GRANDE GIORNO! VIENE ASSOLTO IL PINAROLESE RICCARDO RAVERA

ASSOLTO IL PINAROLESE RICCARDO RAVERA ” ARCIERE ” AVEVA ARRESTATO TOTO’ RIINA. GIUDICI CONTRO I TEOREMI

05/12/2017 – Oggi è un gran giorno per l’Italia, per ” Arciere ” Riccardo Ravera con il quale nel 1993 con il Capitano Ultimo aveva messo le manette al capo dei capi, Toto’ Riina.

Oggi è un gran giorno anche per l’ex Crimor per chi ha voluto fermare la Crimor, per chi ha voluto cancellare la Crimor, per chi ha voluto distruggere la Crimor e i suoi uomini.

La Crimor resterà per tutti il simbolo della lotta alla mafia. Sicuramente ne uscirà sconfitta anche la mafia e per chi ha tentato di affondare ” Ultimo ” con tutti i suoi ragazzi valorosi bèh, oggi devono sapere che non sono riusciti ne a sconfiggerli e ne ad affondarli.

Ne escono sconfitti sicuramente chi voleva essere primo, per chi voleva comandare, per chi voleva la noterietà per far carriera. Costoro hanno perso.

Oggi è anche un bel giorno per la vera giustizia e per quei Giudici che si erano basati solo sui teoremi ma non sui fatti cioè le carte con le prove, questo sicuramente fa onore all’Italia.

Si la notizia è vera è stato davvero assolto! giustamente in questi casi il condizionale è d’obbligo e ci viene spontaneo dire a questo punto ” e adesso chi ripaga il Maresciallo Aiutante, Sostituto di Pubblica Sicurezza dei Carabinieri, Riccardo Ravera ” Arciere ” colui il quale nel 1993 con il Capitano Ultimo aveva messo le manette al capo dei capi della mafia, Toto’ Riina?

Chi ripagherà Ravera dell’arresto, avvenuto nella sua casa di Piscina il 17 Marzo 2008? Un arresto che ieri 05/12/2017 si era dimostrato errato, farlocco, figlio basato per i giudici solo su teoremi o, forse della conseguenza di altre motivazioni che vanno al di là di un semplice teorema giudiziario.

Un ” alto livello ” che aveva già coinvolto, negativamente il Capitano Ultimo, ovvero colpiti, ma non affondati, alcuni carabinieri che avevano agito seguendo la giustizia.

Il coraggio di non proteggere Riina, il coraggio di agire a dispetto dei Servizi Segreti, dei politici, degli ” alti comandi ” con l’unico vero scopo di consegnare alla giustizia un sanguinario mafioso.

Questo è Riccardo Ravera un Maresciallo dei Carabinieri che ha subito un arresto, una condanna in primo grado nel 2011 e una gogna mediatica indecente.

Un militare che ha sempre fatto il suo dovere, con professionalità, competenza e coraggio.

Quello stesso coraggio che gli ha permesso di affrontare un arresto, il carcere ai domiciliari, subire 30 udienze in Tribunale a guardare sempre dritto negli occhi tutti: dai PM che lo accusavano, ai cittadini che incontrava per strada.

Ieri, i Giudici Prunas Tola, Ceravone, Rivello della Corte d’appello di Torino, 4 Sezione, hanno assolto Riccardo Ravera ribaltando la sentenza del 2014.

Assolto dall’accusa di falso, di aver preparato una falsa relazione su un furto di mobili avvenuto nella palazzina di Caccia di Stupinigi nel 2004.

Furto organizzato da un gruppo di Sinti di Carmagnola. Ravera, da bravo investigatore, era riuscito a individuare in Adraino Decolombi una “ fonte ” ( fu redatta una relazione interna su questa vicenda ) per risalire agli autori del furto e al ritrovamento dei mobili antichi.

( Operazione che avvenne grazie a un incessante lavoro investigativo fatto con competenza.

Forse Ravera era troppo bravo in un mondo di mediocri ).   Lo stesso Decolombi ( coinvolto nella vicenda ) confermò quanto dichiarato da Ravera.

Ieri dei Giudici hanno firmato una sentenza che fa onore all’Italia, Giudici che non si son basati su teoremi ma sui dati di fatto, sulle carte. Dopo tanto fango finalmente una luce di verità.

Già, ma chi ripagherà Ravera di tutto il fango che gli è stato gettato addosso? Chi lo ripagherà di aver lasciato l’Arma dei Carabinieri? Chi lo ripagherà delle umiliazioni subite, della sofferenza della sua famiglia?

Ravera è rimasto l’uomo di sempre, non cerca vendette, ma a una nostra domanda così risponde: “ Voglio ringraziare i giudici che hanno deciso sui fatti e non sui teoremi ”.

Questo è Riccardo Ravera.

Finita la storia? Forse no perché a qualcuno piacerà opporsi a questa sentenza e ricorrere in Cassazione.

Nella foto potete vedere  Riccardo Ravera ( a destra ) in servizio a Pinerolo. Con lui l’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Pinerolo Massimiliano Puca

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

IL COL. SERGIO DE CAPRIO SENZA SCORTA. I COLLEGHI LO AIUTANO. Cap 10

I COLLEGHI: ” LO PROTEGGEREMO NOI “

” Andremo a prenderlo all’aeroporto, lo accompagneremo in albergo, lo seguiremo ovunque “.

Ad ottobre, nei giorni in cui è tornato alla ribalta la presunta trattativa  del ” papello ” tra lo stato e Cosa Nostra per far cessare la stagione delle stragi di mafia.

Quell’anno al Colonnello Sergio De Caprio gli viene revocata la scorta, quindi era ormai privo di protezione e cosi’ ora, quella protezione assicurata fino a tre anni fa all’ex Ufficiale del ROS  viene di nuovo assicurata ” in forma privata ” dai colleghi del Nucleo Scorte del Comando Provinciale di Palermo.

Liberi dal servizio e con le proprie autovetture ( pagando anche la benzina, s’intende ). I 120 militari del Reparto hanno deciso di alternarsi per coprire i turni per quando il Colonnello De Caprio ( che oggi lavora a Roma al NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri ) dovesse recarsi in Sicilia per servizio: andremo a prenderlo all’aeroporto lo accompagneremo in albergo, lo seguiremo ovunque, confermano i militari che hanno deciso di prendere un’iniziativa senza precedenti.

Il Tam – Tam,  tuttavia, sia raggiunto anche in altre regioni e non è escluso che anche altri Reparti dell Arma 
(Milano – Roma), si accostino alla decisione dei colleghi siciliani.

L’ARRESTO DI RIINA ( 15 GENNAIO 1993 ) E LA RITARDATA PERQUISIZIONE DEL COVO

La notizia della scorta privata assicurata dai colleghi al ” Capitano Ultimo ” diffusa dal delegato del Cobar Sicilia ( il sindacato dei carabinieri, ndr ) Alessandro Rumore  ha certamente delle ricadute e negli ambienti vicini all’Arma viene letta come un forte segnale di solidarietà verso De Caprio che ha spesso fatto parlare di sé per i contrasti avuti con i superiori nell’Arma e con la magistratura inquirente.

Lui, infatti, non è solo l’eroe del passato che con la sua squadretta mimetizzata è riuscito a mettere le manette ai polsi del boss dei corleonesi. ” Ultimo ” è tornato di recente al centro dell’attenzione quando, lo scorso 6 novembre, ha appreso che Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, aveva deciso di querelarlo: il motivo del contendere è sempre l’arresto di Riina che avvenne, secondo la versione di Ciancimino jr, solo ” perché venduto da Provenzano “.

A questa ricostruzione, De Caprio, che all’epoca era sotto il comando del colonnello Mario Mori (Ros), ha risposto a modo suo: ” Ciancimino? Un servo di Riina “.

Ma per il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo questo va oltre il diritto di critica: ” Ciascuno ha il diritto di esporre il proprio pensiero ma le offese sono un’altra cosa “.

Contrasti con la procura di Palermo

Intervistato dalla trasmissione «Chi l’ha visto?» di Federica Sciarelli, il 6 novembre scorso, De Caprio ha dato la sua ricostruzione, dalla quale emerge quanto meno un forte contrasto con la magistratura su metodi investigativi da seguire: ” Nessun mafioso, nessuna persona ci ha mai indicato il covo, l’abitazione dove abitava Totò Riina… Per avere commesso questa “grave azione” sono stato anche processato e assolto: basta leggere la sentenza di assoluzione per rendersi conto che quell’arresto e le azioni collegate si sono svolte in maniera legittima e trasparente senza inganno alcuno verso la procura e senza alcuna trattativa.

Dunque chi parla di trattativa e di accordi è solo un vile, uno dei tanti vili servi di Riina…

La verità che ho ripetuto in ogni sede è che l’arresto di Riina è stato ostacolato dalla Procura di Palermo e oggi capisco che ha dato fastidio a tutte quelle persone che evidentemente avevano interesse a tenere in libertà Riina… gli stessi che hanno isolato e ucciso professionalmente Giovanni Falcone, gli stessi che hanno isolato Paolo Borsellino, poi fisicamente ammazzati dai sicari di Cosa Nostra.

Ecco, c’è anche tutto questo, compresa la storia mai chiarita fino in fondo della ritardata perquisizione del covo di Riina che dopo l’arresto fu setacciato dagli investigatori quando ormai era ” freddo ” da giorni, dietro la decisione dei colleghi carabinieri siciliani di schierarsi in modo plateale dalla parte del ” Capitano Ultimo “.

Il Cocer Sicilia

Dunque, senza scorta ( ormai da tre anni ) e molto esposto da un punto di vista mediatico, il colonnello De Caprio incassa ora la solidarietà dei 120 colleghi di stanza in Sicilia che sono disposti anche a rinunciare a un pomeriggio da trascorrere con  moglie figli pur di tutelare un ufficiale che in molti ritengono un eroe.

” La lodevole iniziativa “, spiega Alessandro Rumore (Cocer), ” è un chiaro segno alla mafia al fine di renderla edotta che il Capitano Ultimo non sarà mai lasciato solo allorquando dovrà intervenire nei processi contro Cosa Nostra “.

Gesti questi, incalza il delegato Cocer, ” che uniscono in un momento particolare per l’Arma dei carabinieri…”.

Interrogazione parlamentare

La vicenda della scorta tolta al capitano Ultimo è anche oggetto di una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno presentata dal deputato Nino Germanà ( Pdl ): ” “Sergio De Caprio è oggi un uomo solo, abbandonato dallo Stato che ha servito.

Per le mansioni attualmente svolte è senza scorta che possa tutelarlo e la mafia non dimentica.

L’assenza di una scorta a tutela del colonnello De Caprio appare tanto più incredibile in un momento in cui le oscure vicende legate alla strategia stragista di Cosa Nostra negli anni 1992- 1993 stanno riconquistando gli onori della cronaca…”.

Chissà, dunque, se il ministro Roberto Maroni ( Interno ), nel rispondere a questa interrogazione, dovrà anche affrontare il tema delicato della ” tutela privata ” assicurata a De Caprio dal reparto scorte di Palermo fuori dall’orario di servizio e con mezzi propri.

Un’iniziativa, questa, che potrebbe imbarazzare il Viminale. Al punto da far scattare richiami e sanzioni disciplinari all’interno dell’Arma.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

UN CLAMOROSO CASO DI ERRORE GIUDIZIARIO Cap.9

IL RUOLO NELL’ERRORE GIUDIZIARIO DEL CASO BARILLA’ Cap.9

Il Capitano Ultimo partecipò al pedinamento e all’arresto nel 1992 di Daniele Barillà, l’imprenditore di Nova Milanese, che ottenne, in seguito alla revisione del processo, un risarcimento di quattro milioni di euro per l’ingiusta detenzione durata oltre 7 anni.

Vittima di uno dei più clamorosi casi di errore giudiziario emersi in Italia, Barillà fu erroneamente considerato dai carabinieri, un trafficante di droga, ma l’equivoco era stato generato da uno sbaglio durante un pedinamento sulla tangenziale e strade limitrofe di Milano.

La Fiat Tipo amaranto (alla guida si trovava Barillà) infatti era uguale per modello colore anche per numero di targa a quella di un vero narcotrafficante.

La vicenda è stata poi ricostruita, quindi era l’uomo sbagliato…. Nell’intera vicenda del caso Barillà, non emersero responsabilità disciplinari per l’incarico che era stato dato al Colonnello Ultimo.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

ASSOLUZIONE AL PROCESSO DI “COSA NOSTRA” Cap.8

Sergio De Caprio, fu rinviato a giudizio su richiesta del Sostituto Procuratore di Palermo Dr.Antonio Ingroia. Fu poi prosciolto dall’accusa di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra.

Quell’indagine fu avviata dalla Procura per accertare e per trovare le prove e gli eventi che portarono alla ritardata perquisizione del covo di Salvatore Riina, infatti, dopo l’arresto del boss, i carabinieri della Territoriale di Palermo erano pronti a perquisire l’edificio, ma sia Ultimo che il ROS, ritenendo di poter proseguire l’indagine che era già in corso per individuare le attività criminali dei fiancheggiatori del boss arrestato per disarticolare completamente l’organizzazione, chiesero subito la sospensione della procedura  per ” esigenze investigative che fu concessa dalla procura – stando a quanto afferma l’allora Procuratore Caselli – ” intanto in quanto fosse garantito il controllo e l’osservazione dell’obiettivo ” peraltro, come riportato nelle motivazioni della sentenza del processo, era ben chiaro dall’inizio sia ai carabinieri sia al Procuratore che, decidendo di non procedere alla perquisizione si assumeva un rischio, investigativo motivato dal raggruppamento di un obiettivo superiore.

Lo stesso Tribunale di Palermo sentenzia: ” questa opzione investigativa ( la ritardata perquisizione ndr ) comportava evidentemente un rischio che l’autorità scelse di correre, condividendo le valutazioni espresse dagli organi di Polizia Giudiziaria, direttamente operativi sul campo, sulla rilevante possibilità di ottenere maggiori risultati omettendo di eseguire la perquisizione, nella decisione di rinviare appare, difatti, logicamente, insita l’accettazione del pericolo di una eventuale dispersione di materiale investigativo eventualmente presente nell’abitazione, che non era stata ancora individuata dagli in Investigatori, dal momento che nulla avrebbe potuto impedire a ” Ninetta ” Bagarella ( moglie di Riina, ndr. ), che dimorava, o ai Sansone, che dimoravano in altre ville ma nello stesso comprensorio, di distruggere  od occultare la documentazione eventualmente conservata da Riina – cosa che in eventuale ipotesi avrebbero potuto fare anche nello stesso pomeriggio del 15 Gennaio, dopo la diffusione della notizia dell’arresto in conferenza stampa, quando cioè il servizio di osservazione era ancora attivo od anche a terzi che, se sconosciuto agli Investigatori avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti.

L’istruzione dibattimentale ha, al contrario, consentito di accertare che il latitante non fu consegnato dai suoi solidali, ma localizzato in base ad una serie di elementi tra loro coerenti e concatenati che vennero sviluppati, in primo luogo, grazie all’intuito investigativo del Capitano Ultimo, Sergio De Caprio “.

I carabinieri definirono la sospensione dell’osservazione  a una ” iniziativa autonoma della quale la Procura era stata informata ” secondo poi delle varie testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, un gruppo di affiliati alla mafia entrò indisturbato portando in salvo i parenti del boss, svuotando la cassaforte e verniciando le pareti per cancellare le impronte.

Tuttavia tali dichiarazioni, giudicate ” frutto di una ricostruzione certamente autorevole, ma nello stesso tempo insufficiente per trarre definitive conclusioni ” dallo stesso Ingroia il PM  che aveva sostenuto l’accusa nel relativo procedimento nel corso di un vero e proprio dibattimento.

Inoltre nessuno di detti collaboratori ha mai dimostrato di aver personalmente verificato il contenuto della cassaforte, o quantomeno, di conoscere esattamente quanto conservato all’interno della stessa.

Il processo si concluse con l’assoluzione ” perchè il fatto non costituisce reato “. Questo pur ritenendo possibile la sussistenza di una erronea valutazione dei propri spazi di intervento da parte degli imputati, e di presunte gravi responsabilità disciplinari per non aver comunicato alla Procura la propria intenzione di sospendere la sorveglianza a seguito dell’esame della sentenza non fu rilevata alcuna responsabilità disciplinare a carico di Sergio De Caprio cosi’ la sentenza non più appellabile dalla Procura della Repubblica di Palermo che per altro aveva anch’essa richiesto l’assoluzione definitiva l’11 Luglio 2006.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

BIOGRAFIA DI SERGIO DE CAPRIO ” CAPITANO ULTIMO ” Cap. 7

VEDIAMO CHI E’ SERGIO DE CAPRIO Cap.7

( Sergio De Caprio ) Nasce a Montevarchi ( Arezzo ) il 21 Febbraio 1961, diventa un Carabinere.

Uno degli uomini che nel 1993 arrestarono Totò Riina ( vicenda che gli causò anche problemi giudiziari per i ritardi nella perquisizione del covo, accusato per favoreggiamento e infine assolto ).

Noto al grande pubblico per una fiction tv in cui veniva interpretato da Raoul Bova. Da ultimo, tenente colonnello del Nucleo operativo ecologico, ha collaborato col pm Dr. Henry Woodcock nell’indagine sull’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.

• ” Fino al 25 maggio del 2000 è stato un uomo senza volto, senza identità. Se doveva testimoniare in un’aula di giustizia si copriva con un cappuccio, se doveva prendere un aereo gli sceglievano nome e cognome di fantasia.

Per tutti era Ultimo, il nemico dei mafiosi. L’Arma lo aveva sempre protetto, pur sopportando con qualche difficoltà il suo carattere irruente, i suoi modi certamente estranei alla disciplina di una forza armata.

Quel giorno Ultimo capì che la fine era arrivata. Un comunicato di venti righe dettato alle agenzie di stampa dal Comando generale dei carabinieri respingeva le sue accuse di essere stato “lasciato solo e senza mezzi ” per combattere le cosche.

In quella nota, per ben tre volte, veniva nominato il maggiore Sergio De Caprio. “ L’Arma rompe il silenzio ”, titolarono i giornali.

Il leggendario capitano Ultimo ormai era uno dei tanti. La sua battaglia per continuare a combattere la mafia come aveva sempre fatto, era stata interrotta.

L’uomo, che dopo aver catturato Totò Riina sognava di poter prendere anche Bernardo Provenzano, fu costretto ad arrendersi.

Gli investigatori che assieme a lui avevano passato giorni e notti a dare la caccia al capo della mafia, erano stati quasi tutti destinati a nuovi incarichi. Via Arciere, via Ombra, via tutti, uno dopo l’altro “.
• ” Tienanmen, Toro Seduto, il Che. E un carabiniere “ che se lo vedi non sembra neanche un carabiniere, giubbino di pelle, pantaloni sdruciti, i guanti senza le dita e le sciarpone ”, Valter Padovano si blocca, fruga nella memoria a caccia di un’immagine ” : Un ragazzo della contestazione. Ecco a chi assomigliava, Ultimo.

Un grande capo carismatico, con una squadra di una decina di ragazzi, Vichingo, Arciere, erano ragazzi sul serio, e lo adoravano ”.

Da vent’anni vive in clandestinità, con 7-8 condanne a morte che lo seguono e non vanno in prescrizione infatti la mafia lo vuole morto.

Il Reporter Freelancer per caso lo incontra, è lui il segugio antimafia: “ Entro e vedo questa scrivania con il ripiano di vetro e, sotto, un bandierone con la faccia del Che. Alzo lo sguardo, c’è Toro Seduto, e piazza Tienanmen, l’omino con il sacchetto della spesa che ferma i tank”. Tre personaggi, tre storie, “quello in cui crede sta lì, ognuno è libero se ha il coraggio di esserlo ”.

• Nel maggio 2007 in una lettera scritta dal suo avvocato al Corriere della Sera si sentì in dovere ” di ribellarsi alla dittatura di una certa antimafia di salotto e di potere “: si riferiva a una dichiarazione di Claudio Fava che adombrava l’esistenza di trattative e patti tra Stato e mafiosi alla base della cattura di Riina.

• Nel 2012 guidò la squadra che indagò sui soldi spesi dalla Lega per la famiglia Bossi e sull’attività del tesoriere Francesco Belsito.

Nello stesso anno a capo della perquisizione dell’appartamento e dell’ufficio di Gotti Tedeschi, ex-presidente dello Ior.

Nel 2013 arrestò Giuseppe Orsi, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica.

• ” L’antimafia è diventata spettacolo, un gran bel business per alcuni. Io svolgo un’azione che mi è stata insegnata da grandissimi maestri.

Ricordo ancora il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che rimane un esempio di vita e di tecnica, il generale Mori, il giudice Falcone; ma ho imparato molto anche da magistrati come Ilda Boccassini e tanti altri.

Credo che se fossi stato in America sarei finito in una riserva indiana accanto ai miei fratelli apache. E comunque preferisco l’Italia all’America “.

• ” Non indossa la cravatta, solo una sciarpa indiana e porta il codino. Quando nel luglio 2008 gli viene revocata la scorta, lui si è comprato un motorino “.

• Prese 9, 7 e 8 voti rispettivamente al secondo, terzo e quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica nell’aprile 2013 ( candidato dai Fratelli d’Italia ).

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

I MILIONI DEL CLAN. ATTO FINALE PER IL CAPITANO ULTIMO Cap.6

LA MAXI INDAGINE DEL CAPITANO ULTIMO Cap.6

Nel 1993 Ultimo mise le manette al boss Riina. Tra poco abbandonerà il NOE, in eredità però il Capitano Ultimo ci lascia un’inchiesta sul riciclaggio.

Potrebbe essere, scusatemi il gioco di parole, l’ultima inchiesta alla guida del NOE, avvisi depositati a luglio, con 28 indagati, tre interrogatori già fissati a settembre e forse altri chiederanno di essere sentiti prima della decisione dei PM di Napoli Giovanni Conzo e Luigi Landolfi sulle richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione.

E’ LA MAXI INDAGINE

Sul riciclaggio internazionale di valuta estera che annoda a un unico filo dei sequestri effettuati a Fiorenza Di Milano, Valico San Gottardo, Airolo, Zurigo, Caianello ( Caserta ), Agrate Brianza ( Monza Brianza ) e Roma.

La Procura partenopea, lasciatemi per favore usare questo termine, già crocevia delle intercettazioni Renzi – Adinolfi eseguite e trascritte dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, e rese pubbliche dalla Discovery delle indagini sulla Coop Rossa Emiliana Cpl Concordia – e i duecento uomini agli ordini del Colonnello Sergio De Caprio, con il supporto della Magistratura Elvetica, avrebbe accertato i collegamenti di pezzi di clan dei casalesi e di personaggi collusi alla mafia siciliana con uno studio legale brianzolo, uno degli snodi per ottenere i buoni uffici di un magistrato del Tar Lazio, quest’ultimo era la figura centrale del sodalizio impegnato nella complicata attività di ripulitura dei ” SilverCoin Certificate ” che poi questi non sono altro dei Titoli Statunitensi che vennero emessi tra il 1923 e il 1928, che poi questi altro non sono che carta straccia, che venivono utilizzati per lucrare con un ottima e buona attività di ” redenption ” adesso vi domanderete giustamente e vorreste sapere del perchè di questa parola in inglese, vi spiego subito servivano ( per la restituzione al Governo Statunitense dietro un ottimo compenso ).

Nella stanza assegnata dal Tar al Giudice imbottita di cimici, i carabinieri di De Caprio hanno registrato un andirivieni di strani figuri e ascoltarono anche il magistrato offrire ” consulenze ” su come si doveva riciclare i vecchi Titoli Stranieri e Banconote Italianissime macchiate d’inchiostro, che provenivano da rapine ai vari bancomat, annotando i suggerimenti del Giudice a un imprenditore in odore di mafia, condannato a nove anni, per aver trasferito i beni ad una Fiduciaria per scongiurarsi i sequestri.

LE INTERCETTAZIONI

Proprio queste hanno consentito di individuare una cassetta di sicurezza dell’Istituto Fiduciario Zurcher-Freilager AG di Zurigo intestata proprio a uno degli indagati che avevano fatto in tempo a togliere i Titoli, ritrovati poi grazie a un sequestro della Polizia Elvetica che il 13 Marzo 2012 fermò quattro persone che viaggiavano a bordo di una fiammante auto Audi A5 diretta verso il Valico del San Gottardo trovando poi rinchiusi in una valigetta, si legge sull’informativa ” nove mazzette di SilverCoin Certificate, di cui otto composte da cento banconote del taglio di 1.000.000 di dollari cadauna, per un ammontare pari a un valore facciale di 880 milioni di dollari “.

Adesso diventa difficile risalire il percorso di questi soldi forse proventiti anche della ” Divina Foundation delle Filippine “.

L’operazione è stata condotta brillantemente dal De Caprio tramite ” rogatoria transfrontaliera “.

Questa fu l’ultima inchiesta del Capitano Ultimo che non avrà mai confini.

http://www.capitanoultimo.blog

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

PROGETTI PER UCCIDERE IL CAPITANO ULTIMO Cap.5

A causa delle indagini antimafia che conduceva il Capitano Ultimo era entrato nel mirino di ” Cosa Nostra ” .

Da questo momento in poi alcuni collaboratori di giustizia iniziano a raccontare i progetti per uccidere il Capitano Ultimo.

Gioacchino La Barbera riferisce in udienza pubblica che il killer Leoluca Bagarella aveva riferito ad un Carabiniere che forniva notizie a Cosa Nostra che gli avrebbero dato un miliardo di lire se avesse svelato loro informazioni su dove alloggiava il Capitano Ultimo.

Il pentito Salvatore Cangemi il 22 Luglio 1993 riferiva di avere partecipato ad una riunione con Bernardo Provenzano, Ganci Raffaele e Michelangelo La Barbera  nel corso della quale Provenzano gli comunicava l’esistenza di un progetto per catturare vivo il Capitano Ultimo oppure di eliminarlo.

Anche il pentito Giuseppe Guglielmelli il 9 Maggio 1997 riferiva di avere appreso dal killer Giovanniello Greco, che il Bernardo Provenzano aveva l’intenzione ossessiva, di eliminare il Capitano Ultimo. Nel 2014 al Colonnello De Caprio gli fu revocata la scorta.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

IL CAPITANO ULTIMO, VA NEL NOE ” NUCLEO OPERATIVO ECOLOGICO ” Cap.4

CONTINUANO LE INDAGINI MA VOGLIONO FARLO FUORI Cap.4

Da Comandante della Sezione del ROS di Palermo col grado di Maggiore, nel maggio del 2000, chiese il trasferimento ad altro incarico, in disaccordo con il vertice del ROS che veniva comandato dal Generale Sabato Palazzo relativamente all’impiego di personale provvisorio in attività d’indagine.

A seguito di quella richiesta avanzata, venne assegnato al NOE  Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, poi al CCTA ( Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente ) come Vice Comandante a Roma. Grazie all’aiuto che ebbe, riusci’ ad aprire una casa famiglia per il recupero e il reinserimento di minori disagiati o figli di famiglie segnate dal crimine.

Destò molto scalpore la notizia della revoca della scorta al De Caprio nell’ottobre del 2009, riassegnatagli solo nel gennaio 2010.

Il 4 ottobre 2012, su ordine del Procuratore di Roma, Dr. Giuseppe Pignatone, i carabinieri del NOE  coordinati dal De Caprio e dal Capitano Pietro Rajola Pescarini, perquisirono l’abitazione di Massimo Ciancimino a Palermo e di altri imprenditori e di prestanomi alla ricerca di carte, file e documenti sulla Ecorec utili alle indagini avviate dal PM Della Cardia e Antonietta Picardi riguardanti proprio al riciclaggio di denaro nella più grande discarica di rifiuti in Europa  a Glina in ( Romania ) DEL VALORE DI CIRCA 115 milioni di Euro.

Secondo gli Investigatori il denaro faceva parte del tesoro del padre Vito Ciancimino quando era Sindaco di Palermo.

In merito, Massimo Ciancimino dichiarò solo ” Sono perplesso sul fatto che a coordinare l’indagine fosse proprio il Colonnello Ultimo che più volte si era espresso sulla mia persona definendomi un delinquente mafioso “.

Il Capitano Ultimo successivamente è stato capo delle indagini che portarono all’arresto del Presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, avvenuto il 12 Febbraio 2013.

Secondo le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Busto Arsizio, Orsi si sarebbe reso responsabile di corruzione internazionale, concussione e peculato per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al Governo Indiano.

De Caprio candidato di bandiera del Partito Fratelli d’Italia – Centro Destra Nazionale, durante il secondo, il terzo e il sesto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2015, De Caprio ha riportato 9, 7 e 8 voti rispettivamente.

Sempre sulle indagini relative alle discariche, a Gennaio 2014 il suo reparto produce 7 arresti, tra cui il proprietario della discarica romana di Malagrotta e l’ex Presidente della Regione Lazio Bruno Landi.

Il 4 Agosto con notizia resa il 21 Agosto, il Generale Tullio Del Sette, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, lo esime dagli incarichi operativi e di Polizia Giudiziaria pur lasciandogli l’incarico di Vice Comandante del Noe.

L’ultimo caso seguito dal De Caprio fu quello della Cpl – Concordia.

NEI SERVIZI

Nel 2016 De Caprio passa all’ AISE, il Servizio Segreto per l’Estero, a dirigere l’Ufficio Affari Interni.

Nel 20 Luglio 2017 viene restituito dai Servizi dell’Arma perchè, dopo il caso Consip, ” venne meno il rapporto di fiducia ” poche settimane dopo il CSM invia alla Procura di Roma le dichiarazioni rese dal Procuratore della Repubblica di Modena, Lucia Musti, sull’uso spregiudicato delle intercettazioni nella precedente indagine Cpl – Concordia da parte di De Caprio e del suo sottoposto, il Capitano Gianpaolo Scafarto, indagato poi insieme a Woodcoch per falso Consip.

De Caprio dichiara che il rientro nell’Arma lo aveva deciso in maniera autonoma per evitare strumentalizzazioni.

Da qui a poco vi fu un progetto per uccidere il Capitano Ultimo forse perchè dava fastidio con le sue indagini?.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

IL CAPITANO ULTIMO ARRESTA TOTO’ RIINA. Cap.3

E’ stato l’Ufficiale De Caprio, quando era Capo della Crimor, a mettere le manette il 15 Gennaio 1993 a Salvatore Riina detto “u Curtu”.

Il racconto dell’arresto del Boss mafioso è stato varie volte messo in discussione, sia durante il processo celebrato a Palermo nel 2006 in relazione ai fatti che portarono alla ritardata perquisizione del ” Covo ” di Riina, sia più recentemente dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco di Palermo Vito Ciancimino ( condannato per mafia ), secondo il quale in realtà Riina sarebbe stato consegnato ai Carabinieri da Bernardo Provenzano.

Massimo Ciancimino, a oggi, è un ” dichiarante ” giudicato attendibile solo a fasi alterne nel corso di altri procedimenti a suo carico.

Peraltro, a ben vedere, l’unica ricostruzione ufficiale oggi disponibile delle vicende che hanno portato all’arresto di Salvatore Riina, è quella prodotta dalla Sentenza n°514/2006 con cui il Tribunale di Palermo ha assolto il Capitano Ultimo De Caprio e il Colonnello Mori dalle accuse loro rivolte a seguito della ritardata perquisizione nell’abitazione di Riina.

Con la Sentenza del 20 Febbraio, i Giudici del Tribunale di Palermo, oltre ad assolvere gli imputati ” perchè il fatto non costituisce reato ” hanno voluto sottolineare e ribadire che il latitante ( Riina, ndr ) non fu consegnato dai suoi solidali, ma localizzato in base a una serie di elementi tra loro coerenti e concordanti che vennero sviluppati, in primo luogo, grazie all’intuito Investigativo del Capitano De Caprio “.

De Caprio, dopo la cattura di Riina, dal 1993 al 1997, si era dedicato esclusivamente alla ricerca di altri pericolosi latitanti, fino allo scioglimento del CRIMOR.

De Caprio resta nel R.O.S., da cui lui chiede il trasferimento nel 2000.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

SERGIO DE CAPRIO ” IL CAPITANO ULTIMO ” LE IMPRESE E LA SUA VITA DA CARABINIERE. Cap.2

Sergio De Caprio, detto anche Capitano Ultimo nasce a Montevarchi, il 21 Febbraio 1961. E’ stato a capo dell’Unità Crimor dei Carabinieri e con il grado di Colonnello è stato Vice Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente a Roma.

De Caprio è stato un ex allievo della scuola Nunziatella di Napoli, vincendo successivamente il concorso per l’Accademia Militare di Modena dove compie gli studi e la formazione, diventando Tenente dei Carabinieri e prestando servizio alla Compagnia di Bagheria, dove nel 1985 arresta il latitante Antonino Gargano e Vincenzo Puccio il killer del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.

L’INCHIESTA DUOMO CONNECTION

Sergio De Caprio viene trasferito a Milano, con il grado di Capitano, tra il 1989 e il 1990. Egli sviluppa le indagini dell’inchiesta ” Duomo Connection ” Coordinata dal Pubblico Ministero Dr.ssa Ilda Boccasini sulla penetrazione mafiosa a Milano.

Le indagini portarono all’arresto di un folto gruppo di pregiudicati siciliani e del loro presunto boss, il geometra Antonino Carollo detto ” Toni ” figlio incensurato di Gaetano Carollo, esponente della famiglia mafiosa di resuttanza ucciso nel 1987 a Liscate.

Insieme a numerosi episodi di traffico di stupefacenti, le indagini accertarono una intensa attività investigativa sull’edilizia del Gruppo Siciliano, realizzata secondo l’accusa con la collaborazione degli imprenditori Sergio Coraglia e Gaetano Nobile.

Per agevolare le concessioni edilizie da parte del Comune di Milano, i clan siciliani avevano allacciato contatti con importanti esponenti dell’amministrazione Comunale.

Vennero indagati per corruzione all’urbanistica Attilio Schemari, il Sindaco Paolo Pillitteri e tre alti funzionari ( che vennero poi assolti ).

Tra il 1991 e il 1992 alla guida della Sezione Crimor dei Carabinieri di Milano sgomina una raffineria di droga del Clan Fidanzati in Nord Italia.

Entrato in quel periodo nel neonato Raggruppamento Operativo Speciale a capo della I° Sezione del I° Reparto del R.O.S., crea una squadra, denominata Crimor – Unità – Militare – Combattente che dal Settembre 1992 opera a Palermo, scegliendo, per formarla, un gruppo di Carabinieri al momento poco considerati nell’Arma e relegati a incarichi di non elevato profilo.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO