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TRAFFICO DI RIFIUTI, IL BOSS CARMINE SCHIAVONE PARLA: ” LE MIE DENUNCE INASCOLTATE “

Posted by Valter Padovano on Samstag, 30. September 2017

L’ex cassiere dei Casalesi racconta il sistema dello smaltimento illecito dei veleni, anche radioattivi in Campania.

Dichiarazioni messe a verbale già negli anni ’90, a cui però non sono seguiti interventi sui terreni colpiti.

E’ la sua audizione del 1997 in Commissione Parlamentare è ancora secretata. Le parole di Carmine Schiavone – che accusa direttamente lo stato sulle mancate bonifiche dei siti inquinati dai veleni di gomorra – hanno solidi basi, riscontrabili in tantissimi Siti Giudiziari, buona parte degli elementi che confermano la sua ricostruzione del traffico illecito di rifiuti sono contenuti negli atti di un processo in corso in questi mesi, condotto dal PM della DDA di Napoli  Allessandro Milita imputati sono alcuni esponenti del clan Bidognetti alias ” Cicciotto ” e ” Mezzanotte ” Gaetano Cerci e Cipriano Chianese.

L’accusa formulata è gravissima: disastro ambientale colposo. Il complesso e difficile percorso della giustizia per cercare di scrivere finalmente una verità definitiva sui traffici di materiale contaminato – e forse radioattivo – dal nord al sud ha subito, negli anni, moltissimi ostacoli.

 La prima inchiesta della procura napoletana, conosciuta come “Adelphi”, non riuscì ad arrivare alle condanne degli imprenditori che avevano utilizzato i servizi del clan dei Casalesi per smaltire illegalmente migliaia di tonnellate di scorie pericolose.

La figura di Cipriano Chianese, avvocato oggi imputato nel processo per la contaminazione delle falde acquifere campane, è stata indicata – insieme a Gaetano Cerci e a Francesco Bidognetti – per la prima volta da Carmine Schiavone già nei suoi interrogatori del 1993.

Il Gip di Napoli Anita Polito, nell’ordinanza di custodia cautelare per l’indagine sul disastro ambientale conclusasi nei mesi scorsi, ricorda nei dettagli le date degli interrogatori del collaboratore di giustizia ex cassiere del clan: Schiavone venne ascoltato due volte nel 1993, due volte nel 1994 e poi nel 1996. Nel suo raccolto dell’epoca “il collaboratore riferiva in particolare, riassuntivamente, che verso la fine degli anni 80 — a partire dal 1988 — Chianese Cipriano ( aderente ad un circolo culturale occultante una loggia massonica cui partecipava Cerci Gaetano ), già operante per suo conto nello smaltimento dei rifiuti, ebbe ad avvicinarsi al gruppo di Sandokan ( il boss Francesco Schiavone, ndr ) e Bidognetti Francesco, intessendo con loro rapporti di affari per le discariche. (…) Erano state rilasciate altresì alcune concessioni ottenute per la realizzazione di vasche ittiche, in realtà utilizzate per l’estrazione della sabbia, poi affidate a Cerci e riempite con rifiuti tossici”.E ancora: “ Il Chianese procedette quindi a scaricare rifiuti nelle cave di sabbia che vanno dal Lago Patria fino a Mondragone ( cave prodotte dal prelievo di sabbia destinate per le costruzioni del consorzio Con. Cav. per la superstrada Nola-Villa Literno ) ”.Tutte informazioni che, dunque, sono note da circa vent’anni. Tra il 1995 e il 1996 la Criminalpol di Roma – su delega della procura napoletana – ha ripreso i verbali delle dichiarazioni di Schiavone, effettuando una serie di sopralluoghi nella provincia di Caserta, per cercare di individuare con precisione i punti di interramento dei rifiuti tossici.Secondo il Gip di Napoli le dichiarazioni di Carmine Schiavone furono puntualmente riscontrate: “L’esito degli accertamenti disposti sul  terriccio prelevato da alcuni dei siti individuati, consentiva di acclarare l’effettività della destinazione a discarica dei luoghi medesimi”.Le denunce del collaboratore di giustizia furono raccolte nel 1997 anche dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta all’epoca da Massimo Scalia.

Secondo il suo racconto, Schiavone consegnò alla commissione appunti e documenti con l’indicazione delle società coinvolte, delle targhe dei mezzi usati e dei luoghi degli smaltimenti. La sua deposizione risulta ancora oggi secretata e non è possibile capire quanto realmente raccontò.

Di certo quel mondo di trafficanti descritto fin dal 1993 non appare – se non per sommi capi – nelle relazioni finali approvate dal parlamento nel 2001.

Oggi, vent’anni dopo, è giunto il momento di aprire quegli archivi.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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GRAVINA IN PUGLIA. UN INCENDIO FA SCOPRIRE UNA VERA DISCARICA

GRAVINA IN PUGLIA SCOPPIA UN INCENDIO E FA SCOPRIRE UNA VERA DISCARICA ABUSIVA PERICOLOSA

Intervenuti per un incendio in località Murgetta, alle porte dell’abitato di Gravina in Puglia, i carabinieri forestali della locale stazione hanno individuato un terreno di circa 2.500 metri quadri in cui veniva abusivamente stoccata e smaltita una ingente quantità di rifiuti, parte dei quali in piena e pericolosa combustione con vistose colonne di fumo denso e scuro.

L’area è stata sequestrata e i due proprietari, residenti a Gravina in Puglia, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria di Bari per il reato di gestioni illecita di rifiuti e discarica abusiva, nonché di concorso in ricettazione per la presenza nel terreno di una grossa matassa di filo di rame di provenienza sospetta.

Nel terreno venivano stoccati rifiuti pericolosi e non, contenenti amianto, catrame, oltre ad apparecchiature elettriche, oli esausti, pneumatici fuori uso. Il materiale è risultato accatastato nel tempo attraverso ripetuti e sistematici depositi, per trarne illecito profitto, specie attraverso il riciclo e recupero del materiale ferroso.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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E’ STATA SMASCHERATA UNA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE CHE SVERSAVA NEI CAMPI

LA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI BARI SMASCHERA UN ORGANIZZAZIONE CRIMINALE DEDITA A SVERSARE RIFIUTI PERICOLOSI NEI TERRENI

Ecco per dovere di informazioni come “Reporter per caso” vi sto per citare una storia, ancora una volta, che parla di sversamento di rifiuti pericolosi nelle campagne. 70 ettari di terreno situati nelle zone di Manfredonia, San Severo e San Paolo Civitale, oggetto di sversamento illecito di rifiuti speciali.

19 persone sono state arrestate per questo illecito gravissimo, 46 indagati, i sigilli sono stati messi ai 70 ettari di terreno.

Traffico organizzato di rifiuti in concorso in corruzione aggravata, falso ideologico in atto pubblico, realizzazione e gestione di discarica abusiva: sono queste le accuse le accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di 19 persone che sono state arrestate all’alba in una brillante operazIone di Polizia Giudiziaria nell’ambito del bliz che è stato dato il nome ” IN DAUNIA VENENUM “..

ADESSO I NOMI DEI 19 ARRESTATI

Complessivamente, l’inchiesta conta 46 indagati ( 42 persone fisiche e 4 società ). Nel dettaglio dell’esito di questa indagine molto complessa nell’attività investigativa condotte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari e dal personale del Commissariato di Manfredonia con la Squadra Mobile di Foggia, il GIP presso il Tribunale di Bari ha disposto l’applicazione di 19 misure cautelari personali ( 5 in carcere, 9 ai domiciliari. l’obbligo di dimora, 2 divieti di dimora e 1 divieto di esercizio dell’attività d’impresa ) nonchè il sequestro preventivo di beni per il valore complessivo di oltre 9,3 milioni di Euro.

Oltre 130 sono gli uomini della Guardia di Finanza della Polizia di Stato impegnati nell’esecuzione delle ordinanze nelle città di Bari, Mola di Bari, Barletta, Modugno, Gravina in Puglia, Cerignola, Zapponeta, San Severo, Napoli, Casalnuovo di Napoli, Pozzuoli, Pollena, Trocchia, Mariglianella.

In particolare i sequestri hanno per oggetto numerosi conti di due delle società coinvolte e di alcune persone fisiche indagate, le quote societarie e l’intero compenso aziendale di una delle società stesse ed, infine, 70 ettari di terreno nelle zone di Manfredonia, San Severo, Zapponeta e San Paolo Civitale, dove sono state oggetto di sversamento illeciti di rifiuti speciali.

Contemporaneamente, è stata data esecuzione a 9 decreti di perquisizione locale nei confronti di alcuni degli indagati.

Il traffico dei rifiuti, monitorato attraverso una capillare attività investigativa supportata dall’utilizzo di sofisticate strumentazione tecnica, si è sviluppato lungo la direttrice Napoli – Foggia e ha portato a scoprire l’esistenza di un organizzazione criminale che ha riversato, illecitamente, una ingente quantità di rifiuti nell’agro di Manfredonia e di altre zone della provincia Dauna, con la complicità di una società di servizi ambientali di San Severo – ” LA LUFA SEVICE SRL ” – nonchè attraverso l’impiego di automezzi dell’impresa ” PULITEM SRL ” di Casalnuovo di Napoli.

QUESTO ERA LO SCHEMA CON CUI SI SVOLGEVA L’ATTIVITA’ DELITTUOSA

I rifiuti, provenienti dalle province di Napoli e Caserta, venivano dapprima convogliati presso la ” LUFA SERVICE SRL ” con quantitativi assolutamente superiori rispetto a quanto consentito dall’autorizzazione provinciale per essere successivamente smaltiti ( dopo una mera parvenza di trattamento di compostaggio ) su terreni – che venivano, di fatto, utilizzati come discariche – nella disponibilità delle stessa ” LUFA SERVICE SRL ” ovvero di terzi rivelatisi, talvolta, soggetti compiacenti.

Il totale del materiale illecitamente sversato dal 2010 al 2014, è stato poi quantificato di circa 100.000 tonnellate.

In connessione con questi illeciti, sono state accertate ulteriori condotte delittuose, tra cui alcuni reati di falso ideologico nonchè alcuni episodi di corruzione che vedono coinvolto un Pubblico Ufficiale Dirigente di una Unità Operativa Complessa dell’Arpa Puglia.

REPORTER

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VIAGGIO NELLA TERRA DEI VELENI DELLE DISCARICHE

VIAGGIO TRA GOMORRA E LA TERRA DEI VELENI

Nel distretto di Bari  ” abbiamo trovato e continuiamo a trovare rifiuti tombati provenienti dalla Campania “.

Lo ha detto il PM barese, Dr. Renato Nitti. Ha sottolineato, però che sono pochissimi i casi accertati di infiltrazioni di organizzazioni mafiose negli illeciti ambientali scoperti sul nostro territorio.

Una delle più importanti indagini scattate nel 2014 riguarda proprio un traffico organizzato di rifiuti dalla Campania in Puglia.

L’operazione fu chiamata ” Black Land “, con migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati, provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio e smaltiti illecitamente nel Foggiano.

Continui, sono stati gli accertamenti che hanno consentito di scoprire rifiuti pericolosi e non, tombati in diverse località: in un ex cava sito a Grotteline in Agro di Spinazzola ( BA ).

Nel Torrente Picone, in Agro di Sannicandro di Bari, in area sottoposta a vincolo nel Comune di Bari, dove è stato trovato non solo una discarica tombata, ma anche amianto frantumato ” abreve ve ne parlerò nei prossimi articoli “, la seconda inchiesta che è stata chiamata ” Desert Waste ” su un traffico internazionale di rifiuti dal Porto di Bari verso la Libia e Iran.

Il PM di Lecce, Dr. Ennio Cillo ha aggiunto che nel Salento ” dopo l’allarme lanciato un anno fa dalle dichiarazioni di pentiti che parlavano di traffici di rifiuti tombati dalla camorra qui in Puglia a Bari.

Sono state da subito avviati un monitoraggio attento che ha consentito di verificare che vi sono tracce di veleni ma ci ha dato anche la possibilità di scoprire numerosi tombamenti abusivi di rifiuti, soprattutto scarti calzaturieri “.

La Puglia è una regione sotto controllo  – ha detto il PM Cillo – gli altri numeri raccontano quelle criticità ambientali di questo territorio ma dicono anche che c’è un controllo continuo.

SITUAZIONE AMBIENTALE IN PUGLIA

In Puglia, dal 2002 ad oggi, sono state 44 le inchieste contro attività organizzate per il traffico di rifiuti, il 18,6% delle indagini nazionali in materia.

Gli accertamenti della magistratura di Bari e di Lecce dopo le dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone relativo al tombamento di rifiuti pericolosi in Puglia provenienti dalla Campania ha dato cosi’ impulso ad altri indagini.

” In salento l’ipotesi è risultata infondata  – ha detto il Procuratore Aggiunto Ennio Cillo – il problema nel territorio di Lecce non riguarda l’importazione di rifiuti da altre regioni, ma l’interramento di vecchie discariche, spesso ricavate in cave dismesse e abbandonate, contenenti pellami, rifiuti di calzaturifici, in rari casi rifiuti ospedalieri ” da DDA di Bari, come confermato dal PM Renato Nitti, ha invece chiuso nei mesi scorsi una maxi operazione contro il traffico organizzato di rifiuti chiamata ” Black Land “, che l’11 aprile ha portato all’arresto di 14 persone tra cui imprenditori del Foggiano e del Napoletano e al sequestro di aziende, stabilimento e automezzi del valore di 25 milioni di Euro.

Gli Investigatori hanno scoperto migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non trattati provenienti da impianti di compostaggio e di stoccaggio ubicati in Campania, nelle province di Salerno, Caserta e Avellino, smaltiti illecitamente in Puglia, a Ordona, dove si stima l’interramento di oltre 500.000 mila tonnellate di rifiuti.

Altre 13 mila tonnellate di fanghi tossici provenienti dal Porto di Taranto e poi versati su terreni coltivati a frutteto sono state scoperte nel Brindisino.

Preoccupa anche il dato dei traffici transfrontalieri di rifiuti, soprattutto diretti verso il Sud Est Europa e l’estremo Oriente, con oltre 180 tonnellate di cascami di gomma e pneumatici fuori uso, materiale tessile e plastico, carta da macero, rifiuti ferrosi ed elettrodomestici, sequestrati nel Porto di Bari e diretti illecitamente oltre confine.

REPORTER

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A BARI – CARBONARA – LA DISCARICA ABUSIVA GESTITA DALLA MALAVITA

ABBANDONATI RIFIUTI DELLE OFFICINE COLLUSE CON LA MALAVITA

La discarica della malavita nell’immondezzaio scoperto l’altro giorno dagli Agenti della Polizia Municipale in contrada Lamacchia a Carbonara c’era un campionario di rifiuti ” non pericolosi ” prodotti da alcuni business illegali più diffusi e lucrosi.

 In quel terreno di 2000 metri quadrati i vigili hanno trovato la carcassa di una Bmw data alle fiamme, priva di motore e con il numero di telaio completamente corroso dal fuoco. In più parti di automobili «cannibalizzate», resti di carrozzeria, scarti edilizi da demolizione, monitor di pc, vecchie slot machine, macchine da caffè abbandonate, mobili in disuso, legname di vario genere, bustoni in PVC contenenti alghe marine, guaine di cavi elettrici che contenevano fili di rame.

Gli agenti hanno sottoposto l’area a sequestro giudiziario per i reati di discarica abusiva e combustione illecita di rifiuti. Alla scoperta ora stanno facendo seguito le indagini giudiziarie. Per quello che riguarda l’abbandono incontrollato di cumuli di scarti edilizi da demolizione si tratta di un illecito commesso in seguito a piccoli lavori di ristrutturazione non denunciati. Lo smaltimento di queste macerie ha un costo troppo elevato per chi lavora in nero.

Da dove provengono invece le parti di carrozzeria e lo scheletro dell’automobile incenerita?

E più che possibile che la carcassa appartenga ad una Bmw rubata e utilizzata per consumare furti e rapine.

Dandola alle fiamme chi l’ha utilizzata, dopo aver «espiantato» il motore e smontato le parti riutilizzabili, ha cercato (riuscendoci) di cancellare ogni traccia. In questi tempi di crisi, poi, sta rifiorendo il «mercato nero» dei ricambi di carrozzeria (cofani, para fanghi, paraurti, griglie, fari, fanali, retrovisori), di meccanica (radiatori, elettroventole, ammortizzatori, dischi e pastiglie freno, frizioni, batterie) ed accessori (catene, deflettori aria, sensori di parcheggio).

Finiscono in questa specie di realtà parallela non solo le automobili rubate e poi «cannibalizzate» ( smontate pezzo dopo pezzo ) ma anche le cosiddette «parti del tutto», ossia singoli pezzi (ruote, cerchioni, parafanghi, specchietti smontati e portati via mentre il veicolo rimane fermo nel suo parcheggio. Il lavoro di recupero di alcune parti da usare come pezzi di ricambio viene fatto in officine clandestine oppure carrozzerie i cui proprietari sono collusi con la criminalità.

Il furto di automobili ( e di conseguenza il riciclaggio dei mezzi rubati) è l’unico reato che non conosce crisi. Nel corso del 2016 (si attendono per la fine dell’anno i dati 2017) le forze di polizia hanno raccolto migliaia di denunce, in media più di 5 al giorno.

In base a quanto emerge dal «Dossier annuale sui Furti d’Auto» elaborato dalla società specializzata nel recuperi di beni rubati LoJack Italia partendo dai dati del Ministero dell’Interno, in tutta Italia (Puglia compresa) spariscono mediamente più di 13 auto ogni ora. Roma e Napoli sono le città più colpite, seguite da Milano, Catania, Bari e Palermo. L’aumento della professionalità e la tendenza ad associarsi dei ladri d’auto, quando non fanno già parte di malavita organizzata, rappresentano una crescita consolidata. Così come sempre più attivi e organizzati sono i ladri di rame, abili nel sottrarre cavi elettrici per ripulirli dalle guaine in plastica rigida e venderne ai ricettatori l’anima in rame.

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RIFIUTI TOSSICI DELLA CAMORRA. PENTITO PARLA E FA TREMARE LA PUGLIA

” IN PUGLIA I RIFIUTI DELLA CAMORRA ” LA PROCURA DI BARI APRE UN INDAGINE CONOSCITIVA

Una decisione immediata e’ stata presa dopo le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone come anche sui presunti rifiuti tossici smaltiti qui in Puglia negli anni novanta.

Il Procuratore Aggiunto Dr. Drago si pronuncia a questo punto dice: ” non vi sono evidenze concrete di un rischio per la salute dei cittadini pugliesi, ma è doveroso dare una risposta sullo stato di salute della Regione “.

Cosi’ il Procuratore Aggiunto di Bari, Dr. Pasquale Drago, lui stesso annuncia dell’apertura di un’indagine conoscitiva – al momento senza reati ne indagati – sul presunto smaltimento di rifiuti tossici da parte della camorra in Puglia negli anni ’90.

L’allarme sulla presunta presenza di rifiuti tossici in Puglia, ed in particolare nel Salento, e’ scattata nei giorni scorsi con la desecretazione, delle dichiarazioni rilasciate nel 1997 dal pentito di camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui rifiuti.

Secondo quanto riferito da Schiavone, lo smaltimento illegale, gestito dalla camorra, avrebbe avuto tra, i vari terminali anche le province di Lecce e Brindisi tali dichiarazioni però da subito non sono state ritenute attendibili dalla Procura di Lecce.

 “Non correremo dietro ai fantasmi – aveva detto ieri il procuratore di Lecce Cataldo Motta – Sono dichiarazioni che non hanno fondamento, troppo generiche e soprattutto prive di riscontri.

E’ stato fatto solo un grande chiasso mediatico inutile ma nel Salento non c’è nulla di cui preoccuparsi, visto che monitoriamo attentamente anche le discariche”.

Ma la Procura di Bari, pur dando ragione a Motta sull’assenza di “concrete evidenze”, ha deciso di vederci chiaro.

 “Le dichiarazioni di Carmine Schiavone sullo sversamento di rifiuti pericolosi sul territorio pugliese, non trovano nessun tipo di riscontro. Sono datate, sono ‘de relato’, e non hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che conoscevano bene il nostro territorio”, ha spiegato Drago.

”Si stanno diffondendo allarmi e preoccupazioni che sono al momento ingiustificati – ha detto Drago ai cronisti presenti in procura – perché Schiavone è stato arrestato nel 1992.

La stessa epoca in cui ha cominciato a collaboratore Salvatore Annacondia (ex capoclan della mafia del nord barese, ndr), i cui primi verbali sono del 1993. Annacondia è stato sentito dalle procure di Lecce e Bari e dalla Procura nazionale antimafia.

Conosce il territorio, soprattutto del barese molto meglio di quanto non possa conoscerlo uno che viene dalla Campania.

Su queste cose un riscontro concreto Annacondia non lo ha mai dato”. ”Detto questo però – ha continuato Drago – ha ragione anche il presidente Vendola quando dice che tutte le istituzioni si devono muovere. 

A prescindere da quello che dice o non dice un pentito di Camorra, noi abbiamo il dovere di dare una risposta ai cittadini sullo stato di salute del nostro territorio.

Questa preoccupazione è stata espressa in questi giorni da diverse autorità politiche, su quelli che possono essere i danni d’immagine alla nostra regione”.

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RIFIUTI IN PUGLIA, MONSIGNORE GALANTINO ACCUSA ANCHE QUI LA TERRA DEI FUOCHI

RIFIUTI IN PUGLIA, MONSIGNORE GALANTINO ACCUSA: E’ LA VERA TERRA DEI FUOCHI, PIU’ DELLA CAMPANIA

Per informazione come Reporter Freelancer vi inserisco questa pagina scottante. Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana invita i Sacerdoti a denunciare: ” Ancora non abbiamo trovato persone coraggiose che ci mettono impegno e la faccia per far uscire la verità “.

“Si sta scoprendo che la terra dei fuochi non è solo in Campania, ma anche nella mia Puglia ci sono schifezze sotterrate e forse anche maggiori rispetto a qui”. Lo ha affermato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo al 36esimo convegno diocesano ad Acerra (Napoli).

” Qui almeno le cose sono uscite fuori – ha aggiunto – sapete e quindi potete chiedere che sia fatto ordine.

Ma in Puglia ancora non abbiamo trovato persone coraggiose che ci mettono impegno e la faccia per far uscire la verità”.

Monsignor Galantino ha anche sottolineato che gli stessi prelati devono avere il coraggio di impegnarsi e denunciare.

“Se me ne sto per conto mio pensando che si tratta di una vicenda lontana dalla mia chiesa – ha proseguito – non faccio il mio dovere di prete.

  E ci sono prelati che per la loro sensibilità e coraggio sono stati isolati dalla stessa Chiesa per pigrizia.
Come don Ciotti, che sarà qui domani ( venerdì 9 settembre ): non pensate che sia stato sempre applaudito dalla Chiesa.
In molti lo indicavano come un prete sociale – ha concluso il segretario generale della Cei – come se Gesù non avesse avuto una sensibilità sociale”.
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IL PENTITO CARMINE SCHIAVONE PARLA E DICE: VI SONO ANCHE DISCARICHE A BARI E FOGGIA

I VERBALI DEL PENTITO SCHIAVONE ” IN PUGLIA LE DISCARICHE DELLA CAMORRA “

Il pentito della camorra napoletano rivela dall’uomo dei casalesi all’Antimafia ” per tutti gli anni ottanta la camorra ha usato alcune pattumiere. Una si chiamava Puglia “.

Lo ha raccontato nel 1997 il pentito Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare Antimafia in un verbale che è stato dissecretato.

Ma lo hanno confermato anche le indagini più recenti in tema di mafia e di rifiuti come ha spiegato in audizione di alcuni mesi fa l’ex Procuratore di Bari, Dr. Antonio Laudati.

” Parlavano spesso di Puglia – spiega il pentito – c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevano negli anni fino al 1990 – 1991.

Schiavone parla di ” Salento “, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia “.

Pochi i riferimenti precisi anche perché, dice, “il nostro era un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”.

Il traffico riguardava “sostanze tossiche, fanghi industriali, rifiuti di lavorazione, rifiuti radioattivi “.

Tutto materiale che veniva nascosto metri e metri sotto terra, dove ancora oggi è probabilmente conservato.

È bene ricordare che in alcune zone del Salento si registrano percentuali di malattie oncologiche assai superiori alla media.

Quei dati sono stati oggetto nei giorni scorsi di una riunione all’Istituto superiore di Sanità nella quale l’Arpa Puglia e il ministero hanno previsto un percorso comune: l’anomalia nei numeri c’è, ed è importante.

Bisogna trovare ora le cause. I rifiuti interrati potrebbero essere uno dei problemi.

Tornando alle dichiarazioni di Schiavone, il pentito ha parlato anche del “supporto” logistico dei clan locali: “In effetti – ha messo a verbale.

In Puglia, la Sacra corona unita non è mai stata nessuno. Era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi fu staccata.

C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel Brindisino operava un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capozona.

Con me operavano un certo Tonino ‘o Zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce”. Le parole di Sandokan sono però state integrare e in parte superate dal quadro tracciato nei mesi scorsi dal procuratore Laudati sempre in commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

È stato il magistrato a parlare del legame tra i casalesi e il foggiano. Se io devo smaltire un frigorifero e lo butto a Savignano Irpino – ha detto – rischio l’arresto nella fragranza.

Se mi sposto di un chilometro e mezzo, se mi va male prendo una contravvenzione.

Dove butta il frigorifero la criminalità organizzata?  Le indagini stanno verificando anche in questo caso ” sinergie ” criminalità locale e Casalesi. Ma c’è altro. Alcune aziende, “anche a partecipazione pubblica – ha detto Laudati – hanno avuto forme di condizionamento dalla criminalità organizzata sul modello di quello che è successo in Campania”.

REPORTER

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SEQUESTRATA DISCARICA DI CONVERSANO. LEGAMBIENTE ALL’ ATTACCO

SEQUESTRO DISCARICA CONVERSANO

Per il sequestro della discarica di Conversano Legambiente ci fa sapere che esprime preoccupazione per un possibile inquinamento.

Quindi chiede alla Regione Puglia una convocazione urgente per l’osservatorio rifiuti per monitorare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in Puglia.

Oltre alle conseguenze di tali comportamenti che possono portare ad illeciti determineranno, non solo delle ripercussioni sulla salute dei cittadini e questo è dimostrabile ma anche a causa di un eventuale disastro ambientale dovuto certamente al possibile inquinamento della falda – ma anche quello legato allo smaltimento dei rifiuti della discarica di Conversano che, ora, saranno condotti altrove con un innalzamento notevole dei costi di gestione.

 In Puglia purtroppo vi devo far sapere che sono ancora basse le percentuali di raccolta differenziata, sono ancora tanti i rifiuti indeferenziati che vengono smaltiti in discarica.

È perentorio Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia all’ indomani dell’operazione condotta dai Carabinieri del Noe e della Guardia Costiera che ha portato il gip del Tribunale di Bari, Dr.ssa Annachiara Mastrorilli al sequestro preventivo senza facoltà d’uso della discarica di Conversano in contrada Martucci.

In questi anni Legambiente, attraverso i circoli di Mola di Bari e Conversano, è sempre stata in prima linea sul fronte della discarica in Contrada Martucci, evidenziando, tra le altre cose, il mancato decollo della raccolta differenziata porta a porta secco/umido nei ventuno Comuni che smaltiscono nella discarica di Conversano.

«Chiediamo alla Regione Puglia, alla luce di ciò che sta accadendo a Conversano, di convocare quanto prima l’Osservatorio Regionale Rifiuti, istituito con legge regionale 36/2009, al fine di monitorare la corretta gestione del ciclo di rifiuti in Puglia».

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EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE UNA DISCARICA

CONVERSANO: EX DIPENDENTE RUBA UNA RUSPA E PORTA ALLA LUCE RIFIUTI PERICOLOSI

Un ex dipendente di una ditta che gestiva le fasi di post-gestione dell’impianto della discarica in contrada martucci , dopo aver rubato una ruspa dal sito della discarica ha raggiunto un fondo distante un chilometro e a cominciato a scavare portando alla luce rifiuti sepolti nel terreno.

Poco dopo i carabinieri l’hanno bloccato e arrestato. Non si sa bene se l’uomo con questo gesto eclatante abbia voluto fare scoprire una nuova discarica per vendicarsi e ha pensato bene di rubare la ruspa.

I carabinieri come già detto l’hanno bloccato e arrestato con l’accusa di furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’uomo, secondo quanto dichiarato agli inquirenti, ha denunciato inoltre di conoscere altri luoghi in cui si sono verificati altri episodi di smaltimento illegale di rifiuti.

Secondo quanto accertato dai carabinieri del NOE, i rifiuti sversati illegalmente nel territorio di Conversano emettevano un odore nauseabondo.

Una vicenda al vaglio delle autorità competenti, di Comune, Provincia e Arpa. La situazione di notevole gravità.

Questo incredibile fatto, coincide con la presentazione di Legambiente e ARPA Puglia de “I numeri dell’Ecomafia”, che si terrà venerdì 30 marzo 2011 alle ore 10.30 presso la Direzione Generale di Arpa Puglia durante la quale interverranno Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Massimo Blonda, Direttore Scientifico Arpa Puglia e Alberto Bigi, Direttore Divisione Generazione Sorgenia S.p.a.

Il nuovo percorso di educazione ambientale su “I numeri dell’Ecomafia” che si terrà nell’ambito di EnergyLab, il laboratorio didattico regionale progettato e realizzato da Legambiente Puglia ed Arpa Puglia, grazie al contributo di Sorgenia, con il patrocinio degli Assessorati alla Qualità dell’Ambiente e al Diritto allo Studio della Regione Puglia e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Attraverso una mostra e un opuscolo, saranno illustrati ad alunni ed insegnanti i numeri dell’illegalità ambientale in Italia, con particolare riferimento al ciclo illegale dei rifiuti in Italia e in Puglia, al ciclo illegale del cemento ma anche al racket di animali e all’archeomafia. Durante la conferenza stampa, saranno presentati anche i tre episodi di Eco Warriors, il videogioco educativo sull’ecomafia.

REPORTER

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