IL ” RE DELLE TRUFFE ” ARRESTATO MENTRE VA A TROVARE IL FRATELLO IN CARCERE

V.M., fratello di Nicola ex boss della Murgia è accusato di aver truffato numerosi negozi nei centri commerciali di Bari e provincia. Costui, il noto pregiudicato di Gravina in Puglia, si era guadagnato in poco tempo l’appellativo di ” re della truffa ” perchè si presentava come Ispettore di Polizia (fatto gravissimo) ed usurpazione di titolo.

Si presentava, con un giro di assegni falsi facendo piccoli e grandi acquisti presso centri commerciali di Bari e provincia, naturalmente senza pagare assolutamente nulla.

Si tratta di V.M., 40 anni di Gravina in Puglia, già noto negli ambienti malavitosi per essere il fratello di Nicola, uno dei boss dell’omonimo clan che alla fine degli anni 90 imperversava nella Murgia.

Oggi, gli Agenti del Commissariato di Polizia San Nicola di Bari, diretti dal Dr. Francesco Favuzzi, in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Spoleto, diretto dalla Dott.ssa Anna Peppicelli, hanno tratto in arresto nella cittadina Toscana colui che è stato ritenuto autore di una lunga serie di truffe.

V.M. è incappato nelle maglie della trappola abilmente tesa dagli uomini della Polizia che, per oltre sei mesi, ne hanno monitorato le azioni delittuose.

V.M. si trovava a Spoleto per far visita al fratello ex capoclan, in carcere per scontare una pena di 24 anni di carcere, frutto di numerosi reati riconosciuti in seguito all’operazione ” Canto del Cigno “, che nel 2002 vide la magistratura barese sferrare il colpo finale alla criminalità organizzata di Gravina in Puglia e Altamura.

Anche al figlio di V.M., è stata applicata una misura cautelare.

Il GIP ha disposto per lui l’obbligo di dimora, in quanto è stato accertato che spesso accompagna il padre negli esercizi commerciali dove  consumava le truffe.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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SGOMINATA BANDA DI LADRI D’AUTO E MOTO TRA MATERA E GRAVINA IN PUGLIA

Essi utilizzavano le centraline elettroniche rubate o prelevate da vecchie macchine cosi’ mettevono a segno i furti di auto.

Da un anno a questa parte sono state ben 30 le auto che avevano rubato nella sola Matera.

Ad essere prese di mira non erano auto di grande valore, ma prevalentemente medie e piccole cilindrate, che erano più facilmente smerciabili più velocemente sul mercato.

Oltre alle auto rubavano anche moto, soprattutto ciclomotori ma anche Smart, Mini Car e Panda.

Gli autori dei furti sono stati alla fine individuati ed arrestati al termine di un’ operazione effettuata dalla Squadra Mobile di Matera in collaborazione con il Commissariato di P.S. di Gravina in Puglia ( BA ).

Si tratta di tre soggetti, tutti della provincia barese: M.F. appartenente al clan Mangione di Gravina, N.G. e M.P..

I primi due si occupavano dei furti mentre il terzo aveva un esercizio di autodemolizione quest’ultimo coinvolto spesso per ricettazione.

Mentre del gruppo era il M.F. di 59 anni pregiudicato di Gravina in Puglia ma residente a Matera, con precedenti specifici e per reati relativi agli stupefacenti, che si dedicava regolarmente ai vari furti di auto, quest’ultima una vera e lucrosa fonte di reddito.

Per non dare troppo nell’occhio, dopo aver derubato a Matera dalle tre alle cinque auto vetture in una settimana, trasferivano temporaneamente l’illeicità attività a Potenza o a Bari.

Erano infatti queste le tre città  interessate dai furti, dove si stima che la banda ne abbia messo a segno circa un centinaio negli ultimi due anni.

Gli Investigatori molto più furbi si sono posti sulle tracce, a partire dal furto di una centralina elettronica commesso su una Seat Leon sei mesi fa, e avvalendosi anche del tracciamento dei loro cellulari e dalle video camere collocate alle entrate della città non li hanno mai mollati fino ad acquisire le prove delle loro colpevolezza.

Le auto derubate venivano smontate ed i vari pezzi di ricambio rivenduti oppure rimontati perfettamente sul telaio di altrettante auto di scarso valore acquistate ” rinnovate ” e rivalutate finivano nel mercato dell’usato.

Gli Investigatori sono riusciti a bloccare alcune già esposte in concessionarie di Gravina, Lecce, Gallipoli ( LE ) N.G. per sottrarsi all’arresto si era trasferito in provincia di Grosseto dove poi è stato catturato e arrestato.

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REPORTER
FREELANCER VALTER PADOVANO

Le armi dell’immigrazione di massa

Il procuratore di Catania Zuccaro lo sospetta da tempo: i flussi migratori usati per destabilizzare i paesi sovrani. E non è l’unico: arriva da Harvard il saggio di Kelly M.Greenhill ‘Armi di migrazione di massa’. “Serve ad abbassare gli stipendi di tutti”. Compresi i vostri #FidatevidiNessuno (Francesco Borgonovo)

Fonte: Youtube – LA7

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Il “disgraziato paese”

Il Regno d’Italia, diventa “disgraziato paese” dopo il #referendum truffa del 2 e 3 giugno 1946.
La #politica, che doveva “tutelare” gli italiani, diventa progressivamente una accumulatrice di “privilegi” e inizia a trattare i cittadini come “zerbini” e “bancomat”, gia’ da decenni.
Abbiamo un #debito pubblico di circa 2.300 miliardi di Euro, praticamente #insanabile.
Siamo tecnicamente falliti da decenni, per colpa della politica.
Il “disgraziato paese” pensa di ottenere risultati diversi, facendo le stesse cose. Praticamente da matti e irresponsabili.
Ormai manca il #lavoro e le #imprese falliscono ogni giorno, per colpa della #tassazione e della mancanza di liquidita’.
Hanno “distrutto” la #classe media, da sempre volano dell’economia.
Il “disgraziato paese” e’ incapace di reggersi su #economia reale e continua a indebitarsi con #BCE e #Ue.
I pseudo #governanti fantocci, di scena in questi anni, stanno affossando il passato, il presente, il futuro.
Ma forse all’italiano medio, interessa piu’ l’#inter e il concerto di
#musica.
Siamo in caduta libera, ma ci dicono che siamo una grande #nazione.
#bugiardi, venditori di pentole!!!!

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DURO COLPO AL RE DELLE SLOT MACHINES

26/07/2017 – All’alba i carabinieri hanno messo a segno una misura si prevenzione intervenendo su richiesta del Tribunale di Bari – Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Locale Procura della Repubblica nei confronti di G.C., 68 enne di Gravina in Puglia, pregiudicato con le accuse di bancarotta fraudolenta, truffa e ricettazione, tutti questi reati il signore delle slot machines li aveva commessi tra gli anni 70 e 90 con una facilità tale da acclarare una ” pericolosità sociale ” secondo quanto recita la normativa vigente antimafia. Alla fine dopo anni è arrivata la giustizia. Questa imponente misura, è stata eseguita tra le province di Bari, Taranto, Messina, Matera, scaturita da una complessa e articolata attività di Investigazione su un indagine patrimoniale sul soggetto sviluppata dal Nucleo Investigativo del capoluogo pugliese, che ha consentito di documentare come l’indagato, nonostante i redditi dichiarati al fisco fossero solo sufficienti a soddisfarne le esigenze di vita familiare abbia cosi’ mantenuto un tenore di vita molto elevato tale da consentirgli di mettere su, a partire dagli anni 90, un vero e proprio impero, soprattutto nel settore del commercio delle slot machines, attraverso la costituzione di diverse società di capitali, nelle quali confluivano ingenti somme di denaro, frutto questo delle sue attività illecite e criminali.

Da quanto è venuto fuori e riferito dalla Sala Stampa dell’Arma, il compendio aziendale era formato da ben sei società confiscate ed operanti nel settore degli apparecchi da gioco, che erano riconducibili al G.C. ed ai suoi familiari.

Il campo delle slot era costituito da circa 1500 macchine mangia soldi su tutto il territorio nazionale all’interno dei centri scommesse ed esercizi pubblici.

Tutte le altre ricchezze del soggetto erano: 1 società operante nella produzione e il commercio di arredi per locali pubblici, 1 società avente oggetto sociale la gestione di un call center, 1 società avente oggetto sociale la gestione di un Pub Birreria in Altamura, 1 Bed & Breakfast sito nel centro di Gravina in Puglia, 4 ville, 12 appartamenti, 7 locali commerciali, 1 capannone industriale, 18 quote di proprietà di altrettanti appartamenti facenti parte di una multiproprietà inserita in un complesso turistico in Letojanni ( ME ), 10 autovetture ad uso aziendale e privato, 38 rapporti di Conto Corrente Bancario.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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PLURIPREGIUDICATO CIECO CON CERTIFICATI FALSI GUIDA L’AUTO

IL BOSS DI GRAVINA RISULTA CIECO MA GUIDAVA: ARRESTATO

27/07/2017 – Il protagonista di questa scena è il pluripregiudicato G.G., di 49 anni, riconosciuto come uno dei più pericolosi capi mafia della cittadina murgiana Gravina in Puglia già agli onori della cronaca nera.

La presunta patologia gli aveva fruttato la scarcerazione ed un semplice obbligo di soggiorno.

Lui dice: ” Maresciallo, fa caldo, sto andando al mare “. Naturalmente, non ha pensato prima di giustificare la sua ” fuga ” da Gravina in Puglia, dove aveva l’obbligo di residenza, il pluripregiudicato G.G. DI 49 anni sorpreso dai carabinieri alla guida di una Golf nonostante la sua falsa cecità fosse stata addirittura più volte anche durante la ” grave ” patologia gli aveva consentito di beneficiare degli arresti domiciliari e gli permetteva, ora che aveva solo un obbligo di soggiorno, di andare a Milano per curarsi.

Al Maresciallo che ha detto subito di non credergli, G.G. ha giurato che diceva la verità e ha minacciato anche di far vedere il costume da bagno che indossava, ma le sue ragioni sono state subito respinte è stato arrestato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale.

Al posto quindi del mare e del caldo sole di Trani ( Bari ), ora passa il suo tempo nella cella di un carcere.

Il G.G. ritenuto dagli Investigatori un esponente di spicco della mafia di Gravina in Puglia, è affetto stando ai referti medici da una ” degenerazione coreoretinosi miopica maculare “.

In sostanza ha delle macchie sui cristallini che gli impediscono di vedere. La misura del suo virus hanno certificato i medici gli consentono contare le dita da 20 centimetri di distanza ma anche di guidare una Golf sulla quale viaggiava anche un suo amico.

Durante il servizio di appostamento compiuto dai carabinieri in borghese, il G.G. è stato visto mentre prendeva dal garage di casa la Golf, faceva salire alla guida dell’auto un suo amico che la guidava fino alla periferia di Gravina,

Appena fuori dalla citta’, l’auto è stata guidata da G.G. fino all’ingresso di Trani dove c’è stato un altro cambio alla guida a questo punto sono intervenuti i carabinieri che lo hanno arrestato.

Le indagini dei carabinieri sulla presunta cecità del G.G. durano da tempo, da quando in Caserma sono giunte segnalazioni nelle quali si afferma che il G.G. guida spesso un quadriciclo per le strade di Gravina.

Fatto questo che i militari, negli ultimi tempi, avrebbero anche filmato e fotografato, inviando gli atti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Il G.G. come già detto risulta uno dei massimi esponenti di spicco assieme a un altra ottantina di persone e imputato davanti alla Corte d’Assise di Bari nel processo chiamato ” Gravina ” nei confronti di presunti appartenenti a un’associazione mafiosa dedita a una serie di reati, tra cui tre omicidi.

La sua ultima detenzione è durata sette anni dal 24 maggio 93 al 27 giugno 2000. Il 16 novembre scorso, invece, il G.G. è stato gravemente ferito in un agguato avvenuto in strada,

Per il ferimento è stato arrestato due giorni dopo un’altro pregiudicato del luogo, N.M., di 49, tutt’ora secondo quando fu accertato dagli Investigatori, M. e G. sono a capo di due gruppi malavitosi Gravinesi che ha volte in conflitto tra loro.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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COSI’ I MEDICI DAL CARCERE AIUTAVANO I BOSS

C.Z, come la Fenice la camorra murgiana è sempre risorta, bliz dopo bliz.

Alcuni Boss, grazie a certificati falsi, firmati da due medici del carcere di Bari, riuscivano sempre a sfuggire alla galera e a ” rigenerare ” l’organizzazione. Ma gli investigatori sperano che questa volta sia il ” Canto del Cigno ” di questa mafia, insolita, ma tenace e spietata ” Canto del Cigno ” è appunto il nome dell’operazione che ieri mattina all’alba, ha portato nella Murgia ottocento carabinieri, elicotteri e paracadutisti del Battaglione ” Tuscania “.

E’ sceso in campo anche l’Esercito. Ieri, alle prime luci Gravina e Altamura sono state illuminate a giorno dai riflettori degli elicotteri e delle macchine dei carabinieri, sono ben 131 le ordinanze di Custodia Cautelare chieste dalla DDA, 119 gli arrestati.

Nella rete tesa dai carabinieri sono finiti tutti gli elementi di spicco del Clan Mangione e Matera – Loglisci.

Ma anche due medici che lavoravano nel carcere di Bari. S. C. e A. A., accusati di corruzione, falsità ideologica e ricettazione.

I due, secondo l’accusa, firmavano falsi certificati per far ottenere gli arresti domiciliari o rendere meno ” pesante ” la detenzione dei boss.

La mala li avrebbe ” comprati ” a suon di migliaia di euro ( si parla di mille euro a certificato ) e di reperti archeologici.

I due medici ora, sono agli arresti domiciliari. Secondo, i magistrati della DDA di Bari M. E. e E. P., che hanno coordinato l’indagine, tra i ” falsi malati ” ci sarebbero personaggi della mala del capoluogo: D.M., S.L., F.C., G. De F.

Questa operazione di mostra come la criminalità barese dalla fine degli anni 80 ad oggi abbia creato dei cloni in tutta la provincia – dice il PM E. – nella Murgia, in fatti, F.B., il più antico camorrista barese, è stato il ” RAS ” della droga fino al 91.

Poi il testimone è passato a S.P. abbiamo assistito a una fase  Di C. , i discendenti del tramontato clan La R., e infine è stata la volta del ” Gruppo Mercante ” grazie al mercato della droga e ai riti di affiliazioni la camorra barese ha esportato nella Murgia il suo sistema operativo.

Ha imposto il suo marchio, e questa, sottolinea E., ” e’ la riprova della forza della vitalità del DNA mafioso barese.

La camorra del capoluogo si è insediata anche in una zona come ” la Murgia “. Anche il Procuratore Capo E. M. sfata ” mito della sana provincia immune da una ” criminalità aggressiva “.

I tre bliz delle Forze di Polizia compiuti a metà degli anni 90 nella Murgia Barese non hanno mai fermato l’attività del clan Mafiosi che agivano nella zona.

L’hanno solo rallentata. Anche perchè alcuni degli elementi di spicco di una delle due cosche non finivano mai in carcere continuavano a dirigere i traffici illeciti di armi e droga e a compiere una raffica di estorsioni ai danni di piccoli  imprenditori perchè non venivano arrestati? Facile da spiegare: erano sieropositivi e in quanto tali, incompatibili con il Regime Penitenziario.

Se poi c’era un aiuto da parte dei medici del carcere, il gioco era fatto. I boss sembravano ” intoccabili “.

” In carcere, noi non finiremo mai siamo malati e vi perseguiteremo “, minacciavano. E nessuno denunciava, neppure se qualcuno sparava per strada, in pieno giorno e tra la gente, per uccidere un rivale.

Neppure se il pizzo aumentava di mese in mese costringendo alcuni piccoli imprenditori a chiudere bottega.

Cosi’ il clan M. – L. hanno continuato a vivere a gestire il malaffare in tutta la zona della Murgia Barese, dal 1995 al 2000, arruolando nelle proprie organizzazione circa duecento persone.La camorra ha seguitato a dettare la propria legge fino all’alba di ieri, quando i carabinieri coordinati dal Maggiore A. I. e dal Colonnello A. V., sono entrati in azione.

Ieri dopo il bliz, a Gravina ed Altamura molta gente ha telefonato al 112. Voci anonime che hanno detto semplicemente ” grazie ” oppure ” ci avete liberato da un incubo “.

Da anni, infatti, i clan avevano instaurato un regime di intimidazione. Numerosi i casi di estorsione a salottifici, discoteche, locali e anche ad aziende agricole disseminate tra i due paesi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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“E LA MOGLIE TELEFONA AL MARITO IN GALERA ” FAI ATTENZIONE, CHI SI PENTE MUORE… “

Ecco questo è uno spaccato della criminalità in gonnella.

” Se ci tradisci sei morto ” niente parole d’amore ne biancheria profumata per S.L. Quando il boss della camorra murgiana, rinchiuso nel carcere, ha deciso di collaborare, sua moglie lo ha richiamato all’ordine con le maniere forti, lo ha minacciato di morte.

L’8 marzo 2002 è una data importante per le donne italiane: La Camera ha dato il suo primo ” SI ” bipartisan alla modifica dell’articolo 51 della Costituzione e ha previsto che si ” possono promuovere le pari opportunità nella rappresentanza politica tra uomini e donne.

Ma l’8 marzo 2002 sono finiti in carcere anche tredici donne, tredici capo clan.La camorra è arrivata prima della politica, prima di qualsiasi riforma le signore ” arrestate ” nell’operazione ” Canto del Cigno ” erano alla pari con gli uomini.

Unico gradino ancora da scalare: i riti di affiliazione. Le donne non partecipavano, infatti, ai ” battezzi “, perchè le regole mafiose lo vietavano espressamente.

Ma anche se non portavano i gradi, ricoprivano ruoli di primo piano e soprattutto ruoli operativi nella gerarchia criminale.

Hanno nomi biblici, M. A., Carmela. Ma sono spietate. Hanno ordinato partite di droga, assistito amici, organizzato traffici di armi e minacciato commercianti, casalinghe, imprenditori.

Una di loro, R.L., di 31, con una serie di pesanti minacce avrebbe costretto il marito, S.L., ad interrompere il rapporto di collaborazione con la giustizia. La donna, d’accordo con il resto dei clan, durante le visite in carcere e grazie a una telefonata rubata lo ha minacciato, gli ha imposto il silenzio.

” Lo sai di cosa sono capace se ci tradisci “. Solo minacce? Qualcosa di più.

Dagli accertamenti emerge che una delle specialità dei clan era proprio quella di minacciare di morte i pentiti.

Le intercettazioni ricevute dai collaboratori di giustizia F.B., N.C, e S.L., affinchè ritrattassero tutte le loro confessioni.

Un’altra donna, S.S., DI 45 anni, è stata trovata con una pistola nascosta tra le pieghe della gonna.

Aveva il colpo in canna. Forse portava l’arma a qualcuno, ma gli investigatori non escludono che la donna potesse essere stata incaricata di uccidere un rivale.

Un killer in rosa, caso rarissimo, e’ stata arrestata per detenzione e porto illegale di una pistola.

Nella murgia le donne, insomma, non si limitano a custodire le armi, o da brave ” massaie ” a preparare le dosi di cocaina, come di solito accade nella mafia barese.

Siedevano tra ” capi “. Delle 13 donne arrestate cinque  sono accusate di associazione mafiosa per aver aderito al sodalizio del clan Mangione – loglisci, le altre di aver preso parte ad un’ associazione mafiosa, oltre a Lupoli, G.M, di 49, R.P., di 44, L.M., di 30 anni, e A.L., di 43, queste ultime due sono accusate anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti assieme a M.C.B., di 35, F.C., di 39, R.C., di 25, M.C.C., di 34, A.Di A., di 26, M.M., DI 34 e A.S., di 38. mamme che hanno educato i loro figli alla legge del più forte, che hanno insegnato loro a impugnare la pistola e a uccidere.

Nelle cinquecento pagine dell’ordinanza cautelare quella che descrive il 5 aprile del 1997 è agghiacciante.

Quella notte, nella zona ” 167 ” alla periferia di Gravina in Puglia, N.M. e B.D. spararono contro un ragazzino di dodici anni, nipote di Matera e figlio di G.M., che l’aveva affrontati imbracciando un fucile a quei tempi i due clan Mangione e Matera erano in lotta.

Il ragazzino, troppo giovane per quel duello, fu ferito a un piede. Nella zona industriale quella notte la Polizia trovò 40 bossoli di pistola.

A distanza di poche ore furono ferite altre sei persone. Una guerra. Una settimana dopo quelle sparatorie furono arrestati in quattro tra cui S.L. che però un paio di giorni ottenne il beneficio degli arresti domiciliari perchè gravemente malato.

Ma quella volta la libertà durò poco… il giorno dopo il tribunale di sorveglianza di Bari revocò gli arresti domiciliari, poichè le condizioni di salute dell’uomo non erano compatibili con la detenzione in carcere.

Da quell’episodio sono partite le indagini sui certificati medici falsi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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L’invasione continua

Ricordate come è cominciata. Renzi che simulava preoccupazione sull’immigrazione, lamentava l’eccesso di zelo delle ONG e minacciava di chiudergli i porti.
Settimane dopo hanno scritto un codice di condotta, destando gran clamore… e poi lo hanno trasformato in “raccomandazione”.

Germania, Belgio, Austria, Ungheria hanno pubblicamente esortato a chiudere a tutta l’immigrazione, fermarla in Libia.
Invece il Governo rifiuta con sdegno, si inventa immaginifici impedimenti, coglie pretesti per indignarsi, protesta la mancata “solidarietà” UE, vorrebbe se li prendessero loro, “minaccia” di tagliare fondi.

Avete capito? Assumono l’iniziativa mediatica. Spostano sull’Europa cattiva. Chiedono l’assurdo. Si tronfiano di superiorità morale. Fanno gli spavaldi. Sviano sulle responsabilità.
Mentre in realtà, non è mai stata loro intenzione rallentare sull’immigrazionismo.

Giocolieri di balle. Cazzari professionisti.
Si esibiscono ogni giorno. Li puoi vedere alla TV.
Una pagliacciata dietro l’altra. Farsa dopo farsa.
Miliardi su miliardi. Sempre più a fondo.

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