MURGIA, NUOVO COLPO AL TESORO DEI CLAN. SEQUESTRATI 23 MLN

Un nuovo colpo e’ stato sferrato al patrimonio realizzato con gli introiti di attività criminali del clan della murgia, principalmente di Gravina, che a lungo hanno spadroneggiato e che hanno dominato negli anni 80 e 90.

Beni immobili per circa 23 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri ad Altamura e Gravina su disposizione del Tribunale di Bari nell’ambito del ” pacchetto sicurezza “.

In particolare, un’altra sala ricevimenti ad Altamura, diverse aziende, terreni ed appartamenti.

E’ stata applicata ancora la normativa antimafia sulle misure di prevenzione patrimoniale.

Il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale ha eseguito un sequestro anticipato finalizzato alla confisca, a seguito di un provvedimento emesso dalla sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Bari ( collegio composto dal presidente Francesca La Malfa e dei componenti Marrone e Mattiace ) su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo.

Destinatario delle nuove misure patrimoniali è S.S., 57 enne di Gravina, con numerosi pregiudizi penali, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza.

Fu coinvolto nel 2001 nella maxi operazione antimafia ” canto del cigno ” perchè ritenuto ” compartecipe “, come braccio economico, della criminalità organizzata di Gravina ( clan Mangione, Gigante, Matera ).

Proprio a questi gruppi, soprattutto ai Mangione, che fanno capo i numerosi altri sequestri che si susseguono da un anno a questa parte e che hanno interessato ditte, immobili e società edili di Altamura, a Gravina invece villette in costruzione a Turi nonchè affari anche in altre regioni.

Un filone investigativo che si sta rivelando molto fecondo e che equivale ormai ad un patrimonio sequestrato complessivo che si avvicina ormai ai 100 milioni di euro.

Le indagini investigative effettuate hanno messo chiaramente a confronto dei redditi che dichiarava come anche l’ingente capacità e liquidità finanziaria dimostrata da S.S., capace di ottenere un notevole ritorno dagli investimenti, soprattutto in attività di ristorazione ma anche edili.

In pratica, secondo i carabinieri, venivano messe in atto operazioni di ” money laundering ” ( riciclaggio di denaro ) attraverso numerosi reinvestimenti di natura apparentemente lecita.

Da precisare che tali attività imprenditoriali continueranno con l’amministrazione giudiziaria sotto il diretto controllo del Tribunale di Bari.

Le misure di prevenzione, oltre a colpire direttamente i portafogli ed il patrimonio, mirano anche a restituire legalità e trasparenza.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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