UNA STORIA TUTTA ITALIANA NELLA CONFISCA DEI BENI

Si direi proprio di si… è una storia tutta italiana quella dei beni confiscati alle mafie, dai demani regionali, poi dal 2010 passati in gestione alla nuova nata Agenzia per i beni sequestrati e confiscati ( ANBSC ).

Secondo l’Agenzia stessa, che ha un Sito Web dedicato, il totale sarebbe di 13.971 tra immobili e aziende, mentre secondo la relazione Garofoli ( presentata in parlamento nel gennaio 2014 ) sarebbe di 12.946.

Mistero assoluto, direi a questo punto, stando ai documenti parlamentari, su quale fine abbiano fatto gli oltre 7,2 milioni di euro stanziati nell’ambito dei PON Sicurezza – Programma Nazionale per promuovere la sicurezza nell’ambito delle linee guida europee, dei quali 6 milioni già liquidati, e che sarebbero dovuti invece servire per costruire un grande database per rendere fruibili i dati entro l’inizio del 2013.

La Relazione Antimafia recita che ad aprile 2014: ” Nei documenti che furono consegnati a questa commissione non è stato reso noto il motivo del ritardo, se non con un generico riferimento alla complessità del lavoro necessario “.

Vedesi Torino, Pavia, Genova il conteggio dei beni contribuisce anche il fatto che il loro status è suscettibile di numerosi cambiamenti, sia per la questione legata ai procedimenti giudiziari, sia per altre di natura gestionale.

Secondo invece di una recente relazione sulla consistenza dei beni, presentata in Senato a dicembre 2013 emergono alcuni aspetti interessanti sull’andamento delle confische, in totale i procedimenti di confisca sono in crescita tra il 2004 e il 2013 e hanno ormai complessivamente superato quota 2.400, con un picco nel 2011.

Andando piu’ nel dettaglio, tra il 2009 e il 2013 sono stati gli immobili ( appartamenti, aziende e immobili confiscati di questi si trovano in 94 province italiane su 110.

Invece la distribuzione sul territorio emerge in modo chiarissimo direi mettendo in fila ad esempio i dati sulle imprese: le prime cinque città interessate sono Palermo ( 394 ), Napoli ( 180 ), Milano ( 147 ), Roma ( 118 ), Reggio Calabria ( 108 ) di qui si evince come si sia costruita una ramificazione di veri e propri insediamenti di attività criminali, in maniera straordinariamente molto capillare.

La Direzione Investigativa Antimafia attribuisce al solo patrimonio confiscato tra il 1992 e il 2011 alle organizzazioni criminali ( ai sensi della legge 575/65 ) alla camorra, 216 alla ‘ndrangheta, 74 alla Sacra Corona Unita e cosche pugliesi, 103 milioni di quei beni sequestrati con sempre meno decreti di destinazione.

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Freelancer Valter Padovano

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LA CONFISCA DEI BENI A FINI SOCIALI

” La confisca dei beni appartenuti ai mafiosi e la loro destinazione ai fini sociali.

Riappropriarsi dei luoghi dove le mafie hanno compiuto orrendi delitti, come occasione di riaffermazione della legalità, di riscatto dei territori dai condizionamenti criminali, di rinascita e di concreta lotta culturale, oltre che patrimoniale, alle mafie “.

Parlare di lotta alla mafia significa dover affrontare un argomento abbastanza ampio e difficile, sia per quando riguarda cosa fare, sia per quanto riguarda il caso si dovrebbe fare molto di piu’.

Su di essa, ci sarebbero da dire moltissime cose, ma il tema che tratterò, riguarda i beni confiscati dallo stato e il loro utilizzo.

Per beni, intendo quelli mobili: denaro, conti correnti, conti in banca, automezzi, ville, imbarcazioni, motori, case, terreni, fondi di qualsiasi tipo aziende, alberghi e altro ancora.

Questi beni, in teoria, vengono dapprima sequestrati dalle Forze dell’Ordine, poi successivamente confiscati, quindi diventano proprietà dello stato.

Purtroppo questo come già ho spiegato nell’ argomento precedente non avviene sempre cosi’ o almeno non in tempi brevi, infatti il processo che va dal sequestro alla confisca e’ molto lungo e puo’ capitare anche che dei beni sequestrati parecchi anni prima, non siano ancora stati confiscati, a causa dei lenti processi burocratici.

Per l’organizzazione di questo tipo di beni, nel 2005, è nato il progetto ” beni confiscati ” grazie al Ministero dell’Interno nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno, per rafforzare ed ottimizzare lo strumento della confisca e delle misure di prevenzione patrimoniale.

Alla fine facendo una stima, ad oggi in Italia, si possono contare circa 25.500 beni sequestrati alla criminalità organizzata, solo 7.000 confiscati e tra tutti solo 3.000 hanno avuto una destinazione e quindi un riutilizzo per la società.

Secondo le Procure della Sicilia, a Trapani, su 80 beni confiscati, nessuno e’ stato assegnato o come a Siracusa dove non risulta nessun bene sequestrato e poi confiscato, come se la mafia non esistesse..

Ogni Comune a cui è stata assegnata una proprietà, decide la destinazione finale di quel bene che nella maggior parte dei casi si assegna in concessione, a titolo gratuito, a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossico-dipendenti.

Molti esempi ci sono in Campania, dove la maggior parte dei beni confiscati ( 713 su 1143 ), piu’ del 50% sono stati destinati in un certo senso non e’ piacevole perché comunque questo dato indica un’elevata presenza di crimine organizzato, infatti in Campania è seconda in Sicilia in beni confiscati.

Per cercare di riscattare quei territori dove la mafia ha colpito, tutte queste attività sociali, vengono concentrate in un punto ristretto, in modo che quei luoghi possano tornare a rivivere.

Infatti il vero problema non è la confisca dei beni, ma la restituzione di quei terreni tolti alle brave persone martoriate dai tanti sorprusi dell’illegalità.

Purtroppo tali problemi sociali, strano ma vero, derivano in parte dalle stesse persone sfruttate dalla mafia, perché l’unico modo per eliminare del tutto queste associazioni malavitose e denunciarle.

La maggior parte delle persone, testimoni di delitti o vittime stesse della mafia hanno paura di sporgere denuncia impedendo alle Forze dell’Ordine di porre fine alle ingiustizie.

Questo ” silenzio ” e’ chiamato comunemente OMERTA’, base fondamentale sulla quale il crimine organizzato fa leva, non solo tra i componenti di uno stesso gruppo malavitoso, ma anche tra la povera gente.

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Freelancer Valter Padovano

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BENI CONFISCATI, ADESSO VI FARO’ CAPIRE DI PIU’

” Innanzitutto occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale “.

A dirlo fu Pio La Torre, lo stesso che propose la confisca dei beni mafiosi.

Divento’ poi legge il 13 settembre del 1982, quattro mesi dopo il suo omicidio.

Adesso vi dico cos’è un bene confiscato e io vi dico quando ci costa custodirlo dopo e quando rendono i beni sequestrati alle mafie.

Un soggetto condannato per mafia, dopo una misura di prevenzione patrimoniale, dal sequestro sino alla confisca, viene privato dei beni mobili ed immobili accumulati illecitamente. Lo stato dopo avere emesso un provvedimento di sequestro a carico di un mafioso, di norma, nomina un amministratore giudiziario che cura i beni per tutto il processo sino alla sentenza, che puo’ essere, di revoca del sequestro e quindi di restituzione dei beni al mafioso, o di confisca definitiva.

E’ stata la legge Ragnoni-La Torre, nel 1982, a introdurre la norma che prevede la confisca dei beni frutto dell’illecita accumulazione di ricchezze provenienti dalle attività criminali mafiose.

Pero’ per giungere a tutto questo ci sono voluti quattordici anni ed una legge di iniziativa popolare per destinare, o meglio restituire, questi beni alla società.

Questo è avvenuto con la Legge 109/96 dopo che l’associazione Libera raccolse un milione di firme.

Il terzo passo legislativo che si fece, che era molto importante, è stato nel 2010 con l’istituzione dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, con sede principale a Reggio Calabria e con a capo un Prefetto.

Il suo compito fu proprio quello di centralizzare la gestione dei beni confiscati alla mafia e di verificare dopo che i soggetti che sono risultati assegnatari dei beni, provvedano alla destinazione, pena la revoca della stessa.

Peccato che quest’Agenzia non sia stata dotata sufficientemente di personale e di fondi e per questo ha già rischiato la chiusura.

Adesso cercherò di farvi capire qual’ è lo stato di salute dei 13.000 beni confiscati in Italia e intanto proviamo a sfatare un mito, che i beni confiscati possono essere venduti, anche se a particolari condizioni.

Di questi circa  l’80% degli immobili presenta gravami tra cui i crediti garantiti da ipoteca che, di fatto, bloccano la destinazione per uso sociale del bene confiscato.

Dal sequestro all’assegnazione possono passare anche 12 anni. Dal sequestro, alla confisca definitiva, invece, passano dai 5 ai 9 anni, a causa dei lunghi tempi dei processi.

Durante la fase processuale, chi paga i mutui accesi dai mafiosi? Di norma nessuno e cosi’, con il tempo, crescono gli interessi di mora per il mancato pagamento delle rate e quando, a sentenza passata in giudicato, il bene entra tra le proprietà dello Stato, questo ne diventa debitore nei confronti della banca e quindi deve risolvere il mutuo, pagando.

Un’ altra questione che deve essere detta e’ che buona parte degli immobili sequestrati e poi confiscati non vengono assegnati per problemi di natura giuridico-amministrativa; altri poi vengono abbandonati al loro stato di degrado, altri invece vengono comunque utilizzati dagli stessi mafiosi o dalle loro famiglie.

Adesso invece vediamo per quanto riguardano le aziende ( quasi 2000 ), invece, queste hanno spesso vita breve, soprattutto quelle commerciali che quasi sempre sono destinate a fallire, dovuto anche al fatto che il mafioso puo’ dirottare la clientela.

Senza la tutela dei boss molte ditte non potranno piu’ essere competitive, quindi finiscono fuori dal mercato.

Arriva poi lo stato e le imprese che affogano nei debiti.

Questo naturalmente e’ il vero fallimento italiano della vera lotta alle mafie. Oltre poi ad un danno economico, la gestione fallimentare dei beni confiscati, comporta dopo un danno sociale e d’immagine per quello stesso Stato che giustamente si è impossessato di quei beni. Il tesoro vale quasi 2 miliardi di euro, ma non si riuscirà a farle sfruttare.

Per colpire invece veramente al cuore i patrimoni mafiosi però bisognerebbe colpire il riciclaggio; però la nostra normativa è indietro anni luce.

Invece una corretta gestione dei beni confiscati alle mafie darebbe fiducia e in piu’ una nuova linfa all’anima di questo paese. Cosi’ facendo si darebbe un messaggio incredibile soprattutto alle nuove generazioni. ” Le mafie ” possono essere sconfitte e con i loro ingiusti tesori, lo Stato potrebbe sicuramente produrre ricchezza, dando lavoro.

Purtroppo dal 2013 non si vede uno spiraglio per poter cambiare questo, quindi vi dico che sicuramente rimarrà ancora un’ utopia.

Cosa bisognerebbe fare a questo punto per la lotta alla mafia e ai sequestri di beni. Innanzitutto bisognerebbe istituire strumenti validi alla finanza di incentivazione fiscale, introducendo facilitazioni contributive per il mantenimento dei dipendenti, prevedendo un welfare per ricollocare i lavoratori in caso di chiusura dell’attività.

Abrogare le discipline dell’autofinanziamento, per creare un fondo per la gestione dei beni, utilizzando il contante sequestrato rinvestendolo negli immobili e nelle aziende.

Stipulando poi dei ” patti ” con le banche, smettendo di pagare gli interessi sui i mutui relativi ad immobili confiscati ai mafiosi.

Formando poi dei veri manager, amministratori giudiziari competenti che dovrebbero essere in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e a lungo termine per le aziende confiscate.

Creando una vera e propria anagrafe dei beni confiscati, monitorando costantemente i beni segnalando le emergenze ed intervenire tempestivamente.

Approvando quindi una legge d’iniziativa popolare ” io riattivo il lavoro ” che dovrebbe lanciare la Cgil – che dovrebbe tutelare i suoi dipendenti delle aziende sotto confisca, in modo che garantirebbe loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi.

Vi voglio far capire adesso che tutte queste belle iniziative  non basteranno, ma sarebbe già un buon inizio.

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Freelancer Valter Padovano

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C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ PUBBLICA

SANITA’ PUGLIA, PRESCRITTI 23 DEI 25 REATI CONTESTATI ALL’EX SENATORE A.T. IL PROCESSO PROSEGUE

Lo ha annunciato il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventuale colpevolezza di 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione. L’ex Governatore faceva parte di una ” cupola ” che fra il 2005 e il 2009 avrebbe ” illecitamente pilotato ” forniture e gare d’appalto nel settore sanitario.

Quasi tutti prescritti. Dei 25 capi d’imputazione nell’ambito del processo sulla malasanità pugliese, ben 23 risultano ormai estinti.

Lo ha annunciato in udienza il presidente del collegio dei giudici chiamati a pronunciarsi sull’eventualità colpevolezza 18 persone.

Gli unici due reati che resterebbero in piedi sono l’associazione per delinquere e la concussione quest’ultima legata ad un episodio risalente al gennaio 2009, contestati a 10 imputati.

Il Tribunale di Bari non ha tuttavia formalmente dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione, riservandosi di farlo alla prossima udienza del gennaio 2017.

In quell’occasione, peraltro, l’accusa – rappresentata dall’aggiunto L.G.B. e dal PM L.S. – citerà anche l’imprenditore barese G.P., imputato in altri processi sulla sanità pugliese.

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( Freelancer Valter Padovano )

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Festival di San Remo e costi folli

La Rai per il prossimo Festival di Sanremo pagherà per sole cinque serate al conduttore Carlo Conti ben 650.000 euro oltre ad altri emolumenti per la conduzione di altri programmi sulla Rai. Sempre per Sanremo la Rai pagherà per soli 15 di apparizione ben 50.000 euro ciascuno a Mika, a Ricky Martin e Tiziano Ferro. A Maurizio Crozza per le cinque serate ben 100.000 euro. Tutto questo a fronte di un buco di 400 milioni di euro nel bilancio aziendale della Rai. Ma c’ è di più …nelle cinque serate del Festival di Sanremo, Conti ci chiederà di offrire 2 euro col telefono fisso o cellulare per le zone terremotate. Vi dico solo questo …che ben 26 milioni di euro che gli italiani avevano già offerto con il telefono sono ancora bloccati a Roma😳. La richiesta per pulire la strada dell’ hotel Rigopiano in Abruzzo come ben sapete era partita già dalle sette del mattino e gli fu risposto che non potevano liberare la strada dalla neve perché l’ unica turbina in tutta la provincia di Pescara in pieno inverno era rotta. La provincia di Pescara non aveva 25000 euro per ripararla a causa dei tagli dei fondi dal governo. Sapete tutti come è purtroppo andata Rigopiano. Ora care amiche ed amici la spegniamo la tv o per lo meno non guardiamo Sanremo per tutte le 5 serate? Facciamo crollare l’audience. Diamo un segnale… boicottiamo il Festival di Sanremo. Fate girare il messaggio. Penso sia il minimo che si possa fare, anche per le vittime di Rigopiano. Forse se c’erano quei 25000 euro si sarebbero salvati. Ciao a tutti!
(Anonimo da web)

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La bufala che la navetta ISS orbiti intorno alla terra

Altezza orbitale: 400 km
Velocità in orbita: 7,66 km/s
Velocità massima: 27.600 km/h
Data di lancio: 20 novembre 1998
Costo: 150 miliardi USD
https://www.google.com.br/search…

Oggi guardando lo streaming di ISS, ho subito notato che non esiste ombra di gelo sulle parti visibili della navicella, pur orbitando a 400 km dalla terra. (neanche una goccia di umidita’)
Se andate in aereo, gia’ superando 1 km di altezza, si forma del gelo sui bordi degli oblo’….
Esiste una scala soggettiva per stimare l’intensità del gelo:

gelo leggerissimo: da 0 °C a −2 °C
gelo leggero: da −2 °C a −5 °C
gelo moderato: da −5 °C a −10 °C
gelo forte: da −10 °C a −15 °C
gelo fortissimo: sotto −15 °C

Immaginate le temperature in orbita!
La cosa che altresi’ impressiona, sono i costi…
150 miliardi USD letteralmente “rubati” agli americani per illuderli, ieri come oggi.

(Admin)

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