Quanto paghiamo per la Chiesa

Esiste un inganno di base, un palese plagio nelle traduzioni.
Qualcuno vuol farci credere che #Cristo (tempo della Grazia)
non sia venuto ad abolire, ma a dar seguito alle Scritture.

Il tempo della Legge di Mose’ e’ radicalmente divergente dal Vangelo di Cristo.
Vogliono tenere in vita l’Antico testamento per “giustificare” la richiesta della “decima” (Legge di Mose’).

Sciacallaggio e distrazione di denaro (bastano le offerte e donazioni) per arricchirsi (soprattutto Chiese Protestanti) sfruttando il nome di #Cristo.

La Chiesa Romana intanto guadagna dall’ultimo “concordato” con lo Stato Italiano. La prima voce di spesa per lo Stato, e una delle più contestate, è l’otto per mille, ovvero la percentuale Irpef che il cittadino può destinare ad un credo religioso o lasciare allo Stato Italiano. Solo per la Chiesa Cattolica l’otto per mille ha fruttato nel 2011 la cifra record di un miliardo e 118 milioni di euro , circa l’85% dell’intera torta.

Oltre il 75% finisce depositato nella Banca I.O.R. Vaticana.
Buon pranzo a tutti. (cit.Papa Francesco)
Anche a chi non puo’ mangiare?!

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fonte:Quanto paghiamo per la Chiesa

LIBERA, ASSOCIAZIONI. NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE

E’ una associazione che si occupa di sensibilizzazione e contrasto al fenomeno delle mafie.

Giuridicamente è una associazione di promozione sociale, riconosciuta dal Ministero dell’Interno, dedita a sollecitare e coordinare la società civile contro tutte le mafie e favorire la creazione e lo sviluppo di una comunità alternativa alle mafie stesse.

Si occupa anche del coordinamento delle diverse associazioni aderenti . Al 2011 raccoglieva circa 1.500 associazioni, enti e gruppi locali che collaborano ai suoi scopi.

LA STORIA

L’associazione si è costituita il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nel contrasto alle mafie e nella promozione della legalità democratica e della giustizia.

La prima iniziativa è stata la raccolta di un milione di firme per una proposta di legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che poi venne tradotta in norma con la legge 7 marzo 1996 n°109.3.

Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero del lavoro, della Salute e della Solidarietà Sociale. Inoltre è riconosciuta come associazione con Special Consultative Status da Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite ( Ecosoc ).

PRESIDENTE

Il presidente dell’organizzazione è Don Luigi Ciotti, già fondatore del Gruppo Abele di Torino e della rivista Narcomafie.

Il presidente onorario è Nando della Chiesa, figlio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia.

LE ATTIVITA’ DI LIBERA

Dal 2011 aderiscono a Libera oltre 1600 fra associazioni nazionali e locali, cooperative sociali, gruppi e realtà di base e circa 4500 scuole attive nei percorsi di educazione alla legalità democratica in Italia e nel mondo.

Tra gli impieghi concreti di Libera si segnalano: la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, il sostegno alle vittime delle mafie, i campi di studio e volontariato antimafia, le attività antiracket e antiusura.

LIBERA TERRA

Libera Terra, pur non essendo parte dell’associazione in sé, che non gestisce direttamente i beni confiscati, è nata dall’esperienza di Libera.

Il marchio contraddistingue alcune tra le cooperative i cui prodotti vengono coltivati su terreni confiscate alla criminalità organizzata, e riutilizzati a fini sociali come previsto dalla legge 109/96.

Dalle attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti delle cooperative è nato quindi il Consorzio Libera Terra Mediterraneo che include, oltre alle nove cooperative che ne fanno parte, anche altri soggetti economici, come il settore turismo responsabile Libera il gusto di viaggiare.

I prodotti di Libera Terra sono distribuiti in diverse catene e punti vendita italiani e anche internazionali, oltre che nelle botteghe de I sapori e i saperi della legalità.

Nel corso degli anni Libera ha dato via a numerosi progetti ed iniziative sui beni confiscati alle mafie, tra i vari esempi ricordiamo ” La mozzarella della legalità “, a Castel Volturno dove la cooperativa ” Le Terre di Don Peppino Diana ” produce all’interno di spazi confiscati alla camorra.

Il progetto è stato confinanziato dalla Fondazione con il Sud. Il maggior corrispondente è Don Luigi Ciotti.

ESTATE LIBERI

Tanti giovani scelgono di fare volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti cooperative sociali di Libera Terra.

Segno questo, di una volontà diffusa di essere ” protagonisti ” e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione.

LIBERA MEMORIA

Consiste in uno strumento dedito al ricordo e alla sensibilizzazione. Si adopera al fine di realizzare una banca dati per restituire il diritto della memorie alle vittime e a coloro i quali è stato tolto il diritto alla vita; si impegna affinché si superano le diparità di trattamento tra familiari riconosciuti e residenti in diversi regioni e le differenze ancora in essere tra le vittime della criminalità organizzata, del dovere e del terrorismo.

All’interno di questo ambito si colloca la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, celebrata ogni anno il 21 marzo per ricordare le vittime di tutte le mafie, in diverse città d’Italia.

Altri appuntamenti realizzati nel corso degli anni e dedcati a questo scopo sono: Carovana Antimafie ( manifestazione itinerante con l’obbiettivo di coinvolgere e sensibilizzare gli abitanti e le istituzioni locali, la cui memoria ad ogni tappa viene fissata attraverso il diario di bordo tenuto dai carovanieri, i racconti, i video, le foto e le testimonianze ), Festa nazionale di Libera, Campus Albachiara. A questi si aggiungono le molteplici iniziative a livello locale.

RIPARTE IL FUTURO

Libera e Gruppo Abele, nel gennaio del 2013 lanciano la petizione online di Riparte il futuro.

La campagna propone al Parlamento e al Senato di modificare l’articolo 416 ter del codice penale italiano in tema di voto di scambio politico – mafioso.

Obbiettivo raggiunto raggiunto il nuovo testo dell’articolo, che include l’altra utilità, richiesta della campagna fin dall’inizio.

LIBERA UFFICIO LEGALE

Fornisce servizi alle vittime di mafia, racket, usura e ai testimoni di giustizia; accompagna gli stessi allo svolgimento delle pratiche burocratiche e alla comprensione della legislazione in materia.

Si costituisce parte civile al fine di stare maggiormente vicino alle persone vittime dei suddetti reati. Promuove proposte e modifiche legislative nei settori al riguardo.

FONDAZIONE LIBERA INFORMAZIONE

E’ una Fondazione avente l’obbiettivo di mettere in rete le diverse realtà territoriali che si battono contro le mafie insieme al grande mondo dell’informazione.

Raccoglie e diffonde notizie, informazioni, spunti e progetti per esercitare pressione nei confronti dei mas media e dare visibilità a quello che di buono viene in questo senso. Collabora con riviste, siti web, televisioni, radio, e istituzioni.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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Le eresie di #PapaFrancesco

Una delle tante #eresie di #PapaFrancesco recita testualmente: “Dio non è cattolico”.
Allora aggiungiamo noi: … ma forse allora neppure Papa Francesco lo è.

Egli dovrebbe conoscere almeno il CREDO, che ricordiamo a tutti nel testo (italiano e latino):

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

Symbolum
Apostolicum

Credo in Deum Patrem omnipoténtem,
Creatorem cæli et terræ,
et in Iesum Christum,
Filium Eius unicum,
Dominum nostrum,
qui concéptus est de Spíritu Sancto,
natus ex Maria Virgine,
passus sub Póntio Piláto,
crucifixus, mórtuus, et sepúltus,
descéndit ad ínferos,
tértia die resurréxit a mórtuis,
ascéndit ad cælos,
sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis,
inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos.

Et in Spíritum Sanctum,
sanctam Ecclésiam cathólicam,
sanctórum communiónem,
remissiónem peccatórum,
carnis resurrectiónem,
vitam ætérnam. Amen.

Credo
Niceno-Costantinopolitano

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.

Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.

Ma lui non osserva la Parola di Dio, come dovrebbe, preferendo abbracciare, baciare e lavare i piedi ai “falsi profeti” di altre religioni.

5) Come sarebbe possibile, per Lei, ripristinare la piena legittima giurisdizione nella Sede?
Risp. Prima di tutto, i fedeli cattolici ed il clero devono essere informati che Benedetto XVI è ancora papa, non Bergoglio. Dopo una tale scandalosa raffica di eresie (letteralmente «eruzione eretica» o «sfogo eretico» – orig. «heretical outburst») nessun Cattolico può più avere fede in questo signor Bergoglio come fosse il supremo Pastore delle loro anime. Deve essere costretto alle dimissioni. Se non vi si riuscisse, la Divina Provvidenza porterà la crisi ad una soluzione, cosicché possa essere eletto un degno successore di papa Benedetto XVI allorché egli lascerà questo mondo o deciderà liberamente di dimettersi, senza minacce o costrizioni di alcun tipo.

fonte: https://www.radiospada.org/2013/12/scoop-rev-kramer-bergoglio-deve-dimettersi-il-vero-papa-e-benedetto-xvi-e-stato-obbligato-alle-dimissioni/

P.S. : Affermare che tutti hanno il diritto di libertà religiosa è eresia. (Papa Pio IX, D.1690,99)

8) Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! da Galati C.E.I.

Un pensiero ormai diffuso, sentito anche dalla Chiesa (falsa) di questo pessimo #papato, afferma che la Chiesa é fatta di peccatori (eresia). Aggiungo subito (io) che la Chiesa é fatta per la conversione dei #peccatori (e’ diverso intellettualmente e soprattutto teologicamente). La Chiesa di Cristo é fatta di “eletti”. A tal proposito, invito tutti a trovare questa verita’ nella Bibbia, e non ascoltare le parole di uomini e di questo #papa pericoloso per il futuro del cristianesimo.

(Admin)

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CONFISCA DEI BENI ALLE MAFIE, LA LEGGE COMPIE 15 ANNI

Era il 1996 quando il presidente di libera, Don Luigi Ciotti, consegnava all’ora presidente della Camera un milione di firme raccolte per l’utilizzo sociale dei beni confiscati ai boss  Un milione di cittadini chiedeva al Parlamento di fare un passo in avanti nella lotta alle mafie, restituendo alla collettività quando sottratto dalle organizzazioni criminali.

In quindici anni la legge 109 ha consentito allo Stato di riprendersi migliaia di beni: palazzi, appartamenti, terreni, aziende. Un fiore all’occhiello della legislazione italiana.

Dall’entrata in vigore della legge sono stati confiscati 11.152 beni. In questi quindici anni, tuttavia, la legge non ha avuto vita facile. Osteggiata dai boss, perché compromette i patrimoni illeciti, non è molto apprezzata neanche dalla politica.

In diverse occasioni si è cercato di stravolgerla inserendo emendamenti che ne depotenziavano la portata. Con l’ultimo di questi tentativi si è introdotta la possibilità di vendere i beni confiscati all’asta.

Una minaccia che ha portato ad un forte mobilizzazione della società civile. Il rischio che le proprietà tornassero nella disponibilità dei boss era troppo alto.

Tramite prestanome, infatti, le mafie avrebbero potuto tranquillamente riacquistare quello che lo stato aveva sottratto, mandando in fumo indagini lunghe anni. L’emendamento della vendita dei beni è stato adottato.

Contemporaneamente, tuttavia, il Governo ha fatto nascere l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati. Una struttura centralizzata, con sede principale a Reggio Calabria, in grado di gestire con più celerità le procedure che vanno dal sequestro alla confisca definitiva, fino all’assegnazione del bene confiscato per finalità sociale.

La confisca dei beni alle mafie è un occasione di sviluppo come pasta e vino, e con essi altri frutti della terra prodotti di utilizzo quotidiano e anche una colata di cemento di calcestruzzo sono oggi i veri simboli della lotta alle mafie, i segni tangibili che la battaglia contro le cosche può essere vinta, creando occasione di sviluppo e lavoro nel pieno rispetto della legalità.

La pasta e il vino sono quelli realizzati dalle cooperative di giovani che lavorano i terreni confiscati alle mafie e che oggi sono commercializzati in tutto il Paese con il marchio di qualità e legalità  ” libera terra “; il cosiddetto ” Cacestruzzi Ericina Libera “, inaugurata agli inizi del febbraio 2009. La calcestruzzi cioè la Cooperativa che fu confiscata al presunto boss Vincenzo Virga, nonché boss trapanese.

L’azienda che produce calcestruzzo, dal giugno 2000, quando viene confiscata, è gestita da amministratori giudiziaria e ci vogliono quasi dieci anni per trasferire i beni aziendali della Calcestruzzi Ericina alla cooperativa che, nel frattempo, viene costituita dai lavoratori: quasi dieci anni perchè possa nascere finalmente la Calcestruzzi Ericina Libera, grazie all’impegno e alla collaborazione di diversi soggetti, dalla Prefettura di Trapani, alle forze dell’ordine e alla magistratura, dall’Agenzia del Demanio a realtà produttive come Unipol e Legacoop, con una regia complessiva esercitata da Libera.

Adesso vediamo per il mercato dell’edilizia, che ancora oggi risente in larga parte dell’influente presenza negativa delle cosche, non solo al sud, come testimoniato anche da una recente operazione dell’Arma dei Carabinieri, che ha portato alla luce in tentativi di infiltrazione, in parte andati purtroppo a buon fine, negli appalti dell’Alta velocità alle porte di Milano e in quelli per i lavori di ammodernamento dell’A4 nella tratta Bergamo e Milano.

In questi anni la rete di Libera ha consentito alle cooperative di operare in serenità e guardando al futuro, nonostante le intimidazioni, gli attentati e le preoccupazioni che quotidianamente i cooperanti devono affrontare, rischiando molto anche in termini economici.

Non dimentichiamoci, infatti, che i beni restano di proprietà dell Stato, secondo la formula del comodato, cioè del prestito d’uso gratuito.

L’ART.416 BIS E LE MISURE PATRIMONIALI

Se questo sono le eccellenze, se questi i segni di un cambiamento possibile, occorre fare un passo indietro per capire come si è arrivati a questi straordinari risultati, pur tra mille difficoltà.

La strategia di attaccato ai patrimoni mafiosi è frutto di una elaborazione da parte di politici, magistrati, esponenti della società civile, che prende le mosse quasi quarant’anni fa e sul finire degli anni sessanta che due grandi processi alle cosche siciliane, celebrati a Bari e Catanzaro per motivi di ordine pubblico, terminarono con una scandalosa serie di assoluzioni per insufficienza di prove.

Ciò accadde per la mancanza di una previsione legislativa del reato di associazione mafiosa: se è complicato ma possibile provare un omicidio o un traffico di sostanze stupefacenti, diventa praticamente impossibile provare l’esistenza di un’associazione mafiosa vera e propria.

di qui nasce la polemica sui teoremi sulle ardite ricostruzioni della magistratura da parte di chi non vede l’ora di dire che la mafia non esiste, che il mafioso è solo un uomo che sa farsi giustizia da se, che la cultura mafiosa è propria di alcune regioni e destinata a scomparire con l’arrivo del progresso e dello sviluppo nel Mezzogiorno d’Italia.

Da tutto questo nasce l’ingenuità, l’opportunismo, la collusione, il cointeresse  di tutti quegli atteggiamenti che confluiscono nel creare alibi sociologici e culturali, fino a mettere in dubbio la stessa esistenza, ad una vera realtà criminale, strutturata su base territoriale, con rigide regole d’affiliazione e di appartenenza e i cui obiettivi sono l’accumulazione di profitti illeciti e la ricerca costante e continua con il potere legale, per inquinarlo e trarne ogni tipo possibile di vantaggio.

Ci vogliono quasi vent’anni prima che lo Stato si possa dotare di una serie di norme che colpiscano l’associazione mafiosa in quanto tale. E ci vogliono anche un gran numero di omicidi eccellenti prima che le intuizioni di Pio La Torre, deputato nazionale e segretario del Partito Comunista in Sicilia, prendano finalmente valore di legge.

I NUMERI DELLA ” MAFIA S.p.A “

Dall’entrata in vigore della legge ad oggi, molti progetti di riutilizzo dei beni confiscati sono andati a buon esito: case, terreni e aziende hanno conosciuto una seconda vita, potendo diventare nel luogo di confisca un segno di vittoria dello Stato.

Eppure non mancano coloro che restano scettici sulla capacità di sottrarre veramente i beni alle mafie. Infatti seconda una stima fatta dalla Direzione Investigativa Antimafia tra il 1992 e il 2006 sarebbero stati sequestrati ai boss beni per un valore di oltre 4 miliardi di euro, mentre il valore delle confische ammonterebbero solo a 744 milioni.

COSI’ LO STATO SI RIPRENDE I TESORI DELLE COSCHE

Riciclaggio e investimenti di denaro sporco sono solo alcune delle regole della mafia imprenditrice. Per contrastarli, servono leggi mirate alla trasparenza finanziaria ma anche una agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati ai boss.

Enti locali e associazioni chiedevano da molti anni il trasferimento dell’iter burocratico in mano all’ufficio del Demanio verso una struttura capace di fare fronte ai tanti problemi connessi al riutilizzo dei beni.

A Reggio Calabria e Roma sono nate le due sedi principali di questo nuovo strumento antimafia. Con il prefetto Mario Morcone, direttore dell’Agenzia, un bilancio di questo primo anno di attività.

Morcone spiega che da quando avevano iniziato a lavorare una buona parte dei beni confiscati con sentenza definitiva erano stati assegnati. Una parte delle aziende sottoposte a confisca era in liquidazione e altre erano invece alle prese con le ipoteche bancarie che gravano sulle imprese e in evidente stato di sofferenza.

Oggi abbiamo messo in campo strumenti indirizzati a supportare il riutilizzo sociale, anche per immobili sottoposti ad ipoteca bancaria. Questo è uno dei punti di maggiore criticità. Ma abbiamo già riscontrato le prime aperture da parte di alcuni istituti bancari.

REPORTER

FREELANCER VALTER PADOVANO

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IL PIANO #KALERGI

IMPARATE A MEMORIA QUESTA LEZIONE, PERCHE’ CI RIGUARDA TUTTI, MA NESSUNO VE LA RACCONTERA’ MAI.
#PIANOKALERGI

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