il quale ignaro di tutto dopo che aveva richiesto un appuntamento e preso visione dell’auto da cedere di li a poco, veniva poi indotto ad effettuare senza nessuno indugio il passaggio di proprietà in favore dell’acquirente, che vinceva ogni possibile sospetto o titubanza della controparte saldando il conto molto velocemente, mediante consegna di assegni a questo punto l’unica nota stonata, erono i titoli bancari che sarebbero stati sempre sprovvisti… di provvista.

Insomma veri pezzi di carta straccia senza alcun valore, attraverso i quali poi per gli Investigatori, si consumava il raggiro ai danni dei fiduciosi venditori.

Tre delle automobili cosi’ acquistate sono state poi riconsegnate ai loro leggittimi proprietari.

Un’altra auto poi era stata rinvenuta nella disponibilità di un 35 enne residente in città. VR l’uomo già noto agli inquirenti, è adesso indagato per ricettazione e per questo sempre dal GIP barese nell’ambito della medesima inchiesta nelle prossime ore il Mangione e il Ruggero, assistiti dai propri legali, compariranno davanti ai Magistrati per rendere l’interrogatorio di garanzia ed offrire la propria versione dei fatti.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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CONFISCATI BENI PER 1,5 MLN A UN PREGIUDICATO DI GRAVINA

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito a Gravina in Puglia un provvedimento di confisca del valore di un milione e mezzo di euro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del 37 enne M.M. pregiudicato di Gravina, ritenuto appartenente al clan Mangione – Gigante – Matera attivo in quella cittadina e nei territori vicini.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

I beni confiscati erano stati già sequestrati nel gennaio del 2013 e restano sotto l’amministrazione del Tribunale di Bari.

A fronte di modesti redditi dichiarati, Mangione è risultato intestatario di una villa, costituita da quattro fabbricati, a Gravina in Puglia, e di due rapporti bancari.

La confisca odierna è il risultato di accertamenti, avviati nell’ottobre del 2012, che hanno evidenziato come il Mangione abbia mantenuto nel tempo un tenore di vita notevolmente superiore alle proprie reali possibilità finanziarie e di reddito.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAFIA, CONFISCATO IL TESORO DEL CLAN RESORT I LOCALI PER 50 MILIONI DI EURO

Questo procedimento era stato emesso dal Tribunale di Bari ed eseguito dai carabinieri nei confronti di un pregiudicato di 59 anni attraverso prestanomi che gestiva anche diverse società.

Negli anni scorsi per dovere di informazione un altro dei suoi beni ad Altamura gli era stato confiscato, il ristorante ” Parco dei Templari “, poi gestito per breve tempo dal noto chef Giancarlo Vissani.

Questa mattina all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un altro Decreto di confisca, per un valore di 50 milioni di euro, nei confronti del presunto pregiudicato 59 enne S. S. cassiere del clan ” Mangione – Gigante Matera ” molto attivo a Gravina in Puglia zone limitrofe, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Canto del Cigno “.

Il Decreto gli era stato disposto e notificato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

In cosa consistono i 50 milioni? il tesoretto era custodito da cinque aziende le due di costruzioni ” Soredilsrl “, con sede a Gravina in Puglia e ” Sorangelo Pasquale S.N.C. “ad Altamura soprattutto il ristorante di Altamura  ” Chocolat “, la sala ricevimenti di Venosa ” Potenza ” il ” Guiscardo ” poi diventata  ” Venusia ” ( e attualmente gestita da altri ) e la sala ricevimenti ” Hotel Sgarrone “, nel Resort di lusso  in Gravina in Puglia ” la ” Dimora del Barone ” meglio nota ai suoi ignari clienti come la ” Dimora dei Templari ” e ancora, 92 fabbricati e terreni, quote societarie, 29 rapporti bancari, 6 auto di grossa cilindrata ( tra cui una Mercedes ML, una Mercedes X6, una Mercedes CLK e una Mercedes CLS ), una moto ” Harley Davidson “.

Tutti i beni sequestrati a questo signore sono il frutto delle varie indagini fatte con dovizia Investigativa che portava a capire che questi beni erano intestati a S. o a moglie e figli..

Il provvedimento completa un’ articolata attività Investigativa iniziata nel 2011 che oltre ad avere consentito all’autorità Giudiziaria di emettere nel novembre di quell’anno un Decreto di sequestro anticipato dei beni ha permesso cosi’ di mettere la notevole sproporzione esistente tra l’esiguità sproporzionata esistente tra l’eseguità dei redditi dichiarati ed il rilevante impegno economico necessario per la realizzazione dell’enorme patrimonio, scoperta, nello stesso contesto, una fitta rete di compagini societarie formate con il metodo delle cosiddette ” scatole cinesi ” tutti riconducibili a Sorangelo che, per eludere le indagini, si era avvalso di molti prestanomi che lo hanno aiutato nell’attività delinquenziale.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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MAFIA. TOLTA AL BOSS ANCHE LA FERRARI SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO

Da oggi parliamo di sequestri di beni avvenuti in Puglia negli ultimi anni, grazie a capillari e attente indagini Investigative. Sono stati sequestrati alla mala di Gravina in Puglia un milione e mezzo di euro a tanto ammonta l’ulteriore sequestro antimafia nei confronti del Clan Mangione, disposto dal tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo ed eseguito questa mattina dai Carabinieri di Altamura.

Tra i beni sequestrati anche una ferrari e un audi divenuta auto blu del tribunale di Bari mentre la ferrari viene messa all’asta.

Solo poco piu’ di un mese fa, il 25 febbraio, la stessa organizzazione criminale era stata colpita da un provvedimento analogo, solo che in quell’occasione furono sequestrati 98 beni immobili, quattro società tre auto e depositi bancari in otto diversi Istituti di Credito per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Lo stesso clan aveva subito quattro mesi fa un altro maxi sequestro per circa dieci milioni. Ancora una volta principale destinatario della misura patrimoniale è Raffaele di Palma, 59 anni pluripregiudicato con precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato all’estorsione, al traffico illecito di sostanze stupefacenti, omicidio e usura è stato coinvolto, in questi anni nelle operazioni antimafia ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

L’indagine finanziaria a suo carico ( che nello scorso febbraio ha portato all’ingente sequestro – operazione ” secondopiano ” ) ha dimostrato che il tenore di vita e l’immenso patrimonio a disposizione del presunto boss, a fronte di esigui redditi dichiarati, non potevano che essere riconducibili a una attività criminale.

Oggi ” 01 aprile 2011 ” sono stati a Di Palma sequestrati numerosi oggetti in oro come orologi, gioielli, diamanti e altri preziosi  ( custoditi in un caveau ) per un valore di circa 50 mila euro, altri depositi bancari e assicurativi per poco più di un milione di euro, e due lussuose auto ( una nuovissima Audi A8  4.2 TDI  e una Ferrari 599 GTB ” Fiorano “.

REPORT

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L’OFFENSIVA DEI CLAN: IN PUGLIA UN ARCIPELAGO DI SETTANTUNO COSCHE

Adesso voglio parlarvi di un argomento che deve far riflettere tantissimo riguarda le varie cosche che si trovano qui in Puglia.

La rete è proprio fitta delle tante organizzazioni di criminalità tra la provincia di Bari, Foggia e Lecce, che sono state individuate nella regione dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nella sua relazione semestrale disegna un ritratto molto fosco d’un territorio preda della criminalità diffusa.

Il Primato lo ha Foggia con ben 18 clan, segue poi Bari con ben 12 clan uno scenario abbastanza frastagliato, e quindi per certi versi ancora più preoccupante; la Puglia, ha una costellazione di Clan capaci di riciclarsi: investendo le ingenti somme di denaro lucrato con le tradizionali fonti di finanziamento e tessendo una vera e fitta ragnatela di complicità e connivenze per garantirsi una facciata di legalità e si fa per dire.

Questo e quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata Pugliese.

Il dossier è stato trasmesso al Parlamento, si riferisce al secondo semestre del 2014 che racconta assetti e strategie delle cosche in Puglia che rimane una regione ad alto rischio.

La DIA precisa che si tratta di una ” realtà ” caratterizzata dall’esistenza di una pluralità di gruppi che interagiscono tra loro in equilibrio instabile “, ma gli Investigatori, ugualmente sono riusciti comunque a tracciare una mappa ben precisa e dettagliata per ogni spicchio di territorio: a Foggia e provincia sono presenti 18 organizzazioni criminali, a Bari 12 ( ma altre 14 nei paesi della provincia ), 7 nella BAT, 5 sono a Brindisi, 4 a Taranto, 11 a Lecce.

Uno scenario molto preoccupante, considerato che tra affiliati e cosiddetti ” favoreggiatori ” sono inevitabilmente migliaia i soldati reclutati dalla mafia.

Nella relazione vengono analizzate i nuovi affari della criminalità organizzata pugliese, che ha in parte accantonato dico solo in parte il contrabbando, non rinuncia al traffico di droga ma punta sul traffico di rifiuti, sull’infiltrazione nel sistema degli appalti e sulla pirateria alimentare.

Proprio la contraffazione dei prodotti tipici costituisce secondo la DIA uno degli affari principali delle cosche, una leva importante in un ingranaggio che muove un fiume di denaro e alimenta la nuova frontiera economica della criminalità organizzata.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BENI CONFISCATI ALLE MAFIE: SINTESI DELLE NORMATIVE STATALE REGIONALE

Adesso vi spiego un pò l’ambito della legislazione contro le mafie e le varie misure riguardanti i sequestri dei beni delle organizzazioni mafiose che rivestono una notevolissima importanza perchè volte a colpire il patrimonio accumulato illecitamente dalle organizzazioni criminali che io oserei dire che sono varie le organizzazioni mafiose e criminali.

Da questo punto di vista non si vuole tanto colpire il soggetto socialmente pericoloso quanto sottrarre i beni di origine illecita dal circuito economico dell’organizzazione criminale.

Queste misure di prevenzione, furono introdotte per la prima volta nel 1982 con la legge Rognoni – La Torre ( legge n° 646 del 1982 ) che furono oggetto nel corso degli anni di numerose modifiche al fine di superare tutte quelle difficoltà che venivano applicate per rendere molto più snelle ed efficaci le procedure.

Cercherò di sintetizzare i vari aspetti principali del codice antimafia ( decreto legislativo n° 159 del 2011 ) che, come detto, è il risultato dei diversi provvedimenti che si sono poi succeduti nel tempo e questo ha facilitato la comprensione dei testi in vigore ( quindi, anche per questo motivo la Commissione bicamerale di inchiesta sulla mafia sollecitò una revisione del codice antimafia proprio nelle sedute che si sono avute il 21 ottobre 2014 e quella subito dopo del 22 ottobre 2014 ). Da queste due sedute si arrivò al provvedimento in materia adottati dalle regioni.

I PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E CONFISCA

ai soggetti destinatari dei vari provvedimenti di sequestro e confisca sono, tra gli altri, gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, coloro che sono dediti abitualmente a traffici delittuosi ovvero che vivono abitualmente con proventi di attività delittuose ( art.16 ).

In caso invece di morte possono essere invece applicate anche nei confronti dei loro eredi o aventi causa ( art.18 ). Competenti a proporre tali misure sono il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il questore e il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, che a tal fine effettuano tutti gli accertamenti necessari ( art.17 e 19 ).

Il sequestro quindi viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ritiene che essi siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego ( art.20 ).

Adesso arriviamo al termine del procedimento, cui partecipano anche gli eventuali terzi interessati – proprietari o comproprietari – il sequestro dovrà essere confermato entro un termine prestabilito da un provvedimento di confisca ( artt.23 e 24 ).

A questo punto quello che bisogna sapere che la legge prevede anche il c.d, ” sequestro per equivalente “, che andrà anche ad interessare altri beni di valore analogo, quando il destinatario delle misure di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni sottoposti a sequestro ( art.25 ).

Abbiamo un’ipotesi particolare, disciplinata dall’art.12 sexies del decreto legge n° 306 del 1992 con le modifiche urgenti che vengono apportate al nuovo codice di procedura penale beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona, risulta essere titolare o avere la disponibilità, in valore sproporzionato al proprio reddito.

Vengono poi dettate delle disposizioni per l’annullamento delle intestazioni fittizie a terzi ( art. 26 ). I provvedimenti di prevenzione patrimoniale che prescindono dall’avvio dell’azione penale ( art. 29 ).

Passiamo adesso al provvedimento di sequestro dove viene nominato un amministratore giudiziario che ha il compito di custodire, conservare ed amministrare i beni, anche al fine di incrementarne la redditività, e di predisporre apposite relazioni; in tale attività è assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, alla quale è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado ( artt.35 – 39 ). Sulla base delle proposte avanzate, il giudice assume le direttive generali in ordine alla gestione dei beni ( art.40 ).

LA DESTINAZIONE DEI BENI CONFISCATI

Arriviamo adesso quando si arriva alla confisca definitiva dei beni che vengono acquisiti e aggiunti al patrimonio dello Stato ( art. 45 ). Sarà poi l’Agenzia a deliberare in ordine di destinazione del bene, versando al Fondo unicoper la giustizia le somme di denaro, ivi inclusi quelli derivanti dei beni

I beni immobili invece sono mantenuti al patrimonio dello Stato ( per finalità di giustizia, ordine pubblico o Protezione Civile o per essere direttamente ovvero possono essere assegnati in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa.

Le aziende invece sono mantenute nel patrimonio dello Stato: L’Agenzia a questo punto può destinare all’affitto ( a titolo oneroso o gratuito, ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata ), alla vendita oppure alla liquidazione, quando altre due possibilità risultino impraticabili.

I relativi proventi confluiscono anch’essi nel Fondo unico di giustizia ( artt.47 e 48 ). Le norme specifiche vengono dettate per la tutela dei terzi, per la verifica dei crediti ed il loro pagamento
( artt. 52 – 62 ).

I PROVVEDIMENTI ASSUNTI DALLE REGIONI

Esse sono ad integrazione della normativa statale e di queste vengono ricordate i numerosi provvedimenti assunte proprio dalle regioni che, nell’ambito delle leggi volte a contrastare la criminalità organizzata  e a favorire percorsi di legalità, che hanno approvato misure volte a favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati, soprattutto attraverso diverse forme di finanziamento ( contributi, fondi, di rotazione, fondi di ammortamento prestiti ) per mettere su tutti quei progetti che servono al riutilizzo dei beni confiscati.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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BENI CONFISCATI ALLE MAFIE, ECCO LA MAPPA OPEN DATA REGIONE PER REGIONE

Vorrei iniziare giusto per dare informazione nasce il portale www.confiscatibene.it

per monitorare aziende, immobili e altre proprietà sottratte alla criminalità.

Nel cuore della Toscana che faceva capo a V.P., considerato uno dei principali faccendieri di T.R. e dei fratelli Ganci. Da allora, da quel lontanissimo 1983, il numero di beni confiscati alla criminalità organizzata è aumentato notevolmente, ma stando ad atti e documenti ufficiali l’unica cosa certa è che non si sa con esattezza nè quanti siano, nè quando valgano, nè ancora con precisione come vengano riutilizzati.

Le inchieste e io aggiungo perchè muoiono le aziende sottratte alla mafia. Sei milioni all’Agenzia per costruire un database mai fatto.

OTTO ANNI FA IL ” MANDATO ” DI CONFISCA EUROPEO MA L’ITALIA NON HA ADERITO

Come dicevo otto anni fa l’Unione Europea ha predisposto un provvedimento ( decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio del 6 ottobre 2006 ) per l’esecuzione delle confische tra Paesi europei, il meccanismo è semplice: un Paese emette un decreto di confisca di un bene che si trova in un altro Paese, il quale a sua volta lo esegue con una procedura automatica.

Si tratta di uno strumento che potrebbe comportare giovamenti altissimi per contrastare la criminalità sul piano economico. Un’occasione che l’Italia però non ha ancora colto. Si legge nella ” Relazione sulla criminalità organizzata su base europea ” del 18 giugno 2014: ” non vi è chi non veda la grande importanza di questo strumento di cooperazione giudiziara internazionale che rende estremamente dinamiche procedure pur sempre attuabili ma che altrimenti richiederebbero tempi estremamente più lunghi. La decisione quadro di cui trattasi, risalente a quasi otto anni orsono, è già stata implementata da ben 21 Paesi su 28 dell’Unione Europea.

L’Italia non vi ha ancora provveduto unitamente a Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia e Regno Unito “.

IL RIUSO DEI BENI FRENATO DALLA BUROCRAZIA

Si è proprio cosi’ sempre più beni confiscati , sempre meno decreti di destinazione. La contraddizione emerge dalla Relazione sui beni confiscati presentata in Parlamento nel 2013. A fronte di una crescita costante di confische e, soprattutto, confische definitive, quest’ultime passate da 921 del 2009 a 2259 del 2012, non si è verificato un aumento di consegne di beni a enti, associazioni o forze dell’ordine.

Le confische con destinazione ( solo immobili e aziende ), che richiedono un apposito decreto da parte dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, sono addirittura in diminuzione.

Dall’apice dei 629 del 2009 si è scesi fino a 85 del 2012. ” Il che è quantomeno contraddittorio … “, si legge nella stessa relazione, aggiornata al 31 marzo 2013. Il rallentamento nel percorso di riconversione della villa di un boss o della fattoria di un narcotrafficante si traduce in una diminuzione di valore dei beni confiscati con destinazione.

Nel 2008 i Comuni avevano a disposizione immobili e aziende per un valore di 120,9 milioni di euro, passati ad appena 3 milioni nel 2012.

Anche lo stato ha perso tanto, scendendo dai 40 milioni e mezzo del 2008 ai 202mila euro del 2012. Complessivamente il valore dei beni confiscati con destinazione è crollato di ben 158 milioni in cinque anni.

Se facessimo un rapido calcolo, il valore medio di ogni bene è di appena 38mila euro nel 2012 ( era di 204mila euro nel 2008 ).

A NORD COME AL SUD, TRA METROPOLI E PERIFERIE, IL FENOMENO INTERESSA 94 PROVINCE ITALIANE SU 110

Quello che però emerge con certezza dai numeri è che la concentrazione dei beni confiscati è si al Sud ( Sicilia, Calabria, Campania, Puglia ) ma anche sempre di più nel Centro Nord ( Lazio, Lombardia, Piemonte )

QUANDO VALGONO I BENI? LE STIME TRA I 10 E GLI 80 MILIARDI

Sul valore economico dei beni, il valzer di stime è ricco di contraddizioni. L’ex direttore dell’Agenzia per i beni confiscati G.C. prima dichiarò all’ANSA un anno fa che il valore ammontava a 10 miliardi di euro, poi in Commissione Antimafia parlò di circa 30 miliardi, di cui 3 miliardi in contanti.

REPORT

FREELANCER VALTER PADOVANO

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ANTIMAFIA, PM CHE CATTURO’ ZAGARIA ATTACCA LIBERA: ” INQUINATA DA INTENTI ECONOMICI ” DON CIOTTI: FANGO, LO DENUNCIAMO “.

Catello Maresca, magistrato della Dda di Napoli punta il dito sulle cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità: ” C’è chi lo fa per i propri interessi “, dice in un intervista a Don Ciotti fondatore, sentito oggi in Commissione parlamentare: ” Le promuoviamo, ma non sono nostre. Cosi’ si fa il gioco delle mafie “, E denuncia: ” La nostra rete sotto attacco ” Bindi lo difende: ” Commissione vuole rilanciare l’antimafia, non delegittimarla “.

” Se un’Associazione, come libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica, e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che approfittando del suo nome per fare i propri interessi “.

L’attacco arriva da uno stimato pm antimafia, Catello Maresca, il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli che tra l’altro ha coordinato le indagini sui Casalesi e la cattura del boss Michele Zagaria.

In un’intervista il magistrato napoletano afferma ancora: ” Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili.

Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale .

L’affondo arriva nel giorno in cui Don Luigi Ciotti, il fondatore di libera è stato carriere personali coltivati approfittando della popolare etichetta dei movimenti antimafia, sull’onda di casi di cronaca per esempio Confindustria Sicilia e il magistrato palermitano Silvana Saguto, impegnata appunto sul fronte dei beni confiscati.

Libera ha comunque incassato l’immediata solidarietà del presidente della Commissione Rosy Bindi ( Pd ), secondo la quale le affermazioni di Maresca ” sono offensive ” assolutamente gratuite e infondate “.

Perchè il lavoro dei commissari è stato ” intrapreso nell’ottica di rilanciare l’antimafia, non per delegittimarla “.

DON CIOTTI: ” CHI GETTA FANGO FA GIOCO DELLE MAFIE “.

Durissima la reazione di Libera, a cominciare dallo stesso Don Ciotti, che ha definito le parole di Maresca ” sconcertanti “: ” Noi lo denunceremo questo signore, se quelle dichiarazioni saranno riportate domani in virgolettato. Quando viene distrutta la dignità di tanti giovani, io credo sia un dovere difenderli “. E ancora: ” Non ho rilasciato nessuna intervista neppure quando altri giornali ci hanno gettato fango addosso.

Le fonti vanno verificate, le parole non devono essere interpretate. I giornalisti che gettano fango fanno il gioco delle mafie “.

Il magistrato, però, non retrocede: ” Vedremo se sarà della stessa idea quando avrà l’intera intervista, che affronta il tema in modo più ampio “, dice Maresca ” poi vedremo in che sede dovremo confrontarci “.

IL NODO DEI BENI CONFISCATI: ” MA LIBERA NON LI GESTISCE “.

Il nodo è sempre quello delle cooperative sociali ai cui vengono affidati in gestione i beni immobili confiscati alle mafie, tema affrontato anche da Don Ciotti in Commissione: ” Le cooperative non sono di Libera le promuove “. E i beni sono assegnati, per realizzazione di attività sociali, dai Comuni ” con un bando, il fondatore di Libera ha spiegato: ” C’è un equivoco che qualcuno vuole attribuire a Don Ciotti: la capacità di concentrare beni e poteri economici.

Non è assolutamente cosi’. Libera gestisce solo sei strutture tra cui un piccolissimo appartamento a Roma “. Inoltre ” i fondi europei vanno agli enti locali, non a Libera. Che sia chiaro a tutti: per la gestione dei beni confiscati, Libera non riceve contributi pubblici “.

Libera non gestisce, ha sottolineato anche Fava, che ha bollato le dichiarazioni di Maresca come ” calunniose e ingenerose “.

LIBERA SOTTO ATTACCO

Libera è sotto attacco, ha sostenuto Don Ciotti. ” Oggi è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Insomma, ” le trappole dell’antimafia le abbiamo ben chiare mai come oggi “. Oggi, ” è in atto una semplificazione che mira a demolire con la menzogna il percorso fatto da Libera “.

Don Ciotti replica ancora ” che il tentativo di infiltrazione c’è ed è trasversale in Italia. Le nostre rogne sono cominciate con 17 processi in cui Libera si è costituita parte civile “.

Altri problemi, poi, ” sono nati con le cooperative. Ogni sei mesi noi chiediamo alla Prefettura di verificare […] facendo abbiamo scoperto che delle situazioni erano mutate e siamo dovuti intervenire noi – ha precisato – Sono 1600 le associazioni coordinate da Libera, alcune grandi e a livello nazionale “.

” Bisognerebbe incidere sulla normativa che prevede la destinazione dei beni confiscati, tenendo conto che possono e che devono avere un valore simbolico nella lotta alla mafia e quelli che invece non hanno e che vanno quindi venduti.

Scremando questo ” mare magnum ” di beni, se da 15mila diventano mille, questi possono essere distribuiti in maniera più ampia tra le diverse associazioni e a quel punto avere anche la possibilità di controllare la gestione e il vero utilizzo sociale.

Questo conporterebbe un vantaggio per tutte le ” serie ” organizzazioni antimafia, come Libera “.

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