DURO COLPO AL RE DELLE SLOT MACHINES

26/07/2017 – All’alba i carabinieri hanno messo a segno una misura si prevenzione intervenendo su richiesta del Tribunale di Bari – Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Locale Procura della Repubblica nei confronti di G.C., 68 enne di Gravina in Puglia, pregiudicato con le accuse di bancarotta fraudolenta, truffa e ricettazione, tutti questi reati il signore delle slot machines li aveva commessi tra gli anni 70 e 90 con una facilità tale da acclarare una ” pericolosità sociale ” secondo quanto recita la normativa vigente antimafia. Alla fine dopo anni è arrivata la giustizia. Questa imponente misura, è stata eseguita tra le province di Bari, Taranto, Messina, Matera, scaturita da una complessa e articolata attività di Investigazione su un indagine patrimoniale sul soggetto sviluppata dal Nucleo Investigativo del capoluogo pugliese, che ha consentito di documentare come l’indagato, nonostante i redditi dichiarati al fisco fossero solo sufficienti a soddisfarne le esigenze di vita familiare abbia cosi’ mantenuto un tenore di vita molto elevato tale da consentirgli di mettere su, a partire dagli anni 90, un vero e proprio impero, soprattutto nel settore del commercio delle slot machines, attraverso la costituzione di diverse società di capitali, nelle quali confluivano ingenti somme di denaro, frutto questo delle sue attività illecite e criminali.

Da quanto è venuto fuori e riferito dalla Sala Stampa dell’Arma, il compendio aziendale era formato da ben sei società confiscate ed operanti nel settore degli apparecchi da gioco, che erano riconducibili al G.C. ed ai suoi familiari.

Il campo delle slot era costituito da circa 1500 macchine mangia soldi su tutto il territorio nazionale all’interno dei centri scommesse ed esercizi pubblici.

Tutte le altre ricchezze del soggetto erano: 1 società operante nella produzione e il commercio di arredi per locali pubblici, 1 società avente oggetto sociale la gestione di un call center, 1 società avente oggetto sociale la gestione di un Pub Birreria in Altamura, 1 Bed & Breakfast sito nel centro di Gravina in Puglia, 4 ville, 12 appartamenti, 7 locali commerciali, 1 capannone industriale, 18 quote di proprietà di altrettanti appartamenti facenti parte di una multiproprietà inserita in un complesso turistico in Letojanni ( ME ), 10 autovetture ad uso aziendale e privato, 38 rapporti di Conto Corrente Bancario.

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PLURIPREGIUDICATO CIECO CON CERTIFICATI FALSI GUIDA L’AUTO

IL BOSS DI GRAVINA RISULTA CIECO MA GUIDAVA: ARRESTATO

27/07/2017 – Il protagonista di questa scena è il pluripregiudicato G.G., di 49 anni, riconosciuto come uno dei più pericolosi capi mafia della cittadina murgiana Gravina in Puglia già agli onori della cronaca nera.

La presunta patologia gli aveva fruttato la scarcerazione ed un semplice obbligo di soggiorno.

Lui dice: ” Maresciallo, fa caldo, sto andando al mare “. Naturalmente, non ha pensato prima di giustificare la sua ” fuga ” da Gravina in Puglia, dove aveva l’obbligo di residenza, il pluripregiudicato G.G. DI 49 anni sorpreso dai carabinieri alla guida di una Golf nonostante la sua falsa cecità fosse stata addirittura più volte anche durante la ” grave ” patologia gli aveva consentito di beneficiare degli arresti domiciliari e gli permetteva, ora che aveva solo un obbligo di soggiorno, di andare a Milano per curarsi.

Al Maresciallo che ha detto subito di non credergli, G.G. ha giurato che diceva la verità e ha minacciato anche di far vedere il costume da bagno che indossava, ma le sue ragioni sono state subito respinte è stato arrestato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale.

Al posto quindi del mare e del caldo sole di Trani ( Bari ), ora passa il suo tempo nella cella di un carcere.

Il G.G. ritenuto dagli Investigatori un esponente di spicco della mafia di Gravina in Puglia, è affetto stando ai referti medici da una ” degenerazione coreoretinosi miopica maculare “.

In sostanza ha delle macchie sui cristallini che gli impediscono di vedere. La misura del suo virus hanno certificato i medici gli consentono contare le dita da 20 centimetri di distanza ma anche di guidare una Golf sulla quale viaggiava anche un suo amico.

Durante il servizio di appostamento compiuto dai carabinieri in borghese, il G.G. è stato visto mentre prendeva dal garage di casa la Golf, faceva salire alla guida dell’auto un suo amico che la guidava fino alla periferia di Gravina,

Appena fuori dalla citta’, l’auto è stata guidata da G.G. fino all’ingresso di Trani dove c’è stato un altro cambio alla guida a questo punto sono intervenuti i carabinieri che lo hanno arrestato.

Le indagini dei carabinieri sulla presunta cecità del G.G. durano da tempo, da quando in Caserma sono giunte segnalazioni nelle quali si afferma che il G.G. guida spesso un quadriciclo per le strade di Gravina.

Fatto questo che i militari, negli ultimi tempi, avrebbero anche filmato e fotografato, inviando gli atti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Il G.G. come già detto risulta uno dei massimi esponenti di spicco assieme a un altra ottantina di persone e imputato davanti alla Corte d’Assise di Bari nel processo chiamato ” Gravina ” nei confronti di presunti appartenenti a un’associazione mafiosa dedita a una serie di reati, tra cui tre omicidi.

La sua ultima detenzione è durata sette anni dal 24 maggio 93 al 27 giugno 2000. Il 16 novembre scorso, invece, il G.G. è stato gravemente ferito in un agguato avvenuto in strada,

Per il ferimento è stato arrestato due giorni dopo un’altro pregiudicato del luogo, N.M., di 49, tutt’ora secondo quando fu accertato dagli Investigatori, M. e G. sono a capo di due gruppi malavitosi Gravinesi che ha volte in conflitto tra loro.

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FREELANCER VALTER PADOVANO

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COSI’ I MEDICI DAL CARCERE AIUTAVANO I BOSS

C.Z, come la Fenice la camorra murgiana è sempre risorta, bliz dopo bliz.

Alcuni Boss, grazie a certificati falsi, firmati da due medici del carcere di Bari, riuscivano sempre a sfuggire alla galera e a ” rigenerare ” l’organizzazione. Ma gli investigatori sperano che questa volta sia il ” Canto del Cigno ” di questa mafia, insolita, ma tenace e spietata ” Canto del Cigno ” è appunto il nome dell’operazione che ieri mattina all’alba, ha portato nella Murgia ottocento carabinieri, elicotteri e paracadutisti del Battaglione ” Tuscania “.

E’ sceso in campo anche l’Esercito. Ieri, alle prime luci Gravina e Altamura sono state illuminate a giorno dai riflettori degli elicotteri e delle macchine dei carabinieri, sono ben 131 le ordinanze di Custodia Cautelare chieste dalla DDA, 119 gli arrestati.

Nella rete tesa dai carabinieri sono finiti tutti gli elementi di spicco del Clan Mangione e Matera – Loglisci.

Ma anche due medici che lavoravano nel carcere di Bari. S. C. e A. A., accusati di corruzione, falsità ideologica e ricettazione.

I due, secondo l’accusa, firmavano falsi certificati per far ottenere gli arresti domiciliari o rendere meno ” pesante ” la detenzione dei boss.

La mala li avrebbe ” comprati ” a suon di migliaia di euro ( si parla di mille euro a certificato ) e di reperti archeologici.

I due medici ora, sono agli arresti domiciliari. Secondo, i magistrati della DDA di Bari M. E. e E. P., che hanno coordinato l’indagine, tra i ” falsi malati ” ci sarebbero personaggi della mala del capoluogo: D.M., S.L., F.C., G. De F.

Questa operazione di mostra come la criminalità barese dalla fine degli anni 80 ad oggi abbia creato dei cloni in tutta la provincia – dice il PM E. – nella Murgia, in fatti, F.B., il più antico camorrista barese, è stato il ” RAS ” della droga fino al 91.

Poi il testimone è passato a S.P. abbiamo assistito a una fase  Di C. , i discendenti del tramontato clan La R., e infine è stata la volta del ” Gruppo Mercante ” grazie al mercato della droga e ai riti di affiliazioni la camorra barese ha esportato nella Murgia il suo sistema operativo.

Ha imposto il suo marchio, e questa, sottolinea E., ” e’ la riprova della forza della vitalità del DNA mafioso barese.

La camorra del capoluogo si è insediata anche in una zona come ” la Murgia “. Anche il Procuratore Capo E. M. sfata ” mito della sana provincia immune da una ” criminalità aggressiva “.

I tre bliz delle Forze di Polizia compiuti a metà degli anni 90 nella Murgia Barese non hanno mai fermato l’attività del clan Mafiosi che agivano nella zona.

L’hanno solo rallentata. Anche perchè alcuni degli elementi di spicco di una delle due cosche non finivano mai in carcere continuavano a dirigere i traffici illeciti di armi e droga e a compiere una raffica di estorsioni ai danni di piccoli  imprenditori perchè non venivano arrestati? Facile da spiegare: erano sieropositivi e in quanto tali, incompatibili con il Regime Penitenziario.

Se poi c’era un aiuto da parte dei medici del carcere, il gioco era fatto. I boss sembravano ” intoccabili “.

” In carcere, noi non finiremo mai siamo malati e vi perseguiteremo “, minacciavano. E nessuno denunciava, neppure se qualcuno sparava per strada, in pieno giorno e tra la gente, per uccidere un rivale.

Neppure se il pizzo aumentava di mese in mese costringendo alcuni piccoli imprenditori a chiudere bottega.

Cosi’ il clan M. – L. hanno continuato a vivere a gestire il malaffare in tutta la zona della Murgia Barese, dal 1995 al 2000, arruolando nelle proprie organizzazione circa duecento persone.La camorra ha seguitato a dettare la propria legge fino all’alba di ieri, quando i carabinieri coordinati dal Maggiore A. I. e dal Colonnello A. V., sono entrati in azione.

Ieri dopo il bliz, a Gravina ed Altamura molta gente ha telefonato al 112. Voci anonime che hanno detto semplicemente ” grazie ” oppure ” ci avete liberato da un incubo “.

Da anni, infatti, i clan avevano instaurato un regime di intimidazione. Numerosi i casi di estorsione a salottifici, discoteche, locali e anche ad aziende agricole disseminate tra i due paesi.

REPORTER

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“E LA MOGLIE TELEFONA AL MARITO IN GALERA ” FAI ATTENZIONE, CHI SI PENTE MUORE… “

Ecco questo è uno spaccato della criminalità in gonnella.

” Se ci tradisci sei morto ” niente parole d’amore ne biancheria profumata per S.L. Quando il boss della camorra murgiana, rinchiuso nel carcere, ha deciso di collaborare, sua moglie lo ha richiamato all’ordine con le maniere forti, lo ha minacciato di morte.

L’8 marzo 2002 è una data importante per le donne italiane: La Camera ha dato il suo primo ” SI ” bipartisan alla modifica dell’articolo 51 della Costituzione e ha previsto che si ” possono promuovere le pari opportunità nella rappresentanza politica tra uomini e donne.

Ma l’8 marzo 2002 sono finiti in carcere anche tredici donne, tredici capo clan.La camorra è arrivata prima della politica, prima di qualsiasi riforma le signore ” arrestate ” nell’operazione ” Canto del Cigno ” erano alla pari con gli uomini.

Unico gradino ancora da scalare: i riti di affiliazione. Le donne non partecipavano, infatti, ai ” battezzi “, perchè le regole mafiose lo vietavano espressamente.

Ma anche se non portavano i gradi, ricoprivano ruoli di primo piano e soprattutto ruoli operativi nella gerarchia criminale.

Hanno nomi biblici, M. A., Carmela. Ma sono spietate. Hanno ordinato partite di droga, assistito amici, organizzato traffici di armi e minacciato commercianti, casalinghe, imprenditori.

Una di loro, R.L., di 31, con una serie di pesanti minacce avrebbe costretto il marito, S.L., ad interrompere il rapporto di collaborazione con la giustizia. La donna, d’accordo con il resto dei clan, durante le visite in carcere e grazie a una telefonata rubata lo ha minacciato, gli ha imposto il silenzio.

” Lo sai di cosa sono capace se ci tradisci “. Solo minacce? Qualcosa di più.

Dagli accertamenti emerge che una delle specialità dei clan era proprio quella di minacciare di morte i pentiti.

Le intercettazioni ricevute dai collaboratori di giustizia F.B., N.C, e S.L., affinchè ritrattassero tutte le loro confessioni.

Un’altra donna, S.S., DI 45 anni, è stata trovata con una pistola nascosta tra le pieghe della gonna.

Aveva il colpo in canna. Forse portava l’arma a qualcuno, ma gli investigatori non escludono che la donna potesse essere stata incaricata di uccidere un rivale.

Un killer in rosa, caso rarissimo, e’ stata arrestata per detenzione e porto illegale di una pistola.

Nella murgia le donne, insomma, non si limitano a custodire le armi, o da brave ” massaie ” a preparare le dosi di cocaina, come di solito accade nella mafia barese.

Siedevano tra ” capi “. Delle 13 donne arrestate cinque  sono accusate di associazione mafiosa per aver aderito al sodalizio del clan Mangione – loglisci, le altre di aver preso parte ad un’ associazione mafiosa, oltre a Lupoli, G.M, di 49, R.P., di 44, L.M., di 30 anni, e A.L., di 43, queste ultime due sono accusate anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti assieme a M.C.B., di 35, F.C., di 39, R.C., di 25, M.C.C., di 34, A.Di A., di 26, M.M., DI 34 e A.S., di 38. mamme che hanno educato i loro figli alla legge del più forte, che hanno insegnato loro a impugnare la pistola e a uccidere.

Nelle cinquecento pagine dell’ordinanza cautelare quella che descrive il 5 aprile del 1997 è agghiacciante.

Quella notte, nella zona ” 167 ” alla periferia di Gravina in Puglia, N.M. e B.D. spararono contro un ragazzino di dodici anni, nipote di Matera e figlio di G.M., che l’aveva affrontati imbracciando un fucile a quei tempi i due clan Mangione e Matera erano in lotta.

Il ragazzino, troppo giovane per quel duello, fu ferito a un piede. Nella zona industriale quella notte la Polizia trovò 40 bossoli di pistola.

A distanza di poche ore furono ferite altre sei persone. Una guerra. Una settimana dopo quelle sparatorie furono arrestati in quattro tra cui S.L. che però un paio di giorni ottenne il beneficio degli arresti domiciliari perchè gravemente malato.

Ma quella volta la libertà durò poco… il giorno dopo il tribunale di sorveglianza di Bari revocò gli arresti domiciliari, poichè le condizioni di salute dell’uomo non erano compatibili con la detenzione in carcere.

Da quell’episodio sono partite le indagini sui certificati medici falsi.

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L’invasione continua

Ricordate come è cominciata. Renzi che simulava preoccupazione sull’immigrazione, lamentava l’eccesso di zelo delle ONG e minacciava di chiudergli i porti.
Settimane dopo hanno scritto un codice di condotta, destando gran clamore… e poi lo hanno trasformato in “raccomandazione”.

Germania, Belgio, Austria, Ungheria hanno pubblicamente esortato a chiudere a tutta l’immigrazione, fermarla in Libia.
Invece il Governo rifiuta con sdegno, si inventa immaginifici impedimenti, coglie pretesti per indignarsi, protesta la mancata “solidarietà” UE, vorrebbe se li prendessero loro, “minaccia” di tagliare fondi.

Avete capito? Assumono l’iniziativa mediatica. Spostano sull’Europa cattiva. Chiedono l’assurdo. Si tronfiano di superiorità morale. Fanno gli spavaldi. Sviano sulle responsabilità.
Mentre in realtà, non è mai stata loro intenzione rallentare sull’immigrazionismo.

Giocolieri di balle. Cazzari professionisti.
Si esibiscono ogni giorno. Li puoi vedere alla TV.
Una pagliacciata dietro l’altra. Farsa dopo farsa.
Miliardi su miliardi. Sempre più a fondo.

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MAXI SEQUESTRO A GRAVINA IN PUGLIA

Dichiarava un reddito di 1500 euro al mese, ma, i carabinieri di Altamura, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, hanno sequestrato beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

E’ successo a Gravina in Puglia, a M.M., 55 anni, pluripregiudicato, esponente di spicco e figura carismatica dell’omonimo clan malavitoso operante nell’area murgiana.

Ieri mattina i carabinieri hanno posto sotto sequestro diversi beni immobili; due ville; otto appartamenti; due fabbricati ancora in costruzione; due magazzini; un locale commerciale nel centro storico; conti correnti e libretti di deposito; azioni e obbligazioni; certificati di deposito.

M.M. arrestato in precedenti operazioni, era già stato in precendeti operazioni condannato per associazione mafiosa, estorsione, traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio aggravato, a seguito del suo coinvolgimento in altre note operazioni delle forze dell’ordine: ” Murgia Libera “, ” Gravina ” e ” Canto del Cigno “.

Attualmente il pluripregiudicato è sottoposto a libertà vigilata. Gli accertamenti svolti dagli inquirenti sono partiti da un reddito modestissimo dichiarato dal nucleo familiare di Mangione, in evidente contrasto con il patrimonio mobiliare e immobiliare posseduto, spesso intestato a prestanome.

Ma l’entità del patrimonio direttamente o indirettamente di proprietà hanno convinto la Procura a sostenere che i beni erano frutto di guadagni derivati dalle attività delittuose commesse dal boss all’interno dell’associazione mafiosa, dedita soprattutto allo spaccio di droga.

L’indagine patrimoniale e finanziaria è stata possibile grazie alle norme contenute nel cosiddetto ” pacchetto sicurezza ” e si inquadra in una più ampia attività investigativa volta al contrasto dei clan mafiosi.

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UN MIGLIAIO DI IMMOBILI SEQUESTRATI ALLA MAFIA DESTINATI AI COMUNI

Sono 1303 i beni immobili sottratti alla mafia destinati ai comuni pugliesi dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Il dato è stato presentato a Lecce, nel corso della conferenza di servizi per la presentazione del progetto ” OPEN Re.G.I.O.”, a cui ha partecipato il Direttore Nazionale dell’Agenzia, Ennio Mario Sodano.

Si tratta per la metà di terreni ( 617 ), poi abitazioni ( 452 ), unità immobiliari a destinazioni commerciali ( 137 ) e altre unità immobiliari ( 91 ).

Attualmente la provincia in cui risultano più beni sequestrati ” in gestione ” e Lecce ( 281 ) seguita da Bari ( 248 ), Taranto ( 245 ), Bat ( 243 ), Foggia ( 149 ), Brindisi ( 134 ), in provincia di Lecce il comune che ha il maggior numero di immobili destinati e Copertino ( 40 ) seguita da Lecce ( 36 ), Lequile ( 30 ).

Per quanto riguarda gli immobili in gestione, il primato spetta invece a San Donato ( 59 ), Squinzano ( 50 ), Lecce ( 38 ), Casarano ( 28 ).

Per quando riguarda le aziende destinate a partire dall’introduzione delle misure patrimoniali di confisca, sono 64, pari al 7,31% delle 876 aziende su base nazionale.

La provincia in cui esiste il maggior numero di aziende è Bari, seguita da Brindisi, Taranto, Lecce e Foggia.

Le aziende sequestrate già in gestione, invece, sono 175, anche in tal caso con prevalenza a Bari, dove sono presenti ( 60 ).

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Grandi deduzioni logiche, da parte di un uomo libero! (Prof. A. Zichichi)

Perchè credo in colui che ha fatto il mondo – Prof. A. Zichichi

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I clandestini lavorino per mantenersi in Italia.

Prefazione:

La #politica, dopo aver gettato l’Italia nel #baratro, pur di sopravvivere, tramite la complicita’ del PdR, costituiscono nel 2011 #Governi chiamati tecnici, che con misure antieconomiche, porteranno a stili di vita tipicamente sudamericani (pochi ricchi e tanti poveri).

Oggetto:

L’Italia non ha mai avuto risorse, solo lavoro.

L’eta’ media e’ oltre i 45 anni, l’eta’ pensionistica e’ attualmente fissata a 67 anni. Si pensa allora a una autoinvasione programmata di #clandestini per poter assicurare in futuro quantomeno le pensioni d’oro (inps), altrimenti a rischio.

Questi #clandestini, per il diritto internazionale, sono considerate PERSONE UMANE, a differenza delle persone fisiche e giuridiche.

I #clandestini ricevono trattamento privilegiato: sussidi, vitto, alloggio e favori giuridici.
Visto e considerato che questi “signori” vengono mantenuti con denaro #pubblico (tasse e imposte) degli italiani,

PROPONGO:

da domani, tutti i #clandestini e coloro che arriveranno nei prossimi giorni, attraverso la revisione coatta del dispositivo di legge internazionale, NON saranno piu’ mantenuti dagli italiani.
Il denaro #pubblico, frutto di lacrime e sangue e’ #sacro.

Dovranno mantenersi con il #LAVORO, come tutti.
Si rispetti l’art.1 della #Costituzione.

Questo #assistenzialismo non e’ previsto dalla vigente #Costituzione.
Fai girare. Arriviamo a 1 milione di #condivisioni.

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SIGILLI AL PATRIMONIO DELLA MALA GRAVINESE. CONFISCATI BENI PER 100 MLN

Un’ altra confisca ha riguardato beni immobili e società di capitali utilizzate anche per il riciclo di denaro.

Una rete mafiosa estesa in tutta la provincia ma con la ” base ” a Gravina.

BENI IMMOBILI E SOCIETA’ DI CAPITALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO:

E’ il bilancio della maxi confisca di beni eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari nei confronti di un pluripregiudicato gravinese, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan ” Mangione – Gigante – Matera “, attivo non solo a Gravina ma anche nel circondario.

L’OPERAZIONE – I SIGILLI HANNO RIGUARDATO:

Beni riconducibili allo stesso ed ai suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi; oggi questo pluripregiudicato non risponde in prima persona del provvedimento in quanto non è più in vita. Si tratta di: – 153 unità immobiliari ( 96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini ) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate ( VA ), Monfalcone ( GO ), Monfalcone Calabro ( CS )

  • 6 società di capitali costituito da imprese edilizie;
  • 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima;
  • 36 rapporti bancari

LE INDAGINI PATRIMONIALI

avviate nel settembre del 2010, hanno consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha consentito nel 2011 e 2012 di seguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni:

  • febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente 98 unità immobiliare, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro
  • ottobre 2011 si aggiunge un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro:
  • gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto  di deposito;
  • giugno 2012 ancora un altro sequestro sempre a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto  da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro. Una cronologia che ha permesso agli investigatori  e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una ” vivace ” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizia che dovendo riciclare denaro ” sporco ” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.
  • L’ORGANIZZAZIONE – Quella di Gravina è un organizzazione malavitosa di stampo mafioso, che è fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dagli investigatori nel corso degli anni. Voglio ricordare ancora una volta su tutte le operazioni antimafia: ( ” Gravina ” e ” Canto del Cigno ” ), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che venivano riciclati attraverso società finanziarie  o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni immobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente ” attaccando ” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.
  • L’UTILIZZO DEI BENI:
  • Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro cosi’ consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto.
  • Sono state inoltre venduti ulteriori immobili, in tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.
  • REPORTER
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