COSI’ I MEDICI DAL CARCERE AIUTAVANO I BOSS

C.Z, come la Fenice la camorra murgiana è sempre risorta, bliz dopo bliz.

Alcuni Boss, grazie a certificati falsi, firmati da due medici del carcere di Bari, riuscivano sempre a sfuggire alla galera e a ” rigenerare ” l’organizzazione. Ma gli investigatori sperano che questa volta sia il ” Canto del Cigno ” di questa mafia, insolita, ma tenace e spietata ” Canto del Cigno ” è appunto il nome dell’operazione che ieri mattina all’alba, ha portato nella Murgia ottocento carabinieri, elicotteri e paracadutisti del Battaglione ” Tuscania “.

E’ sceso in campo anche l’Esercito. Ieri, alle prime luci Gravina e Altamura sono state illuminate a giorno dai riflettori degli elicotteri e delle macchine dei carabinieri, sono ben 131 le ordinanze di Custodia Cautelare chieste dalla DDA, 119 gli arrestati.

Nella rete tesa dai carabinieri sono finiti tutti gli elementi di spicco del Clan Mangione e Matera – Loglisci.

Ma anche due medici che lavoravano nel carcere di Bari. S. C. e A. A., accusati di corruzione, falsità ideologica e ricettazione.

I due, secondo l’accusa, firmavano falsi certificati per far ottenere gli arresti domiciliari o rendere meno ” pesante ” la detenzione dei boss.

La mala li avrebbe ” comprati ” a suon di migliaia di euro ( si parla di mille euro a certificato ) e di reperti archeologici.

I due medici ora, sono agli arresti domiciliari. Secondo, i magistrati della DDA di Bari M. E. e E. P., che hanno coordinato l’indagine, tra i ” falsi malati ” ci sarebbero personaggi della mala del capoluogo: D.M., S.L., F.C., G. De F.

Questa operazione di mostra come la criminalità barese dalla fine degli anni 80 ad oggi abbia creato dei cloni in tutta la provincia – dice il PM E. – nella Murgia, in fatti, F.B., il più antico camorrista barese, è stato il ” RAS ” della droga fino al 91.

Poi il testimone è passato a S.P. abbiamo assistito a una fase  Di C. , i discendenti del tramontato clan La R., e infine è stata la volta del ” Gruppo Mercante ” grazie al mercato della droga e ai riti di affiliazioni la camorra barese ha esportato nella Murgia il suo sistema operativo.

Ha imposto il suo marchio, e questa, sottolinea E., ” e’ la riprova della forza della vitalità del DNA mafioso barese.

La camorra del capoluogo si è insediata anche in una zona come ” la Murgia “. Anche il Procuratore Capo E. M. sfata ” mito della sana provincia immune da una ” criminalità aggressiva “.

I tre bliz delle Forze di Polizia compiuti a metà degli anni 90 nella Murgia Barese non hanno mai fermato l’attività del clan Mafiosi che agivano nella zona.

L’hanno solo rallentata. Anche perchè alcuni degli elementi di spicco di una delle due cosche non finivano mai in carcere continuavano a dirigere i traffici illeciti di armi e droga e a compiere una raffica di estorsioni ai danni di piccoli  imprenditori perchè non venivano arrestati? Facile da spiegare: erano sieropositivi e in quanto tali, incompatibili con il Regime Penitenziario.

Se poi c’era un aiuto da parte dei medici del carcere, il gioco era fatto. I boss sembravano ” intoccabili “.

” In carcere, noi non finiremo mai siamo malati e vi perseguiteremo “, minacciavano. E nessuno denunciava, neppure se qualcuno sparava per strada, in pieno giorno e tra la gente, per uccidere un rivale.

Neppure se il pizzo aumentava di mese in mese costringendo alcuni piccoli imprenditori a chiudere bottega.

Cosi’ il clan M. – L. hanno continuato a vivere a gestire il malaffare in tutta la zona della Murgia Barese, dal 1995 al 2000, arruolando nelle proprie organizzazione circa duecento persone.La camorra ha seguitato a dettare la propria legge fino all’alba di ieri, quando i carabinieri coordinati dal Maggiore A. I. e dal Colonnello A. V., sono entrati in azione.

Ieri dopo il bliz, a Gravina ed Altamura molta gente ha telefonato al 112. Voci anonime che hanno detto semplicemente ” grazie ” oppure ” ci avete liberato da un incubo “.

Da anni, infatti, i clan avevano instaurato un regime di intimidazione. Numerosi i casi di estorsione a salottifici, discoteche, locali e anche ad aziende agricole disseminate tra i due paesi.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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