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RIFIUTI IN PUGLIA, MONSIGNORE GALANTINO ACCUSA ANCHE QUI LA TERRA DEI FUOCHI

RIFIUTI IN PUGLIA, MONSIGNORE GALANTINO ACCUSA: E’ LA VERA TERRA DEI FUOCHI, PIU’ DELLA CAMPANIA

Per informazione come Reporter Freelancer vi inserisco questa pagina scottante. Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana invita i Sacerdoti a denunciare: ” Ancora non abbiamo trovato persone coraggiose che ci mettono impegno e la faccia per far uscire la verità “.

“Si sta scoprendo che la terra dei fuochi non è solo in Campania, ma anche nella mia Puglia ci sono schifezze sotterrate e forse anche maggiori rispetto a qui”. Lo ha affermato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo al 36esimo convegno diocesano ad Acerra (Napoli).

” Qui almeno le cose sono uscite fuori – ha aggiunto – sapete e quindi potete chiedere che sia fatto ordine.

Ma in Puglia ancora non abbiamo trovato persone coraggiose che ci mettono impegno e la faccia per far uscire la verità”.

Monsignor Galantino ha anche sottolineato che gli stessi prelati devono avere il coraggio di impegnarsi e denunciare.

“Se me ne sto per conto mio pensando che si tratta di una vicenda lontana dalla mia chiesa – ha proseguito – non faccio il mio dovere di prete.

  E ci sono prelati che per la loro sensibilità e coraggio sono stati isolati dalla stessa Chiesa per pigrizia.
Come don Ciotti, che sarà qui domani ( venerdì 9 settembre ): non pensate che sia stato sempre applaudito dalla Chiesa.
In molti lo indicavano come un prete sociale – ha concluso il segretario generale della Cei – come se Gesù non avesse avuto una sensibilità sociale”.
REPORTER
FREELANCER VALTER PADOVANO

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IL PENTITO CARMINE SCHIAVONE PARLA E DICE: VI SONO ANCHE DISCARICHE A BARI E FOGGIA

I VERBALI DEL PENTITO SCHIAVONE ” IN PUGLIA LE DISCARICHE DELLA CAMORRA ”

Il pentito della camorra napoletano rivela dall’uomo dei casalesi all’Antimafia ” per tutti gli anni ottanta la camorra ha usato alcune pattumiere. Una si chiamava Puglia “.

Lo ha raccontato nel 1997 il pentito Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare Antimafia in un verbale che è stato dissecretato.

Ma lo hanno confermato anche le indagini più recenti in tema di mafia e di rifiuti come ha spiegato in audizione di alcuni mesi fa l’ex Procuratore di Bari, Dr. Antonio Laudati.

” Parlavano spesso di Puglia – spiega il pentito – c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevano negli anni fino al 1990 – 1991.

Schiavone parla di ” Salento “, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia “.

Pochi i riferimenti precisi anche perché, dice, “il nostro era un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”.

Il traffico riguardava “sostanze tossiche, fanghi industriali, rifiuti di lavorazione, rifiuti radioattivi “.

Tutto materiale che veniva nascosto metri e metri sotto terra, dove ancora oggi è probabilmente conservato.

È bene ricordare che in alcune zone del Salento si registrano percentuali di malattie oncologiche assai superiori alla media.

Quei dati sono stati oggetto nei giorni scorsi di una riunione all’Istituto superiore di Sanità nella quale l’Arpa Puglia e il ministero hanno previsto un percorso comune: l’anomalia nei numeri c’è, ed è importante.

Bisogna trovare ora le cause. I rifiuti interrati potrebbero essere uno dei problemi.

Tornando alle dichiarazioni di Schiavone, il pentito ha parlato anche del “supporto” logistico dei clan locali: “In effetti – ha messo a verbale.

In Puglia, la Sacra corona unita non è mai stata nessuno. Era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi fu staccata.

C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel Brindisino operava un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capozona.

Con me operavano un certo Tonino ‘o Zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce”. Le parole di Sandokan sono però state integrare e in parte superate dal quadro tracciato nei mesi scorsi dal procuratore Laudati sempre in commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

È stato il magistrato a parlare del legame tra i casalesi e il foggiano. Se io devo smaltire un frigorifero e lo butto a Savignano Irpino – ha detto – rischio l’arresto nella fragranza.

Se mi sposto di un chilometro e mezzo, se mi va male prendo una contravvenzione.

Dove butta il frigorifero la criminalità organizzata?  Le indagini stanno verificando anche in questo caso ” sinergie ” criminalità locale e Casalesi. Ma c’è altro. Alcune aziende, “anche a partecipazione pubblica – ha detto Laudati – hanno avuto forme di condizionamento dalla criminalità organizzata sul modello di quello che è successo in Campania”.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SEQUESTRATA DISCARICA DI CONVERSANO. LEGAMBIENTE ALL’ ATTACCO

SEQUESTRO DISCARICA CONVERSANO

Per il sequestro della discarica di Conversano Legambiente ci fa sapere che esprime preoccupazione per un possibile inquinamento.

Quindi chiede alla Regione Puglia una convocazione urgente per l’osservatorio rifiuti per monitorare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in Puglia.

Oltre alle conseguenze di tali comportamenti che possono portare ad illeciti determineranno, non solo delle ripercussioni sulla salute dei cittadini e questo è dimostrabile ma anche a causa di un eventuale disastro ambientale dovuto certamente al possibile inquinamento della falda – ma anche quello legato allo smaltimento dei rifiuti della discarica di Conversano che, ora, saranno condotti altrove con un innalzamento notevole dei costi di gestione.

 In Puglia purtroppo vi devo far sapere che sono ancora basse le percentuali di raccolta differenziata, sono ancora tanti i rifiuti indeferenziati che vengono smaltiti in discarica.

È perentorio Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia all’ indomani dell’operazione condotta dai Carabinieri del Noe e della Guardia Costiera che ha portato il gip del Tribunale di Bari, Dr.ssa Annachiara Mastrorilli al sequestro preventivo senza facoltà d’uso della discarica di Conversano in contrada Martucci.

In questi anni Legambiente, attraverso i circoli di Mola di Bari e Conversano, è sempre stata in prima linea sul fronte della discarica in Contrada Martucci, evidenziando, tra le altre cose, il mancato decollo della raccolta differenziata porta a porta secco/umido nei ventuno Comuni che smaltiscono nella discarica di Conversano.

«Chiediamo alla Regione Puglia, alla luce di ciò che sta accadendo a Conversano, di convocare quanto prima l’Osservatorio Regionale Rifiuti, istituito con legge regionale 36/2009, al fine di monitorare la corretta gestione del ciclo di rifiuti in Puglia».

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE UNA DISCARICA

CONVERSANO: EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE RIFIUTI PERICOLOSI

Un ex dipendente di una ditta che gestiva le fasi di post-gestione dell’impianto della discarica in contrada martucci , dopo aver rubato una ruspa dal sito della discarica ha raggiunto un fondo distante un chilometro e a cominciato a scavare portando alla luce rifiuti sepolti nel terreno.

Poco dopo i carabinieri l’hanno bloccato e arrestato. Non si sa bene se l’uomo con questo gesto eclatante abbia voluto fare scoprire una nuova discarica per vendicarsi e ha pensato bene di rubare la ruspa.

I carabinieri come già detto l’hanno bloccato e arrestato con l’accusa di furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’uomo, secondo quanto dichiarato agli inquirenti, ha denunciato inoltre di conoscere altri luoghi in cui si sono verificati altri episodi di smaltimento illegale di rifiuti.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del NOE, i rifiuti sversati illegalmente nel territorio di Conversano emettevano un odore nauseabondo.

Una vicenda al vaglio delle autorità competenti, di Comune, Provincia e Arpa. La situazione di notevole gravità.

Questo incredibile fatto, coincide con la presentazione di Legambiente e ARPA Puglia de “I numeri dell’Ecomafia”, che si terrà venerdì 30 marzo 2011 alle ore 10.30 presso la Direzione Generale di Arpa Puglia durante la quale interverranno Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Massimo Blonda, Direttore Scientifico Arpa Puglia e Alberto Bigi, Direttore Divisione Generazione Sorgenia S.p.a.

Il nuovo percorso di educazione ambientale su “I numeri dell’Ecomafia” che si terrà nell’ambito di EnergyLab, il laboratorio didattico regionale progettato e realizzato da Legambiente Puglia ed Arpa Puglia, grazie al contributo di Sorgenia, con il patrocinio degli Assessorati alla Qualità dell’Ambiente e al Diritto allo Studio della Regione Puglia e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Attraverso una mostra e un opuscolo, saranno illustrati ad alunni ed insegnanti i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, con particolare riferimento al ciclo illegale dei rifiuti in Italia e in Puglia, al ciclo illegale del cemento ma anche al racket di animali e all’archeomafia. Durante la conferenza stampa, saranno presentati anche i tre episodi di Eco Warriors, il videogioco educativo sull’ecomafia.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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UN ACCORDO SIGLATO TRA IL COMITATO E IL COMUNE DI POLIGNANO A MARE PER LA CHIUSURA DELLA DISCARICA MARTUCCI

SI E’ ARRIVATI A UN ACCORDO TRA IL COMITATO E IL COMUNE DI POLIGNANO PER LA CHIUSURA DELLA DISCARICA MARTUCCI

MOLA – Si sta continuando a tentativi  nell’opera incessante di allargamento del fronte dei partecipanti alla ricerca della verità sui possibili inquinamenti derivanti dalla discarica Martucci e della tutela della salute pubblica, il Comitato ha incontrato, lo scorso venerdì 10 maggio, l’Amministrazione Comunale di Polignano.

Un incontro intenso e fruttuoso, che ha visto ampie convergenze sull’analisi della situazione attuale, soprattutto dopo i risultati scaturiti, e resi pubblici, dalle indagini della Procura della Repubblica di Bari su quanto avvenuto in contrada Martucci nel corso degli oltre trent’anni di esercizio di discariche, più o meno controllate e autorizzate; ma soprattutto si è convenuto sulle iniziative da intraprendere per ottenere dati concreti ed avere maggiori certezze sui fenomeni in atto e possibilmente scongiurare danni o aggravamento di danni già presenti.

A tal fine l’Amministrazione Comunale di Polignano, nelle persone del Sindaco Domenico Vitto, dell’Assessore all’ambiente, Daniele Simone, e della Presidente della Commissione Consiliare per la sanità, Tina Lofano, si è impegnata a far eseguire, con proprie risorse, analisi delle acque di falda nel proprio territorio, in contraddittorio con i dati ufficiali ( già definiti falsi nelle intercettazioni telefoniche ) dell’ARPA, a richiedere alla ASL i dati epidemiologici riguardanti i propri cittadini, a costituirsi parte lesa nei confronti degli autori dell’eventuale disastro ambientale, ma ha anche offerto la propria disponibilità a partecipare alle manifestazioni in programma del Comitato cittadino molese ed eventualmente ad emanare apposite ordinanze sindacali, laddove risultassero positive le analisi effettuate in proprio e certificate dai laboratori a cui si rivolgeranno.

Il Comitato non può che plaudire alla prontezza e chiarezza di assunzione di impegni seri e concreti da parte del Comune di Polignano che, se trovasse sponda anche nelle altre Amministrazioni interessate, a cominciare dalla nostra Mola e includendo anche Conversano e Rutigliano, non potrà che gettare una vivida luce nel buio dei misteri di contrada Martucci e appagare la sete di conoscenza della reale situazione ambientale/sanitaria, con gli eventuali e relativi provvedimenti da adottare.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA DISCARICA DI CONVERSANO IN CONTRADA MARTUCCI: DISASTRO AMBIENTALE

CONVERSANO: E’ UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO

28 Febbraio 2017 Il PM Dr. Pisani chiede finalmente delle condanne per 9 imputati se pur lievi per danni e disastro ambientale causati dalla discarica Martucci nel barese.

Le Associazioni Ambientalistiche come Legambiente e WWF hanno deciso di costituirsi  parte civile al processo insieme Ministero dell’Ambiente e gli Enti locali del territorio.

Il PM barese Dr. Baldo Pisani  ha chiesto nove condanne a pene comprese fra i 22 e i 24 mesi di reclusione per altrettanti imputati nel processo sul presunto disastro ambientale causato dalla discarica di Conversano, in contrada Martucci, sotto sequestro da quasi tre anni.

Nel processo, che si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al GUP Dr. Antonio Diella, sono imputati i titolari e tecnici della Lombardi Ecologia srl, proprietaria della discarica, i componenti della commissione di collaudo regionale che avrebbero omesso i controlli e l’amministratore della società Progetto gestione bacino Bari 5 che gestisce l’impianto.

Le indagini dei carabinieri del Noe che sono intervenuti hanno rilevato che la vasca utilizzata per anni per la raccolta dei rifiuti ( anche pericolosi e non autorizzati ) non sarebbe stata realizzata secondo il progetto e le norme di legge: in particolare sarebbe stata usata una quantità inferiore di argilla e questo avrebbe provocato l’infiltrazione del percolato nel sottosuolo.

Così la falda sarebbe stata inquinata e, di conseguenza, anche i terreni agricoli dell’area.

Nel procedimento si sono costituiti parti civili il ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, nove Comuni, Legambiente e WWF, che hanno chiesto la condanna degli imputati a risarcimenti.

Per la realizzazione della discarica di contrata Martucci gli stessi imputati sono già a processo per i reati, a vario titolo contestati, di falso ideologico, omissione di atti di ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture e gestione di rifiuti non autorizzata.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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LA LETTERA REDATTA DA FRANCESCO ZAZZERA CI INVITA A RIFLETTERE SUL CASO DI DIPALO FRANCESCO

LA LETTERA DI PIERFELICE ZAZZERA CI INVITA A RIFLETTERE SULLA VICENDA DI FRANCESCO DIPACE

Inserisco la lettera del politico di ” Italia dei Valori ” Pierfelice Zazzera.

La lettera giunta in redazione a firma di Pierfelice Zazzera, deputato per l’Italia dei valori, espone il caso clamoroso di Francesco Dipalo, un imprenditore altamurano incappato come molti nel giro di racket. Dipalo, dopo anni di pagamenti di pizzo, ha finalmente trovato il coraggio di denunciare i propri estorsori e oggi è un testimone di giustizia. La sua storia si incrocia con quella del fratello Alessio, titolare di una nota radio di Altamura, ferocemente malmenato da esponenti della mala locale per aver denunciato i malaffare e la malapolitica legati all’ecomafia. Di seguito la versione integrale della lettera di Pierfelice Zazzera Cari amici, Francesco Dipalo è un imprenditore altamurano di forniture sanitarie che ha fatto arrestare i propri estorsori perché gli imponevano il pizzo. Per questo gesto civile è stato minacciato ed è finito nel programma di protezione provinciale insieme a tutta la famiglia. Da alcuni mesi gli viene riconosciuto lo status di testimone di giustizia. Francesco Dipalo è anche fratello di Alessio titolare della nota radio di Altamura, Radio Stereo Regio, che quotidianamente dalle sue frequenze denuncia il malaffare e la malapolitica, parla di ecomafia e di interessi criminali intorno alla politica altamurana, denuncia i legami di un maresciallo dei Carabinieri con il chiacchierato imprenditore dei rifiuti Carlo Dante Columella. Alessio parla dell’infedeltà allo Stato di uomini delle forze dell’ordine. Per questo Alessio Dipalo, il dj della Murgia, è stato picchiato selvaggiamente da due esponenti legati alla mala barese ed è tra quelli che ha contribuito con la sua testimonianza ad imprimere una svolta all’inchiesta condotta dalla PM Desirèe Digeronimo, la quale sta svelando i rapporti tra politica, affari e criminalità intorno alla sanità pugliese. Alessio e Francesco Dipalo sono due esempi di cittadini normali, ai quali lo Stato dovrebbe dire grazie, e invece sono derisi, isolati, minacciati. Come è accaduto a Francesco Dipalo il 7 settembre 2009 quando si è recato presso la locale stazione dei Carabinieri per ritirare l’ennesima denuncia per minaccia. Uomini in divisa – racconta la moglie – lo hanno provocato, hanno insultato lui e il fratello; una voce di troppo e ne è nata una colluttazione tra Francesco Dipalo e il Maresciallo Logiudice. Francesco Dipalo sarebbe stato portato di peso in caserma; rinchiuso in una stanza dove sarebbe stato malmenato fino allo svenimento; avrebbe chiesto soccorso ma gli sarebbe stato negato; avrebbe chiesto un avvocato, perché nel frattempo gli è stato notificato un mandato di cattura per aggressione a pubblico ufficiale, ma anche questo gli sarebbe stato negato. Francesco lo stavano trasferendo presso la Casa Circondariale di Bari, se non avesse detto di essere un Testimone di Giustizia. Il magistrato ha deciso per gli arresti domiciliari. L’umiliazione lo ha spinto al tentativo di suicidio. Francesco viene fatto passare per pazzo, in realtà è un cittadino disperato per la giustizia negata. Francesco ha fatto solo il suo dovere, ma lo Stato lo ha arrestato. Pierfelice Zazzera, deputato Italia dei valori

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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INTERROGAZIONE ALLA CAMERA SUL CASO DI DIPALO FRANCESCO PER L’AGGRESSIONE IN CASERMA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA ALLA CAMERA IN COMMISSIONE PRESENTATA DA ZAZZERA PIERFELICE ( ITALIA DEI VALORI )

Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-01841 presentata da PIERFELICE ZAZZERA lunedi’ 28 settembre 2009, seduta n.221 ZAZZERA. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che: all’interrogante risulta che il giorno 7 settembre 2009, presso la caserma dei Carabinieri di Altamura (Bari) si sia verificata una colluttazione tra Francesco Dipalo e il Maresciallo dei Carabinieri Lo Giudice; Francesco Dipalo e’ un imprenditore di sanitari piu’ volte minacciato e che ha denunciato esponenti della criminalita’ per le estorsioni subite dal 2001 al 2003; il 4 settembre 2009 Francesco Dipalo si e’ recato alla caserma dei Carabinieri di Altamura per denunciare l’ennesima minaccia ricevuta; Francesco Dipalo, il quale da qualche tempo ha ottenuto lo status di testimone di giustizia, e la famiglia rientrano in un programma di protezione, ma la tutela garantita loro non sarebbe sufficiente a preservarli da pressioni e minacce; il testimone di giustizia e’ il fratello del giornalista e conduttore di Radio Regio Alessio Dipalo, il quale durante la sua trasmissione radiofonica tratta di problematiche ambientali e di ecomafia, non risparmiando di citare i nomi e cognomi delle persone delle quali e’ provato il coinvolgimento in reati legati allo smaltimento del traffico di rifiuti. Proprio a causa di tale attivita’, il giornalista in passato ha subito aggressioni e atti intimidatori; Alessio Dipalo e’ uno dei teste chiave dell’inchiesta giudiziaria sulla sanita’ in Puglia condotta dal sostituto procuratore antimafia Desire’e Digeronimo e che riguarda i rapporti tra l’assessore regionale alla salute Alberto Tedesco con l’imprenditore Carlo Dante Columella e alcuni esponenti della criminalita’ organizzata; proprio il timore di ulteriori condizionamenti avrebbe convinto il testimone di giustizia a recarsi dai Carabinieri il 7 settembre 2009, per ritirare la denuncia depositata qualche giorno prima; in particolare, risulterebbe che in quell’occasione, seduto in una vettura parcheggiata davanti alla Caserma, vi fosse il Maresciallo Lo Giudice, persona denunciata diverse volte da Alessio Dipalo attraverso i programmi della sua radio; il Maresciallo Lo Giudice, in borghese, avrebbe rivolto con dei gesti delle offese all’uomo, il quale avrebbe replicato con tono alterato: «cosa vuoi da me, non basta quello che a causa tua sto subendo in questi anni, sapevo che eri stato sospeso dal servizio e invece ti ritrovo qua e mi offendo con quei gesti, ma cosa vuoi da me, io non sono Alessio»; anziche’ ricevere soccorsi, risulterebbe che il testimone di giustizia sia stato portato di peso dal Maresciallo e da un altro Carabiniere in una stanza della Caserma, e li’ sia stato picchiato e umiliato; in seguito alle percosse subite l’uomo sarebbe svenuto e cadendo, avrebbe sbattuto la testa per terra. Una volta ripresosi avrebbe chiesto di essere portato in ospedale o comunque l’assistenza di un medico, cosa che gli sarebbe stata negata; gli sarebbe stata negata anche la possibilita’ di contattare telefonicamente l’avvocato e il servizio centrale di protezione per informarli dell’accaduto; nel frattempo pero’ il Maresciallo Lo Giudice si sarebbe recato in ospedale ove avrebbe ottenuto un certificato medico con prognosi di tre giorni; sulla base di tale certificato Lo Giudice avrebbe inoltre ottenuto un mandato di arresto in carcere per aggressione a pubblico ufficiale; Francesco Dipalo dopo essere stato tradotto agli arresti domiciliari il 9 settembre 2009 ha tentato il suicidio -: se i gravi fatti descritti nella presente interrogazione corrispondano al vero e in caso affermativo, quali provvedimenti urgenti il Ministro intenda adottare al fine di preservare l’incolumita’ del testimone di giustizia vittima dei succitati atti di violenza e quali iniziative intenda adottare nei confronti dei soggetti facenti parte dell’arma dei Carabinieri di Altamura resosi complici dell’aggressione ai danni del testimone di giustizia; se il trattamento che le forze dell’ordine sono tenute a garantire ad un testimone di giustizia inserito in un programma di protezione sia compatibile con quello riservato al soggetto della premessa, e in caso negativo, quali provvedimenti intenda adottare nei confronti dei responsabili di eventuali inadempienze o irregolarita’. (5-01841)

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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E’ TORNATO A CASA L’IMPRENDITORE SCAPPATO VIA DI CASA A NATALE

ALTAMURA, E’ TORNATO A CASA IL TESTE SCOMPARSO A NATALE

E’ tornato a casa spontaneamente Dipalo Francesco che aveva fatto perdere le proprie tracce a Natale.

E’ tornato a casa il testimone di giustizia Francesco Dipalo, l’imprenditore che raccontò il malaffare ad Altamura di cui non si avevano più notizie dal giorno di Natale.

L’uomo ha fatto ritorno spontaneamente nell’abitazione nella località protetta in cui vive da tempo con la famiglia, informando subito le forze dell’ordine.

Confermata, quindi, l’ipotesi investigativa dell’allontanamento volontario. Nei prossimi giorni Dipalo sarà ascoltato dalla PM Antimafia Desirée Digeronimo che indagava sulla sua scomparsa per spiegare le ragioni dell’allontanamento.

Dipalo vive in una località protetta con moglie e figli dopo essere entrato nel programma di protezione dei testimoni, per aver denunciato il meccanismo del racket delle estorsioni di cui era stato vittima. Era stata la moglie a denunciarne la scomparsa.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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FRANCESCO DIPALO RITORNA DOPO ESSERE SCAPPATO VIA. SALE SU UN TRALICCIO DELL’ALTA TENSIONE PER PROTESTA

FRANCESCO DIPALO E’ SALITO SU UN TRALICCIO DELL’ALTA TENSIONE IN SEGNO DI PROTESTA

L’imprenditore altamurano che si trova in una località segreta come testimone di giustizia, lui stesso racconta in una lettera da lui fatta a Giorgio Napolitano raccontandogli disagi e le difficoltà che è costretto ad affrontare tutti i giorni insieme alla sua famiglia.

Francesco Dipalo, si trova in una località protetta e segreta come testimone di giustizia, è salito su un traliccio dell’alta tensione per protesta.

Lui dice che non ” scenderà sino a quando gli sarà concesso e garantito che i suoi familiari siano trattati da persone civili e non come bestie “.

Lo stesso giorno Dipalo ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in cui lui riferisce le difficoltà e i disagi che  prova insieme alla sua famiglia e tutto quello che sta patendo.

” PUBBLICO INTEGRALMENTE LA LETTERA ”

Ill.mo Gentile Presidente, le parlo della mia drammatica situazione di testimone di giustizia.

La mia storia purtroppo non è diversa da quella di altri testimoni di giustizia, che per senso civico o sensibilità istituzionali, hanno sentito il dovere di testimoniare esponendo me e la mia famiglia alle ritorsioni delle organizzazioni criminali.

Sono stato inserito, unitamente ai miei familiari nello speciale programma di protezione nel dicembre del 2009 su richiesta dal Pubblico Ministero titolare delle indagini, la Dott.ssa Desirè Digeronimo della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Direzione Nazionale Antimafia la mia testimonianza è stata determinante per il rinvio a giudizio di un organizzazione criominale che per anni imperversava ad Altamura, in provincia di Bari.

Inoltre i Giudici del riesame del Tribunale di Bari hanno di recente emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutti gli imputati, disponendo per uno di loro ” sequestro dei beni per oltre 35 milioni di euro.

Lei, Signor Presidente, si ricorderà di Altamura perchè è stato in visita ufficiale il 1 ottobre del 2009 in quel periodo io ero già sottoposto a programma di protezione nella mia città prima di essere trasferito in località protetta.

Devo premettere che io ho un fratello giornalista, Alessio, che da anni denuncia pubblicamente le collusioni tra criminalità organizzata, politica e imprenditoria deviata, ed è stato vittima anch’egli di brutali aggressioni da parte del clan, un collaboratore di giustizia ha dichiarato agli inquirenti che “ lo dovevano sparare ”.

In occasione della sua visita io e mio fratello siamo stati controllati a vista per tutta la durata della sua permanenza ad Altamura, io dagli uomini del nucleo operativo protezione Puglia e mio fratello da uomini della Digos a bordo di una moto di grossa cilindrata, identificati dalla locale Guardia di Finanza su richiesta di intervento di mio fratello, perché aveva notato di essere costantemente seguito.

Bene, Signor Presidente, mentre le autorità locali hanno disposto questi provvedimenti a nostro carico, Lei, in assoluta inconsapevolezza e buona fede, ha stretto la mano a alcuni dei principali imputati del procedimento penale in corso in cui io e mio fratello ci siamo costituiti parte civile e nel quale sono testimone di giustizia.

Ovviamente questi provvedimenti sono stati applicati per evitare che io o mio fratello potessimo in qualche modo avvicinarLa. Aspettiamo ancora di sapere chi ha ordinato quei provvedimenti nei nostri confronti.

Quando sono stato condotto in località segreta con mia moglie e i miei tre figli di 30, 25, e 23 anni, mi sono subito reso conto che eravamo stati affidati a funzionari dello Stato privi di sensibilità e di umanità. Arrivati a destinazione ci hanno sistemato in una struttura ricettiva dove per ben sei mesi siamo stati lasciati senza documenti e senza tessere sanitarie.

Gli uomini del Nucleo Operativo di Protezione ci hanno dettato delle regole da seguire, tra le quali le più rigide erano quelle di non rivelare a nessuno, neanche ai parenti più stretti dove eravamo. Prima di partire io ero in procinto di essere sottoposto ad un intervento chirurgico e avevo esposto agli uomini della protezione questa mia esigenza. Per ben sei mesi nessuno ha fatto nulla e siamo stati lasciati letteralmente soli senza documenti e tessere sanitarie.

Le mie condizioni erano peggiorate e non potevo più muovere la gamba sinistra. A nulla sono valse le varie richieste di aiuto il tal senso al Nucleo Operativo di Protezione.

Non potevo andare al pronto soccorso perché privo di documenti e perché mi avevano obbligato di non rivelare a nessuno la mia reale identità compreso ai pubblici ufficiali. Questa situazione è andata avanti per mesi e i dolori ormai erano insopportabili.

Poi mi sono rivolto a uno specialista a pagamento che mi ha prescritto una cura in attesa di essere sottoposto a intervento chirurgico.

Le cure mediche avevano dei costi è ho fatto presente al Nucleo Operativo di Protezione che avevo assoluta necessità di acquistare i farmaci.

Mi hanno risposto che non c’erano soldi e che dovevo arrangiarmi. Chiaramente non potevo chiedere aiuto ai miei parenti perché, per farmi inviare i soldi, avrei dovuto rivelare la località segreta e conseguentemente mi avrebbero revocato la protezione.

La minaccia della revoca della protezione è sempre costante da parte dei funzionari del Ministero dell’ Interno.

Ill.mo Signor Presidente, per far fronte alle cure sanitarie io e mia moglie abbiamo dovuto impegnare le fedi nuziali e l’oro che avevamo con noi al banco dei pegni e il Servizio Centrale di Protezione non ci ha mai più messo nelle condizioni di poterle riscattare.

I fatti che Le ho appena esposto, sono stati da me dettagliatamente riferiti alla Commissione Centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione presso il Ministero dell’Interno, presidente della commissione era il Sottosegretario on. Alfredo Mantovano.

Ill.mo Signor Presidente, sono trascorsi tre anni da quel tragico episodio, e nulla è cambiato, anzi la situazione è peggiorata e ha travolto anche i miei familiari.

Perché anche loro devono pagare per le mie scelte di aver denunciato? Mia moglie e i miei figli sono già state vittime di brutali pestaggi da parte delle persone da me denunciate e non è giusto che continuino a soffrire.

Il.mo Signor Presidente, essere sottoposti a programma di protezione provoca inevitabilmente effetti devastanti a livello emotivo e psicologico e non si è sufficientemente assistiti rispetto al trauma subito. Il comportamento dei funzionari del Servizio Centrale di Protezione ha anche contribuito pesantemente a compromettere il futuro affettivo dei miei figli.

Ci sentiamo abbandonati dallo Stato, quello Stato in cui ho sempre ostinatamente creduto nonostante le ritorsioni subite. Non si può suggerire a commercianti, artigiani, imprenditori vittime del racket a denunciare per poi abbandonarli al loro destino. Non è giusto.

È stato negato a me e ai miei familiari anche il diritto al voto perché non ci sono i soldi per organizzare la nostra trasferta nel comune di residenza.

Tutto questo in piena violazione dell’ art. 48 della nostra costituzione. È da mesi ormai che presento istanze al Servizio Centrale di Protezione, ho inviato raccomandate alla Commissione Centrale, ho inviato decine di mail alla segreteria del Ministro Cancellieri, nessuno mi ha mai risposto.

Non rispondono più neanche ai Carabinieri della mia scorta, che stanno vivendo da vicino la mia drammatica situazione.

Nei giorni scorsi un funzionario del Nucleo Operativo di Protezione ha riferito testualmente: “Ti puoi anche mettere una corda al collo, a Roma non ti risponderà mai nessuno”.

Ill.mo Signor Presidente, io non mi metto la corda al collo perché amo profondamente mia moglie e i miei figli.

Ill.mo Signor Presidente, tutto questo non può e non deve più continuare, lo Stato mi deve rendere degno per quello che ho fatto sacrificando la mia famiglia, me stesso e la mia azienda, e non può continuare ad umiliarci. Per questo Le chiedo Signor Presidente di intervenire.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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