BENI CONFISCATI ALLE MAFIE, ECCO LA MAPPA OPEN DATA REGIONE PER REGIONE

Vorrei iniziare giusto per dare informazione nasce il portale www.confiscatibene.it

per monitorare aziende, immobili e altre proprietà sottratte alla criminalità.

Nel cuore della Toscana che faceva capo a V.P., considerato uno dei principali faccendieri di T.R. e dei fratelli Ganci. Da allora, da quel lontanissimo 1983, il numero di beni confiscati alla criminalità organizzata è aumentato notevolmente, ma stando ad atti e documenti ufficiali l’unica cosa certa è che non si sa con esattezza nè quanti siano, nè quando valgano, nè ancora con precisione come vengano riutilizzati.

Le inchieste e io aggiungo perchè muoiono le aziende sottratte alla mafia. Sei milioni all’Agenzia per costruire un database mai fatto.

OTTO ANNI FA IL ” MANDATO ” DI CONFISCA EUROPEO MA L’ITALIA NON HA ADERITO

Come dicevo otto anni fa l’Unione Europea ha predisposto un provvedimento ( decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio del 6 ottobre 2006 ) per l’esecuzione delle confische tra Paesi europei, il meccanismo è semplice: un Paese emette un decreto di confisca di un bene che si trova in un altro Paese, il quale a sua volta lo esegue con una procedura automatica.

Si tratta di uno strumento che potrebbe comportare giovamenti altissimi per contrastare la criminalità sul piano economico. Un’occasione che l’Italia però non ha ancora colto. Si legge nella ” Relazione sulla criminalità organizzata su base europea ” del 18 giugno 2014: ” non vi è chi non veda la grande importanza di questo strumento di cooperazione giudiziara internazionale che rende estremamente dinamiche procedure pur sempre attuabili ma che altrimenti richiederebbero tempi estremamente più lunghi. La decisione quadro di cui trattasi, risalente a quasi otto anni orsono, è già stata implementata da ben 21 Paesi su 28 dell’Unione Europea.

L’Italia non vi ha ancora provveduto unitamente a Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Slovacchia e Regno Unito “.

IL RIUSO DEI BENI FRENATO DALLA BUROCRAZIA

Si è proprio cosi’ sempre più beni confiscati , sempre meno decreti di destinazione. La contraddizione emerge dalla Relazione sui beni confiscati presentata in Parlamento nel 2013. A fronte di una crescita costante di confische e, soprattutto, confische definitive, quest’ultime passate da 921 del 2009 a 2259 del 2012, non si è verificato un aumento di consegne di beni a enti, associazioni o forze dell’ordine.

Le confische con destinazione ( solo immobili e aziende ), che richiedono un apposito decreto da parte dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, sono addirittura in diminuzione.

Dall’apice dei 629 del 2009 si è scesi fino a 85 del 2012. ” Il che è quantomeno contraddittorio … “, si legge nella stessa relazione, aggiornata al 31 marzo 2013. Il rallentamento nel percorso di riconversione della villa di un boss o della fattoria di un narcotrafficante si traduce in una diminuzione di valore dei beni confiscati con destinazione.

Nel 2008 i Comuni avevano a disposizione immobili e aziende per un valore di 120,9 milioni di euro, passati ad appena 3 milioni nel 2012.

Anche lo stato ha perso tanto, scendendo dai 40 milioni e mezzo del 2008 ai 202mila euro del 2012. Complessivamente il valore dei beni confiscati con destinazione è crollato di ben 158 milioni in cinque anni.

Se facessimo un rapido calcolo, il valore medio di ogni bene è di appena 38mila euro nel 2012 ( era di 204mila euro nel 2008 ).

A NORD COME AL SUD, TRA METROPOLI E PERIFERIE, IL FENOMENO INTERESSA 94 PROVINCE ITALIANE SU 110

Quello che però emerge con certezza dai numeri è che la concentrazione dei beni confiscati è si al Sud ( Sicilia, Calabria, Campania, Puglia ) ma anche sempre di più nel Centro Nord ( Lazio, Lombardia, Piemonte )

QUANDO VALGONO I BENI? LE STIME TRA I 10 E GLI 80 MILIARDI

Sul valore economico dei beni, il valzer di stime è ricco di contraddizioni. L’ex direttore dell’Agenzia per i beni confiscati G.C. prima dichiarò all’ANSA un anno fa che il valore ammontava a 10 miliardi di euro, poi in Commissione Antimafia parlò di circa 30 miliardi, di cui 3 miliardi in contanti.

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