SIGILLI AL PATRIMONIO DELLA MALA GRAVINESE. CONFISCATI BENI PER 100 MLN

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Un’ altra confisca ha riguardato beni immobili e società di capitali utilizzate anche per il riciclo di denaro.

Una rete mafiosa estesa in tutta la provincia ma con la ” base ” a Gravina.

BENI IMMOBILI E SOCIETA’ DI CAPITALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO:

E’ il bilancio della maxi confisca di beni eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari nei confronti di un pluripregiudicato gravinese, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan ” Mangione – Gigante – Matera “, attivo non solo a Gravina ma anche nel circondario.

L’OPERAZIONE – I SIGILLI HANNO RIGUARDATO:

Beni riconducibili allo stesso ed ai suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi; oggi questo pluripregiudicato non risponde in prima persona del provvedimento in quanto non è più in vita. Si tratta di: – 153 unità immobiliari ( 96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini ) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate ( VA ), Monfalcone ( GO ), Monfalcone Calabro ( CS )

  • 6 società di capitali costituito da imprese edilizie;
  • 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima;
  • 36 rapporti bancari

LE INDAGINI PATRIMONIALI

avviate nel settembre del 2010, hanno consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha consentito nel 2011 e 2012 di seguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni:

  • febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente 98 unità immobiliare, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro
  • ottobre 2011 si aggiunge un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro:
  • gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto  di deposito;
  • giugno 2012 ancora un altro sequestro sempre a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto  da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro. Una cronologia che ha permesso agli investigatori  e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una ” vivace ” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizia che dovendo riciclare denaro ” sporco ” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.
  • L’ORGANIZZAZIONE – Quella di Gravina è un organizzazione malavitosa di stampo mafioso, che è fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dagli investigatori nel corso degli anni. Voglio ricordare ancora una volta su tutte le operazioni antimafia: ( ” Gravina ” e ” Canto del Cigno ” ), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che venivano riciclati attraverso società finanziarie  o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni immobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente ” attaccando ” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.
  • L’UTILIZZO DEI BENI:
  • Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro cosi’ consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto.
  • Sono state inoltre venduti ulteriori immobili, in tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.
  • REPORTER
    FREELANCER VALTER PADOVANO

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